Articolo

      Mučeniška Pot


Dal CFR ad Aspen, passando per Bilderberg e la Trilateral.

DAL CFR AD ASPEN, PASSANDO PER BILDERBERG E LA TRILATERALE.

Daniel Estulin, “Il Club Bilderberg”, Arianna editrice 2009, “la storia segreta dei padroni del mondo”: così viene presentato questo studio-reportage di un giornalista la cui stessa biografia è particolare. Nato a Vilnius in Lituania, suo nonno ebbe la famiglia sterminata dai nazisti e fu poi agente del KGB; il padre invece risulterebbe (da “Wikipedia”…) essere stato un dissidente perseguitato dal KGB e perciò nel 1980 la famiglia Estulin fuggì in Canada… dove anni dopo Daniel ritrovò il nonno, stando a quanto si legge in una sua conversazione con Fidel Castro (http://www.anticorpi.info/2010/12/conversazione-tra-daniel-estulin-e.html ).
Nell’enciclopedia informatica il libro viene stroncato con la solita faciloneria wikipediana, come “di matrice cospirazionista”, scritto allo scopo di dimostrare la “tesi personale dell’autore” (ma di solito perché uno scrive un libro di saggistica se non per dimostrare una propria tesi?) che il Bilderberg lavori per “influire su dinamiche economico-politiche internazionali, con il presunto scopo di favorire gli interessi dei componenti stessi del Gruppo” (http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Club_Bilderberg ).
Con buona pace dei redattori di Wikipedia, che probabilmente intendono in questo modo mettersi al sicuro da possibili ritorsioni legali, Estulin non ha inventato nessuna “tesi”: il Club Bilderberg esiste, e lavora, sicuramente influenzando dinamiche economico-politiche, se per favorire gli interessi di chicchessia lo si può valutare alla luce della documentazione esistente. E se pure ad Estulin va il merito di avere approfondito (anche rischiando in prima persona, da quanto egli stesso racconta) la ricerca sul Bilderberg, bisogna ricordare che di questo Club, delle sue attività e delle organizzazioni ad esso collegate è da anni che si parla, come si può verificare facilmente considerando anche il materiale analizzato dall’autore del libro.
Piccolo accenno alla casa editrice, Arianna, che pubblica autori della “nuova destra” come Alain de Benoist, “comunitaristi” come Costanzo Preve, in genere autori della “decrescita”, ambientalisti, “no global” (Serge Latouche, Marco Saba, Saverio Pipitone…), cioè coloro che trattano da destra argomenti che dovrebbero essere invece patrimonio della sinistra, e che vanno quindi a maggior ragione seguiti da chi vuole uscire dal sistema globalizzante in modo progressista.
Da parte nostra, nell’ormai lontano anno 1999 scrivemmo un articolo intitolato “Aspen, Colorado (ma non solo)” nel quale accennavamo appunto a questi argomenti. Riprendiamo parte di quell’articolo, aggiornandolo.

Aspen non è solo un’amena località turistica del Colorado, è anche il nome di un Istituto (the Aspen Institute for Humanistic Studies), che è nato negli Stati Uniti ma (leggiamo da Internet) si è sviluppato anche in Europa, organizzando simposi in Francia, Italia, Germania. Abbiamo trovato traccia di un forum tenuto a Gerusalemme dall’Istituto Aspen sul “futuro della storia”, nel corso del quale pare che la professoressa Anita Shapira dell’Università di Tel Aviv abbia detto che “è il momento di prendere in considerazione la possibilità di affrontare la fine della scrittura storica come professione accademica” (“Internazionale”, n. 87/95). Tenete a mente questa affermazione perché più avanti riprenderemo l’argomento dell’insegnamento della storia.
