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      Mučeniška Pot


Conosci i tuoi Ministri

Ciascuno ha il governo che si merita, lo sappiamo bene: ma quanti di noi possono dire di conoscere la storia politica passata di coloro che ci governano? Pensiamo quindi di fare cosa gradita ai lettori presentando delle brevi note biografiche su alcuni dei nostri ministri in carica.

1: Giuseppe PISANU.
Nel sito Internet del Ministero degli Interni troviamo una breve biografia del ministro Giuseppe Pisanu. Leggiamo che è nato in provincia di Sassari e che è vicedirettore di una società finanziaria industriale (SFIRS) per la rinascita della Sardegna. Fu dirigente provinciale, regionale e nazionale della Democrazia Cristiana, ed è stato a capo della segreteria politica nazionale dal 1975 al 1980 (segreteria Zaccagnini). Ha aderito a Forza Italia nel 1994, dal 1996 è membro del comitato di Presidenza di Forza Italia. Deputato della Democrazia Cristiana dal 1972 al 1992, nella VIII legislatura è stato sottosegretario di Stato al Tesoro dal 23 ottobre 1980 al 1° febbraio 1983; nella IX e X legislatura è stato sottosegretario di Stato alla Difesa dal 1° agosto 1986 al 4 luglio 1990. Eletto deputato di Forza Italia nelle liste per la quota proporzionale della XXVI circoscrizione Sardegna nel 1994 e nel 1996.

Queste le note “ufficiali” diffuse dal Ministero. Ma noi prendiamo in mano un altro testo, l’interessantissimo “Trame atlantiche” di Sergio Flamigni (edizioni Kaos 1996), che ha narrato la storia della P2 e degli annessi e connessi. In questo libro quando viene trattata la questione del crack del Banco Ambrosiano, della tragedia di Calvi e dei di lui collegamenti col “faccendiere” sardo Flavio Carboni, incontriamo anche il nome di Giuseppe Pisanu.

< Nel corso della vacanza sarda , Calvi conosce anche – tramite Carboni – il sottosegretario al Tesoro onorevole Giuseppe Pisanu. Il democristiano sardo Pisanu, amico del futuro Gran Maestro Armando Corona, è il padrino politico di Carboni, in quanto il faccendiere sarebbe “interlocutore valido per le forze politiche richiamantesi alla stessa aspirazione (cattolica)” e con interessi nel mondo dell’editoria. Dirà Pisanu: “Il Carboni (si diceva) congiuntamente interessato alle televisioni private in Sardegna: ciò in un’ottica di inserimento nella Regione del circuito televisivo Canale 5 facente capo al signor Silvio Berlusconi di Milano. Il Carboni mi spiegò che il Berlusconi aveva interesse a espandere Canale 5 alla Sardegna, talché lo stesso Carboni si stava interessando per rilevare a tal fine la più importante rete televisiva sarda Videolina. Sempre riferendosi all’oggetto delle sue attività, il Carboni mi disse di essere in affari col signor Berlusconi non solo con riferimento all’attività televisiva, ma anche con riguardo a un grosso progetto edilizio di tipo turistico denominato Olbia 2. Fin dall’inizio ritenni di seguire gli sviluppi delle varie attività di Carboni, trattandosi di un sardo che intendeva operare in Sardegna e che peraltro mostrava di avere vari interessi e vari contatti con persone qualificate e per me degne di fede >.
< Sollecitato dal suo protetto Flavio Carboni, il sottosegretario al Tesoro Giuseppe Pisanu si interessa attivamente e senza averne alcuna autorità istituzionale, della vicenda Calvi – Ambrosiano. L’onorevole Pisanu incontra privatamente Calvi per ben quattro volte, sempre accompagnato da Carboni; l’ultimo incontro col banchiere è del 22 maggio 1982, quando Pisanu vola a Milano utilizzando l’aereo di Carboni, e scortato dal faccendiere sardo incontra Calvi a Drezzo (residenza privata del banchiere piduista). Il 6 giugno, il sottosegretario al Tesoro risponde in parlamento ad alcune interrogazioni sull’ormai drammatica situazione dell’Ambrosiano: ma a detta dell’onorevole Pisanu, la situazione della banca piduista è pressoché normale, né accenna alla gravissima situazione debitoria del Banco Andino. Testimonierà Angelo Rizzoli: “A proposito dell’Andino, Calvi disse a me e a Tassan Din che il discorso dell’onorevole Pisanu in Parlamento l’aveva fatto fare lui. Qualcuno mi ha detto che per quel discorso Pisanu aveva presso 800 milioni di Flavio Carboni ”.
In seguito allo scoppio dello scandalo P2 e al crac del Banco Ambrosiano, Pisanu verrà indotto a dimettersi da sottosegretario al Tesoro (gennaio 1983) a causa di “fatti incontrovertibili: i rapporti di Pisanu con Calvi tramite Carboni; i rapporti di Pisanu con Calvi e Carboni per la sistemazione del Corriere della Sera; i rapporti di Pisanu con Calvi e Carboni, quando, sottosegretario al Tesoro, il ministero prendeva importanti decisioni sull’Ambrosiano ”.
Nel 1995 Pisanu tornerà alla ribalta politica a fianco del “fratello” P2 Berlusconi (ex socio di Carboni), con la carica di vice capo gruppo dei deputati del partito – Fininvest >.

