Articolo

      Mučeniška Pot


Il Caso Pozzecco a Trieste.

COME CREARE UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO: IL CASO POZZECCO A TRIESTE.

Il 19 dicembre scorso la testata online Trieste prima ha pubblicato un articolo basato sulle dichiarazioni rilasciate da tale Elena Loj, nel quale si legge che il marito di questa, il trentatreenne Manuel Pozzecco, sarebbe stato aggredito nel “tardo pomeriggio” (intorno alle 18) del giovedì precedente (17 dicembre) in piazza Libertà (la piazza presso la Stazione centrale dove a volte sostano gli immigrati che hanno trovato rifugio precario nel vicino Silos).
Secondo la moglie, Pozzecco sarebbe stato aggredito da “un gruppo di stranieri” nei pressi di un pub vicino ad un istituto bancario (quindi dotato di telecamere, si suppone) dove la vittima avrebbe avuto un appuntamento per un “colloquio di lavoro”; picchiato e bagnato per rovinargli il cellulare, nell’indifferenza dei passanti, sarebbe poi stato ricoverato all’ospedale, dove gli avrebbero diagnosticato un trauma cranico ed altre lesioni.
Tale articolo è stato poi ripreso da altre testate, dal Giornale di Feltri ad Imolaoggi (il foglio online noto per la diffusione di notizie non sempre attendibili ma il più delle volte a sfondo razzista o fascistoide); ed è sceso in campo persino Matteo Salvini che nel suo consueto stile pacato ha scritto: “Fossi al posto di Renzi li rimanderei a casa loro, a calci, tutti e sette” (senza ovviamente sapere dove si trovi la casa di cotali aggressori, visto che non sono stati identificati).
Successivamente la moglie di Pozzecco, un paio di giorni dopo l’aggressione, ha postato sulla propria pagina FB la notizia che il marito era stato nuovamente ricoverato in ospedale, arrivando al punto da pubblicare le foto dei paramedici giunti in casa e del marito trasportato in barella in strada, in perfetto stile La vita in diretta o come se si trattasse di un reality.
È vero che noi apparteniamo ad un’altra generazione (anche se la signora Loj come età ci è più vicina che non suo marito), ma rimaniamo sempre basiti da questa mania di immortalare tutto col videofonino per postarlo nei social e condividerlo con il mondo; perché ciò che ci verrebbe istintivo nel malaugurato caso in cui il 118 venisse a prelevare un nostro caro per portarlo in ospedale sarebbe di preparargli un po’ di biancheria di ricambio e magari vedere di accompagnarlo: ma è anche vero che (secondo i canoni di un amico FB di Pozzecco, il pugile giustiziere Fabio Tuiach), noi saremmo dei fancazzisti e quindi non cittadini “normali”.
È proprio Tuiach che, da quando ha deciso di affrontare l’agone politico, sacrificando la sua vita privata (lui che vorrebbe dedicarsi solo alla boxe ed alla famiglia, soprattutto a fare sesso con sua moglie - come ribadisce ad ogni piè sospinto nei suoi post) allo scopo di “ripulire” la città da “fancazzisti, centri sociali, punkabbestia, clandestini, gender” eccetera, riempie le sue pagine (la sua personale ed il gruppo Tutti con Fabio Tuiach) di proclami per la “sicurezza” della città, minacciata dai soggetti che abbiamo elencato; ed è proprio dalle sue pagine che in seguito a questa notizia è partito l’appello per un “incontro” in cui “parlare” della necessità di fare “giustizia” (preferibilmente “autogestita” dagli amici del gruppo?) e per tutelare la “sicurezza” in città. Così la mattina di domenica 20 dicembre, Tuiach ha dato appuntamento ai suoi seguaci per la stessa sera alle ore 20, proprio in piazza Libertà.
Noi pensiamo che volendo fare un “incontro” senza secondi fini per “parlare” di qualcosa, potrebbe essere più logico trovarsi in un luogo al chiuso invece che in una piazza umida in una serata invernale di domenica in prossimità del Silos… a meno che non si voglia fare qualcosa proprio al Silos… e alla gente che vi ha trovato rifugio. Tuiach ha più volte ribadito che non voleva si parlasse di “ronde” per evitare di essere “frainteso”, ma visti i commenti postati (che riportiamo con nome e cognome perché crediamo giusto sapere con chi abbiamo a che fare in questa città), sembra che gli aderenti a questo “incontro” lo abbiano interpretato più come l’appello per un pogrom o per una missione del Ku Klux Klan che non come un’occasione per scambiarsi le opinioni tra “amici” (le trascrizioni sono testuali, sgrammaticature e altro sono originali).