Sul “Piccolo” del 10/10/99 abbiamo trovato l’Istituto Aspen come organizzatore di una conferenza internazionale “Unione europea, area danubiana e Balcani”, tenutasi a Venezia ed alla quale avevano partecipato James Pardew (consigliere di Clinton per il Kosovo), Bernard Kouchner (“rappresentante speciale di Kofi Annan per il Kosovo”, ma anche rappresentante dei Medici senza frontiere, poi divenuto ministro nel governo Sarkozy), i ministri della difesa italiano e tedesco Carlo Scognamiglio e Rudolf Scharping, Franco Bernabè (quale presidente della task force per la ricostruzione dei Balcani, ma anche più volte amministratore delegato di Telecom Italia), ed infine il sindaco di Trieste Riccardo Illy. Ricordiamo che all’epoca erano passati solo sei mesi dal criminale attacco Nato contro la Jugoslavia, e dopo avere seminato morte e distruzione con le bombe, bisognava pensare a come farsi i soldi con la ricostruzione di quanto devastato. Nel suo intervento Illy, in perfetto accordo con Pardew, affermò che finché Milošević fosse rimasto al potere in Serbia, non si sarebbe potuto ricostruire la Serbia. Sarà un caso che un anno dopo Milošević fu sconfitto alle elezioni?
Abbiamo poi preso in considerazione un interessantissimo e purtroppo poco noto saggio di Sergio Paronetto (“Poteri profondi”, KappaVu), uscito nel 1995, che riprende una “scheda” ancora più vecchia, tratta del “Mondo” del 11/5/87, dove vengono fatti i nomi di alcuni personaggi pubblici appartenenti a “centri di potere internazionale” come l’Aspen Institute. Secondo voi, cos’hanno in comune Margherita Boniver e Francesco Cossiga, Gianni De Michelis e Giorgio La Malfa, Antonio Maccanico e Nerio Nesi, Franco Reviglio e Cesare Romiti, Emma Marcegaglia e Lucia Annunziata, Paolo Mieli e Franco Frattini, Gianni ed Enrico Letta (oltre ad essere padre e figlio…), Romano Prodi ed Umberto Eco, Mario Monti e Carlo Scognamiglio, Giorgio Napolitano e Marta Dassù? Risposta semplice: l’appartenenza all’Istituto Aspen, che è una derivazione della Commissione Trilaterale, così descritta su “Internazionale” del 22/9/95.
“Si parla di forse tremila persone. Sono i power broker di New York, i banchieri di New York, l’elite globale. Avevano in mano Nixon, avevano in mano Carter, avevano in mano Reagan. Controllavano al cento per cento Bush e controllano al cento per cento Clinton. Non è un complotto, ma tutta questa gente fa parte degli stessi gruppi e organizzazioni. Sono fra i duecento principali azionisti dei mezzi di comunicazione. Sono nelle banche, nei think tank. Alcuni fanno parte del Council on Foreign Relations e della Commissione trilaterale”.
Paronetto ci spiega che vi sono “tre realtà operanti spesso in comunanza trinitaria: Il Council on Foreign Relations (CFR), il Bilderberg Group e la Trilateral Commission. I loro membri risultano spesso legati contemporaneamente a tutti e tre gli organismi. Accanto ad essi operano centri di rilievo mondiale” (tra i nomi, che richiederebbero molti approfondimenti che ci riserviamo di fare in altra sede più circostanziata, citiamo la Round Table, l’Associazione B’nai Brith, la Golden Dawn, l’Aspen Institute), ma anche “sodalizi filantropici, circoli filosofici e pedagogici, case editrici, società esoteriche, teosofiche o gnostiche, sette religiose, movimenti neotemplari, l’ordine rosacrociano Amorc, ordini cavallereschi, istituzioni ambientaliste o salutistiche (…) l’Ordro Templi Orientis, il movimento della New Age”…
A questo punto ci chiedevamo, nell’articolo di ottobre 1999, se fosse una coincidenza il fatto che a Trieste si fossero tenuti in quel periodo un altro convegno sulla ricostruzione dei Balcani organizzato dalla Fondazione Nord Est (il cui presidente era all’epoca Ilvio Diamanti) in collaborazione con la rivista Limes di Lucio Caracciolo, al quale parteciparono tra gli altri Franco Bernabè, gli allora ministri Piero Fassino ed Enrico Letta, l’imprenditore Claudio De Eccher, il generale Carlo Jean; ma anche un festival New age al quale parteciparono rappresentanti dell’ordine rosacrociano, studiosi di esoterismo e teosofia, organizzazioni ambientaliste e salutistiche. E ci chiedevamo se fosse un caso il revival in quel periodo di rievocazioni medievalistiche, celticheggianti e cavalleresche (organizzate da quelli che confondano la cultura celtica con la cavalleria medievale, peraltro ancora attivi a Trieste e non solo).
