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Dittatura Di Tito...

DITTATURA DI TITO…

Su Limesonline è comparso un articolo sulla questione dell’indipendenza del Kosovo, firmato da tale Lapo Pistelli che apprendiamo essere un uomo politico italiano, già democristiano, poi responsabile esteri per la Margherita, oggi parlamentare europeo eletto nelle liste dell’Ulivo, laureato in scienze politiche, giornalista pubblicista, docente alla Stanford University di Firenze.
Con un simile curriculum ci saremmo aspettati di leggere qualcosa di meno aberrante della frase che abbiamo trovato nell’articolo di Limes:

Le prime forti tensioni tra le due comunità risalgono agli anni Novanta, quando il presidente serbo Milošević, una volta aboliti i benefici costituzionali garantiti dalla precedente dittatura di Tito, instaurò nella regione un regime poliziesco ed estremamente discriminatorio verso la popolazione albanese.

Non intendiamo qui entrare nel merito della questione kosovara e sul come e perché siano sorte tensioni fra la comunità serba e quella albanese (ci vorrebbero pagine e pagine e lasciamo il compito a chi ne sa più di noi), ma ci piacerebbe che l’onorevole professor Pistelli ci chiarisca il concetto della “dittatura” che garantisce “benefici costituzionali” a qualcuno. Già dittatura e costituzione sono due cose che non vanno tanto d’accordo, ma una dittatura che garantisce “benefici costituzionali” ad una minoranza etnica è davvero una dittatura sui generis. Quali “diritti costituzionali” garantiva il fascismo a sloveni, croati, tedeschi dell’Alto Adige? Quali “diritti costituzionali” garantiva a chicchessia la dittatura di Pinochet, quella di Francisco Franco, quella dei colonnelli greci?
Forse Pistelli sarà un grande esperto di geopolitica, ma dopo avere letto questa sua frase sinceramente ci sentiamo un po’ prevenuti sulla sua conoscenza dei vocaboli della lingua italiana.
Altrimenti saremmo spinti a pensare che vi sia una tale prevenzione ideologica nei confronti della Jugoslavia di Tito al punto che non si possa parlarne senza aggiungere il termine “dittatura”, soprattutto quando l’argomento di cui si parla non sarebbe di per se stesso screditante per la Jugoslavia. Dato che dopotutto le minoranze etniche e linguistiche erano tutelate in Jugoslavia, se affermiamo questo concetto senza aggiungere che la Jugoslavia era una “dittatura” si corre il rischio che qualcuno possa mettersi a rimpiangerla come un Paese dove i cittadini avevano tutti pari dignità. Se invece ci incolliamo la parola “dittatura” o, come accade più spesso, “regime”, ecco fatto, eliminato anche questo rischio.
D’altra parte è ben vero che la nostra “democrazia” ci ha messo decenni per riconoscere “benefici costituzionali” alle sue minoranze etniche, e neanche oggi questi “benefici” sono granché applicati. Forse è proprio in questo che consiste la differenza tra la “dittatura di Tito” e la “democrazia italiana”.

agosto 2007

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