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Giornata della Memoria 2009: l'ordine pubblico nella Venezia Giulia tra il 1942 ed il 1943

AGLI ORDINI DEL “DUCE” PER < INFRENARE L’AZIONE TERRORISTICA DELLE BANDE SLAVE E DIFENDERE L’ITALIANITÀ DI QUESTE TERRE >.

L’Ispettorato Speciale di PS per la Venezia Giulia, diretto dall’Ispettore Generale Giuseppe Gueli nacque come forza di repressione antiguerriglia. Lo stesso Gueli scrisse, all’epoca del processo che lo vide imputato (latitante), un memoriale, datato 5/8/46 ed indirizzato al Procuratore Generale della Corte d’Assise di Trieste:
< Nell’aprile del 1942 fui nominato ispettore generale di PS per la Venezia Giulia, incarico che importava il compito di infrenare l’azione terroristica delle bande slave e di difendere l’italianità della Regione > (copia di questo atto si trova nel “carteggio processuale Gueli”, archivio IRSMLT n. 914).
Per raggiungere questi scopi Gueli fece in modo che i prefetti emanassero una serie di ordinanze che imponevano ferree regole di comportamento agli abitanti delle zone nelle quali l’Ispettorato svolgeva la propria “attività antiribelle”. L’allora prefetto di Trieste, Tullio Tamburini, rispose sempre positivamente e sollecitamente alle varie richieste avanzate da Gueli, come vediamo dagli esempi che seguono.
Il 28/7/42 Gueli scrisse ai prefetti di Trieste, Gorizia, Pola e Fiume, evidenziando le “difficoltà” che trovava nella sua opera di repressione e suggerendo la possibile soluzione a certi problemi.
< Solo di pochi ribelli – e precisamente di quelli che da tempo si sono dati alla macchia, esercitando permanentemente il brigantaggio politico ai nostri danni – sono conosciuti in maniera certa i nomi. Di tutti gli altri non riesce possibile l’identificazione, né se ne conosce il numero, perché le poche e varie notizie che li riguardano vengono raccolte dalle Autorità di Polizia in un ambiente totalitariamente ostile, inquinato da irriducibili odi tra famiglie, sulla base di superficiali ed incerte conoscenze di presunta avversione al Regime Fascista e di individuale capacità a delinquere.
È noto anche che i ribelli sogliono prelevare, di volta in volta, dai vari centri abitati (…) quel contingente di uomini che loro occorre per la esecuzione di aggressioni, imboscate od atti di sabotaggio e che, subito dopo commessi i delitti preordinati, tali uomini vengono lasciati in libertà e possono tornare alle loro case ed alle loro consuete occupazioni, così che riescono quasi sempre a comparire sotto la veste di pacifici cittadini o di agricoltori, boscaioli o pastori alle Forze che, dopo ogni episodio, eseguono il rastrellamento (…)
In tali condizioni (…) è assolutamente necessario – per una ordinata ed efficace azione di Polizia, che deve avere per base la conoscenza più precisa possibile del nemico da combattere – escogitare un mezzo che possa ovviare a siffatti gravi inconvenienti e ritengo possa conseguirsi lo scopo abbandonando il sistema dei rastrellamenti di zone più o meno vaste, dimostratosi assolutamente inefficace ed impiegando invece parte della forza disponibile in eventuali inseguimenti e parte ad eseguire immediati accertamenti diretti a stabilire quali persone del luogo, senza un giustificato e palese motivo, si siano per periodi di tempo più o meno lunghi, allontanate dalle loro case e dal loro lavoro.
