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Fenomenologia di Massimiliano Lacota. Seconda Puntata.

FENOMENOLOGIA DI MASSIMILIANO LAKOTA
(a margine di un’assemblea tenuta presso la sede
dell’Unione degli Istriani il 2/10/12).

(la prima puntata si trova qui: http://www.nuovaalabarda.org/leggi-articolo-fenomenologia_di_massimiliano_lacota..php. le impressioni di questo articolo sono conferme di quanto espresso nel precedente)

Massimiliano Lakota è una persona che non finirà mai di stupirci. La sua carica di energia è talmente forte e durevole che potrebbe essere ottimamente utilizzato per la pubblicità di una nota marca di pile. Riesce inoltre ad affabulare per due ore di fila, tutto sommato senza annoiare (non entriamo per il momento nel merito dei contenuti delle sue affabulazioni), a coinvolgere in tale modo la platea, ad eccitarla, oseremmo dire aizzarla, contro gli oggetti delle sue esternazioni (pur senza dire mai nulla che si potrebbe interpretare come offensivo nei confronti dei suoi bersagli), al punto che il risultato finale dei monologhi da lui interpretati è paragonabile alle “mezze ore di odio” di orwelliana memoria.
I bersagli di Lakota sono innanzitutto gli “slavi”, termine non usato in senso dispregiativo, sia chiaro, specifica il Nostro, ma per comprendere sia Sloveni che Croati, popoli che, ci spiega, sono molto più organizzati, scafati e preparati di “loro” (cioè, si immagina, gli esuli istriani che Lakota rappresenta, quale presidente dell’Unione degli Istriani), e pertanto riescono, facendo emergere la loro “classica protervia”, a far passare tutta una serie di messaggi storici e culturali che evidentemente disturbano Lakota, visto il modo in cui ne parla.
Così Lakota non ha ancora digerito il fatto che nel luglio del 2010 i presidenti italiano, sloveno e croato si sono recati in forma ufficiale, a latere del concerto offerto da Riccardo Muti, a rendere omaggio all’ex Balkan ed al monumento all’esodo di piazza Libertà. Perché in tale modo, per la “superficialità” degli esuli istriani, si è fissato “nella memoria collettiva” che l’evento dell’attentato al Balkan è stato l’inizio delle violenze del Novecento, cosa che Lakota non condivide, perché, secondo lui, così si fa storia “decontestualizzata”.
In effetti Lakota ha molto a cuore la “contestualizzazione” degli eventi storici, se pure limitatamente ad alcuni, primo fra tutti la fucilazione dei quattro martiri di Basovizza (che egli continua a definire “terroristi” ed “assassini”); oppure l’invasione della Jugoslavia del 1941; le rappresaglie nazifasciste (che egli accetta in quanto “codificate” da trattati internazionali”): tutti avvenimenti che secondo lui sono stati “decontestualizzati”. Mentre per quanto concerne invece l’esodo e le foibe, sembra di avere capito che secondo Lakota la propaganda mistificatoria di decenni su essi sia perfettamente “contestualizzata” storicamente.
Lakota è abilissimo anche in un altro argomento: riesce a trasformare un evento del tutto normale in uno scandalo internazionale, in un casus belli. Ad esempio: in Slovenia è stato girato un film-documentario con la storia dei Martiri di Basovizza. Durante l’assemblea all’Unione degli Istriani ne è stato proiettato il trailer; personalmente l’ho trovato eccessivamente enfatico, ma mi è sembrato storicamente accettabile. Bene, Lakota ha deciso di inviare una protesta formale alla Farnesina, perché secondo lui questo filmato, che viene distribuito nelle scuole, ha lo scopo di “rinfocolare l’odio tra le giovani generazioni”.
Sempre sul tema della fucilazione dei quattro, Lakota lamenta che a livello europeo sia stia fissando questo evento come il primo atto di Resistenza antifascista in Europa (e “saremmo proprio spudorati traditori comunisti” se accettassimo ciò): questo accade perché l’evento è stato “decontestualizzato”, altrimenti si capirebbe che non fu altro che un atto di terrorismo. Ma nella sua “contestualizzazione” Lakota trascura di considerare che il fascismo non era un regime democratico ma una dittatura.
Sempre su questo argomento troviamo un altro bersaglio di Lakota: lo storico Franco Cecotti, “reo” di avere tenuto il discorso a Basovizza in ricordo dei fucilati. Un discorso che a mio parere ha “contestualizzato” storicamente l’avvenimento, ma che a Lakota ha dato tanto fastidio che ha deciso di scrivere al Ministero dell’istruzione per chiedere che vietino a Cecotti di andare a parlare nelle scuole.
Se Lakota è il censore del regime oppure millanta, lo scopriremo solo vivendo, come avrebbe detto Lucio Battisti. Ma proseguiamo.
