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Il Caso Battisti: Crisi Diplomatica tra Italia e Brasile?

PERCHE\' QUESTO ACCANIMENTO PER L\'ESTRADIZIONE DI CESARE BATTISTI?
La reazione del governo italiano alla notizia che il Brasile ha riconosciuto Cesare Battisti come rifugiato politico e per questo ne ha respinto la richiesta di estradizione, ci è apparsa decisamente fuori luogo, come se si cercasse un incidente diplomatico, dato il tono prepotente ed aggressivo che è stato assunto, ed anche per il fatto che si siano mobilitate così tante persone. Come ha detto lo stesso Battisti: “non credo che tutto questo stia succedendo per me. E\' enorme. E\' esagerato”.
In effetti richiamare l’ambasciatore, inviare proteste direttamente al Capo dello Stato, proporre addirittura di non giocare la partita amichevole di calcio in programma tra qualche giorno, tutto questo sembra davvero troppo per una persona come Battisti, che, se è vero che è stato condannato in via definitiva per delle azioni commesse quando faceva parte dei PAC (Proletari Armati per il Comunismo), non è sicuramente un serial killer oppure uno stragista. È sempre brutto fare confronti in questo genere di cose, però dobbiamo ricordare che nulla ha fatto il governo italiano per chiedere al Giappone la restituzione di Delfo Zorzi, che qualcosina in merito alla vicenda di piazza Fontana e di tutta la strategia della tensione avrebbe da dirla. Dobbiamo ricordare che mai l’Italia si rifiutò di giocare partite di calcio nello stadio Cile di Santiago, che aveva visto tanti prigionieri torturati ed uccisi dai golpisti di Pinochet (un nome per tutti, il cantautore Victor Jara, il cui unico “crimine” era stato di cantare che credeva nelle elezioni e non nella lotta armata); né, all’epoca dei mondiali di calcio in Argentina, quando la giunta di Videla torturava, assassinava e faceva desaparecire non solo gli oppositori politici ma anche i loro neonati per darli in “adozione” a propri membri, il governo italiano rifiutò di partecipare ai giochi. Né, per quanto si ricordi, nel ventennio in cui il Brasile visse sotto una feroce dittatura dalla repressione della quale non si salvarono neppure i religiosi, l’Italia decise di interrompere le relazioni diplomatiche, e nel 1970 giocò la partita finale dei mondiali proprio con il Brasile.
Dobbiamo infine ricordare che l’Italia è quel paese che diede sì l’asilo politico al leader curdo Ocalan, rifugiatosi da noi perché rischiava la morte in Turchia: ma glielo riconobbe solo dopo averlo consegnato, con un blitz, al governo turco.
Perché quindi tanto accanimento nel caso di Cesare Battisti? Forse perché si teme che riemergano le cose mai chiarite di quell’indagine? Leggiamo quindi sul sito di Carmillaonline (http://www.carmillaonline.com/archives/2009/01/002924.html#002924):
“Sotto il profilo del diritto generale, il processo fu viziato da almeno tre elementi: il ricorso alla tortura per estorcere confessioni in fase istruttoria (L’uso della tortura, nei processi contro i terroristi di sinistra fra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, è scrupolosamente documentato nel volume Le torture affiorate, coll. Progetto Memoria, ed. Sensibili alle foglie, 1998), l’uso di testimoni minorenni o con turbe mentali, la moltiplicazione dei capi d’accusa in base alle dichiarazioni di un pentito di incerta attendibilità. Più altri elementi minori”.
Quanto alle torture, operate dalla polizia: “vi furono ben tredici denunce: otto provenienti da imputati, cinque da loro parenti. Non un fatto inedito, ma certo fino a quel momento insolito, in un’istruttoria di quel tipo. I magistrati si limitarono a ricevere le denunce, per poi archiviarle”. Ed ancora: “Tra i testi a carico di alcuni imputati figurarono anche una ragazzina di quindici anni, Rita Vitrani, indotta a deporre contro lo zio; finché le contraddizioni e le ingenuità in cui incorse non fecero capire che era psicolabile (“ai limiti dell’imbecillità”, dichiararono i periti) (Su Panorama del 25 gennaio 2009 il giornalista Amadori, sentita la famiglia, mette in dubbio la labilità della memoria di Rita Vetrani - chiamata a testimoniare, lei minorenne, contro lo zio. I referti dei periti, poco contestabili, sono riportati testualmente in L. Grimaldi, Processo all’istruttoria, Milano Libri, Milano, 1981). Figurò anche un altro teste, Walter Andreatta, che presto cadde in stato confusionale e fu definito “squilibrato” e vittima di crisi depressive gravi dagli stessi periti del tribunale”.
Dunque quando il Brasile afferma che Battisti potrebbe essere perseguitato in Italia, forse ha contezza del modo in cui fu condotto il processo che lo condannò: questo a prescindere dalla reale colpevolezza di Battisti (che ha dichiarato di non avere ucciso nessuno) che però forse avrebbe diritto ad un altro processo.

febbraio 2009

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