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Gas Gas Gas (a Monfalcone)

GAS GAS GAS (cit. da Goran Bregovic).

Si torna a parlare di un rigassificatore, stavolta a Monfalcone, definito “mini” dal suo promotore, l’ingegnere Alessandro Vescovini, re delle bullonerie emiliane, che dalle esternazioni sulla stampa e sui social network sembra invece avere un ego “maxi”, considerato che ogni critica che viene fatta al progetto da lui proposto (proposto con molta insistenza, peraltro, in un modo che ricorda sia quei venditori porta a porta dai quali non ci si riesce a liberare, sia quei predicatori che non ce la fanno a non avere l’ultima parola anche dopo che gli hai detto che sei un ateo convinto).
A sentire Vescovini questo progetto di rigassificatore, oltre a non inquinare e rispettare l’ambiente circostante (difficile da credere che una struttura simile non abbia il minimo impatto ambientale, ma tant’è), dovrebbe risolvere i problemi di fabbisogno energetico di mezza regione, portare alla chiusura della centrale a carbone di Monfalcone, mettere “per sempre in sicurezza il corso del Timavo” (ma se il Timavo scorre sotto terra, dove interverrebbe questo progetto?); e forse anche farci dei massaggi rilassanti e portare la pace nel mondo? E guai a fare, da profani, dei paragoni con il progetto di Zaule, perché l’ingegnere si adombra ed imbizzarrisce, e noi sicuramente non vogliamo che il suo sistema nervoso abbia a risentirne.
Anche perché l’imprenditore è molto suscettibile. In seguito ad una riunione svoltasi ad Aurisina, alla quale aveva partecipato il sindaco di Capodistria Aurelio Juri, che ha avuto la malaugurata (ancorché del tutto legittima) idea di salutare gli astanti anche in lingua slovena, il Vescovini ha per giorni e giorni invaso le pagine FB ed anche i giornali, stigmatizzando il fatto che Juri, che conosce benissimo l’italiano, ha parlato volutamente in sloveno per non farsi capire da lui, Vescovini, in quanto avrebbe oscuri interessi per promuovere unicamente il porto di Koper a scapito dello sviluppo industriale italiano.
In realtà il malcapitato Juri aveva solo salutato in sloveno e l’intervento lo ha fatto in lingua italiana, ma Vescovini ci ha messo alcuni giorni per assimilare la questione, dopo essersi inalberato per un comunicato stampa di Rifondazione comunista (nel quale il suo comportamento veniva definito al limite del razzismo) ed avere minacciato querele contro gli autori e tutti coloro che avevano pubblicato il testo (e sarà forse questo il motivo per cui il Piccolo ha ignorato questo comunicato stampa?).
Accantonando le paturnie del “vergine cuccio” di provenienza emiliano-romagnola (che nelle sue polemiche in rete spesso denota di soffrire di una preoccupante mania di persecuzione, ed è quindi il caso di non infierire), passiamo ora a parlare di gas e della sua provenienza.
Ricapitolando. L’Unione europea ha recentemente deciso di sanzionare la Russia (aumentando in tal modo la già non indifferente crisi economica, dato che sono state bloccate le esportazioni dei prodotti ortofrutticoli, uno dei pochi settori ancora in attivo nel nostro Paese). La Russia, in risposta, deciderà di tagliare le forniture di gas all’UE (tanto può vendere alla Cina finché vuole), così noi resteremo in brache di tela sia per le esportazioni sia per il fabbisogno di gas. Dunque all’orizzonte ecco profilarsi al salvataggio, come nei vecchi film di cow-boy, i buoni (gli USA, ma anche Israele, che sembrerebbe uno dei partner del “mini” rigassificatore vescoviniano ed ha scoperto giacimenti di gas al largo di Gaza, il che sarebbe il vero motivo per bombardare la striscia, altro che Hamas e i suoi razzetti) ad offrirci le loro forniture di gas, che però non arriverebbe più come avviene adesso, serenamente nei metanodotti, dovrebbe essere portato nei porti dalle navi gasiere e rigassificato dai rigassificatori che da anni stanno cercando di imporci. Va anche aggiunto che l’estrazione del gas dal sottosuolo (o dai fondali marini) è uno dei nuovi e più devastanti fattori di devastazione ambientale.
Probabilmente se si pensasse alla distensione internazionale ed al rispetto di quel poco che rimane del nostro pianeta non avremmo questo tipo di problemi: ma vuoi mettere per le multinazionali del gas riuscire ad occupare loro quel mercato che finora è stato monopolizzato dalla Russia?

settembre 2014

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