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Commemorazione Vittime di Vergarolla 2014.

COMMEMORAZIONE DELLE VITTIME DI VERGAROLLA A TRIESTE.

Dopo la pubblicazione del libro di Gaetano Dato, che presentando una quantità di documenti ed un’analisi approfondita al riguardo, riusciva a dimostrare che, pur non essendo ancora chiarite le responsabilità dell’esplosione che il 18/8/46 causò un centinaio di morti sulla spiaggia di Vergarolla, vicino a Pola, ci eravamo illusi che sarebbe finite le speculazioni di parte sul voler attribuire a tutti i costi ai “titini” (Ozna, Jugoslavi, slavo comunisti e chi più ne ha più ne metta) la volontà stragista per far “andare via gli italiani da Pola”.
Il libro è stato anche presentato alla Camera dei deputati, ma, comportamento tipicamente italiano, sulla stampa (ed anche nell’intervento del generale Basile di cui riferiamo più avanti) ha fatto più notizia la presenza dell’attore Simone Cristicchi (che di Vergarolla aveva dato un’interpretazione a-storica e propagandistica), che non della presenza dello storico Dato, che aveva fatto un’analisi accurata e precisa.
Così alla fine, nonostante la ricerca storica abbia portato a smentire la propaganda decennale, il risultato è che l’analisi storica è stata del tutto ignorata, e ciò si è potuto verificare nella cerimonia ufficiale (presenti le autorità cittadine) svoltasi a Trieste il 18/8/14, quando i contenuti dei discorsi hanno dimostrato che lo studio di Dato è stato del tutto inutile, visto che si è già deciso a priori che Vergarolla è stata un attentato contro l’italianità dell’Istria e quindi i colpevoli sono sicuramente gli “slavo comunisti”.
Innanzitutto quello che colpisce è il fatto che a commemorare delle vittime civili siano intervenuti una congerie di militari, compresi i nostalgici della X Mas (quella che impiccava i partigiani italiani), dell’Arma milizia (le Camicie nere, corpo fascista tout court, l’esposizione del cui labaro dovrebbe essere denunciata per apologia del fascismo (1) ), oltre agli irredentisti di oggidì, che hanno inoltre esibito un striscione che parlava di “ventimila morti” uccisi dagli Jugoslavi in Istria e Dalmazia.
Si diceva che il Comune e la Provincia di Trieste erano presenti in forma ufficiale (con le fasce rispettivamente tricolore ed azzura): l’assessore Grim (“nipote di esule”, si è premurato di precisare il generale Basile nel suo discorso) per il Comune; il vicepresidente Dolenc per la Provincia.
E si può vedere nella foto inserita nella pagina FB del giornale il consigliere Dolenc (PD) che nella sua veste istituzionale stringe la mano al veterano che esibisce il labaro delle Camicie nere: presumiamo che la povera Alma Vivoda, la prima partigiana caduta in Italia, si stia rivoltando nella tomba, considerando che Dolenc era intervenuto anche alla cerimonia in suo ricordo.
Vanno poi stigmatizzati gli interventi dei relatori (ma se era una cerimonia ufficiale, perché le istituzioni hanno delegato gli interventi a persone che di ufficiale hanno ben poco?).
Il primo era una preghiera rivolta da don Ettore Malnati a Nostro Signore: da agnostica posso affermare serenamente che una preghiera non abbia mai fatto male a nessuno, ma quando nella preghiera si inseriscono contenuti politici ed ideologici, allora la cosa cambia. E dato che don Malnati si è rivolto a Nostro Signore, chiedendo “Dà alla nostra patria ciò che non è stato dato né nel trattato di Parigi del ‘19 né poi in quello dopo la seconda guerra mondiale”, mi sono ricordata ciò che mi dicevano i miei insegnanti di religione e catechismo, che rivolgersi a Dio chiedendo cose terrene (fammi vincere la lotteria, vorrei un aumento di stipendio, cambia i confini sanciti dai trattati di pace) non è buona cosa, anzi, dovrebbe essere peccato (presumo di superbia, se sbaglio corregetemi).
Del resto non penso proprio che Dio, nella sua infinita bontà e scienza, ritenga cosa giusta spostare oggi il confine orientale d’Italia per inglobare Istria e Dalmazia scatenando un ennesimo conflitto, come se non ce ne fossero abbastanza oggi al mondo.
