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      Mučeniška Pot


Diavoli Rossi ed Atmosfere Nere

Ha fatto scalpore per i primi giorni, ma poi se n’è spenta l’eco sulla stampa, la notizia dei “mercenari” triestini che, secondo delle indagini condotte da varie Procure, sarebbero coinvolti in un giro di mercanti d’armi e di armati da mandare in varie parti “calde” del mondo a destabilizzare (o ristabilire l’ordine, a seconda di chi è il committente del lavoro). Zone come le isole Comore, ma anche la Bosnia, il Ruanda, la Birmania.
Giri strani, quelli di questa città. Leggendo delle vicende di Fabio Leva e di Guido Ghergorina, i nostri concittadini indagati, e del veronese Franco Nerozzi, quanti ricordi ci sono tornati alla mente. Ricordi di altri traffici e di altri strani personaggi e di giri strani; di coincidenze di città e di vicende. Andiamo un po’ a casaccio, sull’onda appunto dei ricordi.
Mercenari, dunque. Anni or sono giunse agli onori (si fa per dire) della cronaca cittadina un certo Roberto Delle Fave, noto anche come “Diavolo Rosso”, che si vantava di essere un mercenario, un “nazista fautore della pena di morte”, di avere ucciso non si sa quante persone e di avere assistito ad orrori senza fine nella Bosnia.
Nel 1995 uscirono sulla stampa locale alcuni articoli contenti dichiarazioni di questo Delle Fave, ventisettenne cittadino italiano residente a Fiume, che assieme al giornalista Eros Bicic, collaboratore del Corriere della Sera, aveva partecipato ad una conferenza stampa indetta assieme al rappresentante di Nord libero, Marchesich, nella quale si accusava il pediatra triestino Marino Andolina di recarsi in Bosnia non per fare opera umanitaria ma perché era il “mandante degli omicidi che si svolgevano alla sua presenza per il prelievo di organi”. Logicamente Andolina presentò querela per queste dichiarazioni, e vinse, dopo sei anni. Difatti le gravissime affermazioni fatte contro di lui non erano supportate da alcuna prova (lo stesso Delle Fave dichiarò successivamente, quando fu interrogato dal sostituto procuratore, di essere invalido all’80% per motivi psichici e di essersi inventato tutto; disse addirittura: “mi meraviglio che mi abbiano creduto”), però rimane il fatto che la figura del pediatra fu lesa non poco da queste menzogne apparse sulla stampa, senza contare le complicazioni di carattere internazionale che causarono ad Andolina un tentativo di rapimento durante una delle sue missioni nella ex Jugoslavia.
Ma i primi mesi del ‘95 furono periodo di rapimenti e sparizioni nella Bosnia. In febbraio era stato sequestrato da militanti estremisti islamici un collaboratore di Andolina, Carlo Bozzola, che fu poi rilasciato anche grazie all’intervento del giornalista Fausto Biloslavo (Biloslavo ha dimostrato una certa abilità in questo campo: fu sempre lui a recarsi in Cecenia nel
1997 per far liberare il fotografo Galligani, rapito dai separatisti). La conferenza stampa di Nord Libero si svolse proprio durante il rapimento di Bozzola.
In aprile invece scomparve per un certo periodo un altro giornalista, il free-lance padovano Matteo Toson, che, stando a quanto si disse all’epoca, stava indagando su un pista di traffico d’armi tra Italia, Bosnia e Somalia, che sarebbe stato connesso all’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Per qualche giorno circolò la notizia che Toson era stato ucciso a Sarajevo da estremisti islamici, si parlò addirittura di collegamenti con la mafia del Brenta. Toson fu liberato dopo poco tempo, ma dell’argomento non si sentì più parlare.
