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Il Dottor Staffa ed il Caso Moncini.

RICORDANDO LA VICENDA MONCINI, BREVI APPUNTI SUL DOTTOR ROBERTO STAFFA.
La recente notizia dell’arresto a Roma del magistrato Roberto Staffa per vari reati tra cui concussione, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio in quanto avrebbe avuto rapporti con dei trans in cambio di favori, ci ha riportato alla memoria un’oscura vicenda di venticinque anni fa.
Staffa era allora PM presso la Procura di Trieste, aveva al proprio attivo le indagini (poi rivelatesi una bufala) su presunti traffici d’armi collegati alle Brigate rosse, partiti da “rivelazioni” del pentito Carlo Fioroni (l’esponente di Potere operaio che era stato coinvolto sia nella vicenda della misteriosa morte di Giangiacomo Feltrinelli – l’assicurazione del pullmino trovato presso il traliccio della morte era stata da lui contratta – sia nel sequestro Saronio che si concluse con la morte del giovane rapito) e di “informazioni” dell’ex ordinovista Ugo Fabbri; ed anche indagini su traffici internazionali di droga che passavano per la nostra regione.
Personalmente ho in memoria l’immagine di Staffa che ricopriva il ruolo di PM in un processo per stupro svoltosi nel 1979. La vittima della violenza aveva chiesto il supporto del Collettivo per la salute della donna, che si era presentato in aula domandando di costituirsi parte civile. Il giudice aveva, come prevedibile, negato questa costituzione, ma visto che nell’aula erano presenti una cinquantina di donne in solidarietà all’imputata, aveva anche deciso di svolgere il processo a porte chiuse, e dato il rifiuto delle presenti ad uscire, ordinato lo sgombero ai carabinieri di servizio. Nell’occasione ricordo il dottor Staffa che (letteralmente) saltava sui banchi indicando l’una o l’altra donna ed urlando portatela via! portatela via!
Ma ciò che comportò il suo trasferimento (peraltro una promozione) da Trieste a Venezia fu il fatto che il suo nome comparve tra quelli di altri notabili locali, firmatari di una serie di lettere affidavit alla magistratura statunitense in difesa dell’imprenditore triestino Alessandro Moncini, che era stato arrestato a New York con l’accusa di pedofilia.
Moncini era stato incastrato da una telefonata, una trappola che gli era stata tesa dall’FBI che aveva arrestato il suo contatto locale, con cui l’imprenditore credeva di parlare ed al quale aveva chiesto di procurargli “una bambina”, che non doveva avere più di dieci anni e che doveva essere “disposta a farsi frustare e a farsi seviziare con chiodi e spilli”. Ed aggiunse di avere già fatto la stessa cosa “la primavera scorsa con una ragazzina brasiliana che aveva affittato a Rio, ma che quella volta non si era trattato di vero e proprio sesso satanico, perché la vittima era sopravvissuta” .
Di fronte a queste accuse si mobilitarono gli amici del piduista Moncini, referenti del “Circolo del tennis”: tra le lettere ricordiamo quella dell’allora vicepresidente socialista della giunta regionale, l’avvocato Gianfranco Carbone (poi uno dei patteggiatori della tangentopoli nostrana, successivamente vicino al Partito radicale ed al Partito Democratico), i giornalisti Rai Augusto Re David e Renzo Corazza, l’avvocato Aldo Terpin (allora presidente della Cassa di Risparmio, oggi presidente delle Autovie Venete e negli anni ’90 firmatario della “Charta 2002” assieme al suo collega ex estremista di Avanguardia nazionale Piero Fornasaro, ambedue poi supporter della carriera politica di Riccardo Illy), Giorgio Irneri (presidente del Lloyd Adriatico) ed anche il PM Staffa (va detto che anche l’allora vescovo Lorenzo Bellomi firmò una di queste lettere, e che il settimanale diocesano “Vita nuova” ipotizzò “uno squallido gioco di ricatti” per la stesura di queste 36 missive “ispirate dalla massoneria” ). Fu proprio grazie a questa catena di solidarietà che il presidente della corte federale della California decise per una sentenza mite: per le accuse rivoltegli Moncini avrebbe potuto essere condannato a vent’anni di carcere (pochi, secondo il parere di chi scrive), ma fu invece rinviato in Italia a dicembre, pochi mesi dopo il suo arresto.
Il comportamento di Staffa, come dicevamo, fu considerato “incauto” dal CSM che ne dispose il trasferimento a Venezia, dove, assieme al collega Michele Della Costa (oggi a capo della Procura di Trieste, sposato con la sorella di uno degli avvocati di Berlusconi, il padovano Niccolò Ghedini) esperì le indagini sulla mala del Brenta che portarono all’arresto di Felice Maniero (di cui proprio in questi giorni si parla nuovamente in relazione alla trattativa tra Stato e mafia); e fu anche l’accusatore dei “Serenissimi” che compirono l’assalto al campanile di San Marco nel 1987, con un finto blindato ma con armi vere, per dichiarare l’indipendenza della Padania.
Non sta a noi fare valutazioni sull’attività di magistrato del dottor Staffa, ma che a tanti anni di distanza dalla invereconda missiva di solidarietà inviata ai magistrati statunitensi si sia nuovamente rivelato coinvolto in una squallida vicenda di sfruttamento sessuale è davvero cosa che dà da pensare.

Febbraio 2013.

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