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      Mučeniška Pot


Altro che Nani e Ballerine!

ALTRO CHE NANI E BALLERINE!
Si parla da anni di clima da basso impero, di politica da nani e ballerine, di uso privato della cosa pubblica, di collusioni con poteri occulti, criminalità organizzata eccetera, ma neppure i più pessimisti e malpensanti analisti erano arrivati ad immaginare una situazione politica come quella che stiamo vivendo oggi.
Ed alla fine, ciò che più sembra scandalizzare l’opinione pubblica è quello che, a parer nostro, e rispetto al resto dei problemi che crea questo governo, dovrebbe essere il male minore.
Parlando fuori dai denti: il premier va a puttane? Di per se stesso non sarebbe un grosso problema, non fosse che vorremmo essere sicuri che non lo faccia coi nostri soldi. E che il fatto di invitare tutte quelle persone nelle sue residenze, e che le ragazze vengano poi accompagnate a casa dal personale della sua scorta, può creare dei problemi alla sicurezza generale, oltre che significare un uso non propriamente corretto della scorta medesima.
E poi. Con quale lucidità guida il Paese un uomo che trascorre così tanta parte del suo tempo? A quali potenziali ricatti porge il fianco un comportamento simile? E ricompensare le ragazze con cui è venuto in contatto sistemandole in posti pubblici (quindi stipendiate dall’Erario) pesa sulle nostre tasche, non sulle sue.
Ma, a parte questa allegra gestione della cosa pubblica, che diventa sempre più una cosa di uso privato per quanto di interesse personale di un ristretto gruppo di persone, abbiamo altri tipi di perplessità.
Il pentito Spatuzza ha più volte dichiarato, negli stessi giorni in cui le prime pagine dei quotidiani strillavano su Ruby, che dietro le stragi di mafia del 1993 c’era l’ordine di Silvio Berlusconi. Sia vero o falso, sarà compito dei giudici deciderlo, noi poniamo un altro problema: a causa del Rubygate morboso e pruriginoso in cui affondano le mani i giornalisti e l’opinione pubblica, queste gravissime affermazioni sono passate del tutto inosservate. Qualcuno ha chiesto al cavaliere tessera P2 1816 se ha qualcosa da dire in merito? Qualcuno ha detto: signor presidente del consiglio, smentisce?
Perché, obiettivamente, i festini da basso impero, sono cosa da nulla rispetto al terrorismo di matrice mafiosa. Ed allora, perché tanta indignazione per una cosa e tanta indifferenza per l’altra?
Poi: dopo la decisione della bicamerale di bocciare il federalismo fiscale, il governo ha deciso di emanare il federalismo per decreto. Vero che il presidente Napolitano ha bocciato, in quanto irricevibile, questo decreto: ma al momento della notizia dell’emanazione di esso (che a parer nostro si configurava come un golpe bello e buono) non abbiamo sentito nessuna voce levarsi a protestare indignata, dato che tutti sono impegnati ad indignarsi moralisticamente per il Rubygate.
Ed infine: Berlusconi ed il suo governo devono andarsene non tanto perché c’è il sospetto delle orge con minorenni nelle sue residenze, quanto per il fatto che questo governo sta distruggendo il Paese, ha praticamente demolito lo stato sociale, devastato la scuola pubblica, non ha creato lavoro, anzi, ha permesso e permette tuttora che il padronato porti i propri capitali all’estero lasciando i lavoratori italiani in brache di tela, così come in materia fiscale ha operato solo per ridurre l’imposizione ai redditi più alti, mentre si trovano a pagare le imposte e tasse più elevate i lavoratori dipendenti a reddito medio-basso. E se il buco della finanza pubblica è causato anche dalle spese cui è andato incontro il premier per le sue personali necessità, allora sì che il Rubygate diventa una questione che interessa tutti, ma non più soltanto sul piano morale, dato che su questo piano il premier ha buon gioco a dire che la sua vita privata non interessa l’opinione pubblica. Cosa vera solo in parte, ma appunto se non si trattasse solo di questione morale ma anche di distrazione di soldi pubblici, allora la cosa sì che diventerebbe di interesse pubblico.
Ed infine alcune valutazioni, del tutto personali, sulla manifestazione indetta per la “dignità delle donne”.
Come prima cosa, ritengo che, essendo le donne circa la metà della popolazione italiana, hanno una buona parte di responsabilità nella creazione del ruolo che questa società riserva loro. Dopo anni di lotte per la liberazione delle donne dai ruoli tradizionali in cui la millenaria cultura maschilista le aveva relegate, le donne oggi dovrebbero essere in grado di scegliere in quale ruolo costruirsi la propria vita. Gli uomini vanno a puttane perché ci sono le puttane (e non parlo qui di quelle donne disgraziate ridotte in schiavitù dai papponi e gettate sulle strade, ma parlo delle donne che coscientemente decidono di vendere il proprio corpo in cambio di denaro o favori di vario tipo); se le donne la smettessero di farsi usare come oggetti sessuali, probabilmente gli uomini la smetterebbero di considerarle tali. Il modello di donna che passa la televisione è la valletta, la “velina”, mezza nuda ed in atteggiamento provocante, che non parla ma ammicca, modello che viene trasmesso persino alle bambine delle elementari, che crescono con la convinzione che dovranno essere così da grandi. E poi vediamo i manifesti pubblicitari, dove per reclamizzare qualsiasi cosa, dall’automobile al telefonino, viene usata l’immagine di una donna meno vestita possibile.
Questo è il ruolo della donna nella società odierna. Un corpo da spogliare, usare, prendere a proprio piacimento. Ma dove sono le donne? Dove sono i genitori, cosa dicono gli insegnanti, e, dato che siamo in un paese a maggioranza cattolica dove i bambini studiano catechismo e fanno religione, neppure la Chiesa ha qualcosa di dire in merito?
Le donne (alcune donne) oggi si ribellano e decidono di scendere in piazza contro questa cultura. Benissimo. Però tra le donne che hanno indetto questa mobilitazione troviamo, oltre alla direttrice de l’Unità Concita de Gregorio, l’avvocato Giulia Bongiorno (che non si è mai tirata indietro dalla coalizione di governo che governa anche grazie a questo modello culturale) e la cantante Claudia Mori, moglie del maschilista cantante Adriano Celentano, col quale trionfò a Sanremo nel 1970 (dopo gli eventi dell’autunno caldo del 1969, le lotte operaie, gli scontri di piazza e la strage di piazza Fontana), interpretando una canzone che stabiliva il ruolo della donna nella società: se il marito scioperava per i propri diritti di lavoratore la moglie faceva lo sciopero del sesso perché a casa mancavano i soldi e quindi lui, pur di riavere i propri diritti coniugali, decideva di fare il crumiro, con buona pace dei compagni di lotta ma tanti ringraziamenti dal padrone.

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