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      Mučeniška Pot


25 Aprile 2016

MA IL NAZIFASCISMO È STATO DAVVERO SCONFITTO NEL 1945?
Se consideriamo il mondo in cui ci troviamo a vivere, ci domandiamo, a settantuno anni dalla sconfitta del nazifascismo in Europa, se il nazifascismo sia stato veramente sconfitto nel 1945.
Avevano tante speranze i combattenti della libertà che diedero vita alla Resistenza, che lottarono per un mondo di uguali, dove solidarietà e giustizia, e non sopraffazione e sfruttamento fossero la regola.
Lottarono, decidendo di sacrificare la propria vita, perché ritenevano che non fosse giusto vivere in un mondo di ingiustizie.

Noi che non eravamo ancora nati all’epoca abbiamo goduto per anni dei diritti che quegli eroi conquistarono anche per coloro che sarebbero venuti dopo. Noi, le generazioni successive, avremmo dovuto raccogliere il testimone della loro lotta, e continuare a lottare sia per mantenere quanto da loro ottenuto, sia per ampliare i diritti e migliorare la qualità della vita nostra e degli altri popoli. Per un certo periodo lo si è fatto, studenti e lavoratori sono scesi nelle strade a manifestare, sindacati e partiti operavano come rappresentanti delle volontà dei cittadini, in Parlamento si riuscì a far approvare delle leggi che portarono l’Italia fuori dal Medioevo, come la riforma scolastica che non discriminava più gli scolari al momento di dover scegliere tra studio ed entrata diretta nel mondo del lavoro; come il nuovo diritto di famiglia che riconosceva alla donna la parità con l’uomo, ed ancora, lo statuto dei lavoratori, la riforma sanitaria che garantiva l’assistenza a tutte le fasce della popolazione, l’equo canone, il divorzio e l’aborto; ed infine ricordiamo che tutti i tentativi autoritari e golpisti di quegli anni vennero bloccati dalla mobilitazione di massa dei democratici e degli antifascisti.
Poi, piano piano, la situazione è cambiata. Negli anni si sono criminalizzati, assimilandoli a coloro che avevano scelto la strada violenta della lotta armata, coloro che ancora si battevano per i diritti sociali e civili; e dopo la caduta del muro di Berlino, quando è stata decretata la cosiddetta “fine delle ideologie” che in pratica ha significato accomunare gli ideali comunisti alle teorie nazifasciste, chi ancora portava in sé lo spirito delle lotte sociali si è visto emarginare e disprezzare da coloro che, adagiati nel proprio egoistico guscio, hanno cominciato a permettere ai governanti (che, vista la progressiva disaffezione al voto sono sempre meno espressione della volontà dei cittadini) di cancellare i diritti invece di allargarli.
Quante delle riforme che abbiamo citato prima sono ancora in vigore oggi, quante invece sono state cancellate da nuova legislazione che ci ha riportato, di fatto, agli anni ’50, e quanti diritti che credevamo acquisiti sono oggi in pericolo?
Il fatto più grave, che sembra oltretutto passare nell’indifferenza più totale della popolazione, è l’approvazione della nuova legge elettorale che prevede addirittura un cambiamento della Costituzione, per abrogare il Senato come organo elettivo. Una riforma elettorale più simile a quella che negli anni ’20 permise al fascismo di prendere il potere con le elezioni, che non ad una legge degna di uno stato democratico; ed inoltre votata da un Parlamento che è stato eletto in base ad una legge dichiarata incostituzionale dal massimo organo giuridico.
Nel frattempo vediamo allargarsi la simpatia nei confronti di forze politiche che basano i propri programmi sulla prevaricazione e sulla xenofobia, alcune delle quali si richiamano chiaramente al fascismo, come CasaPound. E così in tutta Europa le forze reazionarie, nazionaliste e xenofobe, e partiti che riprendono nomi e programmi dei vecchi partiti nazifascisti, stanno acquistando pericolosamente consensi, basti pensare al successo elettorale del Front national francese, il cui esponente Louis Aliot è venuto a novembre a parlare a Trieste, assieme alla “sorella d’Italia” Giorgia Meloni (oggi candidata a guidare il Comune di Roma, la capitale d’Italia), della difesa dell’identità cristiana dell’Europa. O al governo golpista ucraino, riconosciuto dall’Unione Europea, che si rifà in simboli e contenuti al partito nazista che collaborò con Hitler.
E noi che ancora oggi ricordiamo con stima ed affetto i combattenti della libertà siamo tacciati di essere nostalgici e di non voler guardare avanti; e gli stessi partigiani vengono spesso trattati con disprezzo e considerati criminali al pari di coloro contro cui combattevano.
Così a Trieste abbiamo visto l’anno scorso esponenti politici (sindaco in testa) schierarsi contro la presenza della bandiera jugoslava al corteo del Primo maggio (giornata che a Trieste non rappresenta solo la Festa del lavoro, ma anche la Liberazione della città dal nazifascismo), dichiarando che questa bandiera, che è non solo il simbolo di una lotta unitaria di popolo per la libertà, ma anche il vessillo di uno degli eserciti alleati nella lotta al nazifascismo, rappresenta “il passato”.
Gli stessi esponenti politici che non battono ciglio quando alle cerimonie ufficiali (non ad un corteo di privati cittadini) presenziano i nostalgici della Repubblica di Salò con i loro vessilli, nonostante l’esposizione di queste bandiere costituisca il reato di apologia del fascismo.
Solo nell’immaginario fascista il nome di Tito è collegato a sentimenti di odio; per il popolo jugoslavo e per gli internazionalisti, invece, il nome di Tito è sempre stato sinonimo di uguaglianza delle persone e di fratellanza fra i popoli. Inneggiare a Tito oggi non è voler propagandare messaggi di odio, come invece vogliono farci credere coloro che hanno deciso che il comunismo ed il nazifascismo sono ambedue ideologie criminali, che Tito e Stalin erano uguali a Hitler e Mussolini e che oggi, dunque, non devono esistere più ideologie perché sono tutte sbagliate e tutte da condannare nello stesso modo.

