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      Mučeniška Pot


Di Grilli, Grilletti E Grilli Parlanti.

DI GRILLI, GRILLETTI E GRILLI PARLANTI.

Di Beppe Grillo avevamo apprezzato, a suo tempo, le prese di posizione critiche nei confronti degli USA, il suo impegno ambientalista, il suo “sferzamento” dei malcostumi. Da quando però il Nostro si è montato la testa e da bravo comico quale era ha pensato di trasformarsi nel guru degli scontenti dalla politica e dei fautori dell’antipolitica, la nostra simpatia nei suoi confronti è diventata fastidio e diffidenza.
Fastidio perché, a prescindere dai contenuti (dei quali parleremo dopo), non ci piace l’atteggiamento di mera volgarità qualunquista che Grillo ed i suoi grilletti esprimono. Sarà nostalgia per la nostra gioventù, però a volte ci sentiamo di rimpiangere certi signori della politica, da Andreotti a Malagodi, da Berlinguer allo stesso Almirante, che, mentre le sue squadracce facevano di tutto e di più in giro per il paese, lui a Tribuna politica ero un maestro di aplomb.
Ma non è solo questione di stile. Non sarebbe un problema il mandare “vaffan” la casta politica (a parte una questione di educazione e di rispetto) se non fosse che dietro questo “vaffan” c’è tutta una campagna che passa attraverso il libro del giornalista Gian Antonio Stella, le inchieste dell’Espresso, le trasmissioni di Gabanelli (che dicono tante cose vere ma anche pontificano su cose inesatte), delle Iene (che prendendo in giro tutti i parlamentari li dipingono come emeriti idioti tutti quanti, anche se non lo sono), per arrivare alle chiacchiere da baretto di periferia, di tutti quelli che dicono “eh ma è tutta una merda, li votiamo e guarda che paghe, che privilegi, che tutto”, gente che d’altra parte non si scandalizza per i miliardi (in lire) che da sempre sono stati gli stipendi degli sportivi, il tossico Maradona o il dopato Pantani (che però restano dei miti, mentre se un deputato si fa una canna apriti cielo) al motociclista dottore h.c. Rossi che non paga le tasse perché sostiene di vivere all’estero e, nonostante questo anche lui resta un mito, anche per tutti coloro che si scandalizzano per quello che fanno i politici.
Perché quello che fa scandalo è il comportamento del politico. Perché quello che deve fare scandalo, alla fine, è la politica. O, almeno, questa è l’impressione che ci viene da tutto questo iter mediatico cui assistiamo da un po’ di tempo, una versione aggiornata del vecchio adagio dei nostri genitori e nonni “la politica è una cosa sporca, meglio lasciarla ad altri”.
Ecco il risultato finale delle tirate dei grilli parlanti e dei loro grilletti: dopo avere dipinto la politica come una cosa disgustosa, rappresentato tutti quelli che fanno politica come dei profittatori e/o dei delinquenti, cosa vi aspettate che faccia l’elettorato? Che voti le liste civiche col bollino blu grilliano? Ma no, piuttosto la gente comune, quella tanto osannata dai guru del qualunquismo, deciderà di non andare a votare, di lasciare che le cose le gestiscano gli “altri”, “che facciano quello che vogliono, tanto io non mi fido di nessuno, chissenefrega, sono tutti uguali, una volta al potere solo mangiare, eh no, non lo facciano coi soldi miei, io le tasse non le pago” e via di seguito.
Del resto le proposte concrete di Grillo sono pura e semplice demagogia qualunquista. Perché mai un condannato (per qualsiasi reato) non dovrebbe andare al Parlamento? C’è già una normativa che prevede, per certi tipi di condanne, l’interdizione dai pubblici uffici. Perché mai chi ha pagato per gli errori che ha fatto in gioventù, per chi nel corso di un incidente automobilistico ha ucciso (senza intenzione) una persona, chi è stato condannato per reati di tipo politico, di opinione, non dovrebbe avere diritto a sedere in Parlamento? Perché Grillo non vuole? E chi diavolo è, alla fine, Beppe Grillo, per decidere in merito, scusate? A Trieste vive un uomo, si chiama Pino Roveredo, da giovane ha fatto le sue cazzate, è finito in galera, ha scontato la sua pena, in prigione ha (lo racconta lui stesso) letto tantissimi libri che gli hanno fatto capire i suoi errori. Oggi è uno scrittore affermato e rappresenta, per la nostra città, un esempio di come si possa, una volta discesa la china, risalirla. Ha fatto della sua esperienza un punto da portare ad esempio: ragazzi, non fate come me. Però, istituzioni, cercate di capire che anche chi ha sbagliato ha diritto ad avere delle chanches per cambiare vita.
Ecco, secondo Grillo e i suoi grilletti, un uomo come Roveredo non potrebbe sedere in Parlamento. Perché una volta condannato lo sei per sempre, secondo il grillo-pensiero. Che prosegue: non pensate di lasciar fare politica a chi se ne intende: dopo due mandati elettivi fuori dalle scatole, così tutti gli eletti dovranno cominciare da zero e una volta che hanno capito come funzionano le cose, via, a casa, a lasciare altri inesperti ad imparare un lavoro dove esperti non ce ne saranno mai.
Ebbene no, non siamo d’accordo. La politica è sporca come tutte le cose, se chi la fa è una persona disonesta, e di disonesti ne abbiamo dappertutto, non solo in politica. Ma anche di onesti ne abbiamo dappertutto, anche in politica, cosa questa che probabilmente sconvolgerà i grilletti cui piace generalizzare e forcaiolare (abbiamo inventato un nuovo verbo? Chissà). E del resto, seguendo il modo d’agire di Grillo, alla fine la gestione della cosa pubblica, tirata via ai politici, resterebbe in mano a chi? Ai poteri forti? Ai lobbisti? A chi ha interessi economici in politica e non fa politica perché eletto dal popolo ma perché gli serve per farsi gli affari suoi? È questo lo scopo che vuole raggiungere il “V-day”? Perché, anche se non è la sua intenzione, è il risultato a cui si arriverebbe, togliere la politica ai politici per lasciarla in mano agli altri.
Non ci piace questa manovra di Grillo perché non ci piace il qualunquismo, non ci piace chi sale in alto su un palcoscenico e da lì pontifica, non ci piacciono le caccie alle streghe, le generalizzazioni, le criminalizzazioni, non ci piace chi si pone come si pone Grillo nei confronti dei suoi seguaci, chiamandoli dall’alto a rispondere alle sue sollecitazioni, con saluti che non sono romani o nazisti ma coralmente inferociti come l’alzare le mani nel simbolo della V (una volta era Victory, oggi “Vaffan”… come cambiano i tempi, perbacco) urlando tutti assieme, gasati come… come? Come l’orda di The Wall, come… diteci pure che esageriamo, si arrabbi pure il Grillo parlante alla genovese, però le immagini dei suoi raduni ci hanno tristemente ricordato le immagini di certi altri raduni, di quando un uomo piccoletto con dei buffi baffetti si era messo a capo di un manipolo di esaltati che rispondevano in maniera esagitata alle sue parole d’ordine che hanno poi portato il disastro in Europa. Non pensiamo che Grillo coi suoi grilletti abbia la potenzialità di arrivare a tanto, però questo non cambia il nostro giudizio su una persona che ci è sembrata troppo gasata, esaltata, caricata (come un orologio, si dice dalle nostre parti) per poter rimanere sui binari del dibattito civile e democratico. Perché quando si decide di mandare “affan” gli altri, invece di dialogare, vuol dire che siamo fuori dalla democrazia. Punto e basta.

Settembre 2007.

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