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      Mučeniška Pot


Ho Paura dei Grilli Parlanti...

IO HO PAURA DI BEPPE GRILLO…

TOGLIAMOCI I GRILLI DALLA TESTA.
Io ho paura di Beppe Grillo. O, meglio, ho paura di ciò che sta dietro di lui e di coloro che, come invasati, lo considerano il nuovo profeta.
Ho paura dei concetti espressi da Grillo e del modo in cui li esprime. Ho paura di coloro che lo considerano positivo, innovativo, lo difendono a spada tratta e si lanciano in insulti, parolacce e minacce nei confronti di chi osa criticare il Verbo del Grillo Parlante.
Forse Grillo non è fascista, ma lo è il suo modo di comportarsi. Forse i suoi seguaci non sono né di destra né di sinistra, ma il loro modo di presentarsi è sicuramente fascista. O nazista, dipende.
Già immagino le facce e le reazioni di chi ha votato 5 stelle e legge queste righe. È per questo che ho paura di Grillo e dei suoi seguaci, ed in queste pagine intendo spiegare i motivi della mia paura.
Premetto che, come da loro richiesto, non userò la parola “grillini” per definire i seguaci del M5S, del resto io preferisco chiamarli “grilletti”…

C’ERA UNA VOLTA UN COMICO…
Il ragioniere Giuseppe Piero Grillo di Genova, classe 1948, iniziò la carriera di comico alla fine degli anni ‘70. Nel 1981, guidando il suo nuovo fuoristrada appena arrivato dagli Stati Uniti su una strada ghiacciata di montagna chiusa al traffico comune perché pericolosa, perse il controllo del mezzo e tre delle persone che si trovavano a bordo (una coppia con un bambino di otto anni) persero la vita. Grillo fu condannato per omicidio colposo ed è questo il motivo per cui, secondo i suoi dettami, non può candidarsi a parlamentare. Il che non gli ha impedito, d’altra parte, di andare a parlare con il Capo dello Stato pur non essendo parlamentare, in audizione per il nuovo governo. Il che fa sorgere una domanda: un pregiudicato non può sedere al Parlamento ma nulla osta che discuta di come formare un governo?

Il comico Beppe Grillo ebbe un buon successo di pubblico e lavorò spesso in televisione. Nelle biografie “ufficiali” (tipo Wikipedia, per intenderci), si legge che nell’anno di grazia 1986 si sarebbe reso antipatico a Craxi con la battuta “ma se in Cina sono tutti socialisti, a chi rubano?”, il che gli avrebbe costato l’esilio dal mezzo televisivo, ma, come ha fatto notare l’autore televisivo Luca Martera (http://www.tvzoom.it/index.php?option=com_easyblog&view=entry&id=345&Itemid=21), Grillo ha continuato ad apparire in TV fino al 1990, anno in cui si allontanò di propria volontà dagli spettacoli televisivi, ed un suo spettacolo fu trasmesso ancora nel 1993 (dopo che aveva già iniziato a parlare di ecologia e contro le multinazionali); nel 1996 una replica fu proibita dall’allora presidente della Rai Letizia Moratti, perché aveva paragonato Cesare Romiti ad Adolf Eichmann.

C’ERA UNA VOLTA UN PANFILO…
Facciamo un passo indietro. Nel giugno del 1992 (un anno cruciale per l’Italia, l’anno di Tangentopoli ma anche degli attentati a Falcone e Borsellino, l’anno della “trattativa” tra Stato e mafia,) si svolse, a bordo del panfilo della Corona d’Inghilterra Britannia una riunione di economisti italiani e banchieri britannici, tesa a pianificare un programma di privatizzazioni che avrebbe portato nelle casse dello Stato italiano un’ingente quantità di liquidi. A bordo del panfilo, che navigò al largo di Civitavecchia, ci sarebbero stati Mario Draghi (all’epoca direttore delegato del Ministero del Tesoro), i dirigenti dell’Eni Beniamino Andreatta e dell’Iri Riccardo Gall, ed altri.
Ricordiamo che nello stesso mese fu formato il primo governo “tecnico” della Repubblica italiana, il governo di Giuliano Amato, primo di una serie di governi tecnici che significarono sacrifici a non finire per i cittadini italiani. Amato passò alla storia, tra l’altro, per avere introdotto l’ICI (Imposta comunale sugli immobili, antesignana dell’IMU di triste attualità) ed il prelievo forzoso sui conti correnti (senza preavviso, al contrario dell’attuale situazione cipriota), oltre a tagli su pensioni, sanità, pubblico impiego e la definitiva abolizione della scala mobile.
Un paio di anni fa Giovanni Sandi, titolare del sito www.signoraggio.it domandò pubblicamente a Beppe Grillo e ad Enrico Mentana se corrispondesse al vero quanto gli era stato riferito da fonte per lui degna di fede: e cioè che Grillo si sarebbe trovato sul Britannia assieme a questi pezzi grossi dell’economia, e sarebbe poi stato intervistato da Mentana al momento del suo sbarco nel porto di Civitavecchia.
È interessante che nonostante tutti i solleciti di Sandi né Grillo né Mentana abbiano mai dato una risposta, né in senso negativo né positivo. Perché? Essendo un personaggio pubblico, Grillo avrebbe il dovere morale di rispondere; se la notizia fosse falsa, non si vede il motivo di non smentirla, e se invece fosse vera, perché non confermarla? Se i motivi per cui si trovava a bordo erano del tutto leciti, cosa che non dubitiamo, perché non ammetterlo? Sarebbe un modo coerente di dare un esempio di condotta trasparente, come egli chiede ai politici.

ANNI DI GRILLO.
Essendo la rete una sorta di bibbia per il M5S, navigando alla ricerca di notizie su di loro abbiamo letto che il movimento di Grillo si sarebbe formato in tre fasi: la prima nel 1993, la seconda nel 2005, la terza nel 2012.
Della seconda e terza fase abbiamo contezza recente e ne parleremo più avanti, quanto al 1993 ci siamo domandati cosa facesse Grillo allora, un anno dopo la sua ipotetica partecipazione alla riunione del Britannia. Come visto prima, si tratta del periodo in cui aveva iniziato ad inserire temi ambientali ed economici nei suoi spettacoli, e l’anno della sua ultima apparizione in TV; ma nel 1993 egli dichiarò anche di voler votare Berlusconi (che aveva appena annunciato la propria discesa in campo “perché gli imprenditori devono pensare anche alla gente” (http://www.dirittodicritica.com/2012/07/23/grillo-berlusconi-voto-40589/).

Il 2005 fu l’anno della trasformazione di Grillo da guru a leader politico, l’anno successivo alla costituzione della Casaleggio associati, che nasce, come si legge nel loro sito “per volontà di cinque persone interessate alla Rete ed alla sua evoluzione” avendo come obiettivo “sviluppare in Italia una cultura della Rete attraverso studi originali, consulenza strategica, articoli, libri, newsletter, seminari e con la creazione di gruppi di pensiero e di orientamento”. Gianroberto Casaleggio ed i suoi si occuparono dapprima di gestire il blog di Antonio Di Pietro, e poi quello di Beppe Grillo, ed in effetti sono molti a dire che Grillo si limita ad interpretare, da bravo istrione, i copioni che gli scrive l’autore Casaleggio.
Ma prima di parlare del fenomeno Grillo disceso in politica, facciamo un’analisi dell’evoluzione culturale e politica dell’Italia dall’inizio del nuovo secolo.

INTERMEZZO: LA NASCITA DELL’ANTIPOLITICA IN ITALIA.
IMPEGNO PREMINENTE: Come estirpare i politicanti, costosi imbonitori di professione
Mettere a disposizione, di quei cittadini che in ogni Comune assistono malvolentieri e non sopportano più l’arroganza, il costo e la quasi dittatura partitocratica della politica italiana, non solo una valida idea, ma anche uno strumento valido per fare sì che ogni Lista Civica, promossa da loro stessi, sulla base di un programma che fissi le più rigorose ed efficaci soluzioni atte a affrontare e portare a buon fine, in sintonia con i mezzi a disposizione, le reali e concrete esigenze del loro Comune rispettando le priorità. Una Lista Civica che possa avere non solo una valenza Locale ma acquisire un vero e proprio valore Nazionale. Ogni Lista Civica dovrebbe essere l’elemento principale, una delle colonne portanti di un innovativo modo di fare una politica che effettivamente nasca dal basso, scevra da ogni condizionamento ideologico laico, religioso o corporativo, rigorosamente concreta, chiara, efficace e pragmatica. Ogni Lista Civica dovrebbe essere l’elemento base in modo tale che, le Liste Civiche, costituitesi indipendentemente nei vari Comuni, possano accomunandosi influire concretamente su tutte le altre istituzioni rendendole più utili ed efficienti nonché sull'intera politica italiana rendendola a tutti i livelli meno inadeguata, settaria, sprecona e dispersiva. Per essere più precisi, partire dai Comuni per condizionare o meglio attraverso delle formazioni realmente democratiche che nascono e si sviluppano dal basso per esclusiva volontà dei cittadini ed in particolare anche di quei potenziali elettori che si sono allontanati dalla politica, togliere ai mestieranti della politica l’esclusiva gestione del potere e per non essere strumentalizzati da ottocenteschi partiti ormai obsoleti guidati da astuti, scaltri e costosi imbonitori che assolutamente non vogliono staccarsi da quelle redditizie poltrone sulle quali stanno comodamente attaccati o meglio saldati.
Ebbene no, quanto trascritto sopra non è parola di Beppe Grillo o di Gianroberto Casaleggio. È invece quanto abbiamo trovato nel 2006 in apertura del sito www.isfida.it/index.htm (dove is.fi.da. sta per: “Istria, Fiume, Dalmazia, Lega Nazionale di Istria Fiume e Dalmazia, Mirabili lembi d’Italia, gruppo politico squisitamente monotematico”). Si tratta sostanzialmente di un sito neoirredentista, anticomunista, nazionalista (le pagine sono scritte a tranci tricolori); il simbolo richiama quello di Forza Italia, infatti sostengono di essere degli “esuli giuliano dalmati irriducibili”, sorti “dalle ceneri” di un Club di Forza Italia.
Parte da lontano (e non è assolutamente “di sinistra”) la propaganda di distruzione ed annientamento della classe politica, la cosiddetta “casta” (dal titolo del best-seller dell’estate 2007 del giornalista Gian Antonio Stella), vista come la causa primigenia di tutti i mali del Paese, ed i cui effetti si sono visti nelle recenti elezioni politiche, che hanno sancito la vittoria, non solo morale, del qualunquismo squadristico ed apolitico dei seguaci di Beppe Grillo.
Facciamo quindi qualche passo indietro, torniamo agli inizi del secolo corrente, quando le televisioni iniziarono, attraverso programmi di informazione (sia “seria”, come quelli condotti da Michele Santoro e Milena Gabanelli, sia “satirica” come le Iene o Striscia la notizia) a veicolare il messaggio che tutto lo Stato (considerando come tale sia i politici sia le amministrazioni locali e centrali) funziona male, non serve al cittadino, ed è in sostanza negativo; che i parlamentari rubano lo stipendio perché non fanno nulla, stanno in aula solo per giocherellare o spidocchiarsi, godono di privilegi economici alle spalle dei contribuenti e via di questo passo.
Un’interessante descrizione di questi reportages “satirici” la troviamo in un racconto semiserio di Fabio Zanello: “eravamo stanchi di montaggi in moviola che riprendevano sempre i leader dell’opposizione che si grattavano il naso in Senato e un voice over che diceva mi vuoi cacciare fuori ma io mi oppongo (…), mentre il movimento del braccio veniva rimontato più volte anche se in verità se l’era grattato una volta sola come normale (..) intanto si ridicolizzavano quelle persone e poi volevamo vedere chi se ne stava sette ore su uno scranno senza un prurito (…) ma loro avevano i soldi per passarne anche nove di ore con una telecamera (…) per mandare in onda non i dibattimenti, ma un movimento del braccio rimontato avanti e indietro in moviola (…)” (F. Zanello, “Le nuove brigate rozze a mano armata contro la televisione”, Coniglio editore 2006).
Aggiungiamo qui anche le pseudo interviste degli “inviati” di questi programmi, che bloccano i politici per strada ponendo loro domande a bruciapelo per sentirsi rispondere a sproposito, in modo da mettere in luce la loro supposta crassa ignoranza basilare: senza considerare che magari dopo ore di sedute parlamentari e mentre sta parlando di tutt’altro, una persona non sempre è lucida al punto di rispondere a tono a chi gli si piazza davanti con un microfono pretendendo una risposta immediata su un argomento (per quanto banale esso possa essere) tirato a caso.
Più subdoli della satira i servizi apparentemente “seri” sul malfunzionamento della pubblica amministrazione e dei supposti privilegi dei politici, che non sempre sono però attendibili; e qui dobbiamo dire che la tanto lodata Milena Gabanelli (oggi grillista, se non andiamo errati) ha spesso sollevato scandali dove non ce n’erano, semplicemente perché, non conoscendo il funzionamento della burocrazia amministrativa, lei denunciava come abusi cose che invece (anche se forse illogicamente secondo qualche punto di vista) erano però del tutto conformi alla normativa vigente. Ma parliamo anche del suo reportage relativo alle presunte proprietà immobiliari di Antonio Di Pietro, che dopo avere suscitato uno scandalo enorme, proprio poco prima che si andasse alle elezioni, si è dimostrato un’enorme bufala: nel frattempo, comunque, aveva preso piede l’idea della corruzione dell’uomo politico (e forse il suo crollo elettorale è conseguenza anche di queste illazioni sul suo conto).
Gabanelli si è resa inoltre protagonista negli ultimi mesi di altre due campagne: l’appello per il rimpatrio dei due marò italiani detenuti in India per avere sparato contro un’imbarcazione di pescatori, scambiati per “pirati”, uccidendone due; e la proposta di eliminare il denaro contante, sostituendolo con quello “virtuale”, perché, secondo lei, il contante serve solo (testuale) agli “spacciatori” e per il “lavoro nero”. Se tale proposta (che peraltro non è un’invenzione gabanelliana) venisse realizzata, darebbe ulteriore potere alle banche togliendo ai cittadini anche quel minimo di potere di controllo sui propri soldi che hanno ancora conservato. Basti pensare a quello che è accaduto a Cipro relativamente al prelievo forzato sui conti correnti bancari: il non poter avere più a disposizione denaro liquido ma dover lavorare solo con denaro “virtuale” porta a questi risultati. Ed è interessante l’ennesimo voltafaccia del M5S, che dopo avere cantato le lodi del denaro “virtuale”, negli ultimi tempi ha criticato la pratica di non usare più il denaro cartaceo, forse alla luce dell’esperienza cipriota.
Torniamo alla propaganda antistatale: i servizi asseritamente informativi su pretesi malfunzionamenti della pubblica amministrazione hanno dato poi la stura alle prese di posizione di artigiani e commercianti, di industriali, confindustriali, capitalisti, che lamentano gli eccessivi costi dello Stato (ministeri, sanità pubblica, istruzione…), la troppa burocrazia che blocca la libera iniziativa privata e di conseguenza la necessità di privatizzare il più possibile perché con le privatizzazioni e con i tagli alle spese il bilancio dello Stato andrebbe migliorando: senza considerare che è proprio da quando sono state privatizzate, ad esempio, le Poste e le Ferrovie, che il loro funzionamento è andato sempre peggiorando.
Così come non si considera che la burocrazia, vista come il fattore che blocca lo sviluppo economico, in realtà serve anche ad evitare una deregulation totale degli interventi dei privati, soprattutto in termini di tutela ambientale e di controllo del territorio (per non parlare dei controlli in materia di sicurezza del lavoro, già spaventosamente carenti): ma ormai ha preso piede l’idea che bisogna distruggere tutto lo Stato, perché tutto ciò che è Stato, ciò che è pubblico, viene visto come negativo.
A questo si aggiunga la maleducazione civica invalsa con l’uso e l’abuso dei social network, divenuti una fiera delle castronerie per la quantità e qualità degli interventi che vi compaiono, e delle dirette radiotelevisive in cui si invitano gli ascoltatori ad esprimere liberamente la propria opinione: cosa che di per se stessa sarebbe del tutto positiva ed un ottimo segnale democratico, non fosse che le persone che normalmente intervengono per lo più non lo fanno con cognizione di causa, perché il fatto di non conoscere l’argomento sul quale dovrebbero esprimersi non li esime dal mettersi a pontificare su di esso, spesso in modo aggressivo e non costruttivo; dove coloro che sparano a zero contro paghe e privilegi dei politici non battono ciglio per l’entità dei compensi degli sportivi, né per il tossico Diego Maradona o il dopato Marco Pantani od ancora il motociclista dottore h.c. Valentino Rossi che si è fatto un vanto a suo tempo di non pagare le tasse in Italia sostenendo di vivere all’estero e, nonostante questo tali personaggi rimangono dei miti per le stesse persone che invocano l’impeachment per il deputato che si è fatto una canna nel corso di tutta la sua vita.
E del resto la politica è sporca come tutte le cose, se chi la fa è una persona disonesta, e di disonesti ne abbiamo dappertutto, non solo in politica. Ma anche di onesti ne abbiamo dappertutto, anche in politica, cosa questa che probabilmente sconvolgerà i grilletti cui piace generalizzare e forcaiolare. Inoltre, seguendo il modo d’agire di Grillo, alla fine la gestione della cosa pubblica, tirata via ai politici, a chi resterebbe in mano? Ai poteri forti? Ai lobbisti? A chi ha interessi economici in politica e non fa politica perché eletto dal popolo ma perché gli serve per farsi gli affari suoi? Ammesso e non concesso che non sia questo lo scopo dei pentastellati, sarebbe comunque questo il risultato a cui si arriverebbe, togliere la politica ai politici per lasciarla in mano agli altri.
In questo contesto va inserito anche il giustizialismo selvaggio che ha purtroppo preso piede anche in altre formazioni politiche, l’idea che in Parlamento non devono sedere indagati o condannati, senza peraltro distinguere il tipo di reato per cui la persona è indagata (che non significa che sia colpevole né che verrà condannata, va precisato) o è stata condannata. Tralasciando i vari reati di opinione, le denunce subite da militanti dei movimenti per manifestazioni cui hanno preso parte (e qui ricordiamo la situazione della Val Susa che lotta contro il progetto dell’alta velocità ferroviaria, dove le denunce sono partite a raffica contro persone che hanno avuto il solo torto di trovarsi in un certo posto nel momento in cui le forze dell’ordine tiravano lacrimogeni) vorrei citare il caso del triestino Pino Roveredo, che da giovane ha fatto le sue cazzate, è finito in galera, ha scontato la sua pena, in prigione ha (lo racconta lui stesso) letto tantissimi libri che gli hanno fatto capire i suoi errori. Oggi è uno scrittore affermato e rappresenta, per la nostra città, un esempio di come si possa, una volta discesa la china, risalirla, facendo della sua esperienza un punto da portare ad esempio ai ragazzi: non fate come me, dice, ma dice anche alle istituzioni di cercare di capire che anche chi ha sbagliato ha diritto ad avere delle chanches per cambiare vita.

UN NUOVO MODO DI FARE POLITICA?
In questo nuovo clima politico, o, piuttosto, antipolitico, ha trovato fertile terreno il predicatore Grillo, fustigatore di malcostumi ed integralista degli stili di vita altrui. Così nel 2005, da comico di qualità quale era ha deciso di trasformarsi nel guru degli scontenti dalla politica e dei fautori dell’antipolitica, esasperando i suoi atteggiamenti di critica ironica trasformandoli in volgarità aggressiva e qualunquista, e raccogliendo in questo modo sempre più consensi intorno a sé, il che dimostra che in Italia per avere successo si deve essere più feccia che signori, che la cultura dell’italiano medio è quella rappresentata dai cinepanettoni, dialoghi fatti di parolacce, rutti e scorregge, con una punta di maschilismo nei confronti delle donne che più che corpi da esporre non sono.
Facendo un salto in avanti, ha fatto scandalo l’affermazione di Franco Battiato sulle “troie” che siedono in Parlamento, disposte a vendersi al miglior offerente. Obiettivamente Battiato non è stato un mostro di finesse, ma dopo trent’anni di celodurismo della Lega Nord, di battute a sfondo sessuale (quante volte viene lei?) del Cavaliere Silvio Berlusconi tessera P2 1816 e cinque anni di vaffa di Beppe Grillo e dei suoi, serenamente entrati nel quotidiano politico nazionale, non pensavamo che questa caduta di stile avrebbe scandalizzato tanti.
Vaffa, dunque, il primo slogan politico di Beppe Grillo. Vaffa, tirando su le mani a “V” nel senso di “vaffanculo”, con buona pace di chi crede ancora nel politically correct, uno slogan maschilista e sessista, prima ancora che volgare. Eppure quando Grillo nel 2007 ha indetto, per l’8 settembre (una data che ha storicamente una certa importanza), il V (nel senso di “vaffanculo”) day, nessuna associazione femminista o dell’ambiente GLBT ha pensato di dire che il personaggio era andato un po’ oltre quella che in linguaggio giuridico viene chiamata continenza.
Così Grillo ha ben pensato di replicare, e l’anno dopo, in occasione del 25 aprile (altra data di valore storico non indifferente) ha indetto un secondo “vaffa” day, cioè il giorno della “liberazione” dai giornalisti (anche detto il giorno della “libera informazione in libero stato”). Al di là di ogni giudizio di merito, cioè che spronare la gente ad essere incolta, volgare ed aggressiva non può che portare del male alla società, la cosa che ci ha dato più fastidio è che Grillo abbia scelto la data del 25 aprile per queste sue porcate. Il 25 aprile ha un significato preciso, è la ricorrenza di tutti coloro che scelsero, anche a prezzo della propria vita, il rinnovamento, la democrazia, la liberazione dal fascismo e dalla sua cultura di prevaricazione. Nulla a che fare con Grillo ed i suoi “vaffa”: esterni pure Grillo, “vaffino” pure i suoi pecoroni. Ma sarebbe stato il caso lo facessero in un altro giorno, non nel giorno in cui si ricordano i martiri antifascisti, caduti per colpa di persone che, come i grillisti oggi, ritenevano allora che la prevaricazione aggressiva ed impolitica fosse l’unica dialettica possibile.
Tornando al vaffa del 25 aprile 2007, in sostanza l’idea di Grillo era proporre tre referendum abrogativi: per abolire i finanziamenti pubblici all’editoria, l’Ordine dei giornalisti e la legge Gasparri. I primi due sono vecchi cavalli di battaglia dei radicali, fautori dell’ultraliberismo sfrenato e della deregulation totale: ma dobbiamo ricordare ai vari Grilli squittenti che il referendum per abrogare l’Ordine dei giornalisti, oltre ad essere appunto un’idea vecchia è anche sempre stato bocciato dalla magistratura al momento della valutazione della sua legittimità.

ELOGIO DELL’INCOMPETENZA.
Del resto non si comprende perché gente che non pratica il giornalismo, non si occupa di informazione e non sa cosa significhi essere giornalisti debba decidere dell’esistenza o meno di un ordine professionale che non li riguarda direttamente (come proporre di abolire l’Ordine dei medici, o degli avvocati…): ma questa idea rappresenta la classica demagogia stracciona di coloro che, convinti che la professionalità in certi campi non significhi nulla perché tutti possono essere giornalisti, ritengono che una certa categoria di lavoratori è una “casta” e come tale vada combattuta, senza considerare che cosa significhi in realtà un ordine professionale. Forse non sarebbe peregrino ricordare, in un’epoca in cui sui blog e nei forum in rete tutti si atteggiano ad editorialisti e commentatori, pontificando su cose che non conoscono ma ritenendosi autorizzati a farlo proprio per l’invalso concetto che “siamo tutti giornalisti”, che vi sono professionisti che devono rispettare, oltre le leggi dello Stato, anche dei codici deontologici:è così per i medici e per gli avvocati, ed anche per i giornalisti, che, se iscritti all’Ordine, sono tenuti a rispettare il codice deontologico professionale. Se non lo fanno vanno incontro a sanzioni ed anche all’espulsione; perché, anche se non sempre il comportamento irrispettoso del codice deontologico configura un reato penalmente perseguibile, dato che alcuni argomenti andrebbero trattati con una certa delicatezza visto che coinvolgono soggetti particolarmente deboli (minori, persone sofferenti…) il comportamento irregolare di un giornalista può provocare anche dei danni molto gravi. È giusto quindi che vi siano dei paletti da far rispettare a chi fa questa professione.
Cosa vuole Grillo, rincorrendo la già vista demagogia radicale? Vuole una totale deregulation della professione giornalistica, che significa sia il mancato controllo su quanto e come viene pubblicato, sia la fine delle garanzie che tutelano la professione del giornalista (quante volte un reporter rischia anche in proprio per fare una buona informazione? e non solo in zone di guerra).
Perché, a quanto sembra, l’informazione che piace a Grillo ed ai suoi sodali è quella che si trova in rete: la bramosia di protagonismo che si esprime nei filmini più o meno scemi messi su Youtube perché tutti abbiamo la possibilità di filmarci col telefonino mentre facciamo di tutto, dal picchiare i compagni di scuola fino al nostro voto in cabina elettorale; oppure la partecipazione ai blog dove tutti, anche se non capiscono niente di quello di cui parlano, pontificano ugualmente, con la pretesa di fare informazione ed opinione, strafregandosene se il tutto si limita ad uno sproloquio ignorante ed aggressivo, spesso con estremi toni di volgarità gratuita, con la scusa che “abbiamo tutti il diritto di dire la nostra opinione”.
Alla fine la politica pagante del Movimento 5 Stelle è proprio l’elogio dell’incompetenza, la possibilità, anzi il dovere, di non capire niente di politica per andare in Parlamento, come abbiamo potuto constatare seguendo la campagna elettorale dei candidati grillisti, nonché le prese di posizione degli eletti che hanno dimostrato di non avere la minima idea di come funzionano le istituzioni delle quali sono entrati a far parte

DAL LIBERISMO SELVAGGIO ALL’ANARCO-CAPITALISMO.
Consideriamo che i grilletti non hanno un programma politico che vada al di là del vecchio “vaffa” che abbiamo visto o dell’idea di dimezzare i parlamentari ed abrogare i rimborsi elettorali per combattere la crisi economica, salvo poi intervenire Grillo (probabilmente interpretando, da bravo attore comico, il copione scritto dal suo autore Casaleggio) dicendo che lo Stato non può più permettersi di pagare stipendi e pensioni, quindi a statali e pensionati andrebbero ridotti gli emolumenti in modo da permettere di introdurre il reddito di cittadinanza a quelli che ai tempi dell’Autonomia operaia venivano definiti i “non garantiti”, spostando quindi il conflitto sociale dalla lotta dei lavoratori per il diritto ad uno stipendio equo ed uno stato sociale garantista (del resto Grillo ha teorizzato anche l’abolizione dei sindacati) ad una guerra tra poveri (disoccupati e precari da una parte ed impiegati pubblici “garantiti” dall’altra), dove scompaiono come controparte i “padroni”: i datori di lavoro, il capitale, le aziende, che dovrebbero inoltre essere facilitati nel loro operare con detassazioni, riduzione delle quote contributive, deregulation totale, teorie in materia di lavoro che curiosamente sono comuni all’estrema destra, alla Lega Nord, alla Confindustria, ed infine ai seguaci di Grillo (inseriamo il testo completo di questa grilleria nel capitolo “Parole di Grillo”).
Similmente i grilletti e l’estrema destra condividono la lotta contro Equitalia (lotta che finora è stata portata avanti, a volte con azioni al limite del terrorismo, soprattutto da organizzazioni di estrema destra, tra cui Forza Nuova e CasaPound, dove quest’ultima, d’altra parte, è stata sdoganata da Grillo che ha serenamente esternato nel senso che per lui l’antifascismo non è un principio da seguire), “colpevole” di voler incassare i soldi degli evasori del fisco (dato che tutto il mondo è paese e la storia si ripete, ricordiamo che nel 1974 furono commessi alcuni attentati alle Esattorie, rivendicati da Ordine Nero); e così pure sono più o meno gli stessi che teorizzano l’uscita dall’Euro per salvare l’economia italiana.
Tornando all’impegno preminente che abbiamo visto prima, quello teorizzato dall’Isfida che sembra essere lo stesso dei seguaci di Grillo e Casaleggio, cioè l’eliminazione dei partiti, alla fine sorge una domanda: la gestione della cosa pubblica, tirata via ai politici, resterebbe in mano a chi? Ai poteri forti? Ai lobbisti? A chi ha interessi economici in politica e fa politica non perché eletto dal popolo ma perché gli serve per farsi gli affari propri?
Ci sono, nel mondo ormai globalizzato “tre realtà operanti spesso in comunanza trinitaria: il Council on Foreign Relations (CFR), il Bilderberg Group e la Trilateral Commission. I loro membri risultano spesso legati contemporaneamente a tutti e tre gli organismi” (Sergio Paronetto, “Poteri profondi”, KappaVu 1995). Delle ramificazioni del Bilderberg e della Commissione Trilaterale, tra cui l’Aspen Institute, esiste una vasta letteratura (consigliamo qui i testi di Daniel Estulin, anche se vanno letti con un certo quale spirito critico) e non le approfondiremo in questa sede, ma diciamo che fa parte della mission di queste organizzazioni trasferire la gestione del potere politico dalla classe politica ai detentori del potere economico; e ricordiamo che i membri del Bilderberg sono le stesse persone che gestiscono le banche centrali e si trovano pertanto nelle condizioni di stabilire i tassi di interesse ed il costo del denaro.
Ed a questo punto ci viene in mente la teoria dell’anarco-capitalismo, dove “gli anarco-capitalisti segnano un momento di rottura rispetto alla tradizione del pensiero libertario, in quanto si schierano apertamente a destra, vicino alle frange estreme del conservatorismo politico. Essi ritengono che tutto debba essere affidato alla competizione fra i privati: difesa esterna, sicurezza interna, amministrazione della giustizia soprattutto vita economica. Non un’ombra di Stato deve intervenire a falsare la libera concorrenza, che provvederà essa stessa ad allocare nel modo più efficace e giusto le risorse disponibili. Per loro, fra le conseguenze della scomparsa dello Stato nell’economia, ci sarebbe la sparizione di ogni forma di tassazione. I libertari hanno una vera e propria idiosincrasia per le tasse, che giudicano nulla più che un’estorsione” (Corrado Ocone, “Anarco-capitalisti d’America”, “l’Unità” 9/1/02 ).
Nell’ambito del pensiero “anarco-capitalista” va citato anche l’enfant prodige dell’economia, Alberto Mingardi, che a 17 anni diede alle stampe (così risulta dalla sua biografia) il testo “Estremisti della libertà”, pubblicato da Leonardo Facco (editore nonché editorialista di Enclave, rivista degli anarco-capitalisti europei) e con prefazione di Sergio Ricossa (economista che sarebbe stato predestinato come ministro dell’economia dopo il golpe Sogno), intervenuto ad un convegno di anarco-capitalisti cui avrebbe preso parte anche Vittorio Feltri (“Umanità Nova”, 17/12/00; ma in http://www.societacivile.it/focus/articoli_focus/Sogno_6.html leggiamo invece che Ricossa sarebbe stato previsto come ministro di Grazia e Giustizia).
Mingardi, intervistato nel 2000 dal giornalista triestino Paolo Radivo, ha affermato che “lo Stato è sostanzialmente quel gruppo di individui (le persone che lavorano nella televisione di Stato, nella burocrazia di stato, ecc.) che campa sulle tasse pagate da un altro gruppo di individui. Queste persone sono, a livello elettorale un corpus tale che senza di loro non si vince: vanno sempre a votare, a differenza degli altri e preservano giustamente quelli che sono i loro interessi (…) Gli imprenditori, la categoria più vituperata di questo paese (…) nessuno ha mai spiegato che senza gli imprenditori questa società si disgregherebbe come un castello di sabbia (…) da loro nasce la ricchezza di tutti” (intervista di P. Radivo su “Trieste Oggi”, 14/9/00).
Che la ricchezza degli imprenditori nasca anche dal lavoro dei loro dipendenti, che spesso rimangono “di origini modeste” come asserisce Mingardi proprio perché l’imprenditore trattiene per sé la maggior parte di quello che viene prodotto grazie al lavoro altrui, è probabilmente una visione “marxista” che il golden boy dell’economia non condivide. In ogni caso le conclusioni del giovane economista sono esplicite: “lo Stato è il più grande ladro, la tassazione è il ladrocinio legalizzato, la costituzione è rapimento”. Rapimento non si sa di che, ma il concetto generale è ben chiaro.
In precedenza avevamo trovato un’altra notizia relativa ad anarco-capitalisti italiani, anche questa collegata con la città di Trieste: il 4/7/97 il Movimento indipendentista Nord Libero, organizzò una conferenza dal titolo: “Liberali, liberisti, indipendentisti: un’intesa possibile?”. Relatori il “presidente del comitato anarco-capitalista per la liberazione dallo statalismo” Massimiliano Finazzer Flory, il presidente nazionale della LIFE Fabio Padoan e Paolo Radivo del Club Pannella Riformatori. Sì, lo stesso Radivo che intervistò Mingardi tre anni dopo… del resto i radicali sono fautori del liberismo più sfrenato, nel senso di eliminare ogni forma di gestione statale nella politica e nell’economia… basti pensare a tutti i referendum che negli anni il partito radicale nelle sue varie forme ha cercato di portare avanti, in funzione di una liberalizzazione totale dei diritti dei capitalisti a scapito dei diritti dei lavoratori. Ricordiamo che uno degli innumerevoli referendum proposti dai radicali anni or sono era quello per l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti, stesso tema del V-Day del 25 aprile 2008; ma anche che la radicale Emma Bonino (oggi tra i papabili come Presidente della Repubblica) sta nel Bilderberg, ed è stata commissario europeo al pari di Romano Prodi e Mario Monti, suoi sodali nel Club di cui sopra, come i seguenti altri italiani: Francesco Cossiga, Gianni De Michelis, Giorgio La Malfa, Antonio Maccanico, Nerio Nesi, Franco Reviglio, Cesare Romiti, Emma Marcegaglia, Lucia Annunziata, Paolo Mieli, Franco Frattini, Gianni ed Enrico Letta, Umberto Eco, Giorgio Napolitano e Marta Dassù. E del Bilderberg fa parte anche l’ungherese naturalizzato statunitense George Soros, il “patron” di tutte le “rivoluzioni arancioni”.
Ricordiamo che nel novembre 2011 l’aspeniano presidente della repubblica Giorgio Napolitano (scusate la rima…) aveva nominato senatore a vita il bilderberghiano Mario Monti, per potergli conferire l’incarico di comporre un nuovo governo del quale facevano parte il bilderberghiano ministro Corrado Passera e l’aspeniana sottosegretaria Marta Dessù; e che ancora oggi le condizioni economiche ci sono dettate dal bilderberghiano Mario Draghi, la Confindustria è guidata dall’aspeniana Emma Marcegaglia e la politica internazionale è gestita da un mix tra aspeniani, CFR e bilderberghiani.
Al momento in cui scriviamo non sappiamo chi guiderà il prossimo governo, né se gli eletti delle 5 stelle voteranno pro o contro o non voteranno proprio. Ma da quanto abbiamo esposto finora non sembra che vi sia molta differenza tra le finalità loro e quelle degli associati al Club Bilderberg, che troviamo distribuiti più o meno equamente tra Partito Democratico, Lista Monti e Popolo della Libertà: sono fautori della riduzione ai minimi termini di tutto ciò che è pubblico e del liberismo assoluto. Cosa oggi auspicata anche dalla maggior parte della popolazione italiana, dopo anni ed anni di propaganda anti-statalista.

REQUISITI PER GRILLARE.
Nel 2005 Grillo ha mostrato anche un’altra trasformazione: dopo avere additato per anni poco via che come materiale demoniaco computer e rete internet, alla fine ha iniziato a comunicare con i suoi seguaci solo per via elettronica ed ha iniziato a trasformarsi da pontificatore dei palcoscenici a guru politico, diffondendo il proprio verbo non più solo agli spettatori paganti, ma anche a tutti coloro che si collegavano in rete. E siamo arrivati alle elezioni amministrative del 2012, anno in cui il M5S è diventato il miracolo della politica italiana.

Abbiamo già detto che secondo Grillo non possono candidarsi “pregiudicati” (intesi come tali tutti coloro che hanno subito una condanna anche non definitiva), e quindi lui coerentemente non si è candidato, pur andando dal Capo dello Stato alle consultazioni di governo.
Inoltre Grillo, dopo avere detto che l’antifascismo “non gli compete”, ha affermato a proposito del programma di CasaPound che “non possiamo non essere d’accordo sui concetti”; e che “se un ragazzo di CasaPound volesse entrare nel M5S e avesse i requisiti ci entra”.
Da parte sua, la capogruppo grilletta alla Camera, Roberta Lombardi, ha affermato che “da quello che conosce di CasaPound” essi hanno conservato del fascismo “solo la parte folcloristica, razzista e sprangaiola”. Che non ci sembra cosa da poco, osserviamo, ma Lombardi aggiunge che questa parte “non comprende l’ideologia del fascismo, che prima che degenerasse aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello stato e la tutela della famiglia”.
A prescindere che il discorso di Lombardi dovrebbe significare che lei condivide il fascismo e non CasaPound, osserviamo che il fascismo aveva tanto senso dello stato che se ne è appropriato completamente, e quanto alla tutela della famiglia, non possiamo fare a meno di ricordare tutte le famiglie degli oppositori smembrate perché qualcuno veniva mandato al confino e qualcun altro in galera… per non parlare della sorte riservata alle famiglie ebraiche, che venivano in massa inviate nei lager ad un certo punto della “degenerazione” del fascismo.
Ma queste sono cose vecchie, quindi torniamo ai “folcloristici” dialoghi di esponenti napoletani di CasaPound, così come intercettati (15/12/11) nel corso di indagini che poi hanno portato all’arresto di diversi giovani che possono a buon diritto rientrare nella categoria di “razzisti e sprangaioli” come da parole di Lombardi, anche se definirli “folcloristici” non ce la facciamo proprio.
“Da me in facoltà - esordisce Angelo D’Alterio - ci sta una che non la tocca nessuno, non la guardano nessuno perché non so di quale tribù fa parte. Tribù ebraica”. Si inserisce Andrea Coppola, leader di “Blocco studentesco”: “Se tu vedi, questa passa e tu vedi tutti gli israeliani, pure i palestinesi, cioè i palestinesi... Gli arabi che la salutano con rispetto proprio... La cosa infatti mi sta facendo stizzire troppo. Infatti io a questa la devo vattere (picchiare, n.d.r.). O la picchio o me la chiavo e gli faccio uscire il sangue dal c... Però davanti a tutta la facoltà”-. (http://napoli.repubblica.it/cronaca/2013/01/24/news/arrestati_estremisti_di_destra_c_anche_la_figlia_di_un_ex_senatore-51175878/).
Osiamo sperare che non tutti gli 8.689.458 votanti (voti validi, s’intende) M5S alla Camera condividano la possibilità di apertura di Grillo a costoro, che se non venivano intercettati ed indagati ed arrestati avrebbero potuto avere “i requisiti” per entrare nel MoVimento. D’altra parte, da un movimento politico che s’è fatto strada a suon di “vaffa” non ci aspettiamo granché di rispetto per l’altrui persona.
Ed aggiungiamo che ancora nel 1998, quando era ben lontano dal dedicarsi all’(anti)politica, nella produzione dello spettacolo “Apocalisse morbida” Grillo si avvalse della collaborazione di Giacinto Auriti, classe 1923, che dopo una lunga militanza nel MSI prese parte nel 2000 alla prima riunione programmatica di Forza Nuova e nell’ultimo decennio di vita (è morto nel 2006) si dedicò a questioni economiche, dal signoraggio alla “local money”, ma sempre con un occhio di riguardo al fascismo, affermando che esso aveva “difeso i valori del diritto naturale” e che “Mussolini indubbiamente amava il popolo”. Probabilmente sarebbe andato d’accordo con Roberta Lombardi…

V COME…
Ci troviamo quindi davanti ad un “nuovo modo di fare politica”, giustizialista e qualunquista allo stesso tempo, basato sul fideismo assoluto in un leader che dall’alto di un palco o di un palcoscenico pontifica ai propri seguaci chiamandoli a rispondere alle sue sollecitazioni, con saluti che non sono romani o nazisti ma coralmente inferociti alzando le mani nel simbolo della V (e sulla simbologia della lettera V parleremo ampiamente nel prossimo paragrafo) ed urlando tutti assieme. Le immagini di questi raduni ci hanno tristemente ricordato le immagini di certi altri raduni, quando un uomo piccoletto con dei buffi baffetti si era messo a capo di un manipolo di esaltati che rispondevano in maniera esagitata alle sue parole d’ordine che hanno poi portato il disastro in Europa. Sarà casuale che Grillo (od il suo autore Casaleggio?) abbia usato le stesse parole di Hitler prima di vincere le elezioni che lo portarono al governo “ci siamo dati come obiettivo spazzare via dal Parlamento questi partiti”? Anche se non pensiamo che questi personaggi abbiano la potenzialità di arrivare a tanto, rimane il fatto che quando si decide di mandare affan gli altri invece di dialogare, quando si usano termini che vanno ben al di sopra di quella che in linguaggio giuridico viene definita “continenza”, dai missili da lanciare contro il Parlamento alle frasi sui “morti che parlano” (di vago sapore mafioso), ad affermazioni come “arrendetevi siete circondati” (parole già usate nel 1993 dai militanti dell’MSI a Roma, si veda http://www.secoloditalia.it/2013/02/arrendetevi-siete-circondati-20-anni-fa-per-quello-stesso-slogan-i-giovani-del-msi-vennero-denunciati/), vuol dire che siamo fuori dalla democrazia.


LA LETTERA V E IL NUMERO CINQUE.
I simboli sono importanti, a volte passano messaggi comprensibili solo dagli iniziati, e di norma spesso basta un semplice simbolo a far capire immediatamente all’interlocutore con chi sta parlando.
Parliamo dunque delle possibili simbologie della V maiuscola, la lettera con cui Beppe Grillo ha iniziato la sua luminosa carriera di fine dicitore, esordendo con la V del Vaffanculo day, dove la V è anche il numero 5 in latino, ed il MoVimento (si noti l’uso delle maiuscole) 5 stelle ha doppiamente la V nel proprio nome, sia come numero romano, sia come numero arabo.
A conclusione della campagna elettorale grilliana abbiamo appurato che la loro V sta anche per Vendetta, esattamente come nella storia romanzata liberamente ispirata alla figura di Guy Fawkes (l’autore della fallita “congiura delle polveri” del 5 novembre 1605, che avrebbe dovuto far esplodere il Parlamento inglese: sarà un caso che Grillo ha una volta proposto di “bombardare” il Parlamento?), dove il numero di Fawkes è appunto il 5 e nella tradizione britannica il 5 novembre è dedicato all’accensione di falò per festeggiare il fallimento della congiura, con i bambini che girano mascherati da Guy Fawkes chiedendo dolci e monetine.
Alan Moore ne trasse un fumetto di fantapolitica negli anni ‘80, dove il protagonista combatteva contro un ipotetico stato proiettato nel futuro, che poteva identificarsi nella Gran Bretagna thatcheriana, e divenne un cult negli ambienti della sinistra libertaria.

In anni più recenti la V di Vendetta divenne anche il simbolo del movimento hacker degli Anonymous e poi degli indignati di tutto il mondo, ed in molte manifestazioni abbiamo visto persone indossare la maschera di Guy Fawkes tratta dal fumetto di Moore.

Abbiamo visto nel comizio finale del M5S a Roma che moltissimi partecipanti, oltre ad alzare le mani a V come Vendetta indossavano le maschere di Guy Fawkes, dopo averne organizzato acquisti all’ingrosso nei loro vari blog.

Non abbiamo motivo di credere che questo culto del 5 e di Guy Fawkes c’entrino in qualche modo con la Legge del 5, di cui abbiamo parlato l’anno scorso dopo che era stato diffuso un comunicato che preannunciava una sorta di nuova strategia della tensione, dove ciò che colpiva nel testo era la ripetizione insistente del numero 5, sia come singolo che come multiplo, sia come riferimento al mese di maggio (il quinto mese dell’anno) e con la forzatura di far diventare, ad esempio, la Renault 4 (dove fu trovato il corpo di Aldo Moro) in una Renault 5. Questo comunicato era firmato dai “Nove italiani”, che si definivano “anarchici” ed avevano come obiettivi principali il finanziamento pubblico ai partiti, la classe dirigente (non gli industriali), e concludevano dicendo “Siamo schifati del momento politico italiano. Siamo convinti che serva un bel botto dimostrativo di quelli che serve molto tempo per poterlo dimenticare e e e e”.
A noi più che anarchici sono sembrati anarco-capitalisti (ne abbiamo parlato prima), ma se parti del comunicato vi ricordano dichiarazioni del M5S, non ditelo, ch’è meglio.
Ad ogni buon conto riproponiamo qui l’articolo di analisi scritto “a caldo” nel maggio 2012.

INSERTO COMPLOTTARDO: LA LEGGE DEL 5 ED I NOVE ITALIANI.
Il 5 aprile 2012 alla sede Rai di Genova è stata recapitata una busta contenente polvere nera (sembra esplosivo) ed una lettera di minacce. Stringatissimi i comunicati stampa, ma nel sito del quotidiano online
http://affaritaliani.libero.it/cronache/brigate-rosse-genova050412.html?... viene invece pubblicato il testo della lettera, inframezzato da alcuni commenti.
Il sito specifica che la nota è stata scritta con “una vecchia macchina da scrivere Olivetti, il modello utilizzato dai rivoluzionari degli anni ‘70, e i bigliettini hanno uno stile molto simile a quelli delle Brigate Rosse degli anni Settanta e Ottanta”, e che sia la busta sia i due “fogli dattiloscritti redatti in maniera fittissima” portano l’intestazione di una società con sede a Roma in via Aurelia, la Saber srl.
Prima di passare al testo facciamo un paio di osservazioni: si parla prima di “bigliettini” e poi di “fogli”: considerando che la carta intestata di solito non è in formato “bigliettini” e considerata pure la lunghezza del testo, non si comprende il senso di scrivere “bigliettini” in prima battuta; inoltre, come vedremo, lo stile del testo può ricordare tantissime cose, ma sicuramente non le risoluzioni strategiche delle Brigate Rosse. Poi, relativamente all’accenno al “modello” di macchina per scrivere “utilizzato dai rivoluzionari”: quali rivoluzionari, viene da chiedersi, le BR usavano una testina rotante, ma qui non si sa se la macchina era a testina rotante o manuale.
Infine un particolare oscuro: cercando la Saber srl a Roma si trova (http://it.nomao.com/15852391.html) un albergo in via della Stazione Aurelia 99, ma nelle Pagine bianche in via della Stazione Aurelia 99 si trova solo una “Cuore verde srl”.
In Italia vi sono svariate Saber srl: una a Pinerolo (TO), una a San Quirino (PN), una a Traona (SO)… dedite a svariate attività, dall’edilizia alle porte blindate, dai mobili alle pompe elettriche per refrigeratori.
Ciò detto, passiamo a leggere il testo della lettera, così come pubblicato su affaritaliani.
Si annunciano nuovi atti dimostrativi: "Farete la fine di Falcone e di sua moglie Francesca Morvillo". Tra le righe molti gli attacchi ai partiti e alle banche: "Affamate la gente. Bisogna eliminarvi".
"Non siamo sposati, non abbiamo figli, non abbiamo mutui da pagare, non abbiamo nulla da perdere. Siamo pronti a liberare l'Italia da questa feccia dei partiti e dalle banche". Nel testo si attacca tutta la grande imprenditoria, con una curiosa eccezione a favore di Tod's e Della Valle: "Lui è uno dei pochi che fa gli interessi dei lavoratori".
"Se pensiamo che con circa 400 kg si possono distruggere 50 metri di autostrada compreso ciò che vi transita, fatevi i vostri calcoli sapendo che noi abbiamo 675 kg. Non siamo come coloro che negli anni Settanta seguivano le folli sentenze in nome del nulla e lasciavano volantini in cabine telefoniche. Noi ciò che andremo a fare lo anticipiamo sicuri di non pregiudicare il nostro programma. Non abbiamo nulla contro la magistratura e contro gli imprenditori, quelli grandi e che bene o male danno da mangiare al popolo: Della Valle, Benetton, Ferrero, Agnelli. Noi andremo a scremare quella classe che con il loro stipendio, bonus, ingaggio, pensione e soprattutto pseudocapacità di fare qualcosa per questo Paese per primo pensano al vile denaro, alla loro posizione e a quella delle loro generazioni future. E poi, infine e forse, anche al bene dell'Italia".
L'attacco alla classe dirigente è fortissimo: "Questi sono il cancro, il disonore, la presa per il culo per circa 60 milioni di italiani, paurosi e pecoroni, incapaci di reazione alcuna. Terrorizzati dalla possibilità di perdere il loro niente col quale vanno avanti. Noi siamo nove che stanno fuori dal branco, che cantano fuori dal coro con una fortuna sola: la pensiamo tutti allo stesso modo fino alla fine del nostro programma. Niente cellulare, niente bancomat, niente carte di credito, nessun figlio a casa che patirà la fame e la vergogna a causa nostra, niente mutuo non pagato che ci fa perdere la tanto agognata casetta, nessun Capo, nessun servo. Siamo pronti al sacrificio. E non è presunzione ma contro di noi lo Stato arriverà sempre secondo come sempre è arrivato secondo".
Il gruppo descrive un altro elemento della propria formazione: "Noi non abbiamo nemici, questa è la nostra forza. Attenti a tutto quello che è successo negli anni, silenziosamente presenti. Abbiamo imparato ciò che si doveva dalla Renault 5 di via Caetani. Sempre solo pronti a imparare e mai a giudicare. La formula di colpirne quindici per educarne 1500 non l'abbiamo inventata noi, ma è stata scritta duemila anni fa da italiani e molto, molto messa in pratica. Meditate, gente cara. Non è segno di arroganza e nemmeno una sfida alle forze dell'ordine. Quattro di noi hanno indossato varie divise e hanno visto il film anche dalla cabina di proiezione, ma noi siamo sicuri che non riuscirete a proteggere coloro che abbiamo nel nostro mirino. Per un semplice motivo: non sapete né dove, né quando colpiremo".
Le minacce si fanno più circostanziate: "Non sprecheremo certo 675 chili di esplosivo piazzandolo in piazza Montecitorio. Ci verrebbe anche facile ma non siamo stragisti come lo Stato italiano dagli anni '70 a oggi. Tutte operazioni chirurgiche le nostre, "one by one". E poi infine visto che non vogliamo essere catalogati come "parolai" e "farneticatori", non faremo ritrovare il volantino "del caso" in una cabina telefonica. Noi faremo semplicemente un bel botto umilmente da un chilogrammo e poi starà a voi moltiplicare per 675 volte".
Il discorso passa poi in prima persona: "C'è voluto molto, temo troppo, tempo a mettere assieme dieci persone. Ci manca molto uno di noi, passato a miglior vita. E' stato colui che ha dato un apporto importante per ciò che riguarda l'approvvigionamento del materiale in nostro possesso. Era il nostro artificiere capo. Siamo rimasti in nove: un chimico, un tecnico elettronico, un informatico, un perito meccanico, tre militari, un campione di tiro e un esperto di armi. Non abbiamo timore di non esserci presentati prima. Quello che conta è il filo che ci sostiene e ci porta avanti. Siamo tutti anonimi cittadini seri, non iscritti a partiti, assolutamente anarchici al massimo livello in totale disaccordo con ciò che sono stati i vari gruppi armati che hanno calpestato la nostra penisola: Br, Nar eccetera eccetera. Schifati certamente dalle varie logge massoniche e contro perfino lo sventato e mai iniziato golpe borghese, da piazza Fontana al povero Marco Biagi. Noi non saremmo mai andati sui regionali a sparare a chi sta facendo il proprio dovere per 1550 euro o a sterminare ignari e innocenti viaggiatori sia sull'Italicus sia alla stazione di Bologna".
Ecco invece qual è l'obiettivo: "E' molto più attuale, composto da emeriti delinquenti che si sono già mangiati pezzi d'Italia e con il loro stipendio e i soldi che continuamente rubano si potrebbero certamente raddoppiare la pensione attuale a tutti gli italiani indigenti e ne avanzerebbe ancora. Emeriti delinquenti che veramente è provato da noi personalmente si accordano per non toccare assolutamente il loro stipendio e i loro privilegi ma poi pubblicamente fanno l'altra parte di commedia, quella di pensare al popolo, ma non è così. Ricordatevi che tre di noi hanno visto il film dalla cabina della proiezione. Noi non leggiamo i giornali che tra le righe della cronaca cercano di inculcarci strane idee e tutte sbagliate".
Poi attaccano il finanziamento pubblico ai partiti: "E' uno dei primi cancri dell'Italia, ma che tutti i partiti usano per la loro posizione. Ladri con titoli accademici dello Stato italiano. Crediamo che dopo il lavaggio, coloro che si avvicenderanno al posto dei mancanti siano così lungimiranti da pensare di imparare la lezione e ogni tanto meditare sul fatto che se il nostro gruppo rimanesse sempre attivo potremmo rimuoverli senza attendere elezioni di alcun tipo. Siamo sicuri che mentalmente qualcuno, qualche milione ci farà un elogio se non un virtuale monumento poiché se qualcuno non comincia mai non si cambierà mai. E non vorremmo mai che la compagnia si ingrossasse molto. Noi a Cuba siamo stati ma sempre a imparare, e soprattutto ad ascoltare le strazianti storie vere degli anziani e di questo abbiamo fatto tesoro".
Il volantino si chiude con una vera e propria dichiarazione di guerra: "Siamo schifati del momento politico italiano. Siamo convinti che serva un bel botto dimostrativo di quelli che serve molto tempo per poterlo dimenticare e e e e. Scagliamo la prima pietra, non perché siamo senza peccato ma perché i destinatari delle pietre sono colpevoli di essersi mangiati l'Italia. I destinatari di questo scritto non sapranno mai il nome degli altri destinatari ma si spera che di ciò facciano l'uso discrezionale che credono. Noi ci faremo sentire, in guerra tutto è lecito per noi. E' guerra, vinca il migliore".
E la firma sarebbe: “Gruppo dei Nove Italiani Nove”.
Dunque ci troviamo di fronte ad una lettera di mitomani o ad una lettera di provocatori? Posto che una cosa non esclude l’altra, ci troviamo di fronte ad un segnale di pericolo?
Consideriamo (e su queste pagine lo abbiamo scritto più volte) che il momento è difficile e potrebbe presentarsi una nuova strategia della tensione, come accade sempre in Italia quando la situazione politica non è stabile. Consideriamo il linguaggio, ricco di riferimenti esoterici più che non politici, e di strani messaggi nello stile del chi vuole intendere intenda.

Inseriamo a questo punto l’intervento dell’avvocato triestino, Marco Barone nel suo blog:
http://baronemarco.blogspot.it/2012/04/minacce-di-attentati-ai-politici-ecco.html.
A volte le coincidenze lasciano riflettere.
Rientro a casa, dopo aver visto il film "Romanzo di una Strage", con tutte le critiche del caso, e leggo su indymedia , un comunicato pubblicato su affari italiani.it.
Si parla di minacce ai politici, si parla di esplosivo, si parla di una nuova possibile strategia della tensione.
La cosa che più mi ha sorpreso sono delle indicazioni chiare emerse all'interno del comunicato.
Indicazioni che mi hanno spinto ad effettuare una ricerca attraverso la quale sono giunto a delle possibili conclusioni.
Andiamo per ordine, si per quell'ordine che è caro a quei soggetti che si celano dietro quel comunicato.
1) In data 5 aprile viene spedita alla sede della Rai di Genova situata in Corso Europa, 125, una lettera, con polvere di esplosivo.
2) Si fa riferimento alla Strage di Capaci, accaduta il 23 maggio nonchè a quella di Borsellino, il 19 luglio,e Moro ucciso nel mese di maggio.
3) Si definiscono come i 9 italiani, anche se dicono che all'inizio erano in 10, e di possedere 675 kg di esplosivo.
4) dicono che con 400 kg di esplosivo possono distruggere 50 metri di autostrada.
5) Affermano che Abbiamo imparato ciò che si doveva dalla Renault 5 di via Caetani. Sempre solo pronti a imparare e mai a giudicare. La formula di colpirne quindici per educarne 1500 non l'abbiamo inventata noi.
6) Affermano che: Siamo rimasti in nove: un chimico, un tecnico elettronico, un informatico, un perito meccanico, tre militari, un campione di tiro e un esperto di armi.
7) Ed ancora: Noi non saremmo mai andati sui regionali a sparare a chi sta facendo il proprio dovere per 1550 euro.
8) concludono con E' guerra, vinca il migliore.
Cosa notate di strano?
Il 5.
Sì, il numero cinque si ripete sempre, sia come multiplo che non, sia come riferimento al mese vedi maggio, o come somma numerica (23 maggio Falcone, 19 luglio Borsellino, 9 maggio Moro) ecc.
Anche nell'errore voluto della Reanult 5 dove venne trovato Moro che in realtà era la Renault 4.
Esiste una legge, a cui si richiama un movimento, la c.d Legge dei Cinque
La Legge dei Cinque è riassunta a pagina 00016 del Principia Discordia:
«La Legge dei Cinque dice semplicemente che: Tutte le cose succedono a cinquine, sono divisibili per o multiple di cinque, oppure sono in qualche modo diretto o indiretto riconducibili al numero cinque. La Legge dei Cinque non è mai sbagliata. »
Mi riferisco al discordianesimo.
Dicono di essere i 9 italiani in sostanza anonimi, quindi sconosciuti.
E guarda caso esiste un romanzo, I nove sconosciuti o I nove ignoti (titolo originale The Nine Unknown) del 1923 dello scrittore fantasy Talbot Mundy, che sono una immaginaria società segreta ed è,quel libro, riferimento proprio per questo tipo di movimento.
Altra coincidenza, se così vogliamo chiamarla, è uno dei principi, ben applicati, ovvero: “Un Discordiano Deve Sempre usare il Sistema Discordiano Ufficiale di Numerazione dei Documenti.”
Così è stato, con la ripetizione del 5 nelle sue varie connotazioni.
Altro elemento sono le figure: Secondo i Principia Discordia è una tribù di filosofi, teologi, maghi, scienziati, artisti, pagliacci e simili maniaci, intrigati dalla dea della confusione Eris e dalle sue azioni.
E loro dicono di essere: un chimico, un tecnico elettronico, un informatico, un perito meccanico, tre militari, un campione di tiro e un esperto di armi.
Tanto detto, siamo innanzi ad un nuovo gioco pericoloso, maniacale, oppure si rischia veramente qualche attentato? Oppure lanciano qualche messaggio? Vista la strana coincidenza che ha riguardato, a livello temporale, l'omicidio di Falcone, Borsellino, Moro? Il 5 ritorna sempre.
Cosa ci vogliono comunicare?
Ovviamente sono il primo ad augurarmi di aver compreso male il tutto, ma le indicazioni sono queste e se ci sono arrivato io, visto che in sostanza si sono firmati con tutte le indicazioni emerse e che ho evidenziato, probabilmente ci arriveranno anche le autorità di questo Paese.
L'esplosivo contenuto nella lettera sembra di capire che era reale e non astratto.
Il tempo risponderà.

L’interessantissimo e puntuale intervento di Barone ci fornisce qui alcune tracce su cui proseguire le indagini.
Cominciamo con il romanzo di Talbot Mundy (che non sembra essere stato tradotto in italiano), The nine unknown.
In http://it.wikipedia.org/wiki/I_nove_sconosciuti leggiamo che il romanzo fa riferimento ad una immaginaria società segreta, che peraltro viene citata in svariate opere sull’occultismo, e della quale è stato scritto che “tale leggendaria società segreta sarebbe antica di due millenni e sarebbe stata istituita dall’imperatore indiano Ashoka verso il 270 a.C.” (così Pauwels e Bergier ne “Il mattino dei maghi”, Mondadori 1988).
Wikipedia prosegue scrivendo che i “teorici del complotto” considerano i “Nove sconosciuti la più antica e potente società segreta del mondo”, mentre “sostenitori della teosofia” credono che “siano una organizzazione reale che lavora per il bene del mondo”.
Ed ancora leggiamo che “nella finzione letteraria si suppone che ognuno dei Nove sia responsabile della custodia e della valorizzazione di un singolo libro”, ciascuno dei quali copre “uno specifico argomento di una conoscenza potenzialmente pericolosa”.
Quali sono questi argomenti? Già il primo è tutto un programma: “propaganda e guerra psicologica”, seguono “fisiologia” con le istruzioni di come eseguire il “tocco della morte”, microbiologia, alchimia, comunicazione (anche con gli extraterrestri), gravitazione (con istruzioni per costruire “oggetti volanti non identificati”), cosmologia (viaggiare nello spazio, nel tempo, in universi paralleli), luce (come variare la velocità della luce e come utilizzarla a fini militari), sociologia (regole sull’evoluzione delle società e previsione della loro caduta).
La terminologia “Nove Italiani Nove” ci ha richiamato alla mente un romanzo giallo, il “Nove volte nove” di Anthony Boucher, pubblicato negli Stati Uniti nel 1940 (Classici del Giallo Mondadori n. 652, 1992), che descrive una immaginaria setta esoterica filonazista (considerate il momento storico in cui è stato scritto), il cui capo sostiene di essere l’Ebreo errante, ma quando deve lanciare un anatema dice di “scagliare il Nove volte nove”, dove i Nove sono Gesù, Gautama (cioè Buddha), Confucio, Elia, Daniele, San Germano, Giuseppe, Platone e Krishna.
In una nota all’inizio del racconto l’autore scrive che “non esisteva, al momento in cui scrivevo, alcun culto a Los Angeles denominato il Tempio della Luce, anche se sa Dio cosa potrebbe esserci prima che il libro venga pubblicato”. Ricordiamo che durante la Seconda guerra mondiale negli Stati Uniti vi era un grosso movimento d’opinione favorevole alla Germania nazista.
Vi sono alcuni romanzi che citano i Nove sconosciuti, romanzi di “riferimento” per il “movimento discordiano”. E qui passiamo ad un altro link: http://www.anticorpi.info/2012/01/la-realta-e-il-rorschach-originario-il.html dove scopriamo che questo “movimento”sarebbe “una religione satirica o parodistica incentrata sul culto di Eris, dea Greca del caos nota ai latini come Discordia, e fondata nel 1957 da Greg Hill. La religione parte dall’idea che il caos sia tutto ciò che esiste, e che sia il disordine che l’ordine siano illusioni imposte su di esso”, ed avrebbe come “libro sacro” i “Principia discordia” sempre redatti da Hill.
Ancorché presentata come una faccenda goliardica e sostanzialmente ironica, vediamo che i membri di questa “religione” si dividono in legionari e sacerdoti, di vario grado, ed al vertice hanno un papa. Il loro operare deve sempre seguire la Legge del Cinque, quella di cui ha parlato Barone, dove tutte le cose succedono a cinquine. E pertanto la Renault da 4 diventa 5 ed il motto colpirne 1 per educarne 100 diventa colpirne 15 per educarne 1500; ed alla fine si legge “dimenticare e e e e”: 5 e.
Paranoia? Monomania? Complottismo? Come ogni volta in cui abbiamo a che fare con questioni esoteriche ci domandiamo fino a dove arriva lo scherzo, la goliardia, e dove inizia il fanatismo, e quindi il pericolo. Barone ha sviscerato la questione del 5 nel documento dei misteriosi Nove sconosciuti, ma dobbiamo ricordare che il numero 9 è il quadrato di 3 e 3 è numero massonico per eccellenza, così come il concetto dell’ordine che nasce dal caos è un principio basilare della massoneria.
I Nove si dicono anarchici, ma l’anarchismo è un’altra cosa. Forse potrebbero inserirsi in quel movimento detto anarcocapitalismo, che prevede sì l’estinzione dello stato ma allo scopo di affidare la gestione della cosa pubblica al padronato e non al popolo.
Vediamo poi ancora un particolare: “noi faremo un botto da un chilogrammo” e poi saranno i destinatari del messaggio a “moltiplicare per 675 volte”. Come dire: noi ti colpiamo, Stato, una volta, e tu colpirai 675 volte tanto?
Dicevamo prima che la situazione non è tranquilla, il potere non si sente sicuro, il malcontento cresce e non esiste la sicurezza di mantenere il controllo del territorio. Dalle manifestazioni e scioperi spontanei in difesa dell’articolo 18, alla lotta popolare della Val Susa, esiste un movimento, anche se non ancora bene organizzato che sta creando opposizione, quindi pericolo per l’operazione in corso di riassestamento dell’economia in senso più feudale che non capitalista.
D’altra parte in questo movimento d’opposizione che non ha ancora una propria identità definita si inseriscono organizzazioni e persone che non sono sicuramente di sinistra o progressiste, come Forza Nuova che si schiera contro la Tav e contro le banche, e così pure CasaPound, e tutti quei gruppi “comunitaristi” che mettono l’Europa dei popoli al di sopra di tutto e cercano alleanze con l’estrema sinistra.
E tra i firmatari a sostegno dell’appello a Monti di ripensare il progetto dell’alta velocità troviamo due dei fondatori della setta Ananda Marga di Verona, associazione che secondo un rapporto del ROS dei Carabinieri del 1996 (link: http://casarrubea.files.wordpress.com/2009/04/indagini-sulleversione-in-italia.pdf ) è descritta come una “struttura con estensione in vari Paesi ed obiettivi non soltanto filosofici e religiosi, ma anche rivoluzionari, con una struttura formata non soltanto di monaci ed adepti, ma anche da un servizio d’ordine e da regole molto rigide, di carattere quasi militare, cui erano costretti a sottoporsi gli adepti, con una simbologia nazista ed una partecipazione molto vasta di ex appartenenti all’organizzazione neo fascista di carattere eversivo, denominata Ordine Nuovo”. Ananda Marga, la cui organizzazione madre ha sede in India (in sanscrito significa “sentiero della beatitudine) è stata fondata nel 1955 da Prabhat Ranjan Sarkar noto come Shrii Shrii Anandamurti, ed avrebbe scelto, secondo un collaboratore di giustizia già inserito nell’ambiente dell’estrema destra eversiva, di basarsi su quell’ambiente per diffondersi nel territorio italiano, in quanto “la destra aveva sempre avuto una particolare attenzione per il mondo del

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