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      Mučeniška Pot


Giorno del Ricordo 2013: il Caso Montebelluna.

GIORNO DEL RICORDO, GIORNO DELLA DISINFORMAZIONE STORICA.
Da quando è entrata in vigore la legge istitutiva del Giorno del Ricordo (per mantenere viva la memoria “della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale” – e non solo, come dicono i propagandisti, “delle foibe e dell’esodo giuliano dalmato”), ci siamo trovati bombardati, nei giorni intorno al 10 febbraio, dalla propaganda pseudo storica che invece di fare chiarezza sui fatti della seconda guerra mondiale e dell’immediato dopoguerra, continua a diffondere le falsità sulla Resistenza comunista e jugoslava, create già ai tempi del nazifascismo, ed oggi assimilate purtroppo anche da settori di storici accademici e da politici sedicenti di sinistra.
Di conseguenza, noi volontari di Resistenza storica, ci siamo dati da fare, in collaborazione con alcune sezioni dell’ANPI, alcuni istituti storici, associazionismo culturale, organizzazioni studentesche ed altri, per far conoscere il frutto delle nostre ricerche su foibe ed esodo, sui crimini di guerra italiani in Jugoslavia, sulle mistificazioni che ormai da anni circolano intorno al Giorno del ricordo.
Le nostre iniziative hanno sempre avuto un buon successo di pubblico ed hanno iniziato ad incrinare, nella conoscenza generale, la monolitica visione astorica dei fatti di quel periodo. Così, avendo trovato documentazione che contrasta con quanto finora diffuso in materia, avendo, prove alla mano. smentito la maggior parte delle “bufale” che girano sull’argomento “foibe”, invece di vedere riconosciuta la nostra capacità di ricerca e di analisi, veniamo denigrati e definiti “negazionisti” dato che le nostre conclusioni “negano” la vulgata vigente, le “affermazioni” prive di fondamento di cui si fanno forti i propagandisti di oggi come quelli di ieri.
Quest’anno una novità: l’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, che non è nulla più che un’organizzazione priva di qualunque valore istituzionale e che non si avvale di alcuno studio storico serio nella sua attività per il 10 febbraio, ha inviato una sorta di circolare dal vago sapore intimidatorio ad organi di stampa, scuole ed istituzioni pubbliche nella quale leggiamo: si eviti di invitare tutti coloro che in un modo o nell'altro potrebbero venire meno allo spirito commemorativo espresso da relativa legge dello Stato (n° 92/2004) e anzi mostrarsi in palese contrasto con essa attraverso tesi vergognosamente negazioniste ed offensive, come purtroppo troppo spesso è accaduto in passato anche in sedi prestigiose.
Naturalmente non si fanno nomi, però vediamo cos’è accaduto a Montebelluna nei giorni scorsi. L’ANPI locale aveva chiesto ed ottenuto il patrocinio del Comune per un’iniziativa di approfondimento storico “Fascismo, confine orientale, foibe. Non dimenticare le tragedie ed i crimini del fascismo. Ricostruire la problematica delle foibe in una analisi dettagliata” da tenersi il 9 febbraio, con la partecipazione delle storiche friulane Monica Emmanuelli ed Alessandra Kersevan. A pochi giorni dall’incontro la sezione locale della Giovane Italia (nome che oltre a riprendere reminiscenze mazziniane, durante gli anni della strategia della tensione fu la sigla di giovani neofascisti che cercavano lo scontro nelle piazze), per bocca del portavoce Claudio Borgia, ha minacciato contestazioni con “cartelli, striscioni, fischietti e interventi durante il convegno”, perché, a sentir loro, non sarebbe “accettabile” che “una storica negazionista come Alessandra Kersevan faccia esibizione delle sue storielle, offendendo le tante vittime cadute sotto le armi dei partigiani titini e di qualche vigliacca milizia comunista italiana” nel corso di un convegno patrocinato dal Comune, che quindi doveva vietarlo.
Ora, se noi fossimo stati il sindaco di Montebelluna, di fronte ad un comunicato simile avremmo preso il telefono e chiamato in Questura per denunciare questa intimidazione e chiedere la vigilanza delle forze dell’ordine in modo da impedire che facinorosi provocatori mettessero in atto quanto annunciato. Ma questo sindaco ha preferito annullare l’iniziativa, non si sa per timore delle minacce o perché connivente con esse, e non ci sentiamo di ipotizzare quale delle due alternative sia la peggiore.
Il convegno si è però svolto ugualmente, grazie al sindaco di un comune vicino, Giavera, che, coraggiosamente e generosamente ha messo a disposizione una bella e prestigiosa sala, dimostrando in tal modo cosa significhi coerenza democratica in questo Paese.