Fra esse dovranno identificarsi i ribelli o quanto meno i loro complici e fiancheggiatori, sui quali potranno essere più proficuamente indirizzate le ricerche, mentre a carico delle loro famiglie potranno essere, se del caso, adottati gli opportuni provvedimenti di Polizia (…) >.
Per operare questi controlli, Gueli suggerisce ai prefetti di emettere un’ordinanza < che imponga a tutti i Capi Famiglia (…) di fornirsi del certificato sullo stato di famiglia rilasciato dai Comuni e di tenerlo sempre in casa per esibirlo ad ogni richiesta delle Autorità di polizia” e che faccia pure loro obbligo di denunciare alle Autorità di polizia “ogni allontanamento definitivo e temporaneo, per qualsiasi motivo, dalle case di abitazione o dai consueti luoghi di lavoro di individui di ambo i sessi dai 16 ai 55 anni >.
In seguito i prefetti emanarono l’ordinanza così come richiesta da Gueli.
Un altro decreto prefettizio (4/3/43) prevedeva invece la < confisca di beni di favoreggiatori e di appartenenti alle bande dei ribelli >:
< Ho disposto che vengano confiscati i beni mobili ed immobili di qualsiasi natura e specie e dovunque situati, appartenenti a persone o a familiari con esse conviventi convinte di svolgimento di attività partigiana o di favoreggiamento ai ribelli. (…) Per favoreggiamento deve intendersi ogni azione od omissione tendente a secondare lo svolgimento di attività partigiana. Gli organi di polizia stabiliranno, caso per caso, secondo una valutazione discrezionale, quali fatti siano passibili della sanzione preveduta nel decreto (…) La confisca (…) potrà essere ordinata da tutti gli Ufficiali di PS e dell’Arma dei CC.RR. (…) >.
La confisca dei beni aveva anche lo scopo di risolvere il problema del rifornimento dei viveri alle “bande armate di ribelli”, come vediamo in quest’altro documento, ai questori, prefetti e comandi nuclei mobili del 27/2/43.
< Uno dei problemi più assillanti per le bande armate di ribelli è quello dell’alimentazione. Uomini obbligati a vivere nei boschi e nelle vette di alte montagne hanno bisogno di nutrirsi in maniera continua e sostanziosa. Togliere i viveri o comunque ostacolarne l’afflusso, vale praticamente a fiaccare la resistenza e ad annullare l’efficienza delle bande.
Al conseguimento di tale fine sono diretti provvedimenti in parte già disposti ed in corso di attuazione (sequestro dei beni di proprietà dei familiari dei ribelli) e provvedimenti di prossima emanazione. Sarà intanto opportuno (…) dare disposizioni a tutte le dipendenti forze di Polizia perché, nell’esercizio delle loro normali funzioni, pongano particolare cura alla repressione di tale importantissima forma di favoreggiamento, cercando con tutti i mezzi di stroncarla.
Senza eccessi inutili e sempre dannosi per la scia di malcontento, che lasciano le azioni che per essere troppo grette appaiono vessatorie, sarà sempre bene accertare se con i carri agricoli, che girano in tutta la zona anche in località quasi inaccessibili, siano trasportati quantità di viveri assolutamente sproporzionate al numero di persone alle quali sono destinate e sarà sempre bene accertare se uguale sproporzione si rilevi per il trasporto di alimenti effettuato con biciclette od a spalla con gerle.
Nei casi sospetti procedere subito al fermo delle persone ed al sequestro dei generi alimentari, informando questo Ispettorato Speciale >.