Abbiamo quindi a che fare con queste organizzazioni, collegate tra loro: CFR, Trilateral ed Aspen. E tutte collegate al Club Bilderberg, per cui lasciamo il libro di Paronetto (che pure ne parla), per andare a leggere il “cospirazionista” ma anche più circostanziato e (logicament) aggiornato Daniel Estulin.
Il CFR fu fondato nel 1921 negli Stati Uniti, con finanziamenti delle Fondazioni Rockefeller e Carnegie, e comprende al suo interno i principali dirigenti delle più importanti testate giornalistiche statunitensi, oltre a rappresentanti del potere economico. Nel 1922, scrive Estulin, il sindaco di New York John F. Hylan denunciò il pericolo della “vera minaccia per la nostra repubblica”, un “governo invisibile che come un gigantesco polipo estende i suoi fangosi tentacoli sulla nostra città, sul nostro Stato e sull’intera nazione. Alla sua guida si trova un gruppetto di banchieri internazionali (che) controlla virtualmente il nostro governo”.
E nel 1954 il senatore William Jenner sostenne pubblicamente che “dietro al governo ed al sistema politico” operava “un altro sistema” che non si riconosceva nella Costituzione. Successivamente Estulin fa un’interessante carrellata in cui spiega che tutti i candidati alla presidenza degli Stati Uniti, sia quello eletto sia quello non eletto, avevano l’approvazione del CFR, così non importava quale dei due venisse eletto, ai fini del CFR. Questa circostanza ha comportato però anche un altro effetto collaterale: essendo i candidati eletti comunque riferibili alla stessa matrice economico-politica, anche la loro politica era la stessa, non si differenziava, pertanto dopo alcuni cambi di gestione l’elettorato si rendeva conto che eleggere l’uno o l’altro schieramento non cambiava in concreto la situazione, consapevolezza che alla fine porta ad una disaffezione al voto. “Sono tutti uguali”, non lo sentiamo dire anche oggi in Italia dai fautori dell’antipolitica? E ricordiamo sia che gli Stati Uniti hanno una bassissima percentuale di votanti, sia che in Italia negli ultimi anni c’è stato un aumento quasi esponenziale dell’astensionismo elettorale, peraltro in maggior parte di matrice qualunquista.
Nel capitolo 14 del suo studio Estulin ci parla diffusamente delle “operazioni psico-politiche” del CFR, citando il sociologo Hadley Cantrill che nel 1967 scrisse “le operazioni psico-politiche fanno parte di campagne di propaganda, pensate per creare uno stato di perpetua tensione e per manipolare differenti gruppi di persone affinché accettino il particolare panorama imposto dalle opinioni del CFR sul futuro del mondo”. Nelle pagine successive Estulin elenca una serie di istituti ed istituzioni preposti al “controllo” delle menti e dell’opinione pubblica, che usano per questo i mass media in modo da dirottare la percezione degli eventi da parte della popolazione nel modo desiderato dal CFR, sia per la politica interna che per quella estera. Per la cronaca, in rete si trova un elenco di membri del CFR del 1997, tra i quali vi è anche James Pardew, partecipante al convegno sui Balcani di cui sopra.
Passiamo alla Trilateral che invece fu fondata nel 1973, come coordinamento tra i “poteri economici” di America, Europa ed Asia. Volete qualche nome? Un po’ a caso, Giovanni Agnelli, Margherita Boniver, Giorgio Benvenuto, Arrigo Levi, Romano Prodi, Cesare Romiti, l’ex premier greco “tecnico” Lucas Papademos, eletto nel novembre scorso in un momento di crisi del suo Paese , esattamente come il nostro premier “tecnico” Mario Monti, altro membro della Trilateral. Spesso i nomi dei membri della Trilateral coincidono con i membri di Aspen, ma non solo, come vedremo adesso che andiamo a parlare del Bilderberg, cioè l’oggetto del testo “cospirazionista” di Estulin.
