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Falabrino E l'Isonzo 'Rosso Di Sangue Italiano'.

A PROPOSITO DI \'ODIO DEGLI SLAVI\'...
Nel sito del Ponte della Lombardia abbiamo trovato un articolo che ci propone l’ennesima “bufala” storica.(L’indirizzo è http://www.ilponte.it/foibedep.html)
Gian Luigi Falabrino (che ci risulta essere esperto di pubblicità e di comunicazione piuttosto che di storia e letteratura slovene) nel suo “Il punto sulle foibe e sulle deportazioni nelle regioni orientali (1943-45)” scrive così:
< l’odio etnico e la voglia di rivalsa sui “padroni” agricoli erano profondamente radicati in Slovenia fin
dall’Ottocento, quando il massimo poeta sloveno, Frane Preseren (1800-1849) invocava “Fa che il Soča (Isonzo) diventi rosso/di rosso sangue italiano”. L’odio dei contadini contro i ricchi italiani delle città, orchestrato sia dai vescovi cattolici contro gli italiani (ebrei, massoni e miscredenti) sia dalle autorità austriache (“divide et impera”), un secolo dopo trovò nel comunismo lo strumento per realizzarsi >.
Lasciando da parte le conclusioni, diciamo solo che il poeta sloveno che ha scritto una poesia all’Isonzo non era France (e non Frane) Prešeren, ma Simon Gregorčič (1844-1906), che nel 1879 scrisse “Soči” (“All’Isonzo”), una lirica che precognizzava la tragedia della prima guerra mondiale, e l’attacco dell’Italia al confine orientale. Nella traduzione di Giovanna Iva Ferjanis Vadnal questi sono alcuni versi che potrebbero forse riferirsi a quanto scritto da Falabrino:

Ma su te, misero, ahimè, s’addensa
un tremendo uragano, una bufera immensa,
dal caldo meridione infuriando verrà
e strage alla pianura ferace recherà
(…)
ma intorno grandine di piombo cadrà
e sangue a fiotti e di lacrime un torrente
(…)
Qui all’urto delle spade affilate,
le tue acque di rosso saranno colorate:
il nostro sangue a te scorrerà,
quello nemico ti intorbiderà!
(…)
Non ridurti entri i limiti delle sponde,
balza dagli argini tuoi furibondo
e lo stranier della nostra terra avido
nel fondo dei tuoi gorghi travolgi impavido!

In sostanza in questa lirica Gregorčič ha una visione quasi preveggente delle battaglie che avrebbero insanguinato l’Isonzo quarant’anni dopo in seguito ad un attacco venuto da Sud (l’Italia), ed invoca il fiume a difendere il popolo sloveno dalle invasioni straniere. Nulla a che fare quindi con le parole citate da Falabrino, né con le conclusioni cui lui arriva: perché è chiaro che il poeta parla di difesa delle proprie terre e non di espansione verso quelle degli altri.
Tra l’altro le elucubrazioni di Falabrino non dovrebbero essere una creazione sua ma una delle varie “leggende metropolitane” inerenti il presunto “odio degli slavi” verso gli italiani, scritte una volta da qualcuno e ripetute da altri all’infinito, senza che alcuno dei “citanti” si ponesse il problema di verificarne la veridicità. Tanto, quanti in Italia conoscono la letteratura slovena, Prešeren, Gregorčič, le loro poesie (rarissime quelle tradotte in italiano), al punto da capire che la storia dell’Isonzo rosso di sangue italiano è solo una mistificazione e una fandonia?

ottobre 2008





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