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I Misteri di Baia Sistiana.

I MISTERI DI BAIA SISTIANA.
Da tempo immemorabile si parla della “valorizzazione” della Baia di Sistiana. Dove, ci si permetta una piccola valutazione polemica, quando una baia viene dichiarata così com’è, allo stato naturale, tra le dieci più belle del Mediterraneo, non vediamo il motivo di farne villaggi o porti turistici o cose del genere. Non si potrebbe lasciarla nature, dotandola soltanto di qualche infrastruttura non invasiva del territorio, mandando a pedalare (ah, dove sono finiti gli ambientalisti fautori delle piste ciclabili, perché non mandano mai a pedalare i costruttori?) gli speculatori edilizi una volta per tutte?
E poi Baia Sistiana ha una storia del tutto particolare. Nella sua parte superiore aveva sede una cava che, tra alterne vicende, è stata utilizzata fino a poco tempo or sono, con buona pace delle normative che avrebbero dovuto ordinarne la messa in sicurezza. Del resto l’avevamo già visto con la Cava Faccanoni, che per metterla in sicurezza hanno continuato a cavare pietra per decenni (vendendola, ovviamente, mica a gratis). Così si cavavano le pietre a Sistiana e si portavano a Chioggia e a Ravenna, e, si dice, il materiale proveniente da Sistiana servisse per il Mose veneziano (come dire disastro ecologico a sostegno di altro disastro ecologico). Quello che non abbiamo mai bene compreso, nel movimento navi tra cava Sistiana ed il resto del mondo, era la nave che collegava Cittanova in Istria a Sistiana e poi a Trieste, ma del resto è ben vero che non sempre si può sapere tutto.
Una coincidenza curiosa relativa alla cava risale addirittura al 1974. Un paio di giorni prima dell’esplosione della bomba a piazza della Loggia a Brescia, il deposito di esplosivo della cava era stato forzato e ne erano stati asportati dei detonatori. Solo detonatori, si noti: detonatori di fabbricazione jugoslava.
Ovviamente i responsabili non furono mai rintracciati, ma anche qui rientriamo nel non si può sempre sapere tutto.
Anno dopo anno la proprietà della baia è passata per diverse mani. Le varie società proprietarie fallivano, rivendevano, si facevano rilasciare concessioni dalla Regione (che è la proprietaria della Cava, ricordiamo), poi chiedevano finanziamenti, che venivano regolarmente concessi assieme alla concessione d’uso della Cava, visto che per avere il finanziamento era necessario esistesse la concessione d’uso che del resto si basava sul fatto che c’era il finanziamento. O quantomeno questo è quanto abbiamo capito noi, che ci siamo formati in Economia e commercio neoliberista leggendo la storia di zio Paperone e le lenticchie di Babilonia, quindi possiamo avere capito male e ci scusiamo con gli interessati se abbiamo frainteso.
Quello che è particolare nella storia di Baia Sistiana è che quando essa fu acquistata dalla Finsepol di Quirino Cardarelli (già comproprietario per matrimonio della Cava Faccanoni, ma di suo corazziere del Presidente della Repubblica), l’amministratore delegato era un tale Ivano Fari. Dopo il fallimento della Finsepol e svariati passaggi di proprietà, ora la Baia è di proprietà della Santi Gervasio e Protasio, di cui è amministratore sempre Ivano Fari.
Davvero, il mondo è proprio piccolo!
Noi ne sappiamo poco di queste cose, quindi ci affidiamo a quanto dicono gli altri. L’associazione Greenaction Transnational, ad esempio, ha fatto una corposa analisi sulla questione della Baia (si trova in internet nel loro sito http://www.greenaction-transnational.org/download/baia.sistiana-green2.pdf e vi consigliamo di andare a dare un’occhiata) ed è giunta alla conclusione che lo scopo di tutte queste manovre finanziarie non è tanto il costruire (villaggi turistici o altro) quanto il tenere bloccato il territorio vincolandolo a società che usano queste proprietà per i propri interessi speculativi.
Oltretutto, si dice che uno dei settori più ambiti da chi desidera riciclare denaro sporco sia proprio il settore dei progetti turistici. Noi sappiamo che le malelingue sono sempre all’erta, quindi non possiamo sapere se quanto detto finora corrisponda o no alla realtà dei fatti.
Il giorno 12 novembre si è tenuta davanti al GIP di Trieste, dott. Laura Barresi, l’udienza di opposizione alla richiesta di archiviazione del PM all’esposto presentato da Roberto Giurastante a nome di Greenaction in merito ai finanziamenti erogati dalla Regione alla società di baia Sistiana. La GIP ha confermato l’archiviazione asserendo in primo luogo che già altri procedimenti hanno portato all’archiviazione delle “doglianze” presentate dagli esponenti, e per quanto concerne la questione della legittimità del finanziamento regionale, si evidenzia che “si tratta di una ipotesi come peraltro chiarito dallo stesso Giurastante” e che “il compito dell’Autorità inquirente è di effettuare indagini su fatti storici emersi e/o denunciati e non su mere supposizioni o ipotesi alla ricerca di fatti di reato”.
Nel nostro totale rispetto della Magistratura, ci permettiamo però di osservare che di solito è proprio quando non si hanno prove ma sospetti che si effettuano indagini, per verificare che non ci sia qualcosa di marcio in Danimarca.
Vero è che Sistiana non è Copenhagen…

dicembre 2010

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