Prima di entrare nel merito dell’indagine di Estulin premettiamo che non siamo in grado di dire se tutto ciò che egli sostiene sia attendibile o no, dato che le sue fonti sono a volte oscure, però notiamo che la situazione politica che descrive come il prodotto dell’attività del Club Bilderberg è proprio quella che viviamo.
Il Club Bilderberg fu fondato nel 1954, in Olanda, quando si riunirono (le citazioni che seguono sono tratte dal testo di Estulin) “sotto gli auspici della corona olandese e della famiglia Rockefeller” (ricordiamo che la famiglia Rockefeller aveva già al proprio attivo la fondazione del CFR), “gli uomini più potenti del mondo” e “per un intero fine settimana discussero del futuro del mondo”. Tra i fondatori il principe Bernardo del Belgio, di cui viene ricordato (ma non solo da Estulin) il passato nazista, al punto che “si dice” che il Club Bilderberg non prenda il nome dall’omonimo albergo dove ebbe luogo la prima riunione, ma dall’ufficiale delle SS Forben Bilder del cui staff faceva parte il principe.
Estulin inoltre indica come una sorta di eminenza grigia del Club un gesuita, Josef Retinger, che in effetti, a leggere il sito http://ita.anarchopedia.org/Gruppo_Bilderberg era proprio definito “Sua Eminenza grigia”, e risulterebbe anche tra i fondatori e poi segretario generale fino al 1952 dell’United European Movement presieduto da Winston Churchill e finanziato dall’ACUE (American Committee for United Europe). Di queste due organizzazioni ci parla anche Estulin, descrivendo la carriera lampo del britannico Denis Healey, anch’egli tra i fondatori del “Movimento europeo” (cioè l’United European Movement) che ricevette sostegni finanziari dal “Comitato Americano per l’Unione Europea” (l’ACUE di cui sopra), gruppo che sarebbe stato “espressione della CIA” in quanto la sua leadership comprendeva il generale Donovan, capo dell’OSS (precursore della CIA), l’allora segretario di Stato USA George Marshall e “l’onnipresente Allen Dulles”, cioè il rappresentante dell’OSS che agì durante la Seconda guerra mondiale in modo da proteggere i nazifascisti da esecuzioni sommarie ma anche processi ed epurazioni nel dopoguerra. In funzione anticomunista, ovviamente. Healey divenne in breve tempo Consigliere dello Scacchiere, ossia ministro dell’economia britannico, dopo la conferenza Bilderberg del 1957.
Torniamo ai fini del Club, come la riarmonizzazione dei rapporti economico-politici tra Nordamerica ed Europa, dove Estulin fa notare che i membri del Bilderberg sono le stesse persone che gestiscono le banche centrali e si trovano pertanto nelle condizioni di stabilire i tassi di interesse ed il costo del denaro.
Estulin indica poi gli obiettivi del Bilderberg (vi consigliamo di fare mente locale alla situazione in cui viviamo mentre leggete): distruzione delle identità nazionali, in modo da creare uno stato unico senza distinzioni di storie e culture diverse; controllo delle menti per ottenere il consenso; la “crescita zero”, perché quando c’è il benessere e la gente non ha motivo di protestare, lo Stato non ha neppure motivo di reprimere, mentre la repressione è necessaria al potere per dividere la popolazione in due categorie: i padroni e gli schiavi; costruire le crisi a tavolino in modo da provocare una sensazione di insicurezza nella popolazione che spinga all’apatia e non al dissenso; la creazione di sistemi educativi “globalizzati” per impedire agli scolari di conoscere i veri eventi della storia mondiale (vi ricordate le dichiarazioni della professoressa Shapira al convegno di Aspen?); il controllo centralizzato delle politiche interne ed estere: gli USA devono decidere per le Americhe, l’Unione Europea per l’Europa, mentre l’ONU deve diventare il governo mondiale, dotato di un proprio esercito che alla fine è quello della Nato, che in questi anni ha operato sempre in nome delle Nazioni Unite; unificare il sistema legale in modo che l’unico tribunale operante sia la Corte internazionale di giustizia; creare un unico “welfare state socialista” in cui gli “schiavi obbedienti siano premiati, mentre quelli ribelli “sterminati” (qui ci permettiamo di osservare ad Estulin che questo tipo di “welfare” più che socialista ci sembra “nazional”-socialista).
