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Gladiatori e Ordine Pubblico a Trieste 2012.

Questa lettera è stata inviata al "Piccolo" di Trieste ma non è stata pubblicata...

Ci ha colpito la lettera intitolata “Manifestare è un diritto sacro ma non con molotov e mazze”, firmata Paolo Pocecco e pubblicata nelle “Segnalazioni” del “Piccolo” il 24/11/12.
Pocecco “premette” di essere stato “parecchi anni fa” comandante di plotone in un battaglione mobile di carabinieri e di avere operato in servizio di ordine pubblico ritrovandosi spesso coperto di sputi da parte dei manifestanti ai quali, afferma “un calcione negli stinchi non glielo avrebbe evitato nessuno” se fosse stata ordinata una carica.
Dopo questa interessante variante della legge del taglione in materia di ordine pubblico (dente per dente diventa calcio per sputo, inescalation), Pocecco prosegue con altri argomenti, alcuni peraltro condivisibili, sul come e con quali finalità si vada in piazza, e, dopo avere deprecato il fatto che ci si trovi a “strapparsi le vesti” sul fatto che “uno di questi violenti e facinorosi s’è beccato una manganellata sui denti” invece di solidarizzare con chi ha “impedito la devastazione di un ministero”, conclude con un “consiglio”: “quando vedete tafferugli allontanatevi il più celermente possibile”.
Ringraziamo per questo consiglio l’ingegner Pocecco, che conoscevamo come dirigente della ripartizione edilizia del Comune di Trieste, ma che sappiamo essere anche esperto di questioni di ordine pubblico. Ciò che gli vorremmo invece chiedere, è, in base a questa lettera, perché ritenga deprecabile la violenza dei “facinorosi” che vanno in piazza a creare scontri mentre è per lui motivo di orgoglio avere fatto parte dell’organizzazione Gladio, con la quale (citiamo da un’intervista rilasciata da Pocecco al giornalista Silvio Maranzana e pubblicata sul “Piccolo” del 16/1/10) aveva organizzato “sbarco con gommoni alla Costa dei barbari e collocamento di esplosivi nella galleria ferroviaria di Santa Croce con commando francesi, accompagnamento di commando belgi in incursioni notturne sul Molo Settimo e nel cantiere di Monfalcone”. Ma l’intervento di Pocecco ci sembra ancora più interessante se ricordiamo che la Gladio aveva messo in atto l’esercitazione Delfino nella primavera del 1966 a Trieste, esercitazione così descritta nel 1992 dal giornalista Antonio Garzotto (ferito nel 1977 da un commando del Fronte comunista combattente, quindi non suscettibile di simpatie filocomuniste): “agenti della Gladio avrebbero dovuto infiltrarsi sia nelle file e nelle manifestazioni del Pci, ma pure nelle frange della sinistra estrema per provocare "azioni violente, moti di piazza, uccisioni". Fare, insomma, "insorgenza", in modo tale da sollecitare una forte reazione, la "controinsorgenza", e legittimare un intervento di "stabilizzazione del potere" da parte dell'Autorità di Governo”.

novembre 2012

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