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Contro storia del Regno d'Italia di Sergey Pipan

ControStoria del Regno d’Italia (1861 – 1946)

L’Italia prima di Roma: un mosaico di popoli etnicamente eterogenei…
Italia è un nome che non esisteva, fino a quando – nel VI secolo a.C. – i Greci lo inventarono per indicare la parte meridionale dell’attuale Calabria: essi lo pronunciavano Italìa. Solo più tardi quel nome inglobò un territorio che si andò estendendo verso Nord (nemmeno troppo rapidamente), tanto che nel IV secolo a.C. esso comprendeva anche la costa tirrenica fino a Cuma (ed era in sostanza la Magna Grecia).
Uno dei miti su cui si fondano le nazioni moderne è quello della presunta origine comune. Ma nel territorio di quella che oggi viene chiamata Italia erano insediati in epoca preistorica popoli diversi: Liguri, Reti, Euganei, Etruschi, Piceni, Sicani, Sardi; a essi si sovrapposero poi altre genti provenienti dall’Europa Centrale: Protolatini, Oschi, Umbri… Intorno all’anno 1000 a.C. fecero la loro apparizione i Paleoveneti, un popolo protoslavo portatore della Civiltà dei Campi d’urne, che aveva la sua sede originaria in Lusazia. I Paleoveneti diedero vita alla Cultura di Villanova (800 – 390 a.C.), di Golasecca (800 – 350 a.C.) e di Este (800 – 180 a.C.). Nel contempo giungevano in Puglia gli Iapigi (Dauni, Peucezi, Messapi, Sallentini), la cui origine si ritiene essere illirica. I Greci vi arrivarono a partire dall’VIII secolo a.C., mentre i Celti (o Galli) comparvero nel V secolo a.C. e in seguito si mescolarono con i Liguri e con i Reti, dando origine a popolazioni celto-liguri (i Leponzi) e celto-retiche (i Camuni). I Galli Senoni popolarono anche una parte della regione appenninica, dove poi i Romani fondarono Sena Gallica (Senigallia, 283 a.C.).
Altro che origini comuni della nazione italiana, dunque: abbiamo visto un autentico mosaico di popoli, etnicamente eterogenei, sui quali si abbattè la violenta egemonia di Roma; essa distruggeva chi le resisteva, cancellandone il patrimonio di storia, cultura, lingua e tradizioni. Era la pax Romana, di cui Tacito disse: Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant…, ovvero liberamente tradotto: “Hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato pace…”.
Ancora verso la fine del Quattrocento l’Italia era dilaniata dalla rivalità di cinque potenze: Venezia, Milano, Firenze, lo Stato Pontificio, il Regno di Napoli. Nemmeno i suoi confini erano certi, tanto che il veneziano Marin Sanudo il Giovane scriveva nel 1483 (in un toscano misto di veneto e latino): ”Et fuora de la porta di Cividal è una aqua chiamata el Rossiminian, va nel Nadixon, la qual ut dicitur, parte la Italia de la Schiavanìa; ergo in fino a la fin de l’Italia son stado.” Questa specie di grammelot linguistico ci dimostra che il Friuli orientale e il Litorale (con Gorizia, Trieste e l’Istria) si trovavano nella Schiavanìa, nella terra abitata dagli Slavi, ossia fuori dall’Italia…
Appare quindi fin troppo evidente che, in presenza di diversità molteplici e profonde, non sarebbe bastato un intervento dall’alto – come fu poi nel 1861 la proclamazione del Regno d’Italia – per far nascere una comunità che non esisteva…
I Savoia patrocinarono per il proprio tornaconto l’idea dell’Italia-nazione. Come fu conseguita l’unificazione d’Italia? Con una guerra di conquista condotta dal Piemonte contro gli Stati sovrani del Centro e del Sud… Una storiografia di parte – quella dei vincitori – si è impegnata per troppi decenni a tenere nascosta una verità scomoda, ma la vera forza di una società civile e democratica si misura anche nella capacità di non negare la verità storica, insabbiando episodi che sono imbarazzanti per le atrocità commesse (in nome dell’unità d’Italia). Vediamoli brevemente alcuni di questi fatti che sono rimasti a lungo nell’ombra:
1) I plebisciti “farsa” per le annessioni al Regno d’Italia, ossia il tentativo di legittimare le conquiste militari con i plebisciti, in cui le popolazioni avrebbero espresso “liberamente” il proprio parere pro o contro l’annessione: niente di più mistificatorio! A Napoli, invasa dalle truppe piemontesi, il plebiscito si tenne il 21 ottobre 1860 e così ce lo descrive Gigi Di Fiore nella sua Controstoria dell’unità d’Italia - Fatti e misfatti del Risorgimento (Milano, 2008): “Le urne erano pubbliche, i seggi vigilati dai camorristi, dai garibaldini e dai soldati piemontesi; non esistevano liste elettorali, tanto che votarono anche i non residenti (come i garibaldini), mentre alle migliaia di militari borbonici – tra il Volturno e il Garigliano e nelle fortezze di Capua e Gaeta – non fu consentito di esprimere la loro volontà… Gli Inglesi non poterono ignorare l’inganno in atto e l’ambasciatore Elliot constatò che appena 19 votanti su 100 erano rappresentati dalle votazioni in Sicilia e a Napoli, e concludeva lapidario: Il voto è stata la farsa più ridicola che si poteva immaginare!”.