D’altra parte Estulin ci spiega anche che “le attuali democrazie rappresentative si basano su governi eletti (…) i quali possono essere scaricati creando delle crisi orchestrate a tavolino tramite un terzo potere (chiamato sistema delle banche centrali indipendenti) che di fatto li finanzia”. Tutto ciò vi ricorda il modo in cui Mario Monti (membro Bilderberg eTrilateral) è salito al potere in Italia? E tenendo presente che Monti è potuto diventare presidente del consiglio solo dopo essere stato nominato senatore a vita dal presidente Giorgio Napolitano, che ci risulta essere in un elenco di membri dell’Aspen Institute…
Estulin descrive poi una serie di eventi dietro i quali, secondo lui, vi sarebbe stata la mano del Bilderberg: dal Watergate, che voleva sistemare un proprio elemento, Gerald Ford, al posto di Nixon, che non era più adatto agli scopi del Club; ma anche le elezioni di Clinton, di Blair (e la caduta della Lady di ferro Margareth Thatcher, che “si opponeva al passaggio della sovranità nazionale britannica all’Unione Europea, come voleva il Bilderberg Group”), di Prodi e persino l’assassinio di Aldo Moro. Su tutti questi punti vi rimandiamo alla lettura del libro, per decidere quanto possano essere attendibili i fattori esposti dall’autore.
Tra i membri del Bilderberg (che comprende solo personalità degli USA, del Canada e dell’Europa occidentale, secondo Estulin) ne segnaliamo alcuni (anche deceduti) che ci sembrano significativi, cominciando dagli italiani (e notiamo che la rappresentanza è correttamente bipartisan): molti di essi li abbiamo già incontrati nell’ambito di questo excursus.
Gli imprenditori: Alberto Pirelli, Giovanni ed Umberto Agnelli, John Elkann, Raul Gardini; Cesare Romiti, Marco Tronchetti Provera; i giornalisti: Barbara Spinelli, Gianni Riotta, Carlo Rossella, Piero Ottone, Lucio Caracciolo; i politici: Romano Prodi, Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi, Francesco Cossiga, Gianni De Michelis, Valter Veltroni, Giulio Tremonti; i tecnici: Mario Monti, Mario Draghi, Tomaso Padoa Schioppa, Corrado Passera, Alessandro Profumo. Poi troviamo Franco Bernabè, Emma Bonino e Javier Solana (che dopo essere stato segretario generale della Nato all’epoca dell’aggressione alla Jugoslavia ha fatto carriera nell’ambito dell’Unione europea): e questi tre personaggi, in effetti, hanno in comune anche la “gestione” della “crisi” del Kosovo, prima e dopo i bombardamenti Nato. A questo proposito prendiamo atto che Estulin afferma che tra i due meeting del Bilderberg del 1996 e del 1998 “il Kosovo venne messo sotto la lente del microscopio” del Club, che discusse “la possibilità di formare la Grande Albania creando lo Stato libero ed indipendente del Kosovo ed attuare lo smembramento della Jugoslavia (…) ottenendo progetti di ricostruzione, del valore di miliardi di dollari, delle infrastrutture regionali distrutte”. Consideriamo che alla riunione Bilderberg del giugno 1999 prese parte il ministro della difesa tedesco Scharping, il che riporta ai due convegni dell’autunno 1999 a Trieste, ai quali parteciparono i bilderberghiani Bernabè, Caracciolo, Scharping, Kouchner, gli aspeniani Gianni Letta e Scognamiglio, il CFR Pardew.
