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Gli Altri Mondi di Almerigo Grilz. Longera 1983.

GLI ALTRI MONDI DI ALMERIGO GRILZ (in calce alla mostra sponsorizzata dal Comune di Trieste dal titolo "I mondi di Almerigo").

Vi sono alcune foto (come quelle che pubblichiamo nella galleria fotografica) che non troverete esposte nella mostra agiografica dedicata alla figura di Almerigo Grilz, militante della destra triestina, morto in Mozambico nel 1987 mentre fungeva da press-agent ai guerriglieri antigovernativi della Renamo, mostra ospitata in una sala comunale con il contributo del medesimo Comune ed inaugurata l’11 aprile scorso.
Nel corso dell’inaugurazione l’assessore regionale alla cultura Gianni Torrenti ha dichiarato che al defunto neofascista «va riconosciuto il valore nel voler diffondere la verità, a ogni costo».
Ma la verità su cosa, assessore?
Come già scritto in un precedente articolo (http://www.nuovaalabarda.org/leggi-articolo-la_vera_storia_di_almerigo_grilz.php) Almerigo Grilz non si trovava in Mozambico a svolgere un servizio pubblico. Grilz (che fu assieme a Fausto Biloslavo, Gian Micalessin e Riccardo Pellicetti, tutti ex militanti di estrema destra, tra i fondatori dell’agenzia di stampa Albatross, specializzata in reportages da zone di guerra) si era unito alle truppe guerrigliere della Renamo per far conoscere la loro “guerra dimenticata”, cioè praticamente fungeva da loro ufficio stampa. E cos’era la Renamo?
Torniamo indietro di qualche anno: nel 1974 la “rivoluzione dei garofani” portoghese mise fine a decenni di dittatura e l’anno dopo concesse l’indipendenza alle colonie portoghesi in Africa, tra le quali il Mozambico, che si diede un ordinamento di tipo socialista, ma essendo stato saccheggiato per decenni dai suoi colonizzatori era un paese poverissimo. Già dal 1976 il Sudafrica dell’apartheid, preoccupato per la vicinanza di un paese governato da forze progressiste, finanziò, assieme alla Rhodesia razzista, la guerriglia della Renamo (Resistenza Nazionale del Mozambico), che combatté una guerra “sporca” (la maggior parte delle azioni era rivolta contro la popolazione civile, con stupri e massacri, mutilazioni dei contadini, incendio di scuole e di ospedali) contro il governo legittimo del Mozambico. Leggiamo un articolo del 1990 del giornalista e scrittore Kurt Vonnegut (che era un giornalista e scrittore liberal, ma non certo un “comunista”): «il nostro Dipartimento di Stato (degli USA, n.d.r.) stima che il Renamo (sarebbe corretto dire la Renamo, ma nel testo viene usato il maschile, n.d.r.) abbia ucciso più di 100.000 mozambicani soltanto dal 1987 compresi almeno 8.000 bambini sotto i cinque anni, la maggior parte dei quali era stata portata nella savana, dove erano morti di fame. Il nostro Governo può aver spalleggiato in segreto il Renamo nel passato, perché il Mozambico era dichiaratamente marxista e anche il Sudafrica faceva lo stesso apertamente e senza alcuna vergogna».
Vonnegut cita inoltre un commento di un volontario dell’organizzazione di aiuti CARE, che disse della Renamo che se avessero preso il potere non avrebbero saputo che fare perché «tutto quello che sapevano dei trasporti era come sparare a qualsiasi cosa osasse muoversi. Tutto quello che sapevano degli ospedali e delle scuole era come bruciarli o farli saltare».
E continua Vonnegut: «il Mozambico (…) era giovane come nazione. E una delle prime cose che voleva fare era imparare a leggere e scrivere e un poco di matematica. Il Renamo continua a fare del suo meglio per impedire che ci riesca – con armi dell’ultimo tipo e attrezzature per le comunicazioni che arrivano ancora Dio sa da dove» (i brani sono tratti da “Destini peggiori della morte”, ed. Bompiani).
Per citare un’altra fonte che si presume attendibile, leggiamo nella “cronologia” del Calendario Atlante De Agostini del 1989 la seguente notizia, datata 14/7/87 (due mesi dopo la morte di Grilz), che parla del «massacro di Homoine (424 morti)» compiuto dalla Renamo, come uno degli esempi «dell’orrore in cui è degenerata la guerriglia della Renamo», che dal 1982 ha ridotto «l’80% del territorio nazionale terra di nessuno, il 35% delle vie di comunicazione distrutto, le città isolate, quasi due milioni di profughi interni e 800.000 rifugiati all’estero» con la conseguenza che «il Paese è completamente destabilizzato e 4 milioni di persone sono alla fame».
Questa la “guerra dimenticata” che Grilz era andato a “documentare”: ma negli articoli di Grilz non troverete nulla di tutto questo, né dei dati della De Agostini, né delle parole di Vonnegut.
Passiamo alla mostra su Grilz, presentata in un articolo del Piccolo da Francesco Cardella, che tra l’altro ricorda le «tante cose fatte con Almerigo».
Per parlare di una delle cose che Cardella ha fatto con Grilz possiamo recuperare il fascicolo RGNR 3798/83, istruito dal PM dottor Roberto Staffa, procedimento penale per rissa, reato estinto per amnistia nel 1990.
Il fascicolo si riferisce a quanto avvenuto a Longera il 18/6/83, nel corso di un preteso “comizio” convocato dall’MSI nell’ambito della campagna elettorale in corso.
Per sintetizzare i fatti, l’MSI aveva indetto un comizio nella piazza di Dolina, ma il sindaco aveva vietato il traffico veicolare nella zona prossima al municipio per cui il Prefetto aveva deciso di vietare il comizio. Quindi l’MSI decise di indire altri comizi, uno a Basovizza alle ore 18 ed uno a Longera alle 18.40 (ed un terzo in centro città).
Fu allo scopo diffuso un volantino (intorno alle 16 copie di esso furono lanciate da una macchina che attraversò senza fermarsi il villaggio di Longera) nel quale si leggono le seguenti intenzioni:
«ricacciare in gola agli slavo-comunisti le loro provocazioni (…) risponderemo al divieto tenendo i seguenti comizi i protesta (…) a San Dorligo verremo comunque uno dei prossimi giorni la campagna elettorale è ancora lunga».
Insomma, considerando anche che a Basovizza e soprattutto a Longera il pubblico interessato ad un comizio dell’MSI era praticamente inesistente, in quanto nelle località gli elettori neofascisti si potevano contare sulle dita di una mano, tale linguaggio dimostrava che l’intenzione non era tanto di fare un comizio elettorale, quanto piuttosto una spedizione punitiva di stampo intimidatorio (se non peggio), una mera provocazione di stampo xenofobo.
Citiamo a questo proposito quanto scrisse il vicequestore Sergio Petrosino nella sua Relazione in merito al servizio di ordine pubblico prestato nella giornata del 18 giugno dalle 17 alle 20 in viale XX Settembre angolo Paduina (presso l’allora sede del Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile missina).
All’inizio del servizio, leggiamo, si erano visti numerosi giovani «che si accingevano a partire per il programmato comizio sull’altipiano», nello specifico una ventina di persone tra cui «il noto Grilz» «i soliti Scarpa Claudio» e altri, ed aggiungeva Petrosino che «l’atteggiamento complessivo dei presenti non era certamente quello di un gruppo che si preparasse a celebrare un pacifico rito elettorale: tutti erano in abbigliamento “da battaglia” e sembravano pervasi da una certa tensione».