Fabrizio Pulgher: Purtroppo son sempre + convinto e me dispiasi dirlo ke bisognassi meter de novo in moto la Risiera ki sa sa.......
Marin Poj: Fabio se ora che ghe spachemo il cul a queste merde una volta per tutte
EnRico Chiuchiolo: La legge del taglione
Fabrizio Bagattin: Spedizione punitiva in Piazza della Libertà? Tanto abbiamo capito tutti che la violenza gratuita di questi infami si combatte solo con la violenza facendo rispettare i nostri diritti
Paolo Rossetti: È ora dei raid punitivi…
Alessandro Pregarz: Altro che marcia su Roma, sul silos!
Pamela Pahor Pahor: Ciaparli improvviso.....cusi se li scassa !
Marin Poj: Forza Fabio spachi ghe il cul se te trovi qualche d’un

Ad un certo punto il gestore della pagina ha però tirato i remi in barca, come leggiamo in questo post:

Tutti con Fabio Tuiach: Dopo mi tocca ripagarli però, loro sono nullatenenti e l’avvocato glielo paga la Caritas.. mi sa che non mi conviene far loro male, giusto al massimo una sgrullatina come facevo quando ero buttafuori

Questo il livello culturale ed etico che traspare dalle pagine di Tuiach (va detto che la maggior parte dei post e dei commenti comparsi sono stati nel frattempo rimossi); e lo stesso più tardi, nella stessa mattinata di domenica, comunica che la Digos lo ha “invitato” a rinviare “l’incontro”, perché ci sono indagini in corso ed è meglio non creare confusione.
Naturalmente, i giustizieri della serata non sono tipi da fermarsi solo per un “invito” della Digos, e finiranno con il ritrovarsi comunque quella sera in piazza, scortati dalle forze dell’ordine, ma di questo parleremo dopo.
Nel frattempo va letto l’articolo apparso la stessa domenica 20 sul Piccolo, dove l’aggressione subita da Pozzecco viene descritta citando le parole del diretto interessato, parole che contraddicono quanto dichiarato dalla moglie: infatti lui afferma che l’aggressione sarebbe avvenuta intorno alla mezzanotte, mentre era seduto su una panchina in piazza Libertà ad aspettare una persona.
È vero che, come detto prima, secondo i termini di paragone di Tuiach noi siamo dei “fancazzistipunkabbestia” e quindi non facciamo testo, però di solito non ci diamo appuntamenti nel giardinetto della stazione a mezzanotte in pieno inverno; quelli di noi che non sono a casa nel proprio letto in genere si danno appuntamenti in posti più confortevoli. Ma ovviamente non sta a noi opinare su dove la gente passa le notti, né sui loro gusti personali dato che, visti i post filo-fascisti e xenofobi che appaiono sulla pagina del protagonista, sentiamo di avere con lui ben poco in comune.
È strano però che la moglie non sapesse l’ora esatta dell’aggressione, ora che peraltro è stata confermata dalla denuncia presentata il 21 dicembre da Pozzecco e postata nella sua pagina FB, dove l’abbiamo letta, e dove i fatti vengono ricostruiti in modo un po’ diverso da come li hanno strillati i giornali e gli amici Facebook. Facciamo perciò un riassunto della denuncia di Pozzecco.
Nella tarda serata (ore 23.45) di giovedì 17 dicembre il Nostro si sarebbe recato in piazza Libertà perché a mezzanotte aveva appuntamento con un amico (del quale sa indicare solo il nome ma non altre generalità) per parlare di lavoro.
Noi non vogliamo neppure immaginare di che razza di lavoro si possa parlare incontrandosi a mezzanotte in pieno inverno su una panchina all’addiaccio con una persona che si conosce solo per nome… ma non sta certo a noi fancazzisti sfrucugliare su come si guadagnano la vita i bravi cittadini di Trieste amici di Tuiach.
In piazza sulle panchine Pozzecco dice di avere visto “sette cittadini extracomunitari” dei quali non sa dire la nazionalità: più avanti spiega che li ha identificati come “extracomunitari” per il colore della pelle (quale sfumatura di nero…?). Dopo circa mezz’ora il suo contatto di lavoro non si era ancora fatto vivo, ma gli si avvicina uno degli “extracomunitari”, stempiato ed alto m. 1.80 (un Watusso?), che gli domanda cos’avesse, e lui, garbatamente, gli risponde di non rompergli i coglioni (citiamo dal verbale, scusate il linguaggio). Il Watusso si allontana, torna dagli altri che si mettono a ridere (di lui, dice Pozzecco, anche se questa può essere considerata una mera illazione, dato che non era in grado, per la distanza, di sentire le loro parole esatte), poi gli si avvicinano, lui fa per alzarsi ma uno gli mette una mano sulla spalla, Pozzecco gli tira un pugno e l’altro glielo rende, quindi la situazione degenera ed alla fine il malcapitato riesce a scappare, incappa in un infermiere che chiama il 118 e lo portano all’ospedale.
Se le cose stanno come le ha raccontate il denunciante, non si è trattato di un “linciaggio”, come ha scritto qualcuno, ma di un alterco degenerato in rissa, volendo usare un linguaggio un po’ più giuridico.

Questi i fatti ricostruiti nel corso della settimana. Ma al di là dei fatti, che sono al vaglio degli inquirenti che sperabilmente chiariranno tutte le contraddizioni fin qui esposte, abbiamo un “procurato allarme” di non poco conto. Abbiamo un gruppo di persone che, ancora prima di sapere cosa era veramente successo, avevano già deciso di fare una spedizione punitiva: perché, al di là delle asserite smentite di Tuiach, lo scopo della “riunione” in piazza Libertà era, dal tono dei messaggi, chiaramente quello di dare una lezione al primo “extracomunitario” che capitava a tiro (nello scambio di post veniva usato il termine “risorsa”, in voga da qualche tempo tra gli xenofobi, dopo che alcuni politici hanno sostenuto che gli immigrati sono delle risorse per la città: ma è anche vero che se si scrive “diamo una lezione ad un immigrato, profugo, extracomunitario” esiste un minimo di rilevanza penale, mentre se si scrive “diamo una lezione alle risorse”, è un altro discorso, come quando al telefono si parla di neve per intendere cocaina).
Abbiamo un gruppo di persone (piuttosto esteso, come gruppo), che rilancia notizie di aggressioni ad opera di “extracomunitari” (ignorando peraltro le aggressioni compiute dai “compatrioti”, difatti nello stesso giornale domenica oltre alla notizia dell’aggressione a Pozzecco c’era anche la notizia della violenza subita da una donna picchiata dal fidanzato - un triestinissimo assicuratore - e buttata giù dalla Porsche: non abbiamo visto nessun appello di Tuiach o dei suoi, finalizzato ad un “incontro” per parlare di come punire gli assicuratori che guidano macchine di grossa cilindrata), il che ha solo l’effetto di aumentare in città il clima di odio nei confronti di immigrati, profughi, stranieri in genere.
Per capire il clima che si sta creando in città basta guardare i commenti sulla pagina FB del Piccolo, sotto gli articoli che riguardano l’argomento dell’immigrazione e dell’accoglienza: sembra di vivere in un clima pre-hitleriano con la criminalizzazione dell’ebreo, solo che oggi l’ebreo è sostituito dall’extracomunitario.

