Articolo

      Mučeniška Pot


Destre Trasversali. La costante di Delle Chiaie.

DESTRE TRASVERSALI (la costante di Delle Chiaie).
“L’aggressività è preziosa. Eliminarla è un pericolo”, titola nella sua rubrica Massimo Fini sul Fatto Quotidano del 2/10/13, e così si spiega: “in questa società che nella sua smania di politically correct tende a reprimere tutti gli istinti e anche i sentimenti, come l’odio (vedi tutti i reati liberticidi previsti dalla legge Mancino cui adesso si è aggiunta anche l’omofobia) a favore di un’astratta razionalità, ci si è dimenticati che l’aggressività fa parte della vitalità e che volerla eliminare del tutto ha gravi conseguenze. La prima è svirilizzare un popolo. E questo è il motivo per cui ci troviamo tanto in difficoltà con gli immigrati soprattutto di origine slava, che la violenza ce l’hanno nel sangue”.
Onore al merito, in così poche righe Fini è riuscito a sintetizzare quanto di più politically scorrect poteva esprimere, dall’idea che contrastare razzismo e comportamenti di intolleranza sono “reati liberticidi” (concetto caro anche ai seguaci di Forza nuova e di altre formazioni neofasciste), all’apologia della violenza, per arrivare a dichiarazioni da pulizia etnica (gli “slavi” hanno la violenza nel sangue e noi non sappiamo come comportarci), passando attraverso la concezione maschilista che un popolo debba essere “virile” (?).
Che Fini fosse fascista dentro è cosa che non ci giunge nuova, sono anni che leggiamo i suoi interventi, ma preoccupa leggere questi contenuti squadristici sul Fatto Quotidiano che nella società italiana odierna rappresenta una delle poche fonti di informazione apparentemente non embedded, ed uniformemente considerato un giornale di rinnovamento.
Massimo Fini, classe 1944, ha iniziato la propria carriera di giornalista nel 1970 all’Avanti, organo del Partito socialista in tempi in cui il PSI poteva ancora essere considerato un partito di sinistra. Successivamente ha collaborato con altre testate dell’area progressista, come il Giorno e l’Europeo, fino all’inserto satirico de l’Unità, Cuore, nei primi anni ’90. In seguito ha collaborato con l’Indipendente (quando era diretto da Vittorio Feltri) ed ha contribuito a rifondare il Borghese, storica testata della destra neofascista, in un tentativo poi fallito di conquistare lettori tra Alleanza nazionale a Lega Nord. Al momento in cui scriviamo lavora per il Gazzettino di Venezia e per il Fatto Quotidiano (come Marco Travaglio, suo collaboratore ne La Voce del ribelle fondata nel 2008).
Dal punto di vista politico Fini ritiene che i concetti di destra e sinistra “siano obsoleti, vecchi di due secoli in cui le trasformazioni sociali e culturali hanno reso inutilizzabili queste divisioni, anche alla luce di una sempre maggiore somiglianza programmatica tra le diverse forze politiche” (http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Fini) (teoria che ricorda quella espressa in tempi più recenti da Giulietto Chiesa, cioè che le categorie destra e sinistra siano superate e che la sinistra non ha senso di esistere perché non ha capito nulla di come agire in politica) ed ha fondato il Movimento Zero “ispirato ai principi di primitivismo, antimodernismo, decrescita e democrazia diretta”, del quale leggiamo parte del “manifesto” costitutivo.
