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Commemorazione di Pinko Tomažic e Compagni 19 dicembre 2010.

Il 15 dicembre 1941 furono fucilati, al poligono di tiro di Opicina (Trieste), cinque antifascisti: Pinko Tomažič, Ivan Vadnal, Simon Kos, Viktor Bobek e Ivan Ivančič. Domenica 19 si è svolta la consueta commemorazione. Ecco una breve nota storica.

L’inchiesta del 1940 (nel corso della quale in conseguenza delle torture era morto Slavko Škamperle, Adolf Ursič impazzì ed Edvard Mlekuž riportò danni fisici permanenti) si concluse con quello che è noto come “il secondo processo di Trieste”, celebrato nel 1941, che vide imputati 60 antifascisti < di varia natura: comunisti, nazionalisti sloveni, terroristi, cattolici, demo-liberali > (così nella sentenza del 14/12/41). < Gli imputati sono arrestati per motivi diversi, ma vengono raggruppati in un unico processo affinché la repressione risulti spietata contro tutti gli oppositori del regime. I più colpiti sono comunque i comunisti e i nazionalisti sloveni, cui vengono attribuiti, senza alcuna prova, i casi che la polizia non è riuscita a risolvere nel corso di dieci anni… > (in Da Pont A., Leonetti A., Maiello F., Zocchi L., “Aula IV. Tutti i processi del tribunale speciale fascista”, La Pietra 1976, p. 454). Il processo si concluse con 9 condanne a morte, di cui 5 eseguite il 15/12/41 presso il poligono di Opicina. Furono fucilati Pinko Tomažič, Ivan Vadnal, Simon Kos, Viktor Bobek e Ivan Ivančič.

Questo l\'intervento di Claudia Cernigoi, ricercatrice storica.

Come prima cosa voglio ringraziare tutti coloro che sono intervenuti a questa commemorazione in ricordo di cinque martiri della libertà, di cinque persone che non esitarono a sacrificare la propria vita in nome della lotta per un mondo migliore, cinque compagni che si chiamavano Pinko Tomažič, Ivan Vadnal, Simon Kos, Viktor Bobek e Ivan Ivančič.

Il modo migliore per iniziare questo ricordo sta, io credo, nelle parole scritte dallo stesso Pinko Tomažič il giorno prima di essere assassinato.

Ho 26 anni e amo la vita. ho goduto di essa ogni attimo, ogni più piccolo istante. amo l’umanità, amo i bambini, amo la natura, il nostro carso, i nostri monti e il mare.
Ma proprio perché amo tutto ciò che mi circonda, offro senza alcun rimpianto la mia vita per il partito, per il futuro, per l’abolizione della servitù, per la cessazione dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, per la vittoria del comunismo.
Dal punto di vista statistico la mia morte ha un valore irrilevante, perché in questo preciso istante, nel mondo, milioni di compagni e compagne, certo migliori e più degni di me, stanno anch’essi sacrificando la propria vita. Quando esaminerete il nostro operato, vi rileverete certo un gran numero di errori e difetti. ma nonostante ciò perdonate me e tutti coloro che oggi combattono l’imperialismo poiché la nostra lotta è dura e le nostre forze deboli.

Di fronte a queste parole che rappresentano un inno alla vita ed alla gioia di vivere sorge spontaneo il confronto con gli slogan e la simbologia di morte del fascismo: viva la muerte, gridavano i falangisti spagnoli; le camicie delle divise fasciste erano nere ed i simboli che i fascisti si portavano addosso rappresentavano teschi ed ossa.
coloro che assassinarono Pinko Tomažič ed i suoi compagni, cioè coloro che si rifacevano alle idee fasciste di prevaricazione e di morte, non amavano né l’umanità né la natura, né i bambini, e difatti furono proprio le persone che avevano quelle idee che portarono morte e distruzione non solo in tutta Europa ma in tutto il mondo, furono le persone che avevano quelle idee che non risparmiarono neppure i bambini nei rastrellamenti e nelle rappresaglie e poi nei campi di sterminio.
Probabilmente chi lottò per il comunismo e per la libertà, come i partigiani negli anni della resistenza, commise degli errori, ebbe dei difetti, come scrisse lo stesso Pinko: ma gli ideali di partenza erano quelli giusti, erano ideali di amore e non di morte, ideali di giustizia e non di prevaricazione, e per questo ricordiamo anche cosa scrisse Italo Calvino in proposito:

... dietro il milite delle brigate nere più onesto, più in buona fede, più idealista, c\'erano i rastrellamenti le operazioni di sterminio le camere di tortura le deportazioni l\'olocausto

mentre dietro il partigiano più ladro, più spietato c\'era la lotta per una società più pacifica più democratica e ragionevolmente più giusta ...

per questo non ci possono essere, io credo, esitazioni, di fronte alla parte da cui stare. chi ama la vita, la natura, i bambini, non può che identificarsi nelle idee che furono di Pinko Tomažič e battersi contro coloro che invece si identificano nelle idee di morte del fascismo.

Chiudo con i versi del poeta e cantautore uruguayo Daniel Viglietti:

ascoltatemi, voglio cantare per coloro che sono caduti.
non dico i nomi e neppure da dove venivano
dico solo: compagni!
e canto per coloro che sono vivi
e lottano contro il nemico

Oggi il ricordo più degno che possiamo offrire ai compagni assassinati, A Pinko Tomažič, Ivan Vadnal, Simon Kos, Viktor Bobek e Ivan Ivančič, come a tutti i martiri dell’antifascismo e della resistenza, sta nell’impedire, noi compagni che siamo vivi, che si ricrei la situazione politica che portò al potere il fascismo con le conseguenze che sappiamo; sta nel lottare per un mondo diverso, dove, come scriveva Bertolt Brecht, l’uomo un aiuto sia all’uomo.

Gloria ai caduti. Slava padlim.
ora e sempre resistenza!

Grazie.

19 dicembre 2010

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