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Il Mistero Delle Salme Estratte Dalla Foiba Di Basovizza.

IL MISTERO DELLE SALME ESTRATTE DAL POZZO (FOIBA) DI BASOVIZZA.

Spesso nella pubblicistica che tratta dell’argomento dei recuperi delle salme dal Pozzo della miniera di Basovizza (poi dichiarato monumento nazionale), si legge di una cosa a dir poco sconcertante: quando gli angloamericani operarono i recuperi avrebbero (“stando a testimonianze oculari”, leggiamo sul “Piccolo” del 31/1/95, ma, non essendo mai stato reso noto alcun nome di questi presunti “testimoni” possiamo anche dubitare della loro attendibilità) in questo modo eliminato i resti umani: “dopo le operazioni di distinzione i miseri resti venivano rovesciati in una fossa scavata a circa 10 metri dal pozzo, e poi ricoperti da uno strato di calce e di terra”. Sembrandoci improbabile che l’autorità costituita abbia così sommariamente eliminato dei resti umani dopo il recupero, abbiamo condotto alcune ricerche partendo dai tempi delle operazioni così come evidenziati nei “rapporti segreti” pubblicati nell’articolo citato.
(Apriamo una parentesi per stigmatizzare ancora una volta come risulti grottesco parlare di “rapporti segreti” al momento in cui questi vengono resi noti tramite la stampa: sarebbe più sensato parlare di rapporti “desecretati”, ma nelle citazioni riprenderemo il termine usato dagli autori).
Nel rapporto del 15/10/45 leggiamo che “l’operazione (di recupero, n.d.r.) è iniziata il 7 agosto”; in un altro rapporto segreto, datato 13/10/45, si apprende inoltre che (citiamo sempre dal “Piccolo”) “appare la reale entità dei recuperi effettuati: otto corpi umani interi, due di questi presumibilmente di tedeschi ed uno forse di sesso femminile, alcuni resti umani e carcasse di cavalli”.
Da questi rapporti non è chiaro il momento in cui sarebbero stati recuperati i resti umani; in ogni caso, da una verifica da noi effettuata sui registri cimiteriali del Comune di Trieste non risulta alcun corpo inumato al Cimitero triestino di S. Anna e proveniente da Basovizza dal 7 agosto fino a novembre 1945: il che potrebbe far credere che veramente i resti umani siano stati gettati sommariamente nei pressi del pozzo.
Però, se andiamo a ritroso nella lettura del registro, troviamo una cosa interessante: in data 1/8/45 furono inumate 8 salme non identificate, delle quali non viene specificato né il luogo del recupero, né la causa di morte: sono state sepolte a S. Anna nel Campo XIX, dove sorge il monumento ai caduti di guerra.
A questo punto, ricordando che le notizie stampa sui presunti recuperi di 400 o 600 salme da Basovizza apparvero tra il 29 luglio ed il 1° agosto, ci è venuta in mente la famosa relazione attribuita al tenente di vascello Carlo Chelleri, relazione della quale Chelleri “ha sempre negato la paternità” (così scrive R. Spazzali, in “Foibe un dibattito ancora aperto”: smentita che non impedisce a storici o sedicenti tali di continuare a citare la relazione a dimostrazione della veridicità dei “crimini delle foibe” commessi dai partigiani jugoslavi), ma che viene citata in un documento presente nell’archivio del Ministero degli Affari Esteri (“Trattamento degli italiani da parte jugoslava dopo l’8 settembre 1943”). La presunta “relazione Chelleri”, nella parte che descrive i recuperi da Basovizza (in modo del tutto inattendibile, cosa che abbiamo già avuto modo di spiegare nelle nostre precedenti pubblicazioni, come il “dossier” “La foiba di Basovizza”, reperibile in questo sito) è datata 31/7/45.
