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      Mučeniška Pot


Covi triestini

Come sapete, noi siamo fanatici lettori del quotidiano locale, ingiustamente e denigratoriamente definito il “bugiardello” da parte di taluni ipercritici concittadini. Ma, diteci voi, quale altro giornale può illuminarci così bene su quanto accade non solo dalle nostre parti ma in tutto il mondo?
Nell’ottobre scorso abbiamo letto un titolo a dir poco inquietante: “Trovati a Doberdò del Lago i piani delle nuove BR”. Perbacco. Se le nuove BR (che sembravano rese inoffensive dagli arresti dei mesi precedenti) hanno scelto come base logistica proprio Doberdò del Lago, il gioco si fa duro, come direbbe Rambo. Ma leggendo l’articolo scopriamo che i “piani” (cioè “cinque cartelle datate gennaio 2004”) sarebbero stati lasciati nel giugno scorso in una “borsa da fotografo” assieme ad “alcuni manualetti di sapore anarchico” ed a cinque copie di una rivista, “Aurora”, che sarebbe ispirata dal criminologo ed ex brigatista Giovanni Senzani. Rivista che il “Piccolo” dice che è stampata a Milano e si trova nei “circoli antagonisti” di Genova, Torino o Mestre, presumibilmente in libera circolazione, da quanto è dato capire; mentre, secondo una nota dell’agenzia Adnkronos che cita un articolo pubblicato su “Panorama” (casualmente del 15 ottobre 2004, cioè il giorno prima dell’articolo del “Piccolo”, che è del 16), tale rivista sarebbe “un giornale clandestino” che “promuove l’insurrezione armata a Milano”. Dunque “Aurora” è clandestina oppure pubblica? Chi avrà ragione, tra le due testate giornalistiche?
In ogni caso abbiamo questo curioso ritrovamento di riviste e piani strategici presso Doberdò nel giugno 2004; successivamente (aprile 2005) troviamo in rete (Indymedia, e poi ANSA e altri siti di informazione) la notizia che il giorno 13 aprile vi sono state alcune perquisizioni a Trieste ed a Foggia a carico di alcuni collaboratori della rivista “Rivoluzione”, nell’ambito di un’indagine ai sensi dell’ormai famigerato articolo 270bis, cioè quello sull’associazione sovversiva con finalità di terrorismo che viene frequentemente contestato a persone che poi si scoprono essere del tutto estranee a qualunque finalità terroristica.
Ma in questo contesto il nostro quotidiano si distingue nuovamente per la tipologia delle notizie date: domenica 17 aprile leggiamo questo titolo: “In città una base delle nuove Brigate rosse”.
Dobbiamo dire subito che il giornalista Silvio Maranzana, che ha firmato l’articolo, non è nuovo a scoop del genere. Ricordiamo infatti che all’epoca in cui furoreggiavano i comunicati e le risoluzioni strategiche degli NTA (al secolo Nuclei Territoriali Antimperialisti), poi rivendicati tutti in blocco da un asserito mitomane che ha sostenuto di averli scritti per divertissement personale, Maranzana titolava a giorni alterni che i terroristi abitano a Trieste e che a Trieste c’è una base terroristica. Il fatto che poi la base terroristica non si sia mai trovata, e neppure si sono identificati i terroristi che avrebbero abitato a Trieste, non sembrerebbe comunque avere influito granché sullo stile del cronista di “nera”.
Ma dato che un conto sono i titoli sui giornali ed un altro i fatti, torniamo a bomba, se ci passate la poco felice perifrasi nel contesto dei fatti.
Dunque nel corso di queste perquisizioni, che sarebbero seguite al ritrovamento della famosa valigetta a Doberdò nel giugno scorso (dieci mesi or sono), sarebbero stati sequestrati, come al solito, computer e floppy disc che devono essere esaminati dai tecnici. Ma le perquisizioni avrebbero portato anche al sequestro di vario altro materiale: manifesti, libri (si suppone in libera vendita) e tra questo materiale spiccano nell’articolo “tutte le fotocopie rinvenute di alcuni scritti del presidente Mao Tse Tung”.
Ora, a parte la violazione delle leggi sui diritti d’autore ed il divieto di fotocopiare più di una tot percentuale dei testi, noi non riusciamo proprio a comprendere quale reato da 270bis possa celarsi dietro la detenzione di queste fotocopie. Abbiamo però fatto una rapida disamina del materiale librario da noi posseduto, e siamo indecisi se costituirci oppure nascondere altrove i corpi del reato, perché abbiamo scoperto di avere in casa, oltre al famoso libretto rosso (quello originale, stampato in Cina ed importato dal vecchio Partito comunista marxista-leninista, acquistato alla libreria Italo Svevo di Corso Italia nel lontano 1972 da nostra nonna, che era una persona curiosa e a distanza di trent’anni scopriamo che aveva evidenti potenzialità sovversive), anche un “Senza contraddizione non c’è vita” edito da Bertani, il cui titolo potrebbe spiegare molte cose che a noi paiono assurde ma evidentemente dato che esistono vuol dire che anch’esse un senso ce l’hanno.

