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Election Day e Schede Bianche

ELECTION DAY E “SCHEDE BIANCHE”

Il film di Deaglio sulle ultime elezioni ha avuto il grande pregio di far riflettere su alcune cose che nella nostra democrazia non sembrano funzionare al meglio. Può darsi che i brogli, che, bisogna ricordare, l’autore non afferma esserci stati ma semplicemente dimostra possibili, non ci furono. Ma il documentario dimostra, con fatti e non con ipotesi, che c’è stato qualcosa di più che non delle stranezze o delle anomalie.
Una cosa “curiosa”, che però Deaglio non mette in evidenza, è che tutto il centro destra, ma soprattutto Pisanu (ministro degli interni all’epoca) aveva osteggiato nel modo più fermo e deciso la possibilità di unificare in una sola data tutte le elezioni, nazionali ed amministrative locali, nonostante questa soluzione avrebbe comportato un enorme risparmio economico.
Nella nostra regione, unica in cui si è votato per le amministrative e le politiche assieme, possiamo confrontare i dati delle diverse votazioni in modo da far risaltare alcune “stranezze” che riguardano proprio le schede bianche, quelle che secondo De Aglio avrebbero potuto essere “dirottate” su altre liste.
I dati elettorali, anche se “ufficiosi”, si trovano nel sito della Regione www.regione.fvg.it, settore “elezioni”. Qui possiamo confrontare i dati delle province di Trieste, Gorizia e Udine, distinguendo quelli della Camera con quelli relativi alle elezioni provinciali (non avrebbe senso confrontare i dati della provincia con quelli del Senato, visto che la base elettorale è diversa).
Come prima cosa si nota che il numero degli elettori per i due gruppi varia parecchio, pur essendo teoricamente uguale la base elettorale:
a Gorizia abbiamo 100.176 voti per la Camera, 90.783 per la Provincia;
a Udine 368.242 voti per la Camera, 345.724 per la Provincia;
a Trieste 162.239 per la Camera, 145.155 per la Provincia;
All’epoca gli uffici competenti dichiararono che la cosa era corretta, in quanto votavano per le elezioni nazionali anche gruppi elettorali (residenti all’estero ecc.) che non avevano diritto di voto per le amministrative.
Diamo per valida questa spiegazione (anche se oltre 30.000 elettori di differenza sono tanti), e analizziamo le schede bianche.
Premettiamo che alle elezioni provinciali si presentavano più liste che alle politiche, quindi l’elettore deluso, indeciso, “contestatore” aveva teoricamente più possibilità di scelta; teniamo inoltre presente che spesso nelle elezioni amministrative gli elettori conoscono personalmente i candidati, il che dovrebbe portare ad una maggiore “coscienza” di voto; infine, se gli elettori sono di meno, si potrebbe pensare che anche le schede bianche diminuiscano in proporzione rispetto al maggiore numero di elettori delle elezioni politiche.
Invece i dati parlano chiaro:
a Gorizia 1.114 schede bianche per la Camera, 2.215 per la Provincia;
a Udine 4.786 bianche per la Camera, 10.601 per la Provincia;
a Trieste 1.837 bianche alla Camera, 3.809 per la Provincia,
Quindi in queste tre circoscrizioni le schede bianche sono state in totale 16.625 alle elezioni provinciali contro le 7.737 delle elezioni per la Camera. Cioè ci troviamo con una differenza di 30.000 elettori in meno per le tre elezioni provinciali ma anche quasi 9.000 schede bianche in più.
Non è una prova, ma può essere un indizio. E quando si parla di glasnost elettorale indizi come questo andrebbero considerati a fondo.
Forse se in tutta Italia si fosse celebrato l’“election day”, ed avendo così più esempi da valutare, si sarebbe potuto chiarire meglio tutti questi dubbi. Come diceva Andreotti, a pensare male si fa peccato ma spesso si indovina, e qui si potrebbe pensare che non si sia voluto fare gli “election days” in Italia perché altrimenti ci sarebbero stati troppi punti di confronto nei risultati elettorali ed i presunti possibili “giochetti” denunciati da Deaglio sarebbero stati troppo riconoscibili.

dicembre 2006

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