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Causa Pregelj Contro Pirina: Pirina Assolto.

IN QUALI CASI SI PUÒ DARE DEL ‘BOIA’ A QUALCUNO?

Dato che in un’intervista rilasciata al settimanale “Oggi” nel 2003, il sedicente storico Marco Pirina aveva definito “boia di Gorizia” il dirigente Franc Pregelj “Boro”, questi lo aveva querelato per diffamazione, a parer nostro giustamente, considerando anche che nel frattempo Pregelj è stato prosciolto dalle accuse mossegli dalla Procura militare.
Ma il magistrato milanese Andrea Ghinetti ha deciso che non c’è diffamazione nelle parole di Pirina, perché (e qui citiamo da quanto trascritto dal Corriere della Sera del 18 marzo scorso), pur non essendoci “prova che Pregelj fosse consapevole del programma di eliminazione al quale andavano incontro gli italiani prelevati a Gorizia” (testo del giornalista Luigi Ferrarella, n.d.r.) “è tuttavia pacifico che egli fu il maggiore protagonista a Gorizia dei rastrellamenti di cittadini che venivano poi condotti in luoghi di prigionia jugoslavi” (testo virgolettato nell’articolo e che supponiamo fare parte della sentenza, n.d.r.). Il giornalista aggiunge che il giudice, pur ritenendo che l’imputato “non sia certo ideologicamente neutrale” sulla vicenda, ciò non comporta che la sua tesi storica sul ruolo di Pregelj non possa entrare nell’esercizio del “diritto di critica storica e storico-politica” e “le sue affermazioni non appaiono gratuite figlie di apodittiche illazioni, ma lecite interpretazioni e valutazioni storiche”, in quanto “basate su fatti storici verificati anche dall’autorità giudiziaria” e quindi “il fatto (…) è oggettivamente scriminato”. E se, come scrive Ferrarella, “boia di Gorizia” è un’espressione “forte”, il magistrato conclude però che “sul piano storico e morale non è illegittimo concludere per un giudizio di verosimile responsabilità di Pregelj” e quindi “l’elasticità del requisito della continenza consenta di coprire il pur infamante epiteto utilizzato”.
Noi siamo rimasti francamente senza parole di fronte a questa sentenza. Naturalmente sappiamo che il magistrato è il magistrato e noi siamo solo dei cittadini che alle sentenze della magistratura non possono fare altro che adeguarsi, però pensiamo, da profani, che le parole sono pietre e che un boia è un boia e uno che non ha ammazzato personalmente al massimo potrebbe essere definito mandante, ma anche sulla eventuale responsabilità di Pregelj ci sarebbe molto da discutere. Come sarebbe da ribadire che non vi era alcun “programma di eliminazione al quale andavano incontro gli italiani prelevati a Gorizia”, non vi era alcun programma di eliminazione di chicchessia, da parte dell’Esercito e dello stato jugoslavo. Forse i magistrati, invece di “trasformarsi un poco” in storici (come scrive Ferrarella) farebbero meglio ad approfondire ciò che è veramente accaduto e non dare per assodati fatti che invece non sono avvenuti nel modo in cui vengono descritti da “storici” del tipo di Pirina.

Aprile 2007

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