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Giornata della Memoria e Giorno del Ricordo 2011: Alessio Mignacca.

GIORNATA DELLA MEMORIA E GIORNO DEL RICORDO 2011: ALESSIO MIGNACCA.

Seguendo il dibattito sui “crimini” dei partigiani, sugli arresti effettuati dalle autorità jugoslave nel maggio 1945 a Trieste, sugli “infoibamenti” e sulle cerimonie ufficiali che commemorano gli “infoibati” come “martiri” ed “uccisi solo perché italiani” o “perché si opponevano al disegno politico jugoslavo”, non si può fare a meno di pensare a tutti i membri dell’Ispettorato Speciale di Pubblica Sicurezza per la Venezia Giulia, che vengono inseriti tra questi “martiri” perché sembra che siano stati fucilati a Lubiana. Tra essi l’agente dell’Ispettorato Alessio Mignacca del quale, dopo avere visto di quali azioni si era reso responsabile, certamente non giustifichiamo (parlando di storia non si dovrebbe fare del moralismo), però comprendiamo come possa essere stato condannato a morte da un Tribunale.
Vediamo dunque il curriculum di Alessio Mignacca, così come appare dagli atti del processo contro Giuseppe Gueli, dirigente dell’Ispettorato ed altri funzionari della struttura (Carteggio processuale Gueli, in Archivio Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione di Trieste, n. 914).
Iniziamo dalla vicenda di Umberta Giacomini (nata Francescani), che quando fu arrestata il 9/3/44 era incinta di quattro mesi. Il 15 marzo venne “interrogata” da Collotti, che la picchiò selvaggiamente assieme agli agenti Brugnerotto, Sica e Mignacca. Nel dibattimento svoltosi nel 1947 la donna “precisò che mentre Mignacca la colpì con un calcio e gli altri con verghe, il Brugnerotto la colpì solo (sic) con schiaffi”. A causa di questo abortì ed ebbe una forte emorragia, perciò fu trasportata all’ospedale. Successivamente Mignacca e Ribaudo vennero per riportarla all’Ispettorato, ma date le sue condizioni fisiche (non riusciva neanche a tenersi in piedi), come testimoniò lei stessa “soprassedettero dal tradurmi dal Collotti ed il Ribaudo mi disse pensate che abbiamo avuto pietà di voi perché eravate madre…”.
Leggiamo ora una nota della Questura di Trieste datata 26/3/44.
“Alle ore 15 circa di oggi 26/3/44 l’ispettorato speciale di PS telefonava a questo ufficio informando che un agente della squadra del vice-commissario dott. Collotti, portatosi in via Giulia 176 per procedere ad una perquisizione domiciliare aveva ucciso un individuo che era stato fermato, durante un tentativo di fuga. Mi sono recato sul posto assieme al magistrato di servizio dott. Santonastaso ed abbiamo constatato che il cadavere giaceva in un cortile adiacente all’abitazione di via Giulia 176/1 dove era stata operata la perquisizione dalla squadra Collotti.
Il morto è stato identificato per mezzo di una carta di identità in suo possesso in Potocnik Francesco n. Fiume 1914. Il suddetto, all’atto della perquisizione si era dato alla fuga, rompendo il vetro di una finestra e buttandosi nel cortile sottostante, da dove rapidamente aveva cercato di dileguarsi. Sennonché era stato raggiunto da quattro colpi di pistola sparatigli dall’agente di PS Mignacca Alessio >.
A questa nota della Questura seguì una denuncia del procuratore di Stato aggiunto.
“Richiesta di autorizzazione a procedere contro l’agente di PS Mignacca Alessio. Perquisizione nell’abitazione di certa Vites in Cobau Luigia (v. Giulia 176) fermati la Cobau, Giuseppe Bevilacqua, Francesco Potocnik. Il Potocnik, rotto un vetro della finestra saltava dal I piano nel cortile interno e cercava di fuggire. Fatto segno a vari colpi di pistola da parte dell’agente Mignacca e raggiunto da un proiettile cadeva ucciso”.
Non sappiamo se la denuncia ebbe seguito. Un paio di settimane dopo (11/4/44) il Procuratore di Stato aggiunto scrisse all’Ispettorato Speciale di PS in questi termini.
“Oggetto: Caprini Roberto. Il nominato Caprini ha lamentato di essere stato fatto segno a percosse ed altre violenze alla persona che gli produssero ecchimosi varie, da parte di alcuni agenti di codesto ufficio i quali lo raccolsero dopo che egli si fu gettato dalla finestra nel corso del suo tentativo di fuga. Si prega di voler riferire…”. Ecco la risposta dell’Ispettore Generale di Polizia Giuseppe Gueli, dirigente l’Ispettorato (20/4/44).
“In relazione alla Vs. lettera dell’11 corrente si comunica che le affermazioni del Caprini sono prive di qualsiasi fondamento di verità. Il Caprini venne accompagnato a questo Ispettorato per essere interrogato circa una lettera dattilografata dal titolo “Lettera aperta del conte Sforza ex ministro degli Esteri al Re d’Italia”, trovata in possesso a certo Musitelli Mario che a sua volta confessò di averla avuta dal Caprini.
Nell’attesa appunto di essere interrogato su tale circostanza il Caprini tentava di darsi alla fuga saltando da una finestra al primo piano nel sottostante giardino ove veniva raccolto dalla guardia di PS Mignacca Alessio e dai pari grado Romano Gaetano, Sica Giuseppe e da altri prontamente accorsi che hanno provveduto a farlo ricoverare all’ospedale”.

gennaio 2011

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