Comunque i fatti sarebbero questi: le nuove BR abbandonano i loro documenti strategici vicino a Doberdò (e notiamo come, per l’ennesima volta, assieme a materiale brigatista – o presunto tale – venga ritrovato anche materiale “di sapore anarchico”, senza che qualcuno si ponga il problema di come vi sia questa commistione tra anarchici e marxisti-leninisti che storicamente e politicamente a noi è sempre sembrata poco probabile), non si capisce se per farli ritrovare (come scriveva l’articolo di ottobre) o se per nasconderli (come sostiene invece Maranzana ad aprile); di conseguenza, dieci mesi dopo, gli inquirenti vanno a perquisire ed inquisire quattro persone tra Trieste, Parma e Foggia, che fanno riferimento ad una testata regolarmente registrata e, da quanto appare, fanno politica alla luce del sole (anche se Claudio Ernè sul “Piccolo” del 18 aprile ha riportato queste alate parole dette da “altri giovani del movimento” - quale movimento? -: “un gruppetto che non faceva una banana a livello politico”).
Ma “il momento è delicato e sono in corso verifiche”, avrebbe ribadito la DIGOS, sempre secondo quanto scrive Ernè.
Ecco, il momento è delicato. Infatti ci troviamo alla vigilia delle celebrazioni per i sessant’anni dalla Liberazione dal nazifascismo, quindi è un periodo particolare per inquisire persone che, celebrando la Resistenza del passato, ritengono di solidarizzare anche con le varie resistenze operanti in questo momento storico. E poi ci chiediamo anche come mai di tanto in tanto, ciclicamente, estemporaneamente, saltino fuori curiosi ritrovamenti di strana documentazione e materiale anomalo; in seguito a questi ritrovamenti (o, forse, indipendentemente da essi, non possiamo saperlo, dato che tutte le nostre informazioni provengono soltanto da quello che leggiamo sulla stampa) gli inquirenti indagano e poi si inseriscono alcuni articoli che non si pongono minimamente il problema se quei ritrovamenti sono veramente collegati con qualcosa di reale, se possono avere un senso logico o se non potrebbero invece rivelarsi delle bufale, delle ciofeche, delle provocazioni tout court. come abbiamo visto nel caso Razza (il rivendicatore apocrifo degli NTA).
Forse, prima di strillare notizie terroristiche sulla stampa, vedendo covi e terroristi ad ogni angolo di strada, sarebbe il caso di aspettare dei riscontri reali e non sbattere presunti mostri in prima pagina. Non fa bene all’opinione pubblica, né alla convivenza democratica, né agli inquisiti e nemmeno agli inquirenti.

(aprile 2005)

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