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      Mučeniška Pot


Il Nuovo Governo Trilaterale.

NUOVO (?) GOVERNO?

Sarà un caso, ma non appena è stata diffusa la notizia che si era giunti alla composizione del nuovo (?) governo, a Trieste ha iniziato a piovere. Nella migliore tradizione italiana, dunque.
Un “nuovo” governo? Mah! A noi sembra una coerente prosecuzione del precedente governo Monti, i ministri sono equamente divisi tra PD e PDL, più i tecnici di Monti, e considerando che il Presidente della Repubblica è lo stesso di prima, sorge spontanea la domanda sul senso di essere andati alle elezioni se alla fine la situazione sembra essere quella di dicembre, con la sola differenza che un terzo del Parlamento è occupato da parlamentari grillini che non si è ancora capito cosa intendano fare oltre a dire no no no, come la bambolina di Michel Polnareff di quarant’anni fa.
Consideriamo innanzitutto che la coerenza dell’impegno nel ridurre i costi della politica si esplicita nell’essere tutti d’accordo a ridurre i parlamentari, e poi ci troviamo un governo composto da 23 membri, tra cui un Ministro per la “coesione territoriale”, dove ci sfugge il significato di cotanto dicastero, ma che speriamo di comprendere quanto prima.
Che Letta (come lo zio) facesse parte di quella struttura che fa capo al Club Bilderberg e comprende l’Aspen e al Trilateral, lo sapevamo già, così come sapevamo che di questi organismi fanno parte anche il presidente Napolitano, il non eletto presidente Prodi, i neoministri Bonino e Milanesi, la giornalista Annunziata ed altri su cui sorvoliamo, ma aggiungiamo che al link http://www.infiltrato.it/notizie/italia/il-governo-letta-orgia-di-fondazioni-aspen-iai-cl-trilaterale-e-cespi-insieme-appassionatamente si legge che Letta è dirigente anche di altre strutture, come l’IAI (Istituto Affari Internazionali), di cui fanno parte i ministri Saccomanni e Bonino; Letta fa parte anche del consiglio di presidenza Cespi (Centro Studi Politica Internazionale, sovvenzionato dallo Stato) nel cui consiglio direttivo siede il ministro Kyenge; Letta è poi tra i dirigenti della fondazione Italianieuropei, la cui rivista è diretta dal neoministro Bray, ed infine nel think thank VeDrò, fondato da Letta, troviamo i ministri Alfano, Patroni Griffi, Lupi, Orlando e De Girolamo.
Più che un governo sembra una riunione di condominio… ma per entrare nel merito, pensiamo che avere all’Interno un Alfano, la cui politica nei confronti della criminalità organizzata è quantomeno curiosa, fa il pari con l’avere agli Esteri una Bonino, che in spregio al simbolo della pace che il suo partito continua inopinatamente ad ostentare, ha sempre applaudito agli interventi armati italiani all’estero. Ci prepariamo alla guerra per la Siria?
Non per niente è in Italia che è nata la commedia dell’arte. Ciascun personaggio ha il proprio ruolo, e lo ricopre dall’inizio alla fine dello spettacolo.
Così abbiamo visto anche in questi mesi post-elettorali. Dopo un tira molla in cui nessuno voleva andare d’accordo con qualcun altro, dopo la scelta di Napolitano di affidare a dieci “saggi” lo studio di come procedere (senza che peraltro le loro decisioni siano sembrate qualcosa di nuovo o diverso dalla pappa rifritta degli ultimi decenni di governo), dopo la rielezione di Napolitano (una garanzia di continuità, visto il comportamento del Presidente nel suo primo mandato), dopo la scelta di Napolitano di incaricare il suo collega trilaterale Letta di formare un nuovo governo tripartisan (PD, PDL, Montiani), nel quale peraltro è stato inserito anche uno degli ex “saggi” (a noi non sarebbe parso opportuno inserirne uno nel nuovo governo, ma del resto noi non siamo al governo ed un nostro governo sarebbe del tutto diverso), quindi dopo che alla fine ciascuno ha ricoperto il proprio ruolo (con il buffone di corte a starnazzare all’esterno di tutto questo per distrarre il popolino dai veri problemi), eccoci al 29 aprile con l’insediamento del governo e con l’atto finale in perfetto stile italiano.
L’attentatore isolato. Il folle. No, non è un folle, dice il fratello, è un bravo ragazzo, sicuramente non ha commesso un gesto folle.
Dove uno che afferma di voler colpire un politico e spara ai carabinieri, se non è folle è un criminale tout court, quindi anche questa difesa fraterna ci pare poco produttiva. Ma tant’è.
Non è un folle, dice la moglie separata, il figlio gli vuole bene comunque, è una persona esasperata, ha perso il lavoro, la famiglia, è il frutto di questi anni di crisi, di non lavoro, di assenza della istituzioni nei suoi confronti…
Tutto bene, ma da quanto sembra, l’attentatore è una persona che s’è riempita di debiti al gioco, ha perso il lavoro e la famiglia per questo motivo, non perché i politici gli abbiano fatto dei torti (sempre da ciò che si legge in giro, ovviamente, vedi mai che domani si dirà tutt’altro); e poi se, come si dice, ha comprato la pistola con la matricola abrasa già quattro anni or sono al mercato nero, ciò darebbe da pensare non ad un atto di rabbia improvvisa, ma ad un minimo di premeditazione,
A che gli serviva un’arma simile, da bravo padre di famiglia?
E poi abbiamo sentito i cori: contro Grillo che ha inneggiato alla violenza e viene quindi considerato mandante morale di quest’azione; Grillo che, con toni insolitamente spenti (ma allora sa palare anche senza sbraitare? perché non lo fa anche nei comizi?) ha invece asserito che loro sono contrari alla violenza e dal 5 stelle è addirittura stata ventilata l’ipotesi che si tratti di una provocazione operata nei loro confronti. Per proseguire con coloro che nel web si rammaricano che l’attentatore abbia sbagliato bersaglio, colpendo i carabinieri invece dei politici, o che se la prendono con i politici, “colpevoli” di avere bisogno di scorte per cui alla fine è loro, e non dell’attentatore, la responsabilità del ferimento dei carabinieri; ma anche dichiarazioni di solidarietà poco
pertinenti da parte istituzionale, come quella di Laura Boldrini che ha detto che “la crisi trasforma la vittima in carnefice”. Non ci sembra che lo sparatore Luigi Preiti sia una vittima, in questo caso, né che trasformarsi in carnefici a causa della crisi sia cosa giustificabile in nessun senso. Forse bisognerebbe fare una sana analisi della cultura di fondo diffusasi in questi anni, cultura di violenza, prevaricazione, aggressività, dove non si cerca di risolvere i problemi con il buon senso od il ragionamento, ma si parte in quarta urlando e (pochi per fortuna) ritenendosi in diritto di sparare.
D’altra parte, chi come noi ha vissuto gli anni della strategia della tensione non può fare a meno di pensare che ci troviamo davanti un copione già visto. Un atto di violenza gravissimo, che però non ha colpito nel segno (i bersagli sarebbero stati i politici, le vittime due carabinieri), che ci ricorda il gesto del non anarchico ma fascista probabilmente eterodiretto Gianfranco Bertoli alla Questura di Milano il 17/5/73, che lanciando una bomba per uccidere il ