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Gli Occhi Della Guerra in Mostra a Trieste.

INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA “GLI OCCHI DELLA GUERRA”.

Il 29 dicembre è stata inaugurata una mostra di foto di guerra scattate dai reporters dell\'Agenzia Albatross, Fausto Biloslavo, Gian Micalessin, lo scomparso Almerigo Grilz.
È vero che sono andata prevenuta all’inaugurazione di questa mostra, perché avendo conosciuto gli ideali politici dei fondatori dell’agenzia Albatross (tutti militanti del Fronte della Gioventù), che non erano sicuramente ideali di pace e non violenza, non mi aspettavo che dalle foto esposte trasparisse una condanna delle guerre e della violenza, però devo aggiungere altre osservazioni, dopo avere visionato le foto ed ascoltato le parole di presentazione.
Innanzitutto quello che mi ha colpito delle foto è che per la maggior parte danno l’impressione di essere fatte a soggetti (eserciti, miliziani, soldati, ma soprattutto – cosa che mi ha fatto orrore – tantissimi bambini armati) che si erano messe in posa per l’occasione. Foto che mi sono sembrate agiografiche, cioè rappresentanti (e trasmettenti a chi le osserva) persone orgogliose di essere armate, di combattere. Del resto ricordo una foto resa pubblica dall’associazione Popoli che sostiene la guerriglia dei Karen in Birmania (anch’essi presenti tra le foto di questa mostra) che ritrae un bambino con un mitra ed un commento che cito a memoria: “questo è il migliore amico di tuo figlio perché combatte i produttori di droga”. L’impressione che ho avuto da queste foto, insomma (forse un’impressione dovuta alla mia prevenzione, lo ammetto) non è che siano state fatte per denunciare l’orrore della guerra, ma come una sorta di esaltazione delle guerriglie nate per combattere un generico “comunismo”, dall’Afghanistan al Vietnam, dal Nicaragua al Mozambico.
Ma, a parte queste sensazioni. Guerre “dimenticate”, diceva Fausto Biloslavo nella presentazione. Dove (tanto per fare due esempi) la guerriglia della Contra, foraggiata dagli USA contro il governo legittimo del Nicaragua, così come la guerriglia della Renamo, foraggiata dal Sudafrica razzista contro il governo legittimo del Mozambico, si sono macchiate di crimini orrendi contro i civili, ma nell’intervento e nel filmato sulla morte di Grilz (avvenuta filmando gli scontri della Renamo con l’esercito regolare) non una parola di condanna nei confronti di chi si è armato ed ha massacrato altri essere umani solo in funzione anticomunista e filo imperialista, e non per desiderio di libertà (sui crimini della Renamo vi rimandiamo alla lettura del reportage di Kurt Vonnegut in “Destini peggiori della morte”, edito da Bompiani).
Andarono i reporter della Albatross a seguire queste guerre per condannare la violenza? Non sembra; Biloslavo ha asserito che dopo il riflusso politico dei primi anni ’80 loro sentivano il bisogno di avventura e sono andati a cercare avventure in paesi in guerra, decidendo poi di unire l’utile al dilettevole vendendo foto e reportages dai posti in cui erano andati. Biloslavo, che ha più volte posto pubblicamente la domanda su come mai non è esistita una organizzazione per la liberazione dell’Istria come invece esiste l’organizzazione per la liberazione della Palestina, non mi sembra la persona più adatta a parlare contro le guerre e la violenza.
Una mostra che non mi è piaciuta, né mi è piaciuta l’ambientazione, nella sede della parrocchia di Santa Maria Maggiore, con le immagini della madonne e dei santi inframmezzate da foto di armi, bombe, guerriglieri armati, che mi ha dato (a me che sono agnostica) una sensazione di disagio.
Né ritengo positiva una collocazione di essa all’interno del \"museo di guerra per la pace\" fondato da Diego de Henriquez, come proposto da Biloslavo: perché de Henriquez, a differenza, credo, degli organizzatori della mostra, era un vero pacifista.

dicembre 2010

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