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      Mučeniška Pot


Destra comunitarista, Internazionalismo. Una Storia Trasversale.

UNA STORIA TRASVERSALE.

Molti dei nostri lettori triestini avranno probabilmente presente un curioso personaggio della scena politica triestina, l’ormai ultra-ottantenne Pietro Molinari, autore e distributore di una pubblicazione decisamente fuori del comune, il bollettino del movimento “Alleanza Dio e Popolo” (definito “partito etico politico onniconfessionale ed ambidestro”) che trae spunto (Molinari sostiene) innanzitutto da Mazzini, ma anche da Gesù Cristo; teorizza inoltre che “Marx, Lenin, Stalin, Mussolini e Hitler operarono con intuizioni unidirezionate, ma tradotte in pratica con modi diversi”. Nei tempi andati Molinari si è dedicato alla richiesta di arresto per esponenti politici di svariate tendenze, ma ha anche, in segno di contestazione alla gerarchie ecclesiastiche, operato blitz con uova e petardi alle processioni religiose in città. Negli ultimi anni lo abbiamo visto alle manifestazioni del 27 gennaio e del 25 aprile alla Risiera di San Sabba (unico campo di sterminio nazista in Italia), dove abbiamo potuto acquisire la sua pubblicazione nella quale sosteneva (sintetizzando) che lo sterminio del popolo ebraico operato da Hitler sarebbe stata una risposta divina per l’espiazione del peccato originale.
Possiamo anche ritenere che si tratti di un “caso umano” e non infierire contro di lui, ma per un certo periodo Molinari ha avuto il sostegno di altre persone come i due monfalconesi (molto più giovani di lui) Roberto De Bortoli e Paola Gandin. De Bortoli, che ha preso parte attiva ai blitz triestini di Molinari ha finito con l’essere colpito da un foglio di via e per molto tempo non è potuto tornare nella nostra città.
Oltre alla solidarietà a Molinari, l’attività di Gandin e De Bortoli si è sviluppata anche nel fondare nella loro citta (13/12/99) un “Osservatorio etico ambientale”, del quale Gandin era presidente, De Bortoli segretario, vicepresidente Danica Razlag (che da quanto si trova in internet sembra essersi occupata soprattutto di tradurre documentazione del movimento serbo Otpor, quello promosso da George Soros) e portavoce Marco Saba.
Ed è proprio Marco Saba il personaggio più noto di questo gruppo. Saba ha nel tempo pubblicato nel suo sito le cose più diverse: documenti delle BR che hanno rivendicato il delitto D’Antona, assieme all’analisi critica sul linguaggio usato per cui Saba sostiene che il documento è stato scritto da inglesi; i significati esoterici della banconota da un dollaro; i memoriali del sedicente gladiatore “pentito” Nino Arconte (che è anche uno dei “soci onorari” dell’Osservatorio). Gli altri soci sono Jacopo Fo, il giornalista Stefano Salvi (già “vice-gabibbo” di Striscia la notizia), e padre Benjamin, l’ex funzionario dell’Onu e compositore che prese i voti dopo avere incontrato padre Pio e che si è sempre schierato contro l’embargo e contro l’aggressione al popolo iracheno. È però poi caduto nella nostra stima quando ha sostenuto di avere avuto una “visione” nella quale aveva previsto l’attentato dell’11 settembre 2001.
All’epoca della fondazione dell’Osservatorio Saba aveva ottenuto credibilità presso i movimenti pacifisti ed anti-imperialisti per l’impegno in solidarietà alla Jugoslavia e all’Iraq aggrediti dalle coalizioni Nato e soprattutto perché fu tra i primi a sollevare il problema (ancora purtroppo sottovalutato) della pericolosità dell’uranio impoverito a fine anni ’90.
Ed in effetti le finalità dell’“Osservatorio etico ambientale” sono così descritte nel sito di Saba:
“In generale l’Osservatorio si prefigge di inibire qualunque contaminazione radioattiva pianificata da governi permanenti e provvisori, che hanno individuato soluzioni senza scrupoli al problema delle scorie nucleari, di cui l'uranio “impoverito” costituisce il principale sottoprodotto” (http://marcosaba.tripod.com/comitatostopu238.html).
Uno scopo ammirevole, ma ci si domanda in quale modo i fondatori potessero pensare di “inibire” le contaminazioni radioattive.
Nonostante le sue frequentazioni di ambienti di sinistra, Saba è stato però il gestore del sito di “Rinascita Nazionale”, il periodico comunitarista espressione dell’omonimo movimento politico (che peraltro abbiamo più volte incrociato nel corso delle manifestazioni internazionaliste contro le guerre), la cui ideologia in anni passati si sarebbe definita “nazimaoista”.