“Il marxismo si è rivelato incapace di contenere e di sconfiggere il capitalismo. Perché non è che una variante inefficiente dell’Industrialismo. Capitalismo e marxismo sono due facce della stessa medaglia. Nati entrambi in occidente, figli della Rivoluzione industriale, sono illuministi, modernisti, progressisti, positivisti, ottimisti, materialisti, economicisti, hanno il mito del lavoro e pensano entrambi che industria e tecnologia produrranno una tale cornucopia di beni da far felice l'intera umanità. Si dividono solo sul modo di produrre e di distribuire tale ricchezza. Questa utopia bifronte ha fallito. L’Industrialismo, in qualsiasi forma, capitalista o marxista, ha prodotto più infelicità di quanta ne abbia eliminata. Per due secoli Capitalismo e Marxismo, apparentemente avversari, in realtà funzionali l’uno all’altro, si sono sostenuti a vicenda come le arcate di un ponte. Ma ora il crollo del marxismo prelude a quello del capitalismo, non fosse altro che per eccesso di slancio”. E così conclude: “Levate la testa, gente. Non lasciatevi portare al macello docili come buoi, belanti come pecore, ciechi come struzzi che han ficcato la testa nella sabbia. Infondo non si tratta che di riportare al centro di Noi stessi l’uomo, relegando economia e tecnologia al ruolo marginale che loro compete. Chi condivide in tutto o in parte lo spirito del Manifesto lo firmi. Chi vuole collaborare anche all’azione politica, nei modi che preferisce e gli sono più congeniali, sarà l’arcibenvenuto. Abbiamo bisogno di forze fresche, vogliose, determinate, di uomini e donne stufi di vivere male nel migliore dei mondi possibili e di farsi prendere in giro. Forza ragazzi: si passa all’azione” (http://www.movimentozero.org/index.php?option=com_content&task=view&id=2&Itemid=3 )
Nonostante Fini ritenga obsolete le categorie di destra e sinistra, al manifesto del Movimento Zero hanno aderito svariati esponenti di quella destra che nell’immediato dopoguerra si rifaceva alla politica “sociale” della Repubblica di Salò, identificandosi come “fascisti di sinistra” e facendo propri nove dei 18 punti del Manifesto di Verona (il documento programmatico della RSI), sviluppando “tematiche di sinistra, repubblicane e mazziniane (corsivo nostro, n.d.a.) apertamente filosocialiste, individuando in una sinistra nazionale la collocazione del neofascismo unitariamente inteso” (Giuseppe Parlato, “La sinistra fascista, storia di un progetto mancato”, Mulino 2000, p. 335). In tema di mazzinianesimo vale la pena di ricordare un convegno organizzato da Lorenzo Salimbeni (aderente al Movimento Zero, ma anche nel direttivo della Lega Nazionale di Trieste, collaboratore della rivista comunitarista Eurasia dell’antico esponente rossobruno Claudio Mutti e coordinatore di Strade d’Europa, associazione collegata a Stato e Potenza; il cui responsabile Stefano Bonilauri ha recentemente dichiarato che loro non sono di sinistra ma sono socialisti patrioti, termine che per analogia ricorda forse il socialismo nazionale o nazionalsocialismo…) sul tema “Socialismo e spiritualità”, dove l’intervento più corposo è stato quello di un ex assistente del professor Fulvio Salimbeni (padre di Lorenzo), Ivan Buttignon, il quale, dopo avere dissertato sul mazzinianesimo come idea primigenia della sinistra in Italia, non marxista né socialista, spiritualista e non materialista, nazionalista e non internazionalista, solidale ma non collettivista si è poi richiamato alla teoria di Massimo Fini (l’industrialismo è una moneta con due facce, da una parte il capitalismo e dall’altra il comunismo) per sostenere che sia il comunismo sia il capitalismo si sviluppano in uno sfruttamento dell’uomo sull’uomo (convegno svoltosi a Trieste 6/6/12).
Inseriamo qui le posizioni dell’esponente triestino del PD Stelio Spadaro (iscritto al PCI dai primi anni ’60) che rivendica di non essere mai stato comunista in quanto da sempre convinto seguace degli “ideali mazziniani”: se, alla luce di quanto sopra espresso, possiamo comprendere cosa intenda dire, ci risulta comunque oscuro il motivo per cui il professore Spadaro, se è sempre stato “mazziniano”, si sia iscritto al Partito comunista quando in Italia esisteva un Partito repubblicano a disposizione di chi professava ideali mazziniani.
