Articolo

      Mučeniška Pot


A Proposito Della 'Comunità Solidarista Popoli'

Tra le notizie che sono recentemente apparse nel forum di Indymedia, c’è anche una sorta di “inserzione pubblicitaria”, firmata da una non meglio identificata “Lina”, che tesse le lodi della “Comunità Solidarista Popoli”, un’associazione che si dedica a portare aiuti (soprattutto medicinali, in collaborazione con i Farmacisti Senza Frontiere) ed ha, nei suoi piani di lavoro, la solidarietà con l’etnia Karen di Birmania e con i Montagnards del Vietnam. Questa associazione, molto ben vista dal Partito Radicale, fa capo al giornalista veronese Franco Nerozzi, ed è a questo punto che intendiamo rendere noto, a chi non lo conoscesse, l’altro volto di questo attivista della “solidarietà”.
Franco Nerozzi, oggi giornalista di guerra free-lance, nei primi anni ‘90 era giornalista e reporter della Rai; tra i vari servizi fu inviato durante la guerra in Afghanistan. Nel 1993 entrò in contatto con la sua concittadina Nidia Cernecca, esule istriana, che si era convinta che il responsabile della morte di suo padre Giuseppe, ucciso nel settembre 1943 durante la jacquerie istriana, fosse Ivan Motika. Nerozzi, stando a quanto racconta la stessa Cernecca , si mostrò interessato e disponibile ad intervistare Motika per un servizio sul TG Sette, ed accompagnare Cernecca che voleva incontrare l’anziano dirigente. Il 17/3/93 Nerozzi si recò quindi a Zagabria per intervistare Motika, assieme ad un operatore. Motika acconsentì a farli entrare in casa a condizione che non fossero fatte riprese, ma l’operatore le fece ugualmente, di nascosto. Nidia Cernecca si trovava in quei giorni in Slovenia per lavoro ed il giorno dopo Nerozzi le fece vedere le riprese. Due giorni dopo la donna andò assieme a Nerozzi ed all’operatore Capuozzo, sempre con la telecamera nascosta, all’ospizio di Rovigno per incontrare un certo Tomissich, allora novantenne e cieco, per interrogarlo.
Se tutto questo corrisponde al vero, non ci sembra che Nerozzi abbia tenuto un comportamento professionalmente corretto nei confronti delle persone che è andato ad intervistare in collaborazione con Cernecca.
Nel 2001 Nerozzi fondò la ONLUS “Popoli”, che individuò come prima popolazione da “aiutare” quella dei Karen, abitanti sulle montagne della Birmania orientale, al confine con la Thailandia, in lotta contro il governo di Rangoon. Sul quotidiano triestino “Trieste Oggi”, leggiamo che < “Popoli” ha sposato la causa del movimento di liberazione dei Karen >, che si oppongono al governo di Rangoon e che < agendo in collaborazione con l’organizzazione “Farmacisti senza frontiere” >, portavano gli aiuti < direttamente ai soggetti bisognosi, recandosi nella regione dalla confinante Thailandia >, cioè attraversando illegalmente il confine birmano .
Nello stesso anno furono organizzate tre “missioni”, alla terza delle quali parteciparono anche altri due giornalisti, ambedue reporters di guerra: Monica Maggioni, della RAI e Gian Micalessin, che aveva fondato negli anni ’80, assieme a due altri ex militanti del Fronte della gioventù triestino (Almerigo Grilz, poi deceduto in Mozambico mentre faceva da cronista ai guerriglieri antigovernativi finanziati dal Sudafrica, e Fausto Biloslavo), i quali realizzarono poi un servizio messo in onda tra gli “speciali” del TG1 dal titolo “Medici in prima linea”.
Nel dicembre 2002 invece Nerozzi salì agli onori delle cronache perché il suo nome era tra quelli coinvolti nelle indagini condotte dalle Procure di Verona e di Torre Annunziata su un sospetto traffico di “mercenari” (alcuni anche triestini), finiti in un giro di mercanti d’armi e di armati da mandare in varie parti “calde” del mondo a destabilizzare – o ristabilire l’ordine, a seconda del committente dell’incarico – in zone come le isole Comore, ma anche la Bosnia, il Ruanda, la Birmania. Si ventilò dunque il sospetto che l’attività “umanitaria” e “solidaristica” di Nerozzi fosse servita come copertura per altre attività illecite.
L’inchiesta era nata < quasi per caso >, come spiegò il PM veronese Guido Papalia ai giornalisti, in seguito alle indagini su alcune scritte antisemite comparse a Verona. Da intercettazioni telefoniche erano emersi dei contatti tra Nerozzi e l’anziano ex “mercenario” francese Bob Denard, che aveva combattuto in Congo e che era stato ritenuto dagli investigatori interessato a portare a termine un golpe nelle isole Comore perché vi aveva investito capitali ingenti in un progetto turistico, che il governo in carica gli avrebbe impedito di portare avanti.
Nerozzi aveva conosciuto Denard nel corso della sua attività di reporter di guerra, il che non provava alcuna sua “collaborazione” con le presunte attività illegali del francese. L’inchiesta si chiuse con la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura per Nerozzi e per altri indagati. Nel maggio 2005 davanti al GIP veronese < il triestino Fabio Leva (…) ha patteggiato una pena a un anno e dieci mesi di reclusione. Ha patteggiato la stessa pena anche il giornalista (…) Franco Nerozzi >, leggiamo sul “Piccolo” (6/5/05).
Mentre era ancora indagato, nell’ottobre del 2003, Nerozzi partecipò a Trieste ad un convegno organizzato dall’Associazione “Novecento”, il cui portavoce, Angelo Lippi, militante di destra in gioventù, nel ‘92 si era candidato nella “Lega delle leghe”, fondata dal più noto Stefano Delle Chiaie (uno degli esponenti di spicco della strategia della tensione), che nel corso della campagna elettorale aveva sbandierato orgogliosamente il fatto di essere riuscita ad accomunare nelle proprie fila, oltre a persone chiaramente di destra anche fuoriusciti della sinistra. Nel corso di questo convegno, dedicato ai “crimini” dei “regimi comunisti”, dove erano relatori oltre a Lippi e Nerozzi, anche due degli allora candidati alle suppletive per la Camera: la radicale Christina Sponza e Renzo Codarin della Casa delle liberta, Nerozzi, tanto per mettere subito le cose in chiaro, si è autodefinito < bieco e delirante anticomunista >.
Noi non abbiamo alcuna intenzione di entrare nel merito dell’attività di Nerozzi, non siamo certo in grado di stabilire se la sua è solo un’innocente attività di aiuto alle popolazioni con le quali ha contatti ed i contatti che ha con persone come Bob Denard sono del tutto innocenti e nulla hanno a che fare con le presunte attività illecite di questo, ci limitiamo a prendere atto di quello che è stato reso noto dalla stampa, quindi per noi Nerozzi è semplicemente un indagato che ha patteggiato una pena asserendo di essere stato vittima di un equivoco. Però le sue posizioni politiche non ci piacciono, quindi riteniamo che, in ambito di associazioni di volontariato e di aiuto a popolazioni colpite dalla guerra, ce ne siamo molte altre alle quali si possa dare una mano, dato che i loro rappresentanti non si presentano come “biechi e deliranti”, non importa di quale colore politico.

(settembre 2005)

Questo articolo è stato letto 6453 volte.

Contatore Visite