Se invece andiamo a leggere “La banda della Magliana”, di Gianni Flamini (Kaos 2002), troviamo il nome di Pisanu in un’altra vicenda. Durante il sequestro Moro, diverse persone, tra le quali Flavio Carboni avevano pensato di intercedere per la liberazione dello statista, tramite dei propri collegamenti con la malavita. Anche il democristiano Benito Cazora aveva cercato di coinvolgere alcuni esponenti della ‘ndrangheta, che < gli avevano assicurato che c’era la possibilità di trovare la prigione di Moro, e Cazora aveva riferitola notizia all’onorevole Giuseppe Pisanu della Direzione della DC, “il quale si era mostrato interessato”. Dopo qualche giorno però Pisanu gli ha comunicato “che nessuna trattativa era possibile”.

2: Antonio MARTINO.
Anche la biografia del ministro Martino la troviamo in Internet, nel sito del Ministero della Difesa. Martino è nato a Messina, dove nel 1964 si è laureato in Giurisprudenza col massimo dei voti. Negli anni ‘60 si è specializzato in economia presso l’università di Chicago.
Nel corso della sua carriera accademica ha insegnato alla “Sapienza” di Roma e alle Università di Messina, Bari e Napoli. Dal 1992 è a Roma alla Facoltà di Scienze Politiche della LUISS “G. Carli”, ma dal 1994 è in aspettativa parlamentare.
È uno dei fondatori di Forza Italia (la sua tessera del 1994 aveva il numero 2), è stato eletto deputato nelle successive elezioni politiche. È stato Ministro degli Affari Esteri nel primo Governo presieduto da Silvio Berlusconi.
Ha svolto e continua a svolgere attività pubblicistica sulla stampa quotidiana e periodica sia italiana che estera, ed è autore di 12 libri ed oltre 150 pubblicazioni scientifiche.
Vengono poi enumerati vari suoi titoli onorifici: Resident Distinguished Scholar, The Heritage Foundation, Washington (1980-81); Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (1993); Gran Croce, Classe speciale, dell’Ordine al merito melitense del Sovrano Militare Ordine di Malta (1995).

Riprendiamo in mano “Trame atlantiche”, e troviamo il nome di Antonio Martino tra quelli dei < più assidui collaboratori del “Giornale Nuovo” di cui Berlusconi è il maggiore azionista e imminente proprietario >. Questi collaboratori sarebbero “il magistrato P2 Antonio Buono e l’aspirante P2 Antonio Martino”. In una nota Flamigni aggiunge: < Tra le carte gelliane sequestrate a Castiglion Fibocchi, verrà rinvenuta anche la domanda di affiliazione alla Loggia segreta firmata da Antonio Martino (…) È in tutta evidenza una tradizione di famiglia: il padre di Antonio Martino, l’onorevole Gaetano, era presente nell’elenco dei massoni affiliati alla P2 e “restituiti” al Grande Oriente d’Italia nel 1975 >.
E ancora: < Nel 1994, il piduista Silvio Berlusconi diverrà presidente del Consiglio; nel suo governo troveranno posto: ai Trasporti il ministro Publio Fiori (presente nelle liste della P2) (sulla presunta appartenenza di Fiori alla loggia P2 vi rimandiamo ad un comunicato che pubblichiamo in calce n.d.r.) e agli Esteri il ministro “aspirante piduista” Antonio Martino (…) Salutando con favore l’avvento del “fratello” della Fininvest a Palazzo Chigi, il Venerabile indicherà in 7 i ministri piduisti presenti nel governo Berlusconi, ma non ne preciserà i nomi >.

A proposito del primo governo Berlusconi, vale la pena di ricordare come l’avvocato Augusto Sinagra (anch’egli membro della P2), abbia nel 1997 definito “traditori” nei confronti della questione istriana tutti i passati governi italiani, tranne appunto quello di Berlusconi perché il ministro Martino era stato l’unico a ribadire i “diritti storici” dell’Italia sull’Istria.