A questo punto potremmo ipotizzare che gli angloamericani avessero recuperato le 8 salme prima di iniziare ufficialmente le ricerche e di averle regolarmente inumate a S. Anna il 1° agosto; e che nel corso delle successive esplorazioni non abbiano trovato alcun resto umano. Così si spiegherebbero le 8 salme inumate senza alcuna indicazione e le successive assenze di inumazioni di salme provenienti da Basovizza. Ciò che non è chiaro (a parte che noi non abbiamo preso visione di tutti i documenti alleati, quindi questa domanda la possiamo girare a chi i documenti li ha analizzati tutti, come Fabio Amodeo e Mario Cereghino, che hanno di recente dato alle stampe una serie di pubblicazioni basate proprio sui documenti britannici relativi a queste vicende, nella Collana “Top secret. Trieste e il confine orientale tra guerra e dopoguerra”, Editoriale FVG) è il motivo per cui gli alleati avrebbero inserito nelle successive relazioni corpi recuperati prima dell’inizio ufficiale dei lavori (7 agosto), senza specificare che erano stati recuperati in precedenza. Forse i corpi in questione erano stati recuperati non in forma ufficiale ma su iniziativa volontaria: ricordiamo che all’epoca operava una “squadra del CLN” che cercava i corpi degli “infoibati” nella zona di Trieste. Se questi speleologi “volontari” avessero operato un’ispezione al Pozzo della miniera e rinvenuto alcune salme, sarebbe del tutto logico che esse fossero state successivamente regolarmente inumate a S. Anna, e che gli angloamericani avessero voluto, per motivi che ipotizzeremo più avanti, dare una copertura di ufficialità al loro lavoro.
Per quanto concerne la mancanza di riferimenti del luogo di recupero e della possibile identità delle 8 vittime, ricordiamo che anche le varie centinaia di corpi di militari germanici estratti nell’estate del ‘45 dalla “foiba” 149 di Opicina campagna sono state registrate senza alcuna indicazione del luogo del recupero: si sa che si tratta di caduti tedeschi solo perché nel registro è annotato il loro trasferimento successivo al Cimitero militare germanico di Costermano (VR). Queste circostanze possono far sospettare che fin dall’inizio non ci fosse stata l’intenzione di trattare con chiarezza queste cose.
Entriamo ora nel mero campo delle ipotesi per cercare di capire come mai le autorità angloamericane avrebbero scelto di conteggiare le otto salme recuperate da Basovizza nei loro rapporti, pur riferiti ad esplorazioni successive. Innanzitutto ricordiamo che all’interno della Squadra del CLN c’erano anche agenti britannici, quindi l’operazione può essere stata fatta sia di concerto, sia per copertura dei propri sottoposti. Del resto, dato che oltre le otto salme recuperate prima dell’inizio ufficiale delle esplorazioni, le esplorazioni non portarono al recupero di altri resti umani (furono trovati solo resti animali che potevano benissimo essere eliminati sul posto), poteva servire anche alle autorità alleate lasciare credere che almeno qualche corpo fosse stato rinvenuto. Un’ipotesi che può venire avallata dal contenuto del telegramma inviato a Trieste dalle massime autorità militari alleate il 19/2/46 per autorizzare la cessazione delle esplorazioni si legge che “per minimizzare qualsiasi effetto sull’opinione pubblica italiana e qualsiasi possibilità che gli Jugoslavi interpretino la cessazione come un’ammissione che le accuse contro di loro erano infondate, siete autorizzati a rilasciare una dichiarazione pubblica che la cessazione delle investigazioni è dovuta a difficoltà fisiche sopravvenute, e che ciò non implicava che le asserzioni fatte dal CLNAI siano dimostrate essere senza fondamento” (“Priorità/Combined Chiefs of Staff/W.D. Ext. 77500/Secret to Allied Force Headquarters Caserta Italy – British Joint Staff Mission Washington DC (Signed C.R. Peck, Colonel, Infantry U.S. Executive Secretary)/Secret/19 February 1946”).

Marzo 2008.

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