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      Mučeniška Pot


Dopo Le Elezioni di Maggio 2011.

RIFLESSIONI POST-ELETTORALI, 31 MAGGIO 2011

Volendo dare un giudizio poco politico ma probabilmente chiarificante su questa tornata elettorale potremmo dire che il livello di sopportazione degli italiani aveva superato il livello di guardia. Che, a forza di tirare la corda, il cavaliere tessera P2 1816 che ci governa ha ottenuto il contrario di quello che si aspettava, perché ogni limite ha una pazienza, come diceva Totò, ed alla fine la misura si è colmata.
Volendo invece dare un giudizio politico… ebbene, nella serata dei risultati abbiamo fatto tutti (tutti noi comunisti, ovvio!) festa, consapevoli che già dalla mattina dopo avremmo dovuto metterci a pensare a come gestire in concreto questo potere che è stato conquistato con il voto dei cittadini.
Perché è un dato di fatto che il malgoverno del cavaliere tessera P2 1816 ha coalizzato le opposizioni e che si è riusciti a mettersi d’accordo tra sinistra e centrosinistra in modo da conquistare la maggioranza, ma bisogna ora considerare che vincere le elezioni alla fine è la cosa più facile, perché la cosa difficile è governare. Terranno le coalizioni, nate dallo schifo per una politica clientelare e disonesta, quando si tratterà di agire per sistemare tutto quello che dieci anni di politica di distruzione dello stato sociale e dello stato di diritto hanno devastato nel nostro Paese?
Ed i poteri occulti, quelli che hanno spinto avanti certe politiche per continuare a detenere il controllo del Paese, permetteranno che la parte sana della società possa continuare a governare in nome della maggioranza che l’ha eletta?
Le parole del cavaliere tessera P2 1816 agli elettori, in particolare a quelli napoletani (si pentiranno moltissimo) e milanesi (preghino che non accada nulla di male) devono essere interpretate come un pour parler di una persona che è ormai alla frutta o come più o meno velate minacce di chi non si rassegna ad avere perso il controllo della situazione?
Chi, come noi, è cresciuto anche politicamente negli anni Settanta, sa cosa significhi strategia della tensione, e certi strani attentati denunciati dalle forze di centro destra contro i propri gazebo, banchetti, sostenitori, ci danno da pensare; così come ci dà da pensare l’allarmismo che viene creato intorno ad alcuni fatti (pensiamo al presunto tentativo di rapimento di una bambina di tre anni avvenuto ad Udine, ed al repentino comunicato dell’Alleanza per l’Italia che ha chiesto “maggiore sicurezza e vigilanza”) se li colleghiamo con il cavallo di battaglia elettorale del centrodestra, cioè il fantomatico permissivismo del centrosinistra nei confronti di immigrati e Rom, dipinti come l’unico e vero pericolo per il Paese (chi ha memoria storica ricorderà come il nazifascismo creò il mito dell’ebreo pericoloso per la sicurezza e la vita della nazione) e però privilegiati nelle strutture sociali dalla politica del centro-sinistra rispetto ai cittadini italiani.
Tanto per dare un’idea, citiamo le lamentazioni del candidato a sindaco di Trieste (centrodestra) Antonione durante un faccia a faccia con il suo “rivale” di centrosinistra Cosolini organizzato dal quotidiano “Il Piccolo”, che ha fatto l’esempio di una cittadina italiana che è stata scavalcata nella graduatoria per l’asilo nido da “extracomunitari” (orribile espressione che fa pensare a qualcosa di extraneo a noi, come gli extraterrestri) ed ha concluso con la fatidica affermazione “perché questi che stanno peggio degli italiani sono privilegiati rispetto ai cittadini italiani”.