Anche la “rinascita” (scusate il gioco di parole) di questo settore politico può essere datata alla fine degli anni ’90, quando gli eredi dei vecchi comunitaristi (ispirati alle teorie dell’ex SS belga Jean Thiriart, fondatore della Jeune Europe), che gravitavano intorno a testate come Orion (Rivista fondata da Maurizio Murelli, che fu coinvolto assieme ad altri neofascisti nell’omicidio dell’agente Marino a Milano nel 1973; Murelli coinvolse nel progetto Orion l’ex Prima Linea Chicco Galmozzi, condannato per l’omicidio dell’esponente missino Enrico Pedenovi nel 1976), L’uomo libero, Rosso è nero e la stessa Rinascita decisero di riunirsi e si ritrovarono, nel luglio del 2000 a dare vita all’organizzazione Rinascita Nazionale.
Nel comitato provvisorio dell’epoca troviamo anche i seguenti nomi, di cui diamo qualche nota biografica.
Giacinto Auriti, esponente missino che faceva i corsi di aggiornamento per i giovani del Fronte della Gioventù e fu, negli anni ’90, l’ideatore delle teorie economiche del “signoraggio” e della “local money” che tanto sono in voga oggi anche in settori della sinistra radicale; nel 2000 partecipò al congresso fondante di Forza Nuova e nel 2004 si candidò con la lista di Alessandra Mussolini al Parlamento europeo; è morto nel 2006.
Giorgio Vitali, collaboratore della rivista di ex rautiani Aurora, sulla quale scrisse che la RSI fu un “fortunato periodo della nostra Storia” e studioso di nazismo esoterico.
Responsabile di Rinascita nazionale fu nominato Ugo Gaudenzi, l’evoliano già direttore del periodico di uno dei primi gruppi “nazimaoisti” italiani, Lotta di Popolo; mentre presidente nazionale fu Piero Sella, che nel 1997 assieme ad altri giornalisti di estrema destra aveva fondato un gruppo che, avendo un rapporto privilegiato con Le Pen, cercava di costruire un “fronte nazionale” anche in Italia, gruppo del quale fece parte anche l’ex bersagliere della RSI Teodoro Francesconi, , il cui nome appare nell’elenco “ufficiale” degli appartenenti alla “Gladio”.
Altri collaboratori di Rinascita Nazionale erano Alberto Mariantoni, mancato golpista assieme a Junio Valerio Borghese nel 1970; Paolo Zanetov, ordinovista romano che il giorno della strage di piazza Fontana avrebbe detto ad un’amica, prima che fosse diffusa la notizia dell’attentato, “quello che doveva accadere doveva essere già accaduto” (parole poi da lui smentite agli inquirenti); l’ex avanguardista nazionale triestino Dino Giacca, ed infine la giornalista romana Marilina Veca, una delle figure più interessanti nel contesto, collaboratrice trasversale di varie testate di quest’area, da Rinascita a Tibereide (segnalata come “il mondo delle forze armate nell’ottica degli interessi nazionali), da Unicum ad Italia sociale, alla “rivista telematica di liberazione nazionale” Rivolta.
Su Tibereide Veca ha pubblicato anni or sono un’intervista al gladiatore Arconte (eccolo di nuovo!), ed ha sollevato il caso del pilota dell’esercito jugoslavo Emir Sisic (di nazionalità serbo-bosniaca), processato a Roma perché accusato di essere il responsabile dell’abbattimento, avvenuto nel gennaio 1992, di un aereo italiano nei cieli della Bosnia. Dopo avere narrato questa vicenda, Veca ha cercato contatti con persone disponibili ad organizzare la difesa del pilota, e pare essere stata il tramite per trovare un avvocato difensore a Sisic, che tra l’altro era gravemente malato di cancro. Solo che l’avvocato che assunse la difesa del pilota era Augusto Sinagra, non solo piduista ed ideologicamente vicino a valori prettamente fascisti, ma che nella sua attività pubblica ha sempre denotato un certo qual livore nei confronti dei popoli “slavi”. Ad ogni modo, alla fine Sisic è stato condannato all’ergastolo (la pena è stata poi ridotta in appello).
È interessante leggere accuratamente quanto pubblicano queste testate, perché finché trattano argomenti di geopolitica internazionale, economia ed ambientalismo si possono anche trovare delle affinità con le loro analisi e le loro posizioni, ma si rivelano per quello che sono (nostalgici di un’altra epoca dove la libertà di opinione non esisteva) quando si mettono a parlare di Resistenza, fascismo, foibe: è a questo punto che la loro ideologia ed il loro livore antipartigiano vengono a galla in modo inequivocabile (ricordiamo le parole di Vitali sulla RSI).
Così anche Veca (che oggi si occupa ancora di questioni balcaniche ed ha pubblicato un libro su traffici di organi che sarebbero stati perpetrati a danno della popolazione serba del Kosovo) ha dimostrato il suo vero volto in un articolo pubblicato su Rivolta riprendeva una delle “mitologie” degli eccidi che sarebbero stati operati dai partigiani dopo la fine della guerra, la “corriera fantasma” sulla quale sarebbero stati caricati fascisti catturati a Brescia e portati fino alla Bassa modenese, dove sarebbero stati massacrati.
