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A proposito degli 'infoibati' di Fiume

STORIA E STORIE

Nel settembre 2002 è stato pubblicato un volume curato dalla Direzione generale per gli Archivi dello stato dal titolo “Le vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintorni (1939 - 1947). L’opera è frutto di un accordo tra la Società di studi fiumani di Roma e lo Hrvatski institut za povijest di Zagabria.
Vista l’ufficialità dell’editore contavamo di trovarci finalmente davanti ad uno studio completo e approfondito del problema, uno studio che sapesse eliminare le influenze della propaganda che sono sempre nefaste per la scrittura degli avvenimenti storici.
Lo studio sembra, a prima vista, utilizzare precedenti illustri, quali le pubblicazioni di analoghe ricerche effettuate parecchi anni or sono per le attuali provincie del Friuli Venezia Giulia, curate dall’Istituto Friulano per le storia del movimento di liberazione. Però fin dall’inizio ci sono apparsi “strani”, i ringraziamenti ai capigruppo alla camera ed al senato di un unico partito, da sempre schierato apertamente con il neoirredentismo, cioè Alleanza Nazionale. A far sorgere ulteriori dubbi, l’elenco della documentazione consultata: ben 71 “fonti” diverse, dalle quali sono stati tratti i nomi indicati nella lista successiva e definiti “vittime accertate”.
Questo elenco di “fonti” comprende come prime: Luigi Papo, “Albo d’oro, l’Istria e le sue foibe”; Libero comune di Fiume in esilio, “Albo dei caduti di Fiume dal risorgimento all’ultimo conflitto” e archivio La Perna: appena dopo seguono gli altri. E già questo è un segno. Può sorgere il ragionevole dubbio che nessuno si sia dato da fare per risalire alla fonte prima delle informazioni, atteso che molto, troppo spesso, varie fonti non fanno altro che citare autori precedenti, ripetendone le affermazioni, senza averle mai comprovate realmente. Purtroppo si verifica che spesso nelle schede individuali alla voce “fonti” si faccia riferimento proprio alle fonti di stampa e non archivistiche. Come esempio concreto, nelle prime 6 schede solo la sesta fa riferimento ad una fonte che non sia la prima o la seconda di quelle elencate.
Proseguendo nella ricerca si può inoltre verificare che spesso queste fonti non sono attendibili. Infatti esistono archivi che non sono stati consultati dai ricercatori, archivi che, contrariamente ad ogni logica, continuano in Italia ad essere “secretati”. Ad esempio presso il Ministero per gli affari esteri esiste tutta una serie di documenti, solo in piccola parte resi accessibili grazie al fatto che risultano depositati tra gli atti del processo intentato contro Oskar Piskulic. Questa documentazione riporta testimonianze sul trattamento degli italiani nei campi di prigionia, testimonianze degli stessi rientrati, che venivano sottoposti ad interrogatorio ed ai quali veniva fatta sottoscrivere una dichiarazione sul trattamento subito. Purtroppo tra tutti questi documenti viene allegato un solo elenco (privo delle dichiarazioni rese dai singoli), ma molto esplicito: oggetto “Elenco dei militari della R.G. di finanza, provenienti da campi di concentramento jugoslavi, con allegate singole dichiarazioni sul trattamento subito”, la data è il 2 settembre 1945, i prigionieri sono stati detenuti nel campo di Borovnica e rilasciati nel mese di luglio 1945 (quindi due-tre mesi dopo l’arresto). In questo elenco di 84 nominativi, 6 risultano essere presenti tra le vittime cosiddette “accertate” del libro su Fiume, e precisamente: Carbosiero Pasquale, Giampà Giovanni, Lupino Terenzio, Meducheschi Virgilio, Paradiso Giovanni, Petterutti Leopoldo.
Questi nominativi sono stati inseriti nell’elenco delle vittime “accertate” pur essendo citati solo da Papo, Libero Comune di Fiume e La Perna. Ma se essi hanno potuto sottoscrivere delle dichiarazioni sul trattamento subito durante la prigionia, evidentemente non dovrebbero essere inseriti nelle schede delle persone defunte per “probabile soppressione da parte jugoslava”. Dato che nello stesso archivio risulterebbero essere conservati molti di questi elenchi di prigionieri rientrati, prima di parlare di vittime accertate bisognerebbe rendere accessibili quei documenti, con le allegate note sul trattamento subito.
Nel corso di una presentazione di questo libro, svoltasi a Trieste è stato detto che, per mancanza di finanziamenti, lo studio aveva dovuto fermarsi prima di prendere in considerazione gli archivi dello stato civile dei comuni interessati: cioè si era fermata proprio dove avrebbe dovuto iniziare. In un caso così delicato ed a rischio di strumentalizzazioni di ordine politico sarebbe stato essenziale infatti ottenere prima la certezza del fatto che le “vittime” dichiarate fossero state effettivamente residenti, anche per un periodo breve, nella zona oggetto di studio. Poi si sarebbero dovute fare delle ricerche precise presso i comuni italiani di origine dei nominativi così individuati, richiedere loro eventuali notizie note (data di morte presunta, rientro tra popolazione presente, emigrazione ad altro comune ecc.), infine tramite gli archivi dell’INPS si sarebbe dovuto cercare se alla persona indicata veniva (o viene) pagata una pensione. Solo incrociando questi dati, oggettivi, seri ed attendibili si può giungere ad una conoscenza seria di quanto avvenuto.
Anche se neppure con questo tipo di approfondimento si può arrivare a dati certissimi, almeno si potrebbe affermare, a ragion veduta, di aver cercato di limitare gli errori e gli inserimenti abusivi. E con i nominativi dei quali non si riesce ad avere dati esaustivi e che, ad una prima analisi non possono essere “scartati”, si possono istituire elenchi speciali, sui quali, anche tramite la pubblicazione, cercare ulteriori informazioni e notizie. Col tempo si potrebbero colmare molte lacune e chiarire almeno alcuni dubbi.
Purtroppo non scegliendo questa strada, si è riusciti semplicemente a produrre un ulteriore elenco tutt’altro che esaustivo e chiarificante, utile solo a fini di propaganda, come si vede dal fatto che spesso, a presentare il testo, invece di essere gli Archivi di stato sono i militanti di Alleanza nazionale, facendone quindi chiaramente un testo a proprio uso e consumo.
Si è persa quindi un’occasione per fare luce sui tragici fatti del buio periodo della seconda guerra mondiale. Anzi, purtroppo si è data la stura solo ad una ulteriore azione di mistificazione e di propaganda di parte, che lungi dal chiarire, serve solo a far ulteriore confusione. Il tutto coperto però dall’ufficialità degli “Archivi di stato”, organo che dovrebbe invece essere garante di serietà ed approfondimento delle ricerche.

Dicembre 2002

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