Dopo avere fatto nostra la proposta di un signore del pubblico “basterebbe fare più asili” (la cosa semplice che è difficile a farsi, avrebbe detto Brecht), vogliamo rilevare per l’ennesima volta l’aberrazione del ragionamento che vede come “privilegiato” il più sfortunato perché ha diritto ad aiuti da parte della società. Così in questa incultura della sopraffazione e dell’emarginazione del diverso, anche il disabile che ha un posto auto è privilegiato rispetto al normale che invece deve pagare o andare con altri mezzi; e gli esempi potrebbero continuare, ma il senso è sempre lo stesso: chi ha dei problemi non dovrebbe pesare sulla società, non deve chiedere aiuti o contributi, né assistenza, a meno che non possa pagarsela di tasca propria.
Le famose Ballastleben, le vite zavorra di hitleriana memoria, tanto per tornare al paragone di prima.
Rimaniamo a Trieste, e parliamo di un altro argomento usato dal candidato Antonione durante la campagna elettorale, quello (caro al cuore dei nazionalisti triestini) del “pericolo” che rappresenterebbe la tutela (sancita dalla normativa vigente) della minoranza slovena della Regione, sbrigativamente e con scarsa precisione definito “bilinguismo”. Antonione ha più volte ribadito a Cosolini che la sua lista è supportata da partiti politici che richiedono il “bilinguismo totale” e che “non è accettabile mettere cartelli bilingui in tutta la città”. Ciò in modo da allarmare i triestini in questo senso (da decenni siamo abituati a sentirci dire che l’entrata in vigore della legge di tutela, non ancora completamente applicata, causerà dei “torbidi” in città).
In effetti, il giorno prima del turno di ballottaggio abbiamo letto una nota Ansa che qui riassumiamo.
Titolo: “allarme bomba e lettera minatoria al Primorski Dnevnik” (cioè il quotidiano triestino di lingua slovena):
“Una pistola, presumibilmente un giocattolo, un barattolo di solvente ed una lettera minatoria sono state ritrovate questo pomeriggio davanti alla sede del quotidiano Primorski dnevnik, (…). Oggetti e lettera erano contenuti in una valigetta che qualcuno aveva appoggiato alla porta d\'entrata dello stabile. Il ritrovamento è stato preceduto da una breve telefonata d\'avviso (…) Nella lettera erano scritte varie frasi intimidatorie e sconnesse, con accenni anche all’Olocausto. La sede del giornale era stata già bersaglio di un simile gesto lo scorso 17 marzo, in occasione dei festeggiamenti per il 150/o dell\'Unità d\'Italia”.
Facciamo un salto indietro nel tempo e ricordiamo che nell’aprile del 1974, nell’ambito della campagna referendaria, il leader missino Giorgio Almirante venne a Trieste a fare un comizio in piazza Goldoni. Più che parlare di divorzio (lui, contrario al divorzio ma separato di fatto dalla moglie e convivente con un’altra donna) avrebbe parlato (citiamo dalla stampa dell’epoca) di “far piazza pulita del bacillo slavo che si è infiltrato a Trieste”. Al punto che la questura inviò un rapporto alla magistratura individuando nelle frasi di Almirante il reato di “istigazione alla lotta di classe”.
Il 27 aprile 1974: alle ore 21.47 squillò in questura l’allarme collegato alla scuola slovena di via Caravaggio, perché era esplosa una bomba, presumibilmente posta verso le 21.30. L’attentato fu rivendicato da un “comunicato n. 1” firmato da Ordine nero, nel quale si minacciava il sequestro del sostituto procuratore che indagava sull’attentato e concludeva con la frase: “Dopo San Giovanni colpiremo ancora”. E ricordiamo che un mese dopo esplose una bomba in piazza della Loggia a Brescia, causando una strage.
È per questa nostra memoria storica che non riusciamo a prendere a cuor leggero certe affermazioni che alcuni personaggi politici tendono a fare, come quelle già citatiedel cavaliere tessera P2 1816 o come la definizione data dal governatore del Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo (destra) che ha definito “un bagno di sangue” questa tornata elettorale.