A questo punto qualcuno si chiederà perché abbiamo ricostruito tutte queste biografie. Molto semplice. Perché le teorie su “signoraggio” e “local money”, dopo avere rappresentato il cavallo di battaglia dell’estrema destra, da Forza nuova a CasaPound, dopo essere state fatte proprie dai seguaci di Grillo (dove proprio l’ideologo di queste teorie, Giacinto Auriti, nel 1998 aveva fatto da consulente a Grillo, all’epoca non ancora sceso nell’agone politico, per il suo spettacolo “Apocalisse morbida”), oggi stanno prendendo piede anche all’interno dei movimenti “nodebito”.
Perché ancora oggi Marco Saba continua a dissertare di “signoraggio” sul proprio sito, e (salvo caso di omonimia) dovrebbe essere entrato nel Movimento 5 stelle, come Paola Gandin e Jacopo Fo; mentre un altro componente dell’Osservatorio etico e ambientale, padre Benjamin, ha inviato un paio di anni fa a Grillo una lettera di condivisione.
Ed è proprio sul M5S che facciamo ora alcune riflessioni, alla luce del crollo da loro subito nelle più recenti elezioni amministrative. Iniziamo da una riflessione di Giorgio Luppi.
“Se mai Grillo si ritirerà dalla politica (auspicabile), avremo a che fare comunque col grillismo: mistificazione populista con chiari precetti ideologici:
- non esistono interessi perché abbiamo tutti gli stessi interessi: siamo tutti cittadini. Ad esempio frenare il consumo di suolo è interesse di tutti: peccato che i signori della rendita fondiaria o i borghesi che cementificano ettari di terreno agricolo per farsi la villa, non la pensino così.
- ridurre i costi della politica è la panacea di tutti i mali. Al punto che gli amici pentastelluti ,trovano morale imporre al popolo italiano un altro, forse irreversibile, decennio di sfascio, solo perché il PD non intendeva rinunciare ai rimborsi. I cittadini devono riavvicinarsi alla politica, acquisire consapevolezza: il M5S si è forse fatto promotore del Bilancio partecipativo nei comuni? Sbeffeggiare chi, da Rodotà al semplice simpatizzante, si professa ancora di sinistra, aiuta ad avvicinare la gente alla politica?
- Destra e Sinistra non esistono , ma solo cose di buon senso. E infatti il concetto di sinistra richiederebbe un’idea di difesa del lavoro che rimane estranea ai pentastelluti,che più o meno ingenuamente non si avvedono di come sia in atto una tenace lotta di classe da parte dei vincitori , i ricchi e gli arricchiti, nei confronti dei perdenti, lavoratori e classi medie. È anche ed innanzitutto dal superamento di queste banalità e semplificazioni, funzionali ad un’ideologia neoliberista di destra, ma ormai diventate senso comune, che dipenderà la capacità della sinistra di rigenerarsi”.
A quest’analisi, riteniamo opportuno aggiungere un’altra riflessione. Tempo fa Grillo ha asserito, senza essere contestato dai suoi seguaci (e quando mai…), che con il loro movimento ha molte cose in comune con il programma di CasaPound, e di fronte all’obiezione della discriminante antifascista, ha aggiunto che l’antifascismo “non lo riguarda”.
Di fatto, uno sdoganamento del fascismo. Se l’antifascismo non è più un valore necessario, cosa che evidentemente eletti ed elettorali a 5 stelle condividono, al momento dello sfascio del M5S così come sembra stia avvenendo (quanti dei loro parlamentari si stanno staccando ed hanno aderito al gruppo misto?), dove si schiereranno tutti questi ex grillisti? Che oltretutto, come faceva notare Luppi sopra, non hanno connotazione di classe nel loro progetto politico.
Ricordiamo anche le parole di Grillo sul fatto che essendo stato il voto di protesta incanalato da loro, Italia non ha dato una vittoria ad Alba Dorata come in Grecia. Facciamo mente locale all’avanzamento dei movimenti di estrema destra, cosiddetti “populisti”, ma anche neofascisti e razzisti, che sta avvenendo in molti paesi d’Europa, movimenti che in molti casi sostengono i governi in carica (come in Ungheria), ed a volte ne influenzano le decisioni politiche (in Gran Bretagna il premier Cameron sembra essere disposto ad accogliere le istanze del partito di estrema destra UKIP di chiudere le frontiere anche ai cittadini comunitari).
Questi movimenti, populisti, appunto, portano avanti in materia economica la teoria sulla sovranità monetaria, che dicevamo prima è condivisa dai grillisti ed oggi anche da parte della sinistra. Come le posizioni dei comunitaristi, condivisibili spesso per quanto riguarda la geopolitica e l’economia, finché non si fa mente locale alle loro posizioni fasciste.
Ma se nel frattempo un movimento che ha fatto presa su un terzo degli elettori votanti ha sdoganato la non necessità dell’antifascismo (dove un altro terzo di votanti ha già precedentemente dimostrato di non riconoscersi nella necessità di una discriminante antifascista), va da sé che queste posizioni possono, in un momento di crisi totale come quello che stiamo vivendo, trovare cittadinanza. Anche nella cosiddetta “sinistra”.

giugno 2013

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