Troviamo poi tra i membri del Bilderberg, negli anni, l’ungherese naturalizzato statunitense George Soros, il “patron” di tutte le “rivoluzioni arancioni”; Henry Kissinger, segretario di stato USA che gestì per anni la politica del suo Paese, e non solo; la proprietaria del “Washington Post” Katherine Graham; Bernard Kouchner, altro “gestore” delle crisi balcaniche; l’attuale ministro dell’economia tedesco, Wolfgang Schäuble; e tra gli italiani segnaliamo infine il poco noto Roberto Ducci, il diplomatico che per alcune sue dichiarazioni fu lì e lì per dare vita ad una crisi diplomatica tra Italia e Jugoslavia nel 1974 (proprio nel periodo in cui il Kosovo si stava sollevando contro il governo di Belgrado).
Il CFR ed il Bilderberg, secondo i dati di Estulin, avrebbero avuto negli anni il controllo totale non solo del governo degli Stati Uniti, ma anche della NATO e della CIA, e persino il Piano Marshall sarebbe stato un mezzo per il CFR di portare la propria influenza in Europa.
Estulin affronta anche la questione dei finanziamenti dei capitali nordamericani e britannici ai rivoluzionari bolscevichi, ma questo lato non lo trattiamo per questioni di spazio (così come altri argomenti per i quali vi rinviamo alla lettura del testo); inoltre non concordiamo con lui quando afferma che il progetto Bilderberg è praticamente la realizzazione leninista del “capitalismo di stato”, dato che sono i capitalisti a farsi stato. Ma se, secondo il concetto “bilderberghiano”, la gestione del potere politico passa dalla classe politica ai detentori del potere economico, questo non corrisponde certo al programma leninista, che prevedeva che fosse il popolo a detenere i mezzi di produzione e di conseguenza anche la ricchezza, eliminando le categorie dei capitalisti e dei banchieri, quanto piuttosto a quel progetto noto come “anarco-capitalismo”, di cui abbiamo altre volte trattato su queste pagine.
Riprendiamo quindi un vecchio articolo di Corrado Ocone, pubblicato su “l’Unità” del 9/1/02, “Anarco-capitalisti d’America”.
“Gli anarco-capitalisti segnano un momento di rottura rispetto alla tradizione del pensiero libertario, in quanto si schierano apertamente a destra, vicino alle frange estreme del conservatorismo politico. Essi ritengono che tutto debba essere affidato alla competizione fra i privati: difesa esterna, sicurezza interna, amministrazione della giustizia soprattutto vita economica. Non un’ombra di Stato deve intervenire a falsare la libera concorrenza, che provvederà essa stessa ad allocare nel modo più efficace e giusto le risorse disponibili. Per loro, fra le conseguenze della scomparsa dello Stato nell’economia, ci sarebbe la sparizione di ogni forma di tassazione. I libertari hanno una vera e propria idiosincrasia per le tasse, che giudicano nulla più che un’estorsione”.
E nell’ambito del pensiero “anarco-capitalista” va citato anche l’enfant prodige dell’economia, Alberto Mingardi, che a 17 anni diede alle stampe (così risulta dalla sua biografia) il testo “Estremisti della libertà”, pubblicato da Leonardo Facco (editore nonché editorialista di Enclave, rivista degli anarco-capitalisti europei) e con prefazione di Sergio Ricossa, economista che sarebbe stato “predestinato come ministro dell’economia dopo il golpe Sogno”, secondo l’autore di un articolo pubblicato sulla rivista (questa veramente anarchica) “Umanità Nova” (17/12/00), parlando di un convegno di anarco-capitalisti cui avrebbe preso parte anche Vittorio Feltri.
Tornando a Mingardi, egli ha spiegato, in un’intervista rilasciata al giornalista Paolo Radivo e pubblicata sul quotidiano “Trieste Oggi” del 14/9/00, che “lo Stato è sostanzialmente quel gruppo di individui (le persone che lavorano nella televisione di Stato, nella burocrazia di stato, ecc.) che campa sulle tasse pagate da un altro gruppo di individui. Queste persone sono, a livello elettorale un corpus tale che senza di loro non si vince: vanno sempre a votare, a differenza degli altri e preservano giustamente quelli che sono i loro interessi”.