Perché il passo successivo è sentirci dire che l’antifascismo non ha più senso di esistere e che bisogna guardare al futuro senza i retaggi del passato: ma quale sarebbe il futuro che ci aspetta, se non facciamo ammenda degli errori del passato?
Invece dobbiamo renderci conto che oggi il fascismo è ancora un pericolo ed un rischio. Perché il fascismo non è solo un regime antidemocratico, il fascismo è soprattutto un modo di pensare.
Il fascismo si annida nei sentimenti egoistici delle persone, il fascismo può tornare a galla quando si accetta l’intolleranza come pensiero legittimo, il fascismo rinasce quando non ci si indigna perché il razzismo dilaga, quando c’è chi si rallegra per gli immigrati che muoiono in mare affermando che così sono tanti di meno che verranno a cercare rifugio in Europa; è in agguato quando uomini donne e bambini muoiono fuggendo dalla guerra nell’indifferenza generale; quando lo slogan “prima gli italiani” viene considerato una cosa positiva; quando si parla di difesa delle radici cristiane dell’Europa.
Il fascismo può riemergere quando un assessore alla cultura parla delle celebrazioni per i settanta anni “dalla fine della seconda guerra mondiale” invece di dire “dalla sconfitta del nazifascismo”; quando a scuola ai bambini non si insegnano la solidarietà ed il rispetto, ma si accetta che i “diversi” (di pelle e di etnia, ma anche per caratteristiche fisiche, per orientamento sessuale oppure disabili) vengano emarginati ed anche discriminati; quando si incitano le persone ad armarsi per difendersi, quando esponenti politici vanno in televisione a fare l’apologia della pistola ed amministratori pubblici parlano di agevolazioni per l’acquisto di armi, e non ci si solleva contro questa escalation di violenza.
Il fascismo è ancora un pericolo quando nei quartieri popolari chi ottiene consenso sono le organizzazioni squadristiche di estrema destra che istigano alla lotta tra poveri, identificando il nemico nell’immigrato invece che nel padrone che sfrutta i lavoratori, perché se è vero che gli immigrati si prestano a fare i lavori sottopagati che gli italiani non vogliono fare, è anche vero che gli italiani non fanno pressioni sui sindacati e sulle istituzioni perché obblighino i datori di lavoro a rispettare le normative di sicurezza, le direttive sull’orario di lavoro e sul salario minimo.
Ed è purtroppo un dato di fatto che negli ultimi tempi la sinistra ha perso di vista il proprio prioritario scopo politico, difendere i diritti di tutti i cittadini e di migliorare le loro condizioni di vita, e non appiattirsi sulle logiche dei governi che si sono succeduti domandando sacrifici in nome di un presunto “progresso”, sacrifici che hanno comportato il peggioramento delle condizioni di vita dei cittadini italiani, motivo che ha causato l’espatrio di tantissimi giovani che sono andati a cercare fortuna all’estero, dove le loro competenze sono riconosciute o quantomeno viene garantito uno stipendio dignitoso.
Ma è vero anche che nell’ultimo ventennio si è continuato a considerare “sinistra” anche chi di sinistra non è, e nel frattempo, per non intralciare il manovratore, anche le organizzazioni sindacali maggioritarie si sono appiattite sulle scelte governative invece di difendere i lavoratori ed i disoccupati, mentre i residuali partiti di sinistra hanno perso di vista il contatto con il territorio. Così hanno buon gioco oggi i post-fascisti ed i leghisti a dire che sono loro che rappresentano le esigenze della popolazione che non arriva a fine mese, perché la “sinistra” fa gli interessi solo dei “radical chic” e degli industriali.
Sappiamo che il fascismo è sempre stato in agguato dietro l’angolo, ma mentre fino ad un certo momento storico quando cercava di farsi avanti si trovava di fronte una massa di persone che lo respingevano (moralmente e politicamente) oggi il fascismo è stato sdoganato dapprima da scellerate scelte politiche che gli hanno dato diritto di cittadinanza, e poi dal comune sentire della popolazione che ritiene che l’antifascismo non abbia più senso di esistere perché il fascismo non è un pericolo e gli antifascisti non sono democratici perché si permettono di contestare i fascisti.

In questo contesto sono molto gravi anche i messaggi fuorvianti veicolati da articoli di stampa e da pubblicazioni di sedicenti divulgatori storici che accusano i partigiani ed i combattenti della libertà di avere commesso crimini ed assassini quando in realtà combattevano una guerra che, dobbiamo ribadirlo, non avevano voluto loro, ma era stata dichiarata dall’Italia fascista e dalla Germania nazista al mondo intero; i nostri partigiani avevano dovuto prendere le armi, schierandosi al fianco delle potenze alleate, per difendere se stessi ed il proprio popolo, per permettere all’Europa di uscire dall’incubo delle dittature genocide, per creare un mondo nuovo di diritti e di libertà.
Perciò oggi, nella ricorrenza della Festa della Liberazione in Italia, ci troviamo nuovamente a ricordare i nostri partigiani, i nostri combattenti della libertà, ai quali non solo dobbiamo rispetto, ma dobbiamo anche ribadire il nostro impegno, la nostra promessa solenne di fare in modo di impedire che si ricrei la situazione politica che portò al potere il fascismo; e di lottare per un mondo diverso, dove, come scriveva Bertolt Brecht, l’uomo un aiuto sia all’uomo.

25 aprile 2016

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