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2010: Giornata Della Memoria Parziale?

2010: DA GIORNATA DELLA MEMORIA A GIORNATA DELLA MEMORIA PARZIALE.
La Giornata della Memoria è stata istituita in Italia nel 2000 per (così recita la legge istitutiva) “ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”. Una motivazione, dunque, in parte restrittiva dello spirito con cui era partita la proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio “giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo (nazismo) e del fascismo, dell’Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati”.
Consideriamo queste parole di Primo Levi, dette nel 1980 nel corso dell’inaugurazione del Memorial in onore degli italiani caduti nei campi di sterminio nazisti:
“La storia della Deportazione e dei campi di sterminio, la storia di questo luogo, non può essere separata dalla storia delle tirannidi fasciste in Europa: dai primi incendi delle Camere del Lavoro nell’Italia del 1921, ai roghi di libri sulle piazze della Germania del 1933, alla fiamma nefanda dei crematori di Birkenau, corre un nesso non interrotto. È vecchia sapienza, e già così aveva ammonito Heine, ebreo e tedesco: chi brucia libri finisce col bruciare uomini, la violenza è un seme che non si estingue.
È triste ma doveroso rammentarlo, agli altri ed a noi stessi: il primo esperimento europeo di soffocazione del movimento operaio e di sabotaggio della democrazia è nato in Italia. È il fascismo, scatenato dalla crisi del primo dopoguerra, dal mito della “vittoria mutilata”, ed alimentato da antiche miserie e colpe; e dal fascismo nasce un delirio che si estenderà, il culto dell\'uomo provvidenziale, l’entusiasmo organizzato ed imposto, ogni decisione affidata all’arbitrio di un solo” .
Così noi siamo piuttosto propensi a considerare la Giornata della Memoria nella sua accezione più ampia, vogliamo considerarla la giornata in cui si ricordano TUTTI i crimini dei nazifascisti. Crimini che fanno parte della politica fascista prima e nazista poi, crimini che sono iniziati con l’eliminazione degli oppositori politici, poi con la soluzione finale che non aveva come scopo solo il genocidio del popolo ebraico, ma anche lo sterminio dei Rom, l’eliminazione degli omosessuali, dei disabili, degli asociali, dei Testimoni di Geova, dei prigionieri di guerra (primi fra tutti i sovietici che pagarono un prezzo altissimo in termini di vittime) e delle popolazioni civili deportate dai territori occupati nell’ambito della politica espansionista dell’Asse, tra i quali i civili (uomini, ma anche vecchi, donne e bambini) rastrellati nella Jugoslavia occupata dai fascisti e dai nazisti furono i primi ad essere deportati ed internati in campi che non erano ufficialmente di sterminio ma dove la mortalità era altissima a causa delle condizioni di prigionia.

