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      Mučeniška Pot


Cultura e Sinistra

Nel corso di un incontro organizzato da uno dei vari comitati di sostegno per la presentazione di una lista del centrosinistra, presenti il giornalista Paolo Rumiz e gli scrittori Anna Maria Mori e Veit Heinichen, il Vostro affezionato Direttore, recentemente su queste stesse pagine autocandidatasi a candidata sindaco, ha tenuto un intervento del seguente tono (cito a memoria ed integro dopo riflessione).

Premetto di essere una persona di sinistra, di quella sinistra che viene comunemente considerata “estrema”, però ho più volte votato per il “male minore”, spesso anche turandomi il naso, quindi posso ritenermi una potenziale elettrice anche di questa lista che si sta preparando nell’ambito dell’Ulivo.
Nel corso di questo incontro ho sentito parlare molto di cultura come possibilità di sviluppo per Trieste. Anch’io opero in ambito culturale, in un certo senso, e condivido pienamente il vecchio slogan del “dateci pane ma dateci anche rose”, però sentendo gli interventi di questo pomeriggio non ho potuto fare a meno di fare alcune riflessioni.
Come ho già detto, sono di sinistra, e per questo motivo sono rimasta sconvolta da certe posizioni espresse dal giornalista Paolo Rumiz, che ha detto che noi, come sinistra, avremmo la possibilità di cavalcare tutti i cavalli di battaglia della destra, perché questa destra con la quale abbiamo a che fare oggi non è né patriottica, né difende i valori della cristianità, cose sulle quali potremmo bene inserirci noi di sinistra. E che, tra tutti gli anniversari che si sono festeggiati in questi tempi, nessuno si è ricordato dei novanta anni dal 24 maggio 1914, data che segnò l’entrata dell’Italia nel conflitto in cui milioni di soldati diedero la vita perché Trieste fosse italiana.
Ma se io sono di sinistra ritengo di avere dei valori miei da difendere e da portare avanti, senza pormi il problema di portare via i cavalli di battaglia alla destra: avessi come valori i loro, starei direttamente a destra, a parer di logica. Così essendo di sinistra avrei desiderato anch’io che venisse ricordato il novantesimo anniversario del 24 maggio 1914, ma che venisse ricordato come la data che sancì l’ingresso anche dell’Italia in quell’immane ed immonda carneficina che fu la prima guerra mondiale: una data che andrebbe ricordata, da persone di sinistra, per ribadire che le guerre non sono valori che ci appartengono e che anche oggi vogliamo uscirne e non rimanere a partecipare attivamente al massacro di popoli innocenti.
Sono poi altri gli argomenti che avrei voluto vedere affrontati dai relatori come proposte della sinistra per un rilancio della vita cittadina. Perché parlare di cultura va bene, ma quello che mi chiedo è, chi saranno i consumatori, i fruitori di questa cultura? Ci rendiamo conto che parliamo di sviluppo culturale in una società in cui vivono (direi: sopravvivono) persone che percepiscono uno stipendio che arriva si e no agli 800 euro mensili, nella quale un libro (in edizione economica!) viene a costare come minimo 8 euro, e le tasse universitarie (da pagare in due rate, bontà loro) ammontano a circa 1.000 euro, testi e altri costi ovviamente esclusi? Che in questi “tempi di progresso” la fila per la mensa dei poveri distribuita dai frati di Montuzza si fa di anno in anno più lunga? Che gli anziani ricoverati negli ospedali, anche nel nostro modernissimo, avanguardistico, clinica universitaria, ospedale di Cattinara, se si fanno la pipì addosso devono rimanere sporchi perché non c’è nessuno che li pulisce? Siamo a conoscenza di questi fatti, che sono inaccettabili in un Paese che si vuole civile, nell’anno di grazia 2005.
Ecco, ci sono diverse cose che io vorrei sentire dire dalla sinistra che si propone per governare. Vorrei sentire che non verranno più fatti tagli e “razionalizzazioni” nell’ambito delle aziende (che brutto termine, per chi deve assistere e non ottenere profitto…) ospedaliere, ma che verrà assunto il personale necessario per garantire una degenza dignitosa a tutti i ricoverati.
Che si investirà nell’istruzione, per cui le famiglie non dovranno più affrontare costi proibitivi per le tasse scolastiche ed i libri di testo; che le tariffe delle utenze non verranno ulteriormente aumentate; che gli stipendi medi saranno finalmente adeguati al reale costo della vita, quindi ci saranno i soldi per comprare, oltre al pane, anche le rose necessarie per evitare l’abbruttimento della mente.
Ecco i discorsi che vorrei sentire dal centrosinistra che si candida alla guida del Paese in alternativa all’attuale Casa della libertà. Un centrosinistra che guardi innanzitutto ai bisogni primari delle persone e successivamente anche alla loro crescita culturale, e che pensi come ultima cosa alle grandi opere di distruzione dell’ambiente, come i vari corridoi, l’alta velocità e le superstrade che devastano il territorio dove passano, oppure i lavori di “abbellimento” urbano, ripavimentazioni e rifacimenti di piazze che stavano bene com’erano prima e per le quali non si vede il motivo di stravolgerne il contesto urbanistico, come ci dimostrano piazza Vittorio Veneto e piazza Goldoni, che, ricordiamolo, non sono state invenzioni dell’amministrazione Di Piazza ma risalgono all’epoca della giunta Illy (di centrosinistra).
Un sistema di governo rispettoso degli uomini e dell’ambiente, ecco quello che vorrei dal centrosinistra, con i suoi rappresentanti che lascino da parte le beghe sul “mi candido io, ti candidi tu”, e guardino piuttosto ai contenuti che non alla figura del candidato.

(giugno 2005)

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