3. Gianfranco FINI.
Non vogliamo qui parlare del noto passato di Gianfranco Fini come delfino di Giorgio Almirante, né della sua militanza giovanile nel Fronte della Gioventù, ma riprendere alcune sue affermazioni più recenti, riguardanti, dato che siamo in argomento, la questione della loggia P2.
Dichiarazioni del 18/12/88 :
< Il Movimento sociale italiano non ha mai offerto alcuna candidatura elettorale al signor Licio Gelli (…) smentisco perciò in modo assoluto quanto affermato da Gelli in una intervista. Nel MSI-Dn i massoni non hanno né avranno mai, diritto di cittadinanza alcuna, così come è stabilito dallo statuto del partito. La massoneria ci è estranea per formazione culturale, per vocazione ideale, per norma morale e per scelta politica. Gelli è stato e resta un uomo del sistema. È l’autore di un “piano di rinascita nazionale” teso a consociare questo regime, la sua classe dirigente, la sua politica; un piano che prevedeva come indispensabile per facilitare quella operazione la scissione prima e la morte politica poi del nostro partito. Egli è legato a filo doppio a vicende quanto meno torbide, per le quali è già stato condannato dalla nostra magistratura. Il nostro disprezzo per lui resta dunque più profondo e motivano che mai (…) >. Le note del curatore, Corrado De Cesare, evidenziano come queste prese di posizione finiane non impediranno poi l’iscrizione di due noti piduisti (nonché ex democristiani) come Publio Fiori e Gustavo Selva ad Alleanza Nazionale.
Però leggiamo attentamente cosa disse Fini: la realizzazione del “Piano” di Gelli prevedeva la “scissione prima e la morte politica poi” dell’MSI, per il consolidamento di “quel regime”. Nei fatti le cose sono andate più o meno così: il Movimento sociale si è scisso, e la parte che aveva conservato quel nome è praticamente “politicamente morta”; mentre Alleanza Nazionale (nel quale statuto evidentemente non deve esserci alcuna preclusione nei confronti della massoneria, se Fiori e Selva vi sono entrati) è ascesa al potere in compagnia proprio di uno dei rappresentanti di quella tanto vituperata associazione.
Ancora il 25/11/1993 Fini si augurava “che Berlusconi non fondi alcun partito e che continui a fare bene il suo mestiere (…) Penso che l’Italia non abbia bisogno di un nuovo partito ma di istituzioni in cui gli imprenditori come Berlusconi possano riconoscersi”. Evidentemente in seguito ritenne che senza la “scesa in campo” di Berlusconi, non c’erano in Italia istituzioni che potessero permettergli di riconoscersi in esse, quindi era necessario un nuovo partito che facesse gli interessi di Berlusconi ? In ogni caso premiamo la coerenza di Fini e dei suoi accoliti che, dopo la caduta del primo governo Berlusconi, causata da Bossi, dichiararono “mai più neanche un caffè con la Lega e Bossi”, salvo allearcisi di nuovo in tempi neanche tanto lontani. Ed arrivare ai livelli che abbiamo visto, di mercanteggiamento da suk (e senza offesa per il suk), per decidere chi deve essere il candidato da proporre al Friuli Venezia Giulia alle prossime elezioni regionali.
Ricollegandoci infine alle prima citate affermazioni di Sinagra, è il caso di citare una dichiarazione del 20/9/91: “Il disfacimento della Jugoslavia (…) riapre per l’Italia prospettive un tempo impensabili, per dare concretezza all’irrinunciabile speranza di riportare il Tricolore nelle terre strappate alla Patria dal diktat e dal trattato di Osimo”.

Arrivati a questo punto, qualcuno potrebbe sentire l’esigenza, dopo avere analizzato i “gregari”, di approfondire la conoscenza del “capo”, cioè dello stesso Berlusconi, perché soprattutto su Berlusconi si dovrebbero dire tante cose, sulla sua fortuna finanziaria, sulle sue relazioni ed i suoi collegamenti con persone non sempre al di sopra di ogni sospetto, sulla sua rapidissima carriera politica.
L’esigenza c’è, però non basterebbero le poche paginette della nostra pubblicazione per rendere giustizia al nostro premier: vi rimandiamo perciò all’istruttiva lettura dei testi sopraccitati, ed inoltre vi consigliamo anche altre due pubblicazioni della Kaos, ambedue di Giovanni Ruggeri: “Berlusconi, gli affari del presidente”, e (assieme a M. Guarino) “Berlusconi, inchiesta sul signor TV”.


Note:

Estate 1981, n.d.r.
Testimonianza resa dall’on. Pisanu al PM Pier Luigi Maria Dell’Osso in Cpi P2, volume 3, tomo 20, pagg. 158-159.
Cpi P2, volume 3, tomo 13, pag. 478.
Dichiarazione del deputato radicale Massimo Deodori sul “Corriere della Sera”, 22/1/83.
Le citazioni che seguono sono tratte da “Il fascista del Duemila”, di C. De Cesare, Kaos edizioni 1995.
Sul “Giorno”, tratto da “Il fascista del Duemila”, cit.


Lo studio legale Fiori ci ha inviato, in merito ai rapporti tra Publio Fiori e la loggia P2, questa lettera di precisazione che pubblichiamo integralmente:

Lettera dello studio legale Fiori

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