2) La corruzione e gli appoggi mafiosi e camorristici alla marcia trionfale di Garibaldi: come altrimenti sarebbe stato possibile per un manipolo di 1000 garibaldini sconfiggere un esercito di 50mila soldati borbonici? I molti soldi utilizzati per la spedizione provenivano da finanziamenti inglesi, denaro delle logge massoniche e sottoscrizioni private. Il massone genovese Raffaele Rubattino aveva fornito a Garibaldi le navi per la spedizione dei Mille, il cui stato maggiore – a cominciare da Bixio – era quasi completamente di obbedienza massonica; e lo stesso Garibaldi, al termine della spedizione, venne nominato Primo Massone d’Italia.
3) Il cosiddetto brigantaggio, ossia la rivolta contadina contro i conquistatori piemontesi, che con le loro leggi inasprirono la già triste condizione meridionale: la feroce repressione militare causò più di 20mila morti tra gli insorti; migliaia di persone furono deportate nei Lager di Fenestrelle e San Maurizio Canavese in Piemonte e molte di esse vi morirono per la fame, i maltrattamenti e le malattie (si veda in proposito Fulvio Izzo, I Lager dei Savoia: storia infame del Risorgimento nei campi di concentramento per meridionali, Napoli 1999).
4) Le leggi anti-cattoliche, con cui lo Stato guidato dal primo ministro Cavour attuò la depredazione dei beni ecclesiastici, la soppressione di ordini religiosi, monasteri e conventi, la leva obbligatoria per i seminaristi, la cancellazione delle feste cattoliche, la repressione contro preti e vescovi. La loggia massonica del Grande Oriente proclamava nel 1865: “Le nazioni riconoscevano all’Italia il diritto di esistere come nazione, in quanto le affidavano l’altissimo ufficio di liberarla dal giogo di Roma cattolica.”
5) Grazie a Napoleone III, l’Italia sabauda acquisì nel 1866 il Veneto e il Friuli (nonostante le sconfitte sul campo a Custoza e sul mare a Lissa); ma non si tenne in alcun conto la realtà etnica slovena della Slavia friulana. Altrettanto avvenne dopo il 1918 per il Litorale Austriaco (di cui Trieste era la capitale): iniziò la persecuzione etnica a danno di circa 500mila Sloveni e Croati residenti nei Territori Adriatici, prima ancora che il fascismo fosse andato al potere… Lo stesso problema riguardò anche la popolazione di lingua tedesca residente nel Sud-Tirolo (ovvero nella provincia di Bolzano).
Il Regno d’Italia dei Savoia è durato 85 anni, fino al referendum istituzionale del 2 giugno 1946, quando il popolo italiano ha deciso di voltare pagina e ha scelto la Repubblica. La monarchia sabauda è stata considerata responsabile di aver aperto la via al fascismo; da tale scelta dei Savoia nel 1922 ne conseguì la dittatura fascista e poi l’entrata in guerra nel 1940 a fianco della Germania hitleriana: una catastrofe per il Paese, che – dopo la capitolazione dell’8 settembre 1943 – ne uscì letteralmente a pezzi e si riprese solo grazie alla lotta armata del popolo nella Resistenza contro il fascismo e il nazismo…
Con il Trattato di pace sottoscritto a Parigi il 10 febbraio 1947 fra l’Italia e le Potenze alleate, Trieste ebbe un’occasione insperata per riottenere l’autonomia persa il 3 novembre 1918, dopo essere appartenuta per oltre cinque secoli all’Impero Asburgico: con l’istituzione del Territorio Libero di Trieste (TLT) – prevista appunto dal Trattato di pace – essa sarebbe potuta tornare agli antichi splendori di città mitteleuropea, emporio dallo sviluppo straordinario come quello avuto al tempo dell’Austria felix… Ma la situazione internazionale mutò repentinamente: era iniziata la guerra fredda tra gli Alleati occidentali e l’Unione Sovietica. Non fu mai fatta la nomina del governatore del TLT, che era all’ordine del giorno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; e con la firma – qualche anno dopo – del memorandum di Londra (5 ottobre 1954) si giunse alla spartizione del Territorio Libero tra l’Italia e la Jugoslavia…
Recentemente (anno 2009), in occasione del 90° anniversario dell’annessione del Sud-Tirolo, sono stati presentati i risultati di un sondaggio sull’identità degli abitanti dell’Alto Adige: in Val Pusteria il 97% della gente ha dichiarato di non sentirsi italiana; in Val Venosta la percentuale è salita al 98% e infine in Alta Valle d’Isarco si è giunti al 100%... Non esiste quindi un’unità di intenti tra la popolazione del Nord e quella del Sud, che invece mal si sopportano e si disprezzano reciprocamente … Questa Italia è nata 150 anni fa non per la spinta naturale di un popolo unico, ma da un’espansione militare del Piemonte a danno degli altri popoli della Penisola: il Regno d’Italia (1861 – 1946) è stato soltanto un Piemonte allargato…

Sergey Pipan

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