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      Mučeniška Pot


Il Donbass tra il Rosso ed il Nero.

IL DONBASS TRA IL ROSSO ED IL NERO.

Ha suscitato addirittura un’interrogazione parlamentare (presentata da esponenti del PD piemontese, ma sollecitata da alcune associazioni facenti capo ad Acmos, Benvenuti in Italia –derivata da Acmos e da Libera – e dall’associazione radicale Aglietta) l’apertura di una rappresentanza diplomatica (un “consolato informale”, secondo la definizione che essi stessi si danno) della Repubblica indipendente di Donetsk, cioè i separatisti russofoni del Donbass, che hanno dato vita ad una lotta armata di liberazione dopo il golpe arancione ucraino del 2014 (fortemente sostenuto dall’Unione europea, con in testa esponenti del nostro PD come Gianni Pittella in supporto alle manovre di Soros ed al bailamme mediatico offerto alle performances delle pornografiche nonché filonazistoidi Femen).
Premesso che se il diritto all’autodeterminazione andava bene per gli albanesi del Kosovo, che sono stati sostenuti e foraggiati dall’Unione europea in barba al diritto internazionale, non si comprende perché tale diritto non possa essere applicato per il popolo del Donbass, che in seguito alla virata nazistoide del governo di Kiev ed alla discriminazione da esso attivata nei confronti delle minoranze russofone si è trovato in una situazione alquanto problematica, quello che noi troviamo agghiacciante è che l’interrogazione sia stata determinata dal fatto in sé dell’apertura della rappresentanza diplomatica, mentre a parere nostro il problema è invece che a sostenere questa iniziativa siano, contrariamente a quanto si sarebbe potuto pensare dato che i ribelli del Donbass sembravano essere comunisti ed internazionalisti, forze politiche di destra come la Lega Nord e Fratelli d’Italia.
Anche se è un dato di fatto che tra i sostenitori del Donbass indipendente non si sono mobilitati solo i movimenti comunisti (in nome dell’internazionalismo proletario), ma sono andati a combattere nel Donbass dalla parte dei separatisti anche volontari dell’estrema destra come l’ultras lucchese Andrea Palmeri (che, essendo sottoposto a sorveglianza speciale dovendo scontare una pena detentiva, tecnicamente si è reso colpevole di evasione), arruolatosi nella milizia popolare di Lugansk, il quale ha affermato in un’intervista che “comunismo e fascismo sono ormai definizioni vecchie. Il vero nemico, per tutti, è l’imperialismo degli Stati Uniti” (G. Romeo, “La guerra in Ucraina vista da un fascista italiano che combatte con i separatisti”, in http://www.vice.com/it/read/intervista-palmeri-donbass-ucraina-999 ).

In effetti, oggi che la Russia di Putin non è più l’Unione Sovietica comunista, in questa visione geopolitica di opposizione all’imperialismo statunitense (e alle posizioni atlantiste dell’Unione europea) possono trovare spazio le teorie mutuate dal nazionalbolscevismo per una “Europa unita dall’Atlantico agli Urali”, che fu anche una delle parole d’ordine lanciate da Stefano Delle Chiaie quando era a capo di Avanguardia Nazionale.

Tornando ai referenti dell’iniziativa “diplomatica” torinese possiamo considerarli come la naturale evoluzione della visita in Donbass di un gruppo di imprenditori veneti, che si recarono a Donetsk e poi a Lugansk tra il 23 ed il 26 novembre scorsi.
Tra essi spicca il nome di Palmarino Zoccatelli, vice presidente dell’Associazione culturale Veneto-Russia, nonché presidente del Comitato Veneto Indipendente (https://it.sputniknews.com/opinioni/201611283697663-imprenditori-veneti-donbas/) e del Sindacato Libero, ma anche curatore del blog Traditio, sito ufficiale delle associazioni cattoliche tradizionaliste di Verona (tra le quali anche Famiglia e Civiltà, presieduta sempre da Zoccatelli (http://espresso.repubblica.it/palazzo/2008/05/12/news/la-capitale-nera-1.8368).