Torniamo agli aderenti al Movimento di Fini, iniziando dal professore Paolo Signorelli, ideologo di Terza Posizione e poi fondatore del Fronte sociale nazionale di Tilgher e l’ex golpista mancato con Borghese Alberto Mariantoni, che dopo il fallimento del golpe andò in Svizzera da dove fu per vent’anni corrispondente per le Nazioni Unite, Radio Vaticana, Panorama e dal 1994 al 2004 Presidente della Camera di Commercio Italo-Palestinese (i due sono ora deceduti). Troviamo poi l’ideologo della nouvelle droite Alain de Benoist; l’ex parlamentare di AN Antonio Serena, autore di testi di denigrazione della Resistenza e poi espulso dal partito per avere fatto girare in aula un appello di solidarietà a Priebke; il freelance veronese Franco Nerozzi, che ha patteggiato anni fa una condanna per un sospetto traffico di “mercenari” da inviare in zone “calde” come le isole Comore, la Bosnia, il Ruanda, la Birmania, in quanto l’attività “umanitaria” e “solidaristica” della sua associazione Popoli era sospettata di servire da copertura per attività illecite; Franco Morini, collaboratore della rivista comunitarista Aurora; i triestini Fabrizio Cassarà (presidente dell’associazione Novecento e collaboratore del Centro Studi Panzarasa sulla Decima Mas) ed il già visto Lorenzo Salimbeni; ed ancora Franco Cimmino (storico militare e giornalista Rai, collaboratore della rivista Area); l’avvocato Filippo Misserville (già senatore missino) e lo psichiatra goriziano Adriano Segatori, collaboratore delle testate comunitariste Italicum ed Eurasia e co-presentatore a Trieste dell’autobiografia di Stefano Delle Chiaie; infine l’ex deputato missino Tomaso Staiti di Cuddia (che dopo essere stato vicino alle Leghe meridionali dei primi anni ‘90, nel 2013 ha dichiarato di avere votato per il Movimento 5 Stelle).
La questione delle Leghe meridionali richiede una digressione nel passato, prendiamo in mano la Richiesta di archiviazione nota come Sistemi criminali della Procura di Palermo (21/3/01) dove si legge: “Nel contempo, si rilevano rapporti della Lega Meridionale con personaggi legati agli ambienti eversivi della destra. In pubbliche manifestazioni (come ad es. quella di Roma del 6 giugno 1990 intitolata Un indulto per la pacificazione nazionale) con il Lanari intervennero soggetti quali Adriano Tilgher (esponente di Avanguardia Nazionale), l’avvocato Giuseppe Pisauro (legale di Stefano Delle Chiaie), Tomaso Staiti Di Cuddia, i fratelli Andrini Stefano e Germano (militanti dell’organizzazione di estrema destra Movimento Politico Occidentale di Boccacci Maurizio, molto legato a Stefano Delle Chiaie) ed esponenti degli Skin heads romani, tra cui Mario Mambro (fratello di Mambro Francesca ed esponente del Movimento Politico Occidentale). Ed il Lanari, nel suo intervento, manifestò disponibilità ed interesse verso il progetto politico di organizzazione delle leghe meridionali al quale si era dedicato Stefano Delle Chiaie in quel periodo (cfr informativa DIA n. 3815/98 del 31/1/1998)” (Proc. pen. n.2566/98 RGNR nei confronti di GELLI Licio + 13., dove tra i 13 troviamo anche Stefano delle Chiaie).
Di questa indagine leggiamo poi che “un’autorevole testimonianza tira in ballo Trieste. La fonte sostiene che settori della massoneria del Triveneto avevano deciso di esportare a Palermo l’esperienza del Melone... quello della Lista per Trieste veniva infatti considerato un esempio di autonomismo precedente al fenomeno leghista”. E “Delle Chiaie (...) è stato visto almeno un paio di volte nei pressi del Circolo studi indoeuropei che aveva sede in via Crispi 35 e organizzava tra l’altro conferenze sui Celti” (S. Maranzana, Il Piccolo, “Un Melone esportato in Sicilia”, 26/5/98).
Inoltre “i giudici di Palermo (...) hanno potuto accertare diverse circostanze inquietanti (...) i movimenti leghisti erano stati creati in Sicilia da pericolosi ambienti mafiosi, e in particolare dai sanguinari Leoluca Bagarella, Bernardo Provenzano e dai fratelli Graviano. E che in parallelo si muovevano in tutta Italia nella stessa direzione personaggi della stazza di Licio Gelli, Stefano Delle Chiaie e Giovanni di Stefano, il trafficante legato ad Arkan, fautori e finanziatori di una galassia di leghe locali (…) Nella primavera del 1990 sbocciano diverse Leghe meridionali per la maggior parte scelgono la stessa sede sociale, lo studio dell’avvocato Stefano Menicacci” che non solo è stato candidato diverse volte per la Liga Veneta, ma è anche “il legale e il socio in attività import-export del neofascista Stefano Delle Chiaie” (V. Vasile, l’Unità, “Le amicizie imbarazzanti di Bossi”, 31/7/01).
