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Gianni Oliva, Storico Serio delle Foibe.

GIANNI OLIVA E LE FOIBE.
Gianni Oliva (del quale il Piccolo del 10 febbraio 2017, ha pubblicato l’articolo in pagina cultura sul Giorno del ricordo), è considerato uno storico “serio” e non un “negazionista” cui deve essere impedito di parlare.
La serietà di Oliva (che ha anche per un periodo ricoperto la carica di assessore alla cultura a Torino) si manifesta, ad esempio, nel suo libro “Foibe” (pubblicato da Mondadori, non da una piccola casa editrice di provincia, nel 2002), quando parla di Giuseppe Cernecca, segretario generale del comune di Gimino, che nel settembre del 1943 fu arrestato dai partigiani e di lui non si seppe più nulla. Scrive Oliva che Cernecca sarebbe stato lapidato e poi decapitato e che le prove della “lapidazione di Cernecca” risulterebbero “dall’autopsia effettuata”. Ora, stando che la stessa figlia di Cernecca ha più volte ribadito che il corpo del padre non fu mai ritrovato, sarebbe davvero interessante sapere come ha fatto lo storico Oliva a prendere visione di questa autopsia.
Quando poi parla della foiba di Basovizza, lo storico “serio” riporta un passo del romanzo “La foiba grande” di Carlo Sgorlon, che essendo romanzo è appunto opera di fantasia, fatto che Oliva però non specifica, lasciando credere che si tratti di un’opera scientifica.
L’ex assessore cita: “Nella foiba di Basovizza, vicina a Trieste, era stato buttato un feudatario odioso, un uomo carico di delitti, al tempo del patriarca di Aquileia, Marquardo, cui allora l’Istria apparteneva”.
Peccato che il patriarca Marquardo rimase in carica dal 1365 al 1381 (anno in cui morì) e che la “foiba” di Basovizza non è una cavità naturale ma un pozzo di ispezione di miniera, scavato dalla ditta Skoda tra il 1901 ed il 1908. Se non si può pretendere da Sgorlon, che ha scritto un romanzo, coerenza dal punto di vista storico, riteniamo che uno storico dovrebbe invece, prima di dare alle stampe un’opera (sia pure di divulgazione) scientifica, verificare che ciò che scrive abbia attinenza col vero e non limitarsi a citare brani tratti di qua e di là senza un minimo di controllo.
Ma va qui aggiunto che anche un altro ricercatore considerato “serio”, Giacomo Pacini autore de “Le altre gladio” (Einaudi 2014), quando nel suo studio parla delle foibe l’unico testo che cita è questo di Sgorlon, come se si trattasse di un’opera storiografica e non di fantasia: che sia stato tratto in inganno dalla “serietà” storiografica del divulgatore Oliva e non abbia poi ritenuto di verificare le fonti?

febbraio 2017

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