Alle 18 i missini (tra i quali furono segnalati sia militanti dell’allora FdG-MSI come Grilz, Roberto Menia, i fratelli Angelo e Paris Lippi, Antonio Lippolis, Francesco Cardella, Fulvio Sluga, sia ex esponenti di Avanguardia Nazionale, come i fratelli Claudio e Giampaolo Scarpa, questi ultimi «mossi dal senso di amicizia nei confronti di Grilz», leggiamo a pag. 269 del libro “Trieste a destra” di Pietro Comelli e Andrea Vezzà) tennero il loro comizio nella piazza di Basovizza, con nessun pubblico ma la sola presenza di antifascisti che lanciarono slogan contro di loro. Prima del comizio la polizia sequestrò, rilasciando regolare ricevuta all’allora segretario del Fronte, il futuro parlamentare e sottosegretario Menia, 7 manici di badile, 4 manici di piccone, 2 aste di legno e 2 aste metalliche «su alcune delle quali erano arrotolate delle bandiere», 14 manici di badile e 2 aste di legno senza bandiere, per un totale di 31 bastoni di vario tipo e dimensione.
Veniva lasciato loro uno striscione che riportava la caricatura del maresciallo Tito e la scritta «Tito boia» (che di per se stessa costituiva una provocazione fine a se stessa, considerando che il paese di Longera durante l’occupazione nazifascista aveva subito un rastrellamento con quattro morti e quasi tutti gli abitanti arrestati e torturati, e le case devastate).