Nel maggio del 1996, invece, si ebbe un’eco di queste notizie quando il reporter francese Xavier Gautier, fu trovato impiccato a Minorca. La morte venne archiviata come suicidio, ma la famiglia parlò di inchieste condotte da Gautier proprio in merito ad un presunto traffico d’armi e di organi tra la Bosnia e Trieste; che Gautier aveva parlato con un “supertestimone” che era stato capo della sicurezza nei convogli che andavano da Fiume a Sarajevo, noto come “Diavolo rosso”, che gli aveva raccontato una storia preoccupantemente simile a quella che Bicic e Delle Fave avevano voluto attribuire a Bozzola ed Andolina. E sul muro della casa di Gautier sarebbe stata trovata la scritta “Traditore diavolo rosso”.
Quanto è diffuso il soprannome di “Diavolo rosso” in certi ambienti?

Altri anni, altri mercenari. Rinaldo Massi, presidente dell’associazione paracadutisti di Trieste, ha dichiarato candidamente che “anche se Fabio Leva avesse contattato giovani mercenari non vedo cosa ci sarebbe di male”. Già, che cosa? Del resto aggiunge che se avesse “l’età ed il fisico” avrebbe partecipato anche lui a quelle azioni.
Massi dice di avere conosciuto Leva nella Casa del Combattente di via XXIV Maggio, dove anche Leva avrebbe fatto la conoscenza di Ghergorina, l’autista della Corte d’appello indagato con lui. Quanti incontri alla Casa del combattente, però. Anche Giorgio Rustia, noto foibologo triestino, ha conosciuto proprio lì tale Adelino Tonon, rappresentante dell’Associazione Granatieri di Sardegna, che si è invece messo in luce nello stesso periodo di cui parliamo (dicembre 2002) perché intendeva costituirsi parte civile assieme alla sua associazione di utenti del bus contro gli autisti che furono rinviati a giudizio interruzione di pubblico servizio per avere effettuato uno sciopero non preannunciato (per la cronaca, furono poi assolti).
E del resto sempre alla Casa del combattente fu ospitata per un certo periodo, su concessione del “presidente dei paracadutisti”, la comunità di San Pio X, cioè i “lefevriani”, che non avevano più un posto per celebrare la propria messa. Ma fu grazie soprattutto all’intermediazione dell’Associazione Novecento che i “lefevriani” trovarono prima questa sistemazione e successivamente una sede fissa presso il circolo letterario di corso Saba.
Gira rigira siamo così arrivati ad un altro dei protagonisti della storia che ruota intorno a Leva e Nerozzi: l’associazione Novecento, che è stata fondata nel 1997 ed il cui portavoce, quello che gestisce le trasmissioni dell’Associazione presso un’emittente privata triestina, è Angelo Lippi, fratello del rappresentante istituzionale di AN Paris Lippi. Angelo Lippi ha avuto comunque esperienze diverse da quelle del fratello: ad esempio nel ‘92 si era candidato nella “Lega delle leghe”, lista elettorale considerata di “disturbo” (ad esempio a Trieste impedì l’elezione del deputato di AN) fondata dal più noto Stefano Delle Chiaie (uno degli esponenti di spicco della strategia della tensione), che nel corso della campagna elettorale aveva sbandierato orgogliosamente il fatto di essere riuscita ad accomunare nelle proprie fila, oltre a persone chiaramente di destra anche fuoriusciti della sinistra. Sia Lippi che la capolista Marina Marzi sono poi rientrati nelle fila della destra di governo, mentre un altro dei nomi noti della lista, Claudio Scarpa, ha continuato a fare riferimento ad una destra più “estrema”, quella della Fiamma tricolore, poi divenuta Fronte Nazionale.