Nel corso della celebrazione alla Risiera di San Sabba di quest’anno è intervenuto il presidente del senato Schifani, che si è presentato addirittura esibindo la stella gialla con la scritta “Jude”. Nel primo intervento il sindaco di Trieste, Roberto Di Piazza, dopo avere affermato che Trieste “è stata testimone diretta della svolta dello stato fascista che nel 1938 annunciò proprio qui l’emanazione delle leggi razziali” (questo richiamo al fascismo ha suscitato le rimostranze del vicesindaco Paris Lippi, che d’altronde va spesso a festeggiare a Predappio la ricorrenza della Marcia su Roma, quindi…) ha aggiunto che la persecuzione antiebraica è stata “uno sfregio” per una città come la nostra il cui sviluppo economico è dovuto anche al talento di esponenti della comunità ebraica. Affermazione piuttosto infelice, perché potrebbe lasciar intendere che un popolo che non ha dato alcun impulso al “progresso” potrebbe venire invece decimato? Mah! in circostanze come le commemorazioni ufficiali bisognerebbe pesare bene tutto ciò che si dice per non dare adito ad equivoci.
Riconosciamo però al sindaco di Trieste di avere aggiunto che nella Risiera trovarono la morte “ebrei, zingari, sloveni, croati, partigiani, civili vittime del progetto nazista di genocidio su larga scala”. Così come abbiamo apprezzato l’intervento del sindaco di Monrupino-Repentabor Marko Pisani cha ha concluso parlando della “banalità del male”, che trasforma persone normali in mostri, ma ha fatto notare che esiste anche una “banalità del bene”, che trasforma piccoli uomini in angeli: e noi abbiamo la possibilità di scegliere.
L’intervento del senatore Schifani (reperibile qui:
http://www.expoitalyonline.it/schifani-tutti-dovrebbero-visitare-auschwitz-discorso-alla-risiera-di-san-sabba/articolo-00132935 è stato invece sostanzialmente incentrato sulle persecuzioni antiebraiche. Leggiamo alcuni passaggi significativi:
La storia ebraica è sempre stata legata nei secoli a continue persecuzioni. Oggi dobbiamo continuare a conoscere e a ricordare e dobbiamo impedire che l’ignoranza e l’indifferenza abbiano la prevalenza perché l’orrore e il buio dell’umanità non si ripetano mai più. Questa giornata del 27 gennaio deve servire a tutti noi a costruire una memoria condivisa. Oltre alla follia ideologica del nazismo, una delle maggiori cause dell’antisemitismo è stata, infatti, l’ignoranza di quello che è stato il contributo degli ebrei allo sviluppo della civiltà. Malgrado siano passati decenni dalla fine traumatica e dalla sconfitta bellica del nazifascismo, sarebbe ottimistico pensare che con la fine di quell’ideologia sia venuto meno anche il razzismo. Il razzismo e l’antisemitismo esistevano già da prima e continuano purtroppo ad essere presenti anche oggi, seppure in ambiti circoscritti ed episodici.
Qui si potrebbe osservare che, tranne per qualche odioso (ma fortunatamente isolato) episodio di intolleranza rivolto contro il popolo ebraico, chi oggi in Italia è bersaglio di sentimenti razzisti e xenofobi sono altri soggetti: gli immigrati (di qualunque etnia e di qualunque colore o religione, da questo punto di vista bisogna riconoscere ai razzisti italiani di essere privi di preferenze) ed i Rom, molti dei quali non sono neppure stranieri, ma italiani. E qui a Trieste si respira più livore anti-sloveno che non anti-ebraico.
Proseguendo con il discorso di Schifani, dalla sua affermazione Il giorno della memoria non è stato creato solo per gli ebrei ci saremmo aspettati un discorso sulle altre vittime del nazifascismo, così come fatto da Di Piazza, però ha invece proseguito ma soprattutto per chi non lo è, affinché sappia ricordare.
Va aggiunto che Schifani ha anche detto: Mai più Shoah per gli ebrei, ma anche per coloro che ancora adesso, alcuni di noi si ostinano a ritenere diversi.La “diversità” deve essere bandita. L’odio razziale, la xenofobia che purtroppo albergano in taluni, sono veicolo di pericolosi pregiudizi, di falsi convincimenti che possono degenerare in violenza morale e fisica.
Parole che però nella conclusione del discorso hanno perso il senso di universalità: Oggi i confini di Israele non sono mero dato geografico, sono i confini della nostra stessa Patria, i confini della nostra civiltà, i confini della nostra storia. Questo significa ricordare: non gettare lo sguardo solo al passato, ma gettare ponti per un futuro di pace vera.
In questo senso, ogni uomo oggi è ebreo.Anche io oggi sono ebreo.
Ci sarebbe piaciuto sentire Schifani aggiungere “oggi io sono anche zingaro, comunista, anarchico, omosessuale, asociale, disabile, sloveno, croato…”, ma forse pretendiamo troppo.
In conclusione ci sembra che sempre più la Giornata della Memoria si stia trasformando nella Giornata della Memoria Parziale, della Memoria Negata, dato che c’è questa tendenza a voler dimenticare che non solo gli Ebrei furono perseguitati dal nazifascismo, e che il governo italiano iniziò la pulizia etnica delle minoranze linguistiche all’interno dei propri confini (sloveni e croati al confine orientale, tedeschi nel Sud Tirolo, francesi al confine occidentale) ancora prima che Mussolini marciasse su Roma, quindi più di dieci anni prima dell’avvento di Hitler al potere. Così come la negazione del sacrificio degli antinazisti in Germania (ricordiamo che, ben prima di teorizzare e poi cercare di realizzare la soluzione finale del problema ebraico, il nazismo stava già mettendo in pratica – senza averla teorizzata perché era insita nel suo essere – l’eliminazione totale dei propri oppositori, all’inizio anarchici e comunisti ma poi anche cristiani, liberali e militari dissidenti) ha portato a criminalizzare tutto il popolo tedesco per le responsabilità del nazismo. Dove è curioso che a fare questo ragionamento sia quella stessa cultura italiana che rifiuta l’equazione “italiano=fascista” (che viene invece attribuita falsamente ai membri dell’Esercito di liberazione jugoslavo quando si parla di “foibe”) e che nel contempo cerca di ribadire il concetto degli “italiani brava gente”, che se commisero dei crimini di guerra lo fecero solo al seguito dei nazisti (cosa del tutto inesatta) e che invece si prodigarono per salvare gli Ebrei (dove il comportamento meritorio di un Perlasca o di un Palatucci non possono assolvere tutti i crimini commessi dal fascismo e dagli ufficiali che ordinarono massacri e rastrellamenti).
Di questo negazionismo strisciante è emblematico il fatto che il programma della cerimonia in Risiera dopo il discorso di Schifani prevedesse un brano musicale che è stato presentato come la “marcia dei prigionieri di Mauthausen”: però le note che sono partite erano quelle della canzone “Die Moorsoldaten”, il canto dei prigionieri politici antinazisti composto nel 1934 nel lager di Boergermoor, uno dei primi lager istituiti dal regime nazista per rinchiudervi i più pericolosi oppositori politici (comunisti ed anarchici).
Attribuire un’origine sbagliata ad una canzone è forse un piccolo modo di stravolgere la storia (forse neanche voluto dagli organizzatori ma semplicemente causato dalla non-conoscenza), ma è pur sempre un modo che lascia il sapore amaro in bocca a chi certe cose le sa e desidererebbe che nel corso di iniziative istituzionali sulla Memoria, venisse presentata una memoria corretta e non una memoria parziale o non corrispondente al vero.

Gennaio 2010.

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