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Il caso di Ermanno Mattioli

Ermanno Mattioli: “ISTRIA ‘45-‘46-Diario di prigionia”, Edizioni della Laguna.
Nonostante l’indicazione di copertina, questo libro, proposto come il diario di Ermanno Mattioli, “deportato da Tito”, sarebbe in realtà opera del nipote di Mattioli, Massimiliano Panizzut, il quale, intervenendo nel forum sul sito della Lega Nazionale, ha così scritto: “finalmente sono riuscito a far stampare il diario di prigionia di mio nonno, il polesano Ermanno Mattioli. Italiano, fascista prigioniero dei partigiani yugoslavi (sic) di Tito, alla fine della seconda guerra mondiale”
Questo libro viene naturalmente spacciato come il “diario” (scritto però diversi anni dopo) di un “prigioniero dei titini”, deportato “sol perché italiano”. Invece, leggendo il testo, si comprende perchè Mattioli sia stato arrestato: è egli stesso ad affermare, ad un certo punto, di sperare che non conoscano (sottinteso i “titini”) tutto il suo curriculum, perché a Pola ha fatto la carriera completa nel fascio, escludendo solo la carica di “federale” (carica ricoperta da Bilucaglia, col quale Mattioli era comunque imparentato per parte della moglie).
Degno di nota quanto scrive il presentatore del libro, Gaetano Valenti (già sindaco di Gorizia): “mi ha molto colpito la data del suo arresto, 2 maggio, data che unisce in una lunga striscia rossa di sangue Gorizia e Pola per l’efferatezza delle deportazioni e uccisioni”. Affermazione molto melodrammatica ma non congrua: Mattioli infatti, leggiamo, non fu arrestato il 2 maggio, ma si presentò spontaneamente ai “titini” il 14 maggio 1945.
Tra i “maltrattamenti” inflittigli, Mattioli cita il fatto di essere stato obbligato a fare la vaccinazione contro il tifo, fatto che a molti (non a lui) provocò una forte reazione con febbre (cosa normale per una antitifica). D’altra parte, se la perfidia dei dirigenti dei campi di prigionia si misurasse col fatto di vaccinare i detenuti, potremmo pensare che i lager nazisti erano il massimo della pietà e della solidarietà umana.
Mattioli è indicato tra gli “scomparsi” nel “Martirologio” di Gianni Bartoli, nonostante sia rientrato nel ‘46, ed abbia vissuto a Gorizia fino al 1980 facendo l’insegnante. Strano che Bartoli non ne sia stato al corrente.
Panizzut presenterà il suo (o di suo nonno?) libro a Licata il 18 dicembre, in occasione, leggiamo nel sito News Italia Press, dell’intitolazione di una piazza ai “Martiri delle Foibe” (tra i quali, fortunatamente, il nonno non va compreso, essendo sopravvissuto). Assieme a Panizzut un altro “studioso” (così definito nel sito), il triestino Giorgio Rustia. Chissà se Rustia, tanto preciso nel cercare il pelo nell’uovo nei testi che non condivide, sa del rientro di Mattioli oppure lo commemorerà nell’occasione come “infoibato”?

Gennaio 2006


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