Tornando agli appelli per la sicurezza lanciati dalle pagine di Tuiach, ricordiamo che già la scorsa estate si era vissuto un momento simile, quando in luglio era stato vittima di un pestaggio davanti allo stabilimento Ausonia un altro amico di Tuiach (per la precisione, della moglie di Tuiach, stando a quanto si legge), Raul Iurisevich. Per il fatto che era stato aggredito da due kosovari e due romeni, subito le pagine dei fautori della sicurezza a Trieste si erano lanciati nella consueta gara a chi è più xenofobo, e Tuiach aveva subito convocato una manifestazione in piazza per “domandare sicurezza”.
Curiosa coincidenza, addirittura due degli amici di Tuiach sono stati vittime di pestaggi da parte di extracomunitari (che di solito si picchiano tra di loro…). Siamo contenti di non essere amici suoi, ci verrebbe da fare gli scongiuri…

Ma non è solo dalle pagine di Tuiach che si lanciano allarmi sulla sicurezza in città. Oltre al gruppo Stop immigrazione a Trieste (guidati da un certo Marco Prelz, avevano sfilato alla manifestazione indipendentista dello scorso settembre ed erano presenti alla manifestazione di Giorgia Meloni con il leader del Front National francese; hanno una pagina FB come “gruppo chiuso” del quale fa parte anche Tuiach), va segnalata anche un’altra pagina FB, la pagina di Trieste United Security, gruppo che dichiara (anch’esso) di non voler fare “ronde” ma solo “controllare” ciò che succede in città, e nella quale si invitano i lettori a postare segnalazioni di situazioni di pericolo per la sicurezza.
Vi invitiamo a dare un’occhiata a questa pagina, perché è un misto di paranoie e di aggressività xenofoba: c’è chi segnala come “sospetto” il fatto che delle persone “camminavano” al bordo di una strada, ed anche persone che passano per una via e guardano le case (magari perché cercano l’indirizzo di un amico?); chi segnala come “sospetto” un furgone pieno di biciclette guidato da un indiano (e poi si chiarisce che sono quelli che portano i volantini nelle case), un’auto o una moto parcheggiate regolarmente, ma ferme da tempo. Di fronte a queste segnalazioni si scatenano i frequentatori della pagina: chi dà per scontato che sono criminali immigrati che devono essere ributtati in mare; chi invoca la pena di morte, il taglio delle mani, l’autodifesa; chi si impegna a dare una sana lezione se gli capitano sotto le mani, chi lamenta la totale assenza delle forze dell’ordine, eccetera. È capitato ad esempio che una coppia di procacciatori dell’Enel siano stati segnalati come impostori e possibili ladri, finché una persona non è intervenuta dicendo che erano veramente chi dicevano di essere, invitando alla calma i commentatori, per evitare che i malcapitati si trovassero denunciati alla polizia o addirittura aggrediti.
Ma di fronte alla frequente demolizione della “bufala” denunciata, i gestori della pagina si limitano a scrivere commenti del tipo “meglio prevenire che punire”, o “meglio una segnalazione in più che…”, invece di invitare i propri frequentatori a darsi una calmata.
C’è un clima pesante in città. È in corso un’operazione, condotta su più fronti (anche con il complice sostegno di un sindacato di polizia, nonostante un altro sindacato di polizia abbia più volte smentito questa situazione di pericolo), per creare tensione, allarme, convincere la popolazione che esiste una “emergenza sicurezza” e che solo alcuni esponenti politici (non quelli al governo oggi, tanto per chiarire) possono essere in grado di risolverla.
È il modo in cui svariati esponenti politici hanno deciso di iniziare la loro campagna elettorale, abbiamo visto più d’uno presentarsi come l’“uomo del destino” per “salvare” la città dal degrado. “Salvatori” di cui preferiremmo fare a meno…

dicembre 2015

Questo articolo è stato letto 1059 volte.

Contatore Visite