Nel frattempo “si muove anche Licio Gelli” ed il 7/5/91 si costituisce a Roma la Lega Italiana “con le firme di Gelli, di un suo ex confratello piduista, il prefetto in pensione Bruno Rozzera, l’ex senatore psi Domenico Pittella (che era stato condannato per favoreggiamento avendo curato la brigatista Natalia Ligas ferita in un conflitto a fuoco), l’ex missino Alfredo Esposito e il pubblicista Enrico Viciconte”. Il 31/1/92 Pittella e Viciconte fondarono la Lega italiana - Lega delle leghe , che si presentò alle elezioni e fu da taluni considerata come una lista di “disturbo”: ad esempio a Trieste raccolse poco più di 800 voti, che furono però basilari per impedire al candidato di AN Roberto Menia (già dirigente del Fronte della Gioventù negli anni ’80 e futuro sottosegretario in uno dei governi Berlusconi) di essere eletto alla Camera. Il capo carismatico della Lega delle Leghe era il ben noto Stefano Delle Chiaie, che nel corso della campagna elettorale aveva sbandierato orgogliosamente il fatto di essere riuscito ad accomunare nelle proprie fila, oltre a persone chiaramente di destra, anche fuoriusciti della sinistra.
Nella lista presentata a Trieste, tra i candidati troviamo, oltre ad Angelo Lippi e Marina Marzi (poi divenuti animatori dell’Associazione Novecento), anche Claudio Scarpa, già attivista di Avanguardia nazionale, protagonista di svariati atti di violenza, identificato tra i partecipanti di un campo paramilitare a Trento nel 1972, che dopo l’esperienza leghista rientrò in seno alla Fiamma tricolore, poi confluita nel ricostituito Fronte Nazionale di Adriano Tilgher nel 2001. Al momento in cui scriviamo possiamo dire che partecipa alle manifestazioni indette dal GUD (Gruppo Unione Difesa) e dal gruppo Trieste Pro Patria, fondato in contrapposizione al Movimento indipendentista Trieste Libera, il cui portavoce è un altro veterano della Fiamma, Antonino Martelli.
Marina Marzi, oggi membro del Consiglio direttivo dell’Associazione X Mas, nel 1990 si trovava assieme al suo primo marito Giampaolo Scarpa (avanguardista nazionale come il fratello maggiore Claudio, tra i vari atti di violenza in cui fu coinvolto anche l’accoltellamento di un giovane comunista a Viareggio) nell’auto guidata da Stefano Delle Chiaie, quando essa fu coinvolta in un incidente nel quale perse la vita la convivente di Delle Chiaie, Leda Pagliuca Minetti.
Infine fu la Novecento ad organizzare la presentazione a Trieste del libro autobiografico di Delle Chiaie, con relatori l’ex Terza posizione in trasferta da Roma Gabriele Adinolfi ed il già incontrato Segatori; la presentazione si è svolta in un albergo gestito dall’ex missino Sergio Stern, che fu, assieme a de’ Vidovich tra i promotori di Democrazia nazionale a metà degli anni ‘70. Ma Stern è anche “uno dei pochi massoni all’interno dell’MSI triestino (…) capace di esibire un vistoso anello con la squadra ed il compasso”, e questa scelta l’avrebbe “spinto a fondare una loggia alternativa”, la Tergeste, di cui era maestro venerabile ed a “fondare assieme ad altri fratelli la Confederazione massonica italiana” (P. Comelli e A. Vezzà, “Trieste a destra”, Il Murice 2013, p. 187). Alla presentazione di questo libro hanno potuto assistere lo storico Diego Redivo, il giornalista Lorenzo Salimbeni e vecchi militanti di quella destra che scrisse pagine della strategia della tensione come Claudio Scarpa e Manlio Portolan: ma l’autrice di questo articolo non è potuta entrare, nonostante l’evento fosse stato pubblicizzato anche in Facebook, in quanto invitata ad allontanarsi da funzionari di polizia che le hanno spiegato che la suddetta era “persona non grata” agli organizzatori.
Come se avessero avuto qualcosa da nascondere?

Gennaio 2013

Questo articolo è stato letto 1272 volte.

Contatore Visite