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      Mučeniška Pot


Alla Deriva.

ALLA DERIVA.

Non ci sono molti motivi di essere ottimisti, all’inizio di quest’anno. Non parliamo di crisi economiche o crisi strutturali, perché quelle sono cose che vanno e vengono, che possono essere affrontate quando la gente ha la maturità e la forza per farlo. Non parliamo dei disastri ambientali, che, questi sì, sono preoccupanti, perché si è ormai giunti ad un punto di non ritorno, cosa della quale la maggior parte dell’opinione pubblica se ne frega e pensa a palliativi (l’auto che inquina di “meno”, o le lampadine a basso consumo, quelle che non si sa come smaltire). No, quello che secondo noi è il fatto più preoccupante è la deriva dell’umanità, intesa nel senso etico e spirituale del termine.
Per spiegarci meglio facciamo alcuni esempi. Durante i bombardamenti su Gaza abbiamo avuto modo di distribuire volantini per cercare di spiegare ai passanti (la “gente comune”, tanto elogiata in quanto è con essa che si deve costruire il futuro) la situazione della Palestina. Ora, un’enorme quantità di persone ci hanno risposto “del resto Israele deve pure difendersi”, nonostante avessimo fatto presente che è difficile definire “difesa” il bombardamento di una scuola gestita dall’ONU, ed hanno insistito sul fatto che finché esisterà Hamas non ci potrà essere dialogo tra Israele e Palestinesi; se poi si faceva notare che Hamas esiste da pochi anni, ma il problema della continua occupazione delle terre palestinesi, in barba alle risoluzioni ONU è ormai trentennale, i nostri interlocutori tagliavano corto dicendo che in qualche modo bisogna impedire a Hamas di tirare i razzi. Magari queste sono le stesse persone che pensano che gli zingari non devono fermarsi da nessuna parte, oppure che approvano le ordinanze di sindaci che ritengono se stessi legislatori, come coloro che si arrogano il diritto di decidere quali ristoranti si possono aprire in certe zone della città (quindi niente kebab nei centri storici, vedi Lucca) o che chi vende kebab deve vendere anche musetto e brovada (vedi Azzano X, provincia di Pordenone). Fin qui possiamo semplicemente pensare che forse qualcuno sta andando un po’ oltre ai propri poteri; ma quando sentiamo dire che gli islamici non possono pregare in arabo ma devono pregare in italiano (dove chi pretende certe cose non sa – ignora? – che gli islamici devono pregare in arabo, per motivi legati alla propria fede), ci ricordiamo di quei tempi neppure tanto lontani quando a sloveni e croati era impedito persino pregare nella propria lingua. Allora ci chiediamo: ha ancora valore la nostra Costituzione che garantisce libertà politica e religiosa e vieta la discriminazione tra le etnie? E se sì, perché non sono intervenuti magistrati, o garantisti di altro tipo, spesso facilissimi a muoversi per cose di ben altro spessore? Oppure, se l’opinione pubblica è questa, e non c’è “società civile” che tenga, che si ribelli, che dica qualcosa, vuol dire che siamo pronti per il nazismo.