È seguito l’intervento del generale Basile, dell’Associazione Grigioverde. E torniamo al punto iniziale: perché delle vittime civili dovevano essere commemorate da un militare, un alto ufficiale dell’Esercito, uno di quelli che la guerra la fanno per mestiere? Perché fa una certa impressione sentire un generale dire che non comprende “come si possa provocare un’esplosione di cui si è certi che porterà via la vita anche a tanti bambini”: ricordiamo la quantità di cluster bombs che i “nostri” (nel senso di aviazione italiana) aerei militari hanno sparpagliato nei Balcani dove hanno fatto strage di bambini; fa pensare ai bombardamenti che sempre il “nostro” esercito, agli ordini dei comandi Nato, ha scatenato sulla Jugoslavia nel 1999, senza badare se sotto le macerie restavano vecchi o bambini, e comunque civili (mi sembra tra l’altro che all'epoca il generale Basile fosse in servizio effettivo, e se la morte dei bambini lo commuove tanto avrebbe potuto, negli ultimi 15 anni, dire qualche parola di costrizione anche per i piccoli jugoslavi uccisi dall’intervento Nato).
Basile ha poi ribadito che i morti di Vergarolla sono “caduti perché italiani”, in quanto erano andati alla spiaggia per passare una domenica estiva ma erano “italiani orgogliosi di esserlo” e per questo, per “terrorizzarli” sono stati uccisi. Come dire che il generale, che pure ha stigmatizzato come positiva l’iniziativa di Montecitorio su Vergarolla, non ha minimamente preso in considerazione la presenza dello storico Dato e del suo studio, citando solo la presenza del guitto Cristicchi (forse perché in linea con le sue opinioni?), il che può porre dei dubbi sulla serietà e serenità di pensiero di Basile, ma anche di quelle delle autorità presenti, che hanno a lui delegato ogni forma di commemorazione. Le interpretazioni quindi sono rimaste quelle di sessantotto anni fa, logico che poi Basile insista nel dire che ricordare i morti di Vergarolla è andare “controcorrente”, se lo si fa ribadendo la vecchia propaganda nazionalista ed irredentista, smentita dagli studi storici ma divenuta vox populi e pertanto, nella situazione orwelliana in cui viviamo, assurta a verità inoppugnabile, pur in presenza di documentazione contraria.
Solo un breve accenno all’apologia militarista del dire che “la Grigioverde è portatrice dei valori militari con la M maiuscola e nobili, checché ne dicano gli anarchici”.
Basile deve avere dei problemi con gli “anarchici”, dato che anche in precedenza aveva detto che “pure se a noi non interessa la politica a noi interessa la bandiera e la patria la giustizia e la verità”, però “la politica è necessaria senza politica sarebbe l’anarchia”. Ed a questo punto diciamo, per inciso, che è proprio sentendo parlare persone come il generale Basile che si può comprendere come in Italia si siano tante volte coagulate forze eversive (le riunioni di Sogno e di Fumagalli, di Borghese e degli altri aspiranti golpisti) che in nome di Patria, ordine, bandiera e per frenare “l’anarchia” stavano progettando la fine della democrazia nel nostro Paese.
Tornando al discorso del generale, la cosa che ci è sembrata più scandalosa è il paragone con la strage di Bologna: Basile si domanda “perché andiamo a Bologna ogni anno a ricordare quelle vittime innocenti ma non scelte per qualche cosa, erano lì per caso, e di Vergarolla non parliamo mai”. Secondo Basile, dunque, le vittime di Bologna sono morte “per caso”. Non perché c’era un progetto eversivo che voleva creare tensione per destabilizzare l’Italia. No. Quella bomba è scoppiata “per caso” alla stazione di Bologna. Sì, certo, avrebbe potuto scoppiare anche da altre parti, come sono scoppiate altre bombe, in quegli anni, a Milano, a Brescia, sui treni... tanti morti, tutti “per caso”, generale Basile? non per un progetto di “terrorizzare” un Paese intero, un Paese che stava votando a sinistra e questo non piaceva agli amanti dell’ordine?
