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2 Novembre, Ricordare i Morti, ma non tutti i Morti sono Uguali.

COMMEMORAZIONE DEI CADUTI DEL RIONE DI GUARDIELLA, 2 NOVEMBRE 2011.

Questi sono i giorni in cui si ricordano i morti, tutti i morti, e pertanto abbiamo visto che le autorità cittadine si sono recate a rendere omaggio ai monumenti che ricordano i caduti.
Si è reso omaggio ai caduti per la libertà, ai partigiani come al poliziotto Eddie Cosina, assassinato assieme al giudice Borsellino mentre svolgeva il suo compito di difendere il magistrato; ma si è reso omaggio anche ai morti cosiddetti delle “foibe”, a Monrupino (dove in effetti erano stati sepolti i caduti della battaglia di Opicina, per lo più tedeschi, e che dovrebbe diventare un monumento contro tutte le guerre invece di essere usato come luogo di propaganda politica) ed a Basovizza, considerata il luogo-simbolo dove si ricordano tutti coloro che sarebbero stati uccisi in qualche modo dai partigiani o dall’esercito jugoslavo.
Qualche giorno fa era apparsa sul quotidiano locale una lettera di parenti di Bruno Luciani, che avevano visto nella bandiera con la stella rossa comparsa in piazza unità nel corso di una festa per un matrimonio, un triste ricordo del loro padre “infoibato”.
Bruno Luciani era un agente dell’Ispettorato speciale di PS, la famigerata banda Collotti, e ne parlo oggi perché è legato ad alcuni nomi di caduti del nostro rione.
Bruno Luciani fu arrestato dalle autorità jugoslave nel maggio del 45 e le accuse a lui mossegli dal Pubblico accusatore di Ajdovščina, secondo diverse testimonianze, furono di avere partecipato alle azioni svoltesi alla fine di dicembre 1944 proprio nel nostro rione, tra Strada per Longera e Strada per Basovizza e che causarono la morte in combattimento di Rino Ricci e Guido Persico, agli arresti di Bruno Kavčič (che fu fucilato il 28 aprile 1945) e dei suoi genitori, Giuseppe (morto a Dachau) ed Antonia, che sopravvisse.
Luciani fu anche accusato di avere torturato e picchiato Bruno Kavčič, Wilma Varich, Ferruccio Battich, assieme ad altri membri della squadra di Collotti, come il famigerato Cerlenco.
Non so come si sia svolto il processo a Luciani, né quando e come sia morto; ho fatto questo breve excursus storico per spiegare il motivo per cui ritengo che non tutti i morti siano uguali, e che se, logicamente, per i familiari la perdita di un congiunto è comunque una tragedia, non concordo con il fatto di rendere omaggio istituzionale sia a chi ha dato la vita per dei valori indiscutibili, come coloro che lottavano per la libertà e contro l’oppressione nazifascista (come Kavčič) o compiendo il proprio dovere istituzionale (come Cosina), e coloro che si macchiarono di crimini come il collaborazionismo con i nazisti, la violenza, la tortura e l’omicidio.
Ma voglio chiudere questo breve intervento con un’altra riflessione: stiamo vivendo uno dei periodi più bui della nostra storia, abbiamo davanti un vuoto istituzionale che non è in grado di dare una risposta positiva alle esigenze del paese, ma propone solo sacrifici e repressione. Per questo motivo ritengo indispensabile, nel nome degli ideali che mossero anche i nostri caduti, condurre una battaglia di democrazia e difesa dei diritti civili, dei diritti dei lavoratori, una battaglia di pace e contro le spese militari che prosciugano le nostre risorse per una politica di morte.
Non è questo il momento di restare a casa, è invece il momento di scendere in piazza a difendere la nostra vita ed il futuro nostro e dei nostri figli, anche per rispetto nei confronti di coloro che diedero la vita perché si potesse vivere in libertà e non sotto una dittatura.
Gloria ai caduti! Slava padlim!
Ora e sempre resistenza!

Claudia Cernigoi
novembre 2011

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