Intorno alle 18.45 la colonna missina arrivò nella località di Longera, dove gli abitanti si erano dati appuntamento al Circolo di cultura per sorvegliare la situazione in modo da evitare che venissero compiuti atti vandalici (nei giorni precedenti erano stati imbrattati diversi monumenti alla Resistenza). Le auto della polizia, non si sa per quale motivo, invece di precedere le auto dei neofascisti, rimasero indietro, per cui quando questi giunsero nel paese presidiato dagli abitanti sul luogo si trovavano solo una decina di carabinieri.
A questo punto la ricostruzione dei fatti è contraddittoria. Molti testimoni asserirono che i neofascisti erano scesi dalle auto gridando amenità come «morte ai s’ciavi comunisti», «daremo fuoco al paese» «verremo a prendervi uno alla volta»; un testimone dichiarò che Grilz era sceso dall’auto gridando «all’assalto».
Ha testimoniato Stojan Sancin (che fu tra gli imputati per la “rissa”, come furono rubricati gli scontri) di essere intervenuto a difesa di «due vecchietti» cui alcuni missini avevano sputato in faccia ed in questo frangente uno degli aggressori, che poi aveva riconosciuto per Grilz, lo aveva colpito col megafono che teneva in mano.
Grilz a sua volta asserì di essere stato aggredito da due persone e di avere roteato il megafono per difendersi, dopo avere ricevuto un pugno ed un mattone in viso (il colpo di mattone fu confermato anche dall’ora giornalista Francesco Cardella, che era tra gli imputati), e che riconosceva nei suoi aggressori Sancin ed un altro teste che aveva presentato denuncia per essere stato picchiato col megafono. I due si fecero refertare al Pronto Soccorso, con prognosi di 8 giorni ciascuno per lesioni.
Nel frattempo qualcuno, rimasto non identificato, lanciò contro le persone che erano radunate davanti alla sede del Circolo, un oggetto metallico pesante (si parlò di un cric) che colpì in pieno petto la cinquantaquattrenne Emilia (Milka) Kjuder (che era stata arrestata e torturata, sedicenne, nel corso del rastrellamento del marzo 1945), che svenne per il dolore e fu ricoverata al pronto soccorso, dove le vennero diagnosticate lesioni guaribili in dieci giorni (ma le conseguenze furono ben più gravi, perché anni dopo dovette essere sottoposta a mastectomia a causa di queste lesioni); fu ricoverato con prognosi di 15 giorni un altro longerano, colpito alla testa da un’asta metallica.
Mentre si trovavano in ambulanza fermi al semaforo all’altezza di Viale XX Settembre, un giovane si avvicinò gridando «sporchi s’ciavi comunisti la pagherè uno per uno».
Anche un agente di polizia fu colpito da una sprangata ed i sanitari gli certificarono 7 giorni di prognosi.

Nonostante le asserite lesioni subite (pugno e mattonata in faccia) Grilz tenne regolarmente il previsto comizio nella piazzetta di Longera e poi anche quello annunciato in Largo Barriera, ma riprendiamo qui la relazione del vicequestore Petrosino, che descrive come «dopo gli incidenti di Longera (…) alcuni dei partenti si ritrovavano alla spicciolata» nei pressi del bar Costa; il gruppetto «da lontano sembrava mimasse il racconto di una rissa», e tra essi era riconoscibile Grilz, «munito di un megafono ammaccato che si lasciava andare a gesti di insofferenza».
Quindi alla fine della “rissa”, mentre i quattro aggrediti di Longera ritennero di farsi refertare al Pronto Soccorso, Grilz, pur asseritamente colpito da un mattone in faccia (che evidentemente non doveva essere stato troppo lesivo), era perfettamente in grado di tenere due comizi, e per farsi refertare le lesioni non si recò all’ospedale ma andò alle 22.45 privatamente da un medico che gli rilasciò un certificato attestante lesioni al volto guaribili in una settimana.
D’altra parte, se vogliamo sentire ancora la testimonianza di Sancin, egli ha dichiarato di avere visto gli stessi missini impadronirsi di mattoni che si trovavano sul pianale di un camion fermo in zona, e lanciarli in mezzo alla folla.

Un ultimo accenno alla biografia di Grilz così come esposta nella mostra sponsorizzata dal Comune di Trieste: da ragazzo avrebbe prima militato nei movimenti di sinistra, avrebbe frequentato la sede anarchica e sarebbe approdato a destra per il semplice fatto che, colto a fotografare per spirito di reporter una manifestazione di sinistra era stato scambiato per una spia; inseguito, aveva trovato rifugio in un portone che, casualmente (tra tutti i portoni che vi sono nel Borgo Teresiano) era quello della sede dell’MSI. Da parte nostra possiamo citare una denuncia subita dall’allora diciottenne Grilz nel dicembre 1971 perché sorpreso a strappare, assieme a Claudio Scarpa ed altri due militanti di Avanguardia Nazionale, i manifesti relativi all’elezione del Presidente Leone. Considerando che in una delle due foto si vede Grilz ritratto mentre si esibisce in un saluto romano durante la contestazione organizzata da AN per la marcia antimilitarista (luglio 1972) nella quale Grilz si trovava a manifestare assieme ai camerati di AN (e fu tra i denunciati dalle autorità per queste azioni), forse è questo il senso della “amicizia” per Grilz indicata dagli autori di “Trieste a destra”, e cioè che prima di diventare leader dell’organizzazione giovanile missina il Nostro era stato militante dell’organizzazione eversiva fondata da Stefano Delle Chiaie.

aprile 2017.


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