E già che siamo su questo argomento, a chi rimprovera una parte di manifestanti filo-palestinesi di affiancare alla stella di David, simbolo di Israele, la svastica nazista, rispondiamo semplicemente che se lo stato di Israele non vuole essere paragonato ai nazisti, può evitare di comportarsi come tale. E se c’è chi ritiene che questo è un modo di criminalizzare il popolo intero per le azioni del governo, diciamo che no, che è vero il contrario, perché chi è veramente razzista è proprio chi sostiene che non si possa oggi criticare il governo israeliano dato che il popolo ebraico ha patito la Shoah che “confonde” il popolo con il governo.
Ma torniamo in Italia, con la terribile vicenda di Eluana Englaro, la tragedia sbattuta in prima pagina, Eluana, chiamata con il solo nome proprio, come se fosse una nostra amica intima, la vicina di casa, una donna che abbiamo tutti frequentato. No, Eluana Englaro è un simbolo, il simbolo dell’ottusa dimostrazione del potere, che non solo non rispetta le tragedie personali ma le sfrutta, le usa per i propri squallidi scopi. Eluana Englaro, ma soprattutto i suoi parenti, avrebbero diritto prima di tutto ad un rispettoso silenzio; e poi la donna avrebbe diritto a poter concludere la propria vita in modo dignitoso ed indolore. Ciò sarebbe puro buon senso e decenza, ma sembra che per questo Paese sia chiedere troppo. In questo Paese che vede quasi ogni giorno morire qualcuno sul lavoro perché il padronato se ne frega delle più elementari norme di sicurezza, le manifestazioni per il diritto alla vita non vengono fatte per chiedere una fine a questo massacro, ma per allungare l’agonia di una famiglia che è straziata da anni per la situazione in cui si trova la propria figlia.
E vediamo in questo carosello di benpensanti e di abusi un ministro che si mette contro le sentenze delle Corti di giustizia, che arriva al punto da minacciare le case di cura che intendano dare corso a queste sentenze, seguendo il volere della famiglia. Eccola qua, una vergogna tutta italiana, ma non è la sola.
Il ministro Maroni ha detto, platealmente, che bisognerà essere “cattivi” con i clandestini. “Cattivi”: lo sono stati abbastanza, signor ministro, i tre “balordi” (ma perché minimizzare, chiamiamoli col loro vero nome, tentati assassini) che hanno dato fuoco ad un indiano che dormiva nella stazione di Nettuno? E del resto, perché stupirsi che si dia fuoco ai “barboni”, quando quelli che hanno dato fuoco ad un “barbone” a Riccione poche settimane or sono, sono fuori di galera, devono essere “rieducati”. Ed i tre di Nettuno, come lo stupratore di Roma, hanno tirato fuori la scusante che erano “fatti”, ubriachi, che non erano in sé e per questo motivo hanno fatto quello che hanno fatto. Bella scusa, niente da dire. Tanto “fatti” da trovare il combustibile, buttarlo sul disgraziato in modo da fargli prendere bene fuoco; e il violentatore, era tanto ubriaco che (scusate la volgarità) non gli si era neppure “ammosciato”, come accade così spesso a chi ha bevuto un po’ di più? è facile, tanto facile trovare di queste scuse, tanto c’è poi qualche magistrato che ti crede, ti manda in comunità, ti dà le attenuanti…
È questa la deriva, la deriva umana. Non si è più solidali: si è o giustizialisti o menefreghisti. Non si pensa più a quello che si fa o si dice, si agisce senza pensare, senza valutare quello cui si va incontro. Si odia il “diverso”, perché è diverso, perché è quello che tu non sei, perché non lo conosci ed hai paura che ti metta in crisi. Il cantante Al Bano solidarizza con Povia (che non riusciamo a chiamare cantante, sorry) per la sua canzone che parla di un gay “guarito” (è bello che la gente di spettacolo (stra)parli di cose che non sa, non conosce: autorizza chiunque a sparare boiate a raffica) e ringrazia il cielo di non avere avuto un figlio gay. Caro Al Bano, io se fossi in lei preferirei di gran lunga avere avuto non uno ma quattro figli gay, piuttosto che averne avuta una, come ha avuto lei, che è sparita nel nulla e non ha più dato notizia di sé.
E qui vedo che sono caduta anch’io nel personalismo, che mi sono servita di un fatto personale obiettivamente tragico per criticare chi, nonostante abbia parlato (a mio parere) a sproposito, comunque ha avuto la sua parte di sofferenze: e me ne scuso, perché mi rendo conto che sono finita anch’io nella deriva mentale cui questa “cultura” ci sta conducendo.

febbraio 2009

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