A Capodistria si è svolta una sfilata, nell’ambito dei festeggiamenti per la liberazione del Litorale dal nazifascismo, con la presenza delle bandiere e dei labari delle associazioni degli ex combattenti della Resistenza. Accade anche in Italia che vi siano sfilate del genere, ma parrebbe che, come recita il vecchio detto latino, quod licet Iovis non licet bovis, dove nel contesto l’Italia sarebbe Giove e la Slovenia il bove, perché in merito Lakota ha posto questa domanda al pubblico (ottenendo ovviamente un’ovazione): “perché non facciamo noi a Sgonico con Napolitano una cosa del genere?”
Brevemente segnalo altre cose che sembrano avere sconvolto l’equilibrio psicofisico del Nostro: il fatto che alcuni esponenti di altre associazioni degli esuli abbiano partecipato in Istria a commemorazioni di caduti antifascisti, definite “pagliacciate”, sia pure nel “rispetto di tutti i morti” (ne prendiamo atto, signor Lakota) ed al ricordo di un compositore che ha scritto anche canti partigiani (Nello Milotti, autore di brani come “Fratellanza”, che già dal titolo evidenzia la “protervia slava”?) gli ha suggerito frasi, supponiamo ironiche, come “tanto vale andare a sentire le conferenze della professoressa Kersevan o di Sandi Volk” oppure “che dobbiamo fare? baciarci in bocca, ballare il kolo?” (e perché no, avrebbe risposto qualcuno).
Naturalmente “contestualizzando” il tutto, si immagina, come è “contestualizzare” affermare che “gli istriani non hanno nulla da farsi perdonare”, “non hanno fatto nulla di male”, “non hanno prodotto gerarchi”, quindi per loro non ha senso parlare di riconciliazione: perché sarebbero solo loro ad avere subito dei torti, ed ancora oggi sono tutti contro di loro, dagli “slavi” (in senso lato e non spregiativo, certamente, signor Lakota) alle altre associazioni degli esuli con i loro rappresentanti, da Codarin a Toth, a Mazzaroli, ed agli italiani “rimasti”, come Radin, messi alla berlina perché si sono resi disponibili ad un contatto con chi li ha sempre odiati (e qui stigmatizzo l’affermazione di Renzo de Vidovich, a commento di un mio intervento sul Museo della civiltà istriana, fiumana e dalmata, cioè che con le mie parole sarei riuscita a riunificare tutte le organizzazioni degli esuli, oggi in polemica tra di loro: a sentire Lakota non sembrerebbe proprio); allargandosi al sindaco Cosolini ed al presidente Napolitano, contro cui ha avuto modo di esternare anche l’inossidabile dottore (in scienze biologiche) Giorgio Rustia, che ha contribuito a riscaldare ulteriormente la platea gridando che il Presidente “è sempre stato comunista” (una sorta di peccato originale indelebile?).
Infine una breve nota di colore, con Lakota che ha segnalato agli astanti l’esistenza del sito www.dieci.febbraio.info (al quale chi scrive ha l’onore di collaborare), evidenziando soprattutto la polemica sorta attorno all’uso di una foto che rappresentava una fucilazione operata dai militari italiani in Croazia come simbolo delle “foibe”, foto purtroppo usata più di una volta a questo sproposito (il che evidenzia la competenza storica di chi parla di “foibe”), e dove Lakota ha avuto modo di dimostrare una volta di più la sua verve cabarettistica, dicendo che usare questa foto nella trasmissione Porta a porta, con la presenza della professoressa Kersevan è stato per lei come un invito a nozze, “anzi a nozze carsiche” (spiace assistere ad un tale spreco di talento, Lakota potrebbe con più successo partecipare a Zelig piuttosto che occuparsi di storia).
Ma alla fine di tutto ciò, la domanda che sorge spontanea è: dove vuole arrivare Lakota in questo modo, dopo avere descritto gli esuli istriani come innocenti che non hanno nulla da farsi perdonare ma hanno contro un po’ tutti e sono un po’ contro tutti, dagli “slavi” agli istriani “rimasti” (che sarebbero rimasti perché “rimanendo nel 1943 ci hanno scacciato”), dalle forze politiche di governo (ma anche di opposizione) italiane slovene e croate alle altre organizzazioni degli esuli, agli “slavi militanti di Trieste e del Carso” e via di seguito?
Forse ambisce ad una nuova guerra di redenzione contro Slovenia e Croazia? Oppure ad un pogrom contro gli sloveni ed i comunisti d’Italia?
Naturalmente no, ne siamo certi. Però siamo anche dietrologi, ed un sospetto sorge nel nostro animo smaliziato di slavo comunisti: sarà mica che con tutto il suo sparare a zero contro i vari Toth, Codarin, Rovis, Mazzaroli e Radin, alla fine ciò che Lakota vuole ottenere è dimostrarsi talmente estremista da far fare bella figura alle associazioni da lui messe alla berlina, così da accreditarle alla controparte? Ed in tal caso, forse ha proprio ragione de Vidovich, che non è nato ieri, quando dice che alla fine le organizzazioni degli esuli non sono in dissidio tra di loro ma riunite nello scopo comune.

ottobre 2012

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