Il controllo generalizzato del territorio, così come voluto da Gueli, richiedeva azioni specifiche. Il 17/2/43 Gueli inviò la seguente lettera ai Prefetti:
< Si è avuto occasione di rilevare un notevole affollamento su varie autocorriere in servizio di linea e si ha motivo di ritenere che tale affollamento dipende dalla facilità con la quale i vari Comuni rilasciano i permessi di transito (…) è evidente che l’affollamento delle vetture pregiudica non poco il servizio di controllo dei viaggiatori, molto importante ai fini di polizia nelle attuali contingenze, specie se si tiene contro che al traffico delle autocorriere è spesso connesso il servizio informativo dei ribelli. Perché sia disciplinato il movimento dei viaggiatori (…) prego l’E.V. di compiacersi impartire le opportune disposizioni affinché i dipendenti Comuni si attengano a criteri restrittivi nel rilascio dei permessi di viaggio (…) ed affinché ai posti di blocco il controllo non si limiti alla identificazione dei viaggiatori, ma venga esteso ai bagagli ed alla persona degli stessi viaggiatori con minuziose perquisizioni >.
Una volta “disciplinato” il traffico sulle autocorriere, Gueli rilevò un altro problema.
< È stato accertato che informatori e corrieri di bande armate di ribelli fanno largo uso di biciclette per evitare lunghi viaggi a piedi, oppure per fare a meno di servirsi delle autocorriere in servizio pubblico, che sono soggette alla vigilanza degli organi di polizia. Nell’intento di stroncare tale attività, sulla quale le bande dei ribelli fanno assegnamento, specie per ottenere segnalazioni tempestive sui movimenti delle forze in servizio di rastrellamenti e di battute >, Gueli propose (27/2/43) fossero emessi < decreti che vietino l’uso di tali veicoli in determinate zone maggiormente travagliate >, il che significò, per la provincia di Trieste < gli stradali di collegamento fra tutti i comuni del Carso in cui vige il provvedimento del coprifuoco > e per la provincia di Gorizia < tutta la rete stradale della provincia, escluse le vie interne dei maggiori centri abitati e quelle che collegano questi ultimi e gli stabilimenti industriali >.
Mentre il Prefetto di Gorizia sollevò delle obiezioni all’adozione di un simile provvedimento, il Prefetto di Trieste Tamburini così decretò tempestivamente (24/2/43): < su tutta la rete stradale compresa nella zona della Provincia in cui vige il coprifuoco è vietato l’uso delle biciclette (…) gli appartenenti alle Forze armate apriranno senz’altro il fuoco contro le persone che circoleranno in bicicletta, qualora, invitati a fermarsi, non ottempereranno all’ordine >.
Gueli riscontrò anche un altro fattore di rischio che lo portò a scrivere (5/3/43) a questori, prefetti, comandi militari ed alla Direzione di PS a Roma.
< È segnalata la presenza di alcune carovane di zingari nella Venezia Giulia. Nell’attuale situazione della zona, non può essere consentita la presenza di tale categoria di vagabondi, fra i quali possono trovare asilo ribelli, corrieri comunisti, sabotatori. Prego volere esaminare l’opportunità di dare disposizioni perché sia proceduto al fermo di tutti i componenti di tali carovane e l’invio coattivo ai loro paesi d’origine >.
Ma non erano tempi duri solo per gli uomini, anche i cani se la videro brutta.
< È stato rilevato che servizi appostamento notturno o movimenti dislocazione forze dirette accerchiare centri abitati e case campestri vengono notevolmente sempre ostacolati e qualche volta frustrati da cani di guardia che percependo rumori anche a notevole distanza danno allarme abbaiando. Per evitare grave inconveniente dannoso importanti servizi polizia prego EE. VV. esaminare opportunità emettere ordinanza prescrivente sotto pena adeguate sanzioni e sequestro animali che in tutte località nelle quali vige provvedimento coprifuoco sia proibito ore notturne tener cani legati o sciolti fuori case abitazioni > (Telegramma del 3/3/43 di Gueli ai Prefetti di Trieste e Gorizia).
Di conseguenza il Prefetto Tamburini emise (25/3/43) la seguente ordinanza:
< tutti i possessori di cani da guardia abitanti nei Comuni dove vige il coprifuoco provvedano durante le ore del coprifuoco a tenere i cani in luogo chiuso. I contravventori saranno puniti a norma di legge mentre i cani saranno requisiti e consegnati al canicida dei competenti Comuni >.

(tutti i documenti citati si trovano nell’Archivio di Stato di Trieste, fondo Prefettura).

Gennaio 2009

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