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      Mučeniška Pot


Governabilità o Democrazia?

L’EQUIVOCO DELLA GOVERNABILITÀ.
Siamo andati ad un incontro organizzato dal PD nel quale si parlava di riforme elettorali, e l’impressione che ne abbiamo riportato è che probabilmente se gli elettori del PD andassero a sentire ciò che dicono i loro esponenti politici smetterebbero di votarli, dato che finora sembra che li votino nella convinzione fallace che il PD sia rimasto l’ultimo partito di sinistra in Italia.
Al di là dell’outing di Franco Del Campo che si è dichiarato “liberaldemocratico” (e che ci fa domandare cosa diavolo ci facesse nel PCI di quarant’anni fa, che massimo massimo era socialdemocratico; ma del resto ricordiamo che Stelio Spadaro, che era iscritto al PCI da ben prima di Del Campo oggi afferma di essere sempre stato “mazziniano”, quindi mal comune…), al di là del fatto che lo stesso, per fare un parallelo tra la situazione politica italiana e quella europea ha serenamente asserito che se Angela Merkel fosse italiana sarebbe sicuramente nel PD, affermazione che non è detto faccia piacere alla Cancelliera, ma che non ci sembra un punto d’onore per il PD, almeno partendo dal presupposto (fallace, come si diceva prima) che il PD sia rimasto l’unico partito di (centro)sinistra in Italia… al di là di questo e nonostante Del Campo abbia impiegato circa tre quarti d’ora per spiegare la posizione del suo partito (almeno si immagina che sia quella del suo partito) in merito alle diverse modalità di voto, che noi sintetizzeremo, per rispetto di chi legge, il risultato finale, è proprio la “polpa” del suo discorso la cosa che ci è rimasta più indigesta.
In sintesi, la dichiarazione di incostituzionalità di parte del cosiddetto Porcellum, può portare ad un “rischio”: al “ritorno del proporzionale”. Perché, sempre secondo Del Campo, il proporzionale sarebbe un “ritorno alla prima repubblica”, e mentre in altri Paesi il metodo proporzionale con la possibilità di esprimere le preferenze da parte dell’elettore può andare bene, in Italia rappresenterebbe un “rischio gravissimo”, per la questione del voto di scambio e perché porterebbe all’ingovernabilità.
Ora, a prescindere che nella prima repubblica la DC governava eccome, magari cambiando continuamente alleati, ma governava, nel bene e nel male, e che la seconda repubblica ci ha regalato 11 anni di berlusconismo (senza contare gli ultimi due anni di grandi intese), va stigmatizzato il concetto di fondo espresso da Del Campo: ciò che conta non è la democrazia (cioè il fatto di poter votare chi meglio ci aggrada senza dover essere costretti a scegliere tra le poche persone che i partiti ci propongono e, soprattutto, di poter eleggere in Parlamento anche rappresentanti di partiti che non rientrano tra le prime tre forze politiche per quantità di voti), ma la governabilità (cioè un governo una volta insediato lì resta per cinque anni e non lo smuove nessuno, a meno di fare una rivoluzione o un golpe).
Mussolini Benito, in arte “duce”, diceva che “non è difficile governare gli italiani, è inutile”. Perciò ha messo su una dittatura, dove la governabilità era assicurata (a rimuoverlo ci sono voluti vent’anni e una guerra mondiale), ma, ci si consenta, non era un sistema democratico. Naturalmente sappiamo che non è a questo che vuole arrivare il PD, ma sentir dire che si potrebbe eliminare il Senato perché tanto “non succederebbe niente”, e che bisogna diminuire drasticamente il numero dei deputati, che ora è “sproporzionato”, il tutto collegato con un sistema maggioritario secco (che ci sembra di avere capito sia l’idea di fondo del PD), significherebbe che la percentuale di cittadini rappresentati in Parlamento sarebbe talmente bassa da giustificare completamente l’astensionismo di tutti coloro che ritengono inutile andare a votare dato che comunque non riuscirebbero ad eleggere le persone in cui credono e sono stanchi di dover votare sempre il meno peggio. Sarà un caso che la disaffezione al voto sia sì aumentata vertiginosamente col Porcellum ma sia iniziata già all’epoca del Mattarellum, il maggioritario dove si poteva scegliere solo tra due candidati blindati, imposti dalle liste?
Dobbiamo confessare la nostra debolezza, ce ne siamo andati prima di sentire le conclusioni del senatore Francesco Russo, per cui non siamo in grado di dire se oltre a quanto da noi riferito sia stato detto qualcos’altro di importante, ma al momento pensiamo di poter concludere dicendo che non abbiamo alcuna fretta di vedere approvare una legge elettorale come quella descrittaci per sommi capi da Del Campo, e che a questo punto il male minore potrebbe essere che non si concludesse nulla e (per decadenza da sentenza costituzionale, anche se non sappiamo se questa circostanza sia reale) si tornasse al “pericolosissimo” metodo proporzionale, che forse non garantisce la governabilità ma almeno permette anche agli elettori di minoranza di mandare un proprio rappresentante in Parlamento.

novembre 2013

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