Mentre era in corso una conferenza stampa a Montebelluna in cui i rappresentanti dell’ANPI e le storiche hanno riassunto lo svolgimento dei fatti ed il motivo dello spostamento, nella strada sottostante si sono riuniti una ventina di provocatori presumibilmente aderenti alla Giovane Italia, tenuti sotto controllo dai Carabinieri inviati allo scopo. Preciso che provocatori non è un termine che uso volentieri, ma mai come in questa occasione mi pare appropriato, dato che i suddetti non hanno fatto altro, nel tempo che hanno voluto trascorrere con noi, che cercare di arrivare ad uno scontro, se non fisico (data la presenza costante delle forze dell’ordine che hanno tenuto sotto controllo la situazione) quantomeno verbale, cercando in ogni modo di “attaccare briga”, anche a convegno concluso.
Oltre agli insulti gridati in mezzo alla strada, la reiterata accusa di “negazionista” alla storica Kersevan ed il continuo ribatterle “lei è stata sbattuta fuori da tutti i convegni cui ha partecipato” (affermazione che, oltre ad essere sfacciatamente menzognera, non sarebbe comunque una nota di demerito per la storica, ma piuttosto per chi l’avrebbe “sbattuta fuori”: da questo però si può valutare il background culturale proprio di certa gente), i contestatori sono entrati in sala durante la relazione della storica Emmanuelli e l’hanno interrotta distribuendo volantini al pubblico, che ha dimostrato la propria contrarietà a questo atto di squadrismo bello e buono intonando “Bella ciao” ed invitando i disturbatori a comportarsi civilmente. Se volevano ascoltare, benissimo, ha giustamente detto la professoressa Kersevan, potevano prendere posto in sala, stare a sentire le relazioni ed eventualmente fare domande, nessuno glielo avrebbe impedito.
Grazie anche alla presenza dei numerosi carabinieri che hanno tenuto sotto controllo la situazione, il convegno è andato avanti con la presenza del gruppetto in fondo alla sala, che di tanto in tanto si lasciava andare a commenti e battutine talmente squallidi che qualificano perfettamente chi li ha emessi.
In complesso l’iniziativa è andata benissimo, nonostante lo spostamento della sede la partecipazione è stata corposa (un centinaio di persone, esclusi i provocatori), le relazioni interessanti ed esaustive hanno smascherato le menzogne che taluni vorrebbero far passare per memoria storica, e quando uno dei contestatori ha chiesto la parola è potuto intervenire serenamente, senza essere interrotto od insultato, ma nel suo intervento (peraltro abbastanza sconclusionato) non ha portato alcun dato storico che potesse smentire quanto illustrato dalle relatrici, ad ennesima prova che quando si passa dal terreno delle minacce e degli insulti a quello della competenza storica, certe persone non hanno più argomenti da far valere.
Ma se a Montebelluna e a Giavera le cose si sono risolte in modo positivo, è stato soprattutto grazie, va rimarcato, alla collaborazione del sindaco di Giavera, al comportamento responsabile degli organizzatori del convegno ed al servizio di ordine pubblico, che ha impedito azioni violente da parte di chi già le aveva preavvisate.
Dunque a lato dei diktat dell’ANVGD per non dare spazio nelle iniziative sul 10 febbraio a storici che non si identificano nello spirito della legge (ma a che titolo l’ANVGD si arroga il diritto di decidere chi si identifica e chi no?), a Montebelluna sono scese in campo le squadracce, persone che hanno minacciato sindaco dicendo che sarebbero andati a disturbare un convegno autorizzato per impedirne lo svolgimento (non a contestare pacificamente, che questo diritto nessuno glielo nega), persone che hanno, con petulanza, continuato a molestare le relatrici del convegno in strada dopo avere cercato di interromperlo con un atto aggressivo; ed il reiterato nervosismo e rifiuto a farsi riprendere in foto mentre agivano (al limite del penale) in luogo pubblico la dice lunga sulla buona fede delle loro intenzioni.
Il timore è che questi comportamenti prevaricatori si ripetano in altre città ed in altre occasioni. Avremo sempre amministratori disponibili, pubblico con i nervi saldi, servizio d’ordine messo a disposizione dalla Questura?
Consapevoli di avere assistito a nuove prove tecniche di squadrismo, che non ci fanno bene sperare nel futuro democratico del nostro Paese, la nostra intenzione di Resistenti storici è di continuare a dare il massimo di informazione su queste tematiche: continueremo a fare iniziative e convegni, a scrivere e pubblicare, a smentire chi pretende di abusare della storia per dare sfogo alle proprie ideologie che non dovrebbero più avere diritto di cittadinanza.

febbraio 2013

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