Ma come troviamo tra i solidali con i ribelli del Donbass esponenti di opposti schieramenti politici, anche tra i sostenitori del governo golpista ucraino vi sono personaggi di varie tendenze. Ad esempio troviamo il miliziano Francesco Saverio Fontana (alias François Fontaine e Stan), che si è vantato di essersi trovato ad Odessa il 2/5/14 quando fu data alle fiamme la Casa dei sindacati provocando la morte di un centinaio di persone, anche giovani donne incinte. Fontana avrebbe dichiarato in un’intervista di essere stato in gioventù militante di Avanguardia Nazionale (sembra amico di Stefano Delle Chiaie), e di essere andato in Ucraina per “prendere parte a una vera rivoluzione patriottica. Questa è la mia ultima opportunità per farlo: come potevo lasciarmela sfuggire?”, aggiungendo: “Non c’è spazio per i sentimentalismi. Questa è la guerra. Sono qui per uccidere” (http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=110873)
Fontana è stato gradito ospite di alcune iniziative dell’Associazione Nazionale Italia Ucraina Maidan, fondata dal vigile urbano torinese Mauro Voerzio che ad un certo punto della sua vita, nel 2007, ha deciso di diventare anche tour operator per organizzare viaggi in Ucraina. Ed essendosi trovato a Kiev nei giorni del golpe è diventato, leggiamo, “uno dei punti di riferimento per la comunità ucraina in Italia: invia aiuti umanitari al fronte, s’improvvisa inviato di guerra, pubblica su Internet interviste e reportage” (http://www.lastampa.it/2016/01/30/cronaca/il-vigile-urbano-che-fa-il-volontario-sul-fronte-ucraino-7E5BvlvHJhjHXtmdEX3auK/pagina.html).
Ma c’è chi sostiene che i suoi aiuti non siano solo umanitari, ma destinati anche ai paramilitari del battaglione Azov.
Presidente dell’Associazione è Fabio Prevedello e con lui e Voerzio collabora Matteo Cazzulani (“responsabile per i rapporti del PD metropolitano milanese con i Partiti democratici e progressisti nel Mondo”), che partecipò con Gianni Pittella ad una “missione europea a Kiev alla vigilia del golpe. Tornò con le idee molto chiare: occorre strappare a tutti i costi l’Ucraina dalla sfera d’influenza russa” (http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=110873
).
Voerzio, Prevedello e Cazzulani sono stati tra i relatori alla prima “Festa dell’Unità ucraina”, svoltasi a Buscate (MI) il 14/9/14 con il supporto del sindaco Maria Teresa Pisoni ed il patrocinio del Console ucraino di Milano.

Si diceva prima dell’impegno dell’europarlamentare Gianni Pittella, la cui carriera politica è iniziata nel PSI quando era appena ventunenne, nel 1979; passato al PD negli anni ‘90 è europarlamentare da quattro legislature ed è stato vice presidente vicario del parlamento europeo nel 2013-2014 (il suo portavoce era il giornalista Jan Bernas, autore di un libro sull’esodo istriano che servì da base per lo spettacolo teatrale Magazzino 18 di Simone Cristicchi).
Anche il padre Domenico era stato parlamentare del PSI; subì una condanna per favoreggiamento a banda armata avendo curato (era medico) la brigatista Natalia Ligas ferita in un conflitto a fuoco, ma nel 1991 fu tra coloro che firmarono per la fondazione della Lega Italiana assieme ai piduisti Licio Gelli e Bruno Rozzera, l’ex missino Alfredo Esposito e il pubblicista Enrico Viciconte» (V. Vasile, l’Unità, “Le amicizie imbarazzanti di Bossi”, 31/7/01).
Viciconte e Pittella l’anno dopo furono tra i fondatori della Lega delle Leghe, il cui capo carismatico era (toh!) Stefano Delle Chiaie.
Il cerchio si chiude?

gennaio 2017

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