Ma torniamo alle valutazioni positive su queste elezioni. È importante e positivo che alla fine l’elettorato si sia reso conto che le posizioni forcaiole, allarmiste e xenofobe non servono né a risollevare le sorti della finanza pubblica, né aiutano chi ha più o meno bisogno di assistenza, servono soltanto a creare guerre tra poveri, tensioni tra cittadini, fino ad arrivare a fomentare discriminazioni ed odi etnici.
È importante che l’elettorato si sia accorto che non paga la politica dell’odio, ma che bisogna rimboccarsi le maniche e mettersi a lavorare, uniti, per cercare di sistemare tutto quello che è stato distrutto in questi anni. Ci aspetta un grosso lavoro, ma NE VALEVA LA PENA!

LA POLITICA DEL PERSONALISMO.
Un altro discorso invece fa fatto sull’evoluzione in senso personalistico della concezione della politica. Vediamo infatti come sia a destra sia a sinistra si moltiplichino i partiti che fanno riferimento ad un leader specifico: così Forza Italia si è completamente identificata in Berlusconi, abbiamo le liste Di Piazza e Fortuna Drossi a Trieste; l’Italia dei valori è tuttora identificata con Di Pietro ed anche quello che dovrebbe essere un non-partito, il movimento di rottura con la politica tradizionale, il Movimento 5 stelle, fa tutto nel nome di Beppe Grillo. Infine abbiamo Sinistra ecologia e libertà, che si premura di specificare che è “con Nichi Vendola”.
Ebbene, sembra che questo modo di fare politica sia quello che paga. Dei “grilletti” parleremo dopo, vorremmo ora analizzare invece proprio la questione del successo di Nichi Vendola (ed usiamo volutamente il nome del leader al posto di quello del partito politico di riferimento) in confronto al più scarso risultato della Federazione della sinistra, che si è presentata come una coalizione con diversi leader politici, che non hanno fatto campagna elettorale attorno alla propria persona ma proponendo semplicemente programmi e contenuti. Detta altrimenti: mentre nei partiti comunisti di una volta, al di là di tutte le battute che si fanno ancora sul culto della personalità dei dirigenti e del centralismo democratico, si tendeva alla formazione dei “quadri”, cioè di varie persone che fossero in grado di diffondere e portare avanti la linea politica del partito, oggi, nel totale rifiuto del “vecchio modo di fare politica”, che si è concretizzato nel (brutto) detto “buttare via il bambino con l’acqua sporca”, si lascia che a parlare di politica sia solo una persona, il leader carismatico appunto, quello che fa audience, quello che va sul palco(scenico) e si presenta più come un attore (anche un istrione, in taluni casi) che non come un comunicatore di un messaggio politico.
Così abbiamo visto a Trieste Nichi Vendola, osannato da una folla plaudente accorsa a sentirlo, parlare più o meno di aria fritta, di slogan buttati là con pause ad effetto tra una frase e l’altra, con la dosatura dei toni alti e bassi per attirare l’attenzione e porre l’accento su certe parole e non su altre A chi scrive certe pose istrioniche o teatrali (se non addirittura da imbonitore) non piacciono e non convincono, perché ritengo che si debba guardare innanzitutto il contenuto mentre il contenitore è una cosa secondaria, così come il modo come il contenuto viene esposto. E, sentiti Grillo, Ferrero e Vendola, alla fine io preferisco di gran lunga il ragionamento politico fatto con razionale pacatezza da un Ferrero alle sparate istrioniche di un Grillo ed alle esibizioni da palcoscenico di un Vendola.
Qualcuno dirà: ovvio che difendi Ferrero, ti sei candidata per la Federazione della sinistra… ma in realtà la cosa va vista all’incontrario: mi sono candidata ed ho sostenuto la Federazione della sinistra proprio perché preferisco questo modo di fare politica, il privilegiare i contenuti rispetto ai personalismi, mi è piaciuto sentire Ferrero che esponeva con tranquilla serenità le posizioni politiche dello schieramento politico che rappresenta e non sento la mancanza di un leader carismatico che ci imponga dall’alto del suo palco(scenico) il suo verbo.
Nel suo discorso a Trieste Ferrero ha fatto un’analisi della situazione politica italiana, ha messo a confronto la cultura dell’egoismo delle destre con i valori e le idee su cui si è fondato lo sviluppo delle sinistre in Italia: l’eguaglianza, la dignità, la necessità di rompere il meccanismo dell’idea di padroni e di servi.
Ed ha concluso dicendo che la necessità di battere le destre va di pari passo con il bisogno di costruire una nuova sinistra che si nutra di dignità e di processi di partecipazione, e che il comunismo è più necessario oggi che cento anni fa, perché una volta il capitalismo sfruttava solo gli uomini, oggi distrugge l’intero pianeta.
Con buona pace, concludiamo noi, di tutti coloro che ritengono che il comunismo sia ormai morto, e ciononostante continuano a fare di tutto per affossarlo.


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