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Fenomenologia di Daniele Mosetti.

FENOMENOLOGIA DI DANIELE MOSETTI, NEOFASCISTA.
In seguito alla pubblicazione sul quotidiano locale di una mia nota relativa al Museo della civiltà istriana fiumana e dalmata, dopo alcune risposte, ancorché polemiche e, a parer mio, non condivisibili, ma che si sono mantenute nei limiti della correttezza e di quella che in linguaggio giuridico viene definita “continenza”, è stata pubblicata ( /10/12) una lettera firmata dal “presidente” del Comitato 10 febbraio, tale Daniele Mosetti.
Il Mosetti, che al di là del suo apparente patriottismo, dimostra (come del resto tanti “italianissimi”) di non conoscere la lingua italiana, infatti scrive, riferendosi alla sottoscritta, della quale pure non mette in dubbio il genere (femminile): “in risposta a chi gli chiedeva” ed anche “come sempre gli riesce alla negazionista Cernigoi”, insultando quindi non solo me, ma anche la grammatica italiana. “Negazionista”, dunque, ma non solo, anche “mistificatrice”, e poi vengo accusata di “non conoscere la storia”, di “cercare di sollevare quell’odio anti-italiano”, di “infangare il tema dell’esodo e delle foibe”; arriva al punto di dire che “il negazionismo può essere considerato lo stadio supremo del genocidio”, e dato che io sarei, secondo Mosetti, una “negazionista”, va da sé che sarei anche una genocida (allo stadio supremo, suppongo).
Naturalmente tutte queste accuse, decisamente pesanti, non sono supportate da alcun elemento di prova, ma solo e semplicemente dalle solite menzogne che la propaganda fascista spaccia da decenni come ricostruzioni storiche ma che rappresentano mistificazione pura e semplice. Che io abbia smentito queste mistificazioni, basandomi su documenti, evidentemente non ha valore, secondo le teorie di Mosetti e della gente par suo, in quanto non si possono smentire le menzogne, se le menzogne sono dette da “loro”.
Il lato più grave della questione è che la lettera (obiettivamente diffamatoria) di Mosetti è stata pubblicata dal Piccolo, che però non ha pubblicato la mia risposta. Quindi, se Mosetti è un fascista e parla di conseguenza, ciò rientra nelle regole del gioco: ciò che non torna è che un quotidiano, che dovrebbe non essere “di parte”, lascia che i fascisti diffamino altre persone perché non dà spazio alle repliche.
C’è invece un lato grottesco nella vicenda, che si potrebbe riassumere nella vecchia massima del bue che dà del cornuto all’asino: Mosetti, che tanto si scaglia contro le “mistificazioni” della sottoscritta, è l’autore di quella bufala estiva riguardante un presunto imbrattamento alla lapide presso la foiba 149. In qualità di “presidente” del Comitato 10 febbraio egli aveva firmato, il agosto, una lettera in cui si denunciava che la lapide presso la 149 era stata imbrattata, e che era stata poi ripulita da “volontari” (vedi video); a corredo del comunicato stampa era stata inoltrata una foto (pubblicata anche sul Piccolo) con l’immagine della lapide imbrattata.
Peccato che la foto era vecchia di alcuni anni, l’imbrattamento in essa documentato, infatti, era avvenuto nel 2006. È stata poi smentita questa circostanza, chiarito l’equivoco? No, naturalmente, perché non è con la chiarezza che lavorano i fascisti, ma con la mistificazione (loro sì, non io).
Daniele Mosetti è un amico di Facebook del foibologo Giorgio Rustia, altro epigono della mistificazione storica, che come Mosetti ha in comune una simpatia per l’estrema destra: Rustia aveva iniziato la propria carriera di pseudo storico nell’ambito di conferenze organizzate dal progetto Contropotere di Forza nuova, Mosetti ha dato la propria adesione sia alla presentazione del libro autobiografico di Stefano Delle Chiaie, sia al movimento politico Alba dorata, ispirato all’omonimo partito greco e recentemente fondato proprio qui a Trieste da Alessandro Gardossi, in passato appartenente a Forza nuova.
Gira e rigira, sempre lì si torna. Trieste è la città più fascista d’Italia, disse Umberto Saba, e si sa che “calunniare, insudiciare, ammazzare” è il metodo fascista per eliminare i propri oppositori.

dicembre 2012

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