Come se non andassero a votare anche lavoratori autonomi, lavoratori dipendenti del settore privato… lo Stato dovremmo essere tutti noi, non solo gli impiegati pubblici. Ma Mingardi evidentemente ritiene che vi sia un’unica categoria positiva.
“Gli imprenditori, la categoria più vituperata di questo paese (…) nessuno ha mai spiegato che senza gli imprenditori questa società si disgregherebbe come un castello di sabbia (…) da loro nasce la ricchezza di tutti”. Che la ricchezza degli imprenditori nasca anche dal lavoro dei loro dipendenti, che spesso rimangono “di origini modeste” proprio perché l’imprenditore trattiene per sé la maggior parte di quello che viene prodotto grazie al lavoro altrui, è probabilmente una visione “marxista” che Mingardi non condivide. In ogni caso le conclusioni del giovane economista sono esplicite: “lo Stato è il più grande ladro, la tassazione è il ladrocinio legalizzato, la costituzione è rapimento”. Rapimento non si sa di che, ma il concetto generale è ben chiaro.
In precedenza avevamo trovato un’altra notizia relativa ad anarco-capitalisti italiani: il 4/7/97 il Movimento indipendentista Nord Libero”, organizzò una conferenza dal titolo: “Liberali, liberisti, indipendentisti: un’intesa possibile?”. Relatori il “presidente del comitato anarco-capitalista per la liberazione dallo statalismo” Massimiliano Finazzer Flory, il presidente nazionale della LIFE Fabio Padoan e Paolo Radivo del Club Pannella Riformatori. Sì, lo stesso Radivo che intervistò Mingardi tre anni dopo… del resto i radicali sono fautori del liberismo più sfrenato, nel senso di eliminare ogni forma di gestione statale nella politica e nell’economia… basti pensare a tutti i referendum che negli anni il partito radicale nelle sue varie forme ha cercato di portare avanti, in funzione di una liberalizzazione totale dei diritti dei capitalisti a scapito dei diritti dei lavoratori. E del resto la radicale Emma Bonino sta nel Bilderberg, ed è stata commissario europeo come Prodi e Monti, suoi sodali nel Club di cui sopra.
Passando alla situazione attuale, vediamo che in Italia il presidente della repubblica è l’aspeniano Giorgio Napolitano (scusate la rima…), che il presidente del consiglio è il bilderberghiano Mario Monti, nel cui governo troviamo il bilderberghiano ministro Corrado Passera e l’aspeniana sottosegretaria Marta Dessù; che le condizioni economiche ci sono dettate dal bilderberghiano Mario Draghi, che la Confindustria è guidata dall’aspeniana Emma Marcegaglia e che la politica internazionale è gestita da un mix tra aspeniani, CFR e bilderberghiani.
Ed infine, se tutto ciò non vi basta, riprendiamo un recente articolo del Guardian (la traduzione si trova in https://versounmondonuovo.wordpress.com/tag/bilderberg/) dove leggiamo che nell’ultima riunione del Club Bilderberg (terminata il 4 giugno scorso) era presente (è stata presente anche alla riunione del 2008) il “capo degli affari esteri del Consiglio Transitorio Nazionale della Siria”, Bassma Kodmani “strenua sostenitrice dell’intervento militare Nato nel suo Paese per destituire Assad”. Prosegue l’articolo: “La sua presenza alla riunione del gruppo, espressione dei potentati finanziari che influenzano le politiche internazionali, suggerisce l’intenzione occidentale di prendere seriamente in considerazione l’intervento militare in Siria. Lo scorso anno, alla riunione del Gruppo Bilderberg tenutasi in Svizzera, si discusse della possibilità di far guerra alla Libia di Gheddafi. Dopo quattro mesi, il Raìs venne ucciso e il Paese nordafricano passò tra le mani della Nato, dei ribelli e del Consiglio Nazionale di Transizione della Libia”.
A questo punto dite pure che siamo cospirazionisti come Estulin, ma a noi troppe coincidenze ci insospettiscono…


luglio 2012

Questo articolo è stato letto 2711 volte.

Contatore Visite