Vale forse la pena di trascrivere parte della lettera di commemorazione per Morsello (l’esponente di Terza posizione condannato per associazione sovversiva, che fu latitante per anni in Gran Bretagna assieme al suo camerata Roberto Fiore e con lui fondatore di Forza Nuova, rientrato in Italia nel ‘97 per motivi di salute), scritta da Angelo Lippi ed apparsa sul

“Piccolo” del 15.3.2001, nella quale leggiamo, fra l’altro: < Iniziai la mia “attività” a metà circa degli anni Settanta nelle file del Fronte della Gioventù di Trieste, anni così detti di piombo, anni difficili per chi sceglieva la “parte sbagliata”. Trieste però grazie a Uomini (maiuscolo nel testo, n.d.r.) come Almerigo Grilz e Paolo Morelli vedeva la vigliacca canea comunista soccombere spesso e volentieri nel confronto politico con la Giovane Destra. La nostra città era una vera e propria enclave anticomunista, caso più unico che raro in tutto il Paese. Nelle altre città italiane erano obbligati alla latitanza diverse decine di giovani non disposti a portare il cervello all’ammasso, tra questi vorrei ricordare Massimo Morsello (...) fu costretto a lasciare l’Italia per l’Inghilterra dove trascorse diversi lustri esiliato per motivi politici. (...) Massimo per noi ragazzi del Fronte della Gioventù è stato un esempio di limpida militanza e dedizione assoluta alla causa rivoluzionaria >.
L’attività della “Novecento” (finanziata nel 2002 con più di 2.000 Euro dalla Provincia di Trieste e nel 2003 da 25.000
Euro dalla Regione FVG) si esplica in organizzazione di conferenze a tema “storico” (si fanno un vanto di avere invitato Marco Pirina, ma anche Giorgio Rustia è uno dei loro conferenzieri preferiti); scalpore aveva suscitato nel 2001 l’organizzazione del convegno “atmosfere in nero” che avrebbe visto, tra gli altri, la partecipazione di un ex membro della SS, Christian de la Mazière, per parlare degli intellettuali Celine, Brasillach e Drieu de la Rochelle, notoriamente schierati a destra. Giano Accame, nome noto nell’intellighenzia della destra italiana è un nome ricorrente tra gli ospiti della “Novecento”; altro loro ospite fisso è Fausto Biloslavo, intervenuto una volta assieme ad un altro reporter di guerra, Lucio Lami, per parlare della situazione dell’Afghanistan. Interessante anche la definizione di “filosofo” che danno di Mario Merlino, che è sì oggi insegnante di filosofia, ma noi lo ricordiamo come uno dei protagonisti della strategia della tensione, l’infiltrato di destra nei circoli anarchici.
L’associazione Novecento è diventata nel 2001 l’editrice della rivista “Il Bargello”, nata come organo dell’omonima associazione studentesca (schierata nettamente a destra, anche se non se ne facevano un vanto), che aveva organizzato, tra il
1988 ed il 1998, una serie di conferenze, mostre, convegni, che videro la partecipazione di intellettuali di destra come Marcello Veneziani; ma tra le varie iniziative culturali spicca l’organizzazione del concerto dei “270 bis”, gruppo musicale che prende il nome dall’articolo del Codice Penale sull’associazione sovversiva. Il loro leader Marcello De Angelis, che usa iniziare i concerti leggendo passi del Corano, ha un passato in Terza Posizione, ma oggi scrive sulla rivista “Area” di AN. La loro canzone più famosa è “Claretta e Ben” (dove Ben è il nomignolo “affettuoso” di Benito Mussolini), che così recita: “Han ballato sui loro corpi, han sputato sui loro nomi/han nascosto le loro tombe/ma non li possono cancellare/piovono fiori su piazzale Loreto”. Degna di citazione anche “Cuore Nero”: “E io ho il cuore nero/e tanta gente/mi vorrebbe al cimitero./Ma io ho il cuore nero/e me ne frego e sputo/in faccia al mondo intero.../Il braccio che si stende calando giù la sbarra/lo schianto delle ossa, lo stridere dei denti/lo sguardo inorridito di mille benpensanti:/ci vuole così poco per essere contenti”. Tanto per chiudere in bellezza, la loro casa discografica si chiama “Rupe Tarpea”.
Ora il “Bargello”, edito dalla Novecento, ha una bella veste editoriale, carta patinata, presenta articoli su Ezra Pound e su Yukio Mishima (la destra ha sempre avuto un occhio di riguardo per la cultura giapponese), ma anche un articolo di commemorazione per un giovane della Legione straniera morto suicida (non era riuscito ad abituarsi alla “routine quotidiana” dopo essersi identificato in un “guerriero”: ed a proposito di “legionari”, torna in ballo Massi, che ha recentemente commemorato “l’ultimo legionario triestino”, Giovanni Pitacco); approfondisce tematiche internazionali come globalizzazione ed islamismo, in un’ottica che ci ricorda le vecchie teorie nazimaoiste, oggi portate avanti dai gruppi detti “comunitaristi”: contrari all’imperialismo USA, ma anticomunisti; pubblica recensioni di libri (soprattutto della casa editrice Terziaria, che vede tra i propri autori il giornalista RAI Gianfranco De Turris, autore di “Politicamente scorretto”, ed il Lucio Lami che abbiamo incontrato prima); ospita la pubblicità della Provincia di Trieste. Ma sul “Bargello” è anche apparsa un’intervista con Franco Nerozzi, il sospetto mercenario, rappresentante dell’associazione “Popoli” che sostiene l’etnia birmana dei Karen. A questa associazione, che si autodefinisce “Comunità solidarista”, la “Novecento” aveva già dedicato uno spazio nella rubrica settimanale messa a disposizione dal quotidiano “Trieste Oggi”: “Popoli”, leggiamo “ha sposato la causa del movimento di liberazione dei Karen”, che si oppongono al governo di Rangoon e per l’invio di aiuti si avvale dell’appoggio dell’associazione dei “farmacisti senza frontiere”, che raggiungono la regione dei Karen attraversando il confine thailandese
(si suppone illegalmente).
Naturalmente la “Novecento” non prende le distanze da Nerozzi, anzi ne rivendica la collaborazione; ad un anno di distanza dallo “scandalo” hanno nuovamente invitato Nerozzi a Trieste per un’iniziativa che si è risolta alla fine in una sorta di
“lancio” elettorale della candidata radicale che ha parlato dell’attività del suo partito in solidarietà a popoli come i Karen od i Montagnard del VietNam). Ciò che ha stupito, invece, è la tranquillità con la quale gli amministratori della Provincia di Trieste (che, come abbiamo già detto, finanzia il “Bargello” con la pubblicità e la “Novecento” con contributi pubblici) hanno accolto la notizia che uno dei collaboratori della rivista è indagato per un reato come l’arruolamento di mercenari da mandare in varie parti del mondo. Gli inquirenti dicono che, probabilmente, le missioni umanitarie di “Popoli” erano del tutto innocenti, però c’è il sospetto che i suoi rappresentanti, oltre a portare aiuti andassero anche a tastare il terreno per organizzare un intervento armato a sostegno della lotta dei Karen. Inoltre uno stralcio dell’inchiesta, partita da Torre Annunziata, riguarda anche un possibile traffico di bambini dalla Bosnia: non per traffici d’organi stavolta, dato che sembra di leggere un copione già visto, ma solo per un giro di prostituzione.
Dicevamo che l’atteggiamento della Provincia ci stupisce, perché all’epoca degli scontri del G8 di Genova, la parte politica cui fa riferimento pure l’amministrazione provinciale aveva rotto tutti i contratti di collaborazione con le associazioni legate in qualche modo ai “no-global”, come la LILA di Agnoletto, perché ritenevano scandaloso continuare ad avere rapporti con dei “sovversivi”. Evidentemente la stessa severità non la applicano ad altri settori di “cultura” e di associazionismo, forse perché condividono con essi una certa qual comunanza ideologica.
Quello che ancora maggiormente stupisce, infine, è che un anno dopo tutto questo, quando l’assessorato alla cultura della Regione Friuli Venezia Giulia aveva deciso di non finanziare la “Novecento”, il rappresentante di A.N. ed ex assessore regionale Sergio Dressi è riuscito a “barattare” il ritiro di cinquantamila (a suo dire) emendamenti alla Finanziaria regionale con il finanziamento all’associazione. Mercato delle vacche o ben peggio?



Su richiesta dell'avvocato Giuliano Iviani, per conto del signor Guido Ghergorina, precisiamo che lo stesso Ghergorina, che nell'articolo pubblicato nel dicembre 2002 viene indicato come "indagato" (come era all'epoca) è stato poi prosciolto.
marzo 2012

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