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      Mučeniška Pot


Donald is President... Trump Presidente USA.

L’ITALIA FA SQUOLA.
TRUMP PRESIDENTE DEGLI USA.

È particolarmente incomprensibile il fatto che certa sinistra (intendendo con questo termine quei comunisti duri e puri che già avevano plaudito alla vittoria del movimento populista di Beppe Grillo) si feliciti per il fatto che un miliardario reazionario, xenofobo, omofobo, maschilista ed evasore fiscale, che ha immediatamente dichiarato che eliminerà l’assistenza sanitaria da poco instaurata, vieterà l’aborto, porrà i dazi e ridurrà le tasse ma in ogni caso se ne frega dell’ambiente e del protocollo di Kyoto, sia stato eletto alla presidenza dello Stato più potente del mondo. Abbiamo letto analisi del post-voto che vedono nella sconfitta di Hillary Clinton una ribellione contro i poteri forti e l’imperialismo, come se Trump non fosse sostenuto da ambienti massonici e capitalisti; come se chi negli USA ha votato Trump lo avesse votato “da sinistra”, mentre è stato votato da quella parte machista e reazionaria che fa il paio con la nostra locale destra salviniana integralista e forcaiola (molto significativi i fotomontaggi di Salvini e Trump che sorridono assieme, diffusi nei social della Lega); e forse non è un caso che i primi a complimentarsi per l’elezione siano stati, in Europa, gli esponenti dei partiti della destra radicale, da Farage a LePen.
Prima di esporre quella che riteniamo la più azzeccata analisi del voto statunitense, cioè quella esposta da Beppe Grillo, vorremmo osservare che Trump ha vinto le elezioni con 59.611.678 voti a fronte di 59.814.018 di Clinton (quindi con duecentomila voti in meno), a riprova che quella che viene considerata la più grande democrazia del mondo ha esportato tanta democrazia nel corso della sua storia che gliene è rimasta poca da usare quando vanno al voto. Ed invece di arrovellarci su tutti gli scenari possibili e le motivazioni immaginabili per comprendere il senso della vittoria di Trump aggiungiamo un’osservazione banale: forse l’elettorato statunitense, che era pronto anni fa ad avere un presidente afroamericano, non è ancora pronto, nel 2016, ad avere un presidente donna... e se hanno scelto il macho arrogante e retrivo è perché sono, in maggioranza, maschilisti e retrivi.

Però la più azzeccata analisi del voto USA ci viene da Beppe Grillo, che ha fotografato perfettamente la situazione politica statunitense, molto simile a quella italiana.
Il comico/vate ha esordito dicendo, nel suo consueto stile pacato e garbato, che “questo è un VAFFANCULO generale”, aggiungendo che “dicevano che noi eravamo sessisti, omofobi, demagoghi, populisti. Non si rendono conto che ormai milioni di persone i loro giornali non li leggono più e non guardano la loro tv. Trump ha cavalcato questa roba qua. È arrivato a milioni e milioni di persone. C’è stata un’affluenza incredibile negli Stati Uniti. Questo significa che la gente è oltre l’informazione postdatata. Questi sono equipaggiati e si stanno ancora equipaggiando per gestire un mondo che non c’è più”. Ed ha concluso: “i veri eroi siamo noi! Eroi che sperimentano, che mettono insieme i disadattati e i falliti. Perché il fallimento è poesia. Ma sono quelli che osano, gli ostinati, i barbari, che porteranno avanti il mondo. E noi siamo barbari! E i veri imbecilli, populisti e demagoghi sono i giornalisti e gli intellettuali di regime, completamente asserviti ai grandi poteri”.
Una visione molto futurista e dannunziana, che però descrive bene anche l’elettorato italiano, che purtroppo non ha coscienza politica né di classe, non ha cultura ma pretende di pontificare e dettare legge. Quanto di meglio può servire ad un uomo del destino che necessita non di teste pensanti ma di truppe d’assalto disposte a tutto. Come negli anni ‘20 in Italia e negli anni ’30 in Germania…

novembre 2016

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