Le vittime di Vergarolla, civili, innocenti, morti solo perché si sono trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato (e se c’era un progetto di destabilizzazione a Pola in quel periodo, gli ultimi ad avere interesse a portarlo avanti erano proprio gli Jugoslavi), appare anche dallo studio di Dato, che forse il generale Basile farebbe bene a leggere, e non limitarsi a seguire gli spettacoli di Cristicchi. E che queste vittime abbiano diritto ad un ricordo ed al rispetto, è indubbio. Ciò che è inaccettabile, invece, è che la loro tragedia venga strumentalizzata per riproporre contenuti irredentisti e nazionalisti, accompagnati da simboli dello squadrismo fascista che non dovrebbero trovare spazio nelle cerimonie ufficiali delle nostre istituzioni.
Che le vittime di Vergarolla siano state e continuino ad essere strumentalizzate da una specifica parte politica, è dimostrato dai commenti che abbiamo ricevuto sulla pagina Facebook di questo periodico dopo la pubblicazione delle riflessioni di cui sopra. Solo un cenno agli squallidi e sconclusionati attacchi alla scrivente (a fronte dell’accusa di non volere “onorare” quei morti, la mia partecipazione alla cerimonia – che, rammento, era una cerimonia pubblica e non un convegno di neofascisti, almeno ufficialmente – è stata poi definita “provocatoria”; inoltre sono stata accusata di “vigliaccheria” perché mi sarei “nascosta in terza fila” per “fotografare di nascosto”: tanto “di nascosto” non ho fotografato, dato che i miei detrattori se ne sono accorti, ma avrei forse dovuto spintonare e scavalcare chi stava davanti a me per farmi notare, cosicché qualcuno avrebbe avuto altri motivi per dire che “la Cernigoi provoca”?), la sintesi degli interventi di coloro che si sono sentiti offesi perché ho stigmatizzato la presenza dei labari della Decima e della MVSN, è stata che le “vittime di Vergarolla” sono “martiri loro” (dei neofascisti, viste le provenienze dei commenti).
E si ritorna all’atavico problema della commemorazioni degli “infoibati” e delle “vittime di Tito”. Da una parte si parla di “italiani uccisi sol perché italiani”, quindi innocenti, apolitici, civili; ma poi sulla “foiba” di Basovizza e negli altri posti dove si radunano i neofascisti nostalgici e si sprecano i saluti romani e le grida “camerati presenti!”, si ribadisce che gli “infoibati” erano i “loro” martiri, quindi martiri del fascismo, quindi uccisi non “perché italiani”, ma “perché fascisti”, ed allora dovrebbe cadere tutta la costruzione della ricorrenza del 10 febbraio e le commemorazioni istituzionali. Perché se è doveroso ricordare le vittime civili della guerra, diverso è celebrare in forma ufficiale i morti per il fascismo, ideologia vietata dalla nostra Carta costituzionale e dalla nostra legislazione.
Invece è successo proprio il contrario. L’istituzione della ricorrenza del 10 febbraio è servita proprio a sdoganare la celebrazione dei caduti per il fascismo. E negli ultimi anni si è fatto parte attiva in questo abominio anche il nostro presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che forse con gli anni ha dimenticato che l’antifascismo è uno dei principi fondanti della nostra democrazia.

1) “Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (MVSN) Istituzione del regime fascista sorta con lo squadrismo e riconosciuta legalmente nel 1923. La MVSN doveva «provvedere in concorso coi corpi armati della sicurezza pubblica e con l’esercito a mantenere nell’interno l’ordine pubblico, preparare e conservare inquadrati i cittadini per la difesa degli interessi dell’Italia nel mondo». Con la caduta del fascismo, la MVSN fu sciolta e i militi furono incorporati nei reparti dell’esercito”. (http://www.treccani.it/enciclopedia/milizia-volontaria-per-la-sicurezza-nazionale_(Dizionario-di-Storia)/ ). Quindi l’uso del labaro dell’Arma Milizia costituisce apologia del fascismo.

settembre 2014


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