Articolo

      Mučeniška Pot


Dalla Osoppo a Gladio: Giuliano Dell'Antonio.

BREVI BIOGRAFIE: GIULIANO DELL’ANTONIO.

Giuliano Dell’Antonio (nome di battaglia “Guidi”), già capitano degli alpini, fu il primo comandante della brigata “Venezia Giulia” del Corpo volontari della libertà di Trieste (il suo vice era Ernesto Carra) ed ufficiale di collegamento con la brigata friulana Osoppo, nonché uno dei referenti per chi “in seno alla Guardia Civica ed alla X Mas” si aggregava al CLN portando con sé le armi (In “Diario storico della Divisione Rossetti”, Archivio IRSMLT n. 1156).
La brigata “Venezia Giulia” si costituì nell’ottobre del ‘44 attorno ad un gruppo di universitari cattolici collegati a don Marzari, la cui attività clandestina era iniziata in giugno alle dipendenze di “Guidi”, che era da tempo “in contatto con il cap. Nonnino (Rossi) della II divisione Osoppo-Friuli”. Il reparto si costituì adottando uno statuto sullo schema di quella della divisione “Osoppo”; infatti era una delle tre brigate del CVL di cui era composta la divisione “Domenico Rossetti”, organizzata dalla DC e dipendente dal comando della divisione Osoppo. I suoi membri svolsero un’attività “propagandistica fuori dai cantieri e attività informatica e di collegamento” tramite “Guidi” e poi Carra con Corsi della V Armata e la II divisione Osoppo-Friuli; il movimento era riuscito a prendere piede in seno alla Guardia civica, nonché alla Marina repubblicana ed alla X Mas ed un gruppo si era costituito anche fra gli ausiliari di PS che poi si staccarono e formarono la brigata “S. Sergio”.
“Guidi” si era recato nel novembre ‘44 nell’alta Istria per prendere contatti con il battaglione “Alma Vivoda”, ma durante la sua missione l’“Alma Vivoda” fu attaccato dall’esercito nazista e disperso, mentre diversi membri di esso furono fatti prigionieri, come anche lo stesso “Guidi”. Che però non rimase a lungo prigioniero, da quanto risulta dai vari “diari” del CLN (conservati presso l’archivio dell’Istituto regionale di storia del movimento di liberazione di Trieste), perché “liberato in gennaio e nuovamente ricercato” si recò a Milano “dove rappresenterà la Venezia Giulia presso il CLNAI” (In “Diario storico della Divisione Rossetti”, Archivio IRSMLT n. 1156. Ma non ci risulta che nel gennaio 1945 il CLN triestino avesse dei rappresentanti presso il CLNAI). Dopo il suo arresto il comando della brigata fu preso da Carra, e vicecomandante fu nominato Redento Romano, il quale, nel corso dei “42 giorni” di amministrazione jugoslava della città (1° maggio-12 giugno 1945), riorganizzò la brigata “Venezia Giulia”, questa volta in funzione antijugoslava, come testimoniano vari documenti del CLN triestino e di cui abbiamo parlato altre volte su queste pagine.
In merito alla vicenda del battaglione “Alma Vivoda”, leggiamo però, nel libro ad esso dedicato (P. Sema, A. Sola, M. Bibalo, “Battaglione Alma Vivoda”, La Pietra 1975), che il delegato del CLN triestino inviato a prendere i contatti non sarebbe stato Dell’Antonio, ma Paolo Reti (“Oscar”), che avrebbe raggiunto il battaglione la sera del 24 novembre, proprio poco prima del rastrellamento tedesco che durò due giorni e decimò l’“Alma Vivoda”. Lo stesso Reti sarebbe stato catturato dai nazisti nel corso di quell’operazione repressiva, particolare questo che non corrisponde con altre versioni dell’arresto di Reti, che sarebbe avvenuto successivamente, ed a Trieste, come leggiamo ad esempio ne “I cattolici triestini nella Resistenza”, Del Bianco 1960.
Il fratello di “Guidi”, Carlo Dell’Antonio (nome di battaglia Luciano Marzi), fu capo dell’ufficio informazioni militari della DC e vicecomandante della divisione “Domenico Rossetti”. Fu arrestato, assieme ad altri dirigenti del CLN triestino, il 7 febbraio 1945 dall’Ispettorato Speciale di PS, ma, stando a quanto scrive Redento Romano, a differenza degli altri arrestati, che rimasero detenuti fino alla fine della guerra, “il capitano Carlo Dell’Antonio, dopo due giorni di prigionia e tortura era riuscito a evadere con un acrobatico salto dal primo piano della caserma di v. Cologna (sede dell’Ispettorato, n.d.r.). Fratturandosi un piede nella fuga, veniva tenuto nascosto e curato per due mesi e mezzo. Uscito il 30 aprile per la prima volta dopo l’evasione apprendeva che il Collotti (il vice-capo dell’Ispettorato Speciale, n.d.r.) aveva lasciato nel suo ufficio parecchi oggetti di valore confiscati ai patrioti arrestati nei mesi febbraio-marzo. Spinto dal desiderio di riavere alcuni oggetti che costituivano preziosi ricordi personali di guerra, il Dell’Antonio, che era stato capitano pilota in Africa settentrionale dove era stato insignito di medaglie al valore, si recava il 1° maggio nella caserma di via Romagna (così nel testo: anche in via Romagna c’era una caserma, però della Guardia civica, n.d.a.) e qui veniva catturato dai partigiani di Tito che lo avevano scambiato per un agente di Collotti”. Così il “Rapporto del dott. Redento Romano del CLN, archivio IRSMLT 2013, però se leggiamo il racconto di un altro dirigente del CLN, il democristiano Marcello Spaccini (“I cattolici triestini…”, cit.), che fu sindaco di Trieste dal 1970 al 1978, la sera del 29/4/45 furono esponenti del CVL e non “partigiani di Tito” ad occupare la sede dell’Iispettorato Speciale di PS di via Cologna. Che via Cologna fosse controllata da partigiani italiani e non del movimento jugoslavo è confermato anche dalla testimonianza di Milka Kjuder, che era stata arrestata dall’Ispettorato nell’aprile 1945: “Subito dopo la liberazione, mi chiamarono in via Cologna per riconoscere i poliziotti che mi avevano torturata. Tra di essi trovai uno che si era comportato bene con noi prigionieri, si chiamava Paolino, dissi ai compagni che era uno per bene e così lo liberarono”. La signora precisò che in via Cologna aveva trovato partigiani italiani e non sloveni. Anche da altre relazioni di esponenti del CLN italiano (tra esse il “diario” firmato da Armando Canarutto, archivio IRSMLT 1160) appare che era la Brigata Autonoma “San Giusto” del CVL ad avere l’incarico di prelevare armi dalla sede dell’Ispettorato di via Cologna.
Il dottor (in scienze biologiche) Giorgio Rustia, che da anni si dedica alla ricerca storica con criteri del tutto suoi, ha più volte affermato che Carlo Dell’Antonio sarebbe stato “infoibato” nel pozzo della miniera di Basovizza. Da cosa gli derivi questa convinzione non è dato sapere, visto che non ha mai portato alcuna prova a riguardo, quindi riportiamo questa affermazione ancorché priva di alcun fondamento storico, per amore di completezza.
Al momento dell’insurrezione la brigata “Venezia Giulia” era dislocata in una caserma di ausiliari di PS in via del Bosco con la “San Sergio”: alcune testimonianze segnalarono la presenza in questa sede, il 23 aprile 1945, cioè pochi giorni prima dell’insurrezione, del commissario Gaetano Collotti dell’Ispettorato Speciale, che vi si sarebbe recato prima di fuggire da Trieste.
Tornando a Giuliano Dell’Antonio, che è deceduto alcuni mesi or sono a Trieste all’età di 94 anni, riferiamo infine che il suo nominativo si trova nell’elenco degli appartenenti alla struttura Gladio che fu pubblicato dalla stampa nel 1991 e che noi abbiamo ripreso da “La notte dei gladiatori”, curato da Scarso e Coglitore, edito dalla Calusca nel 1992.

Gennaio 2007

Questo articolo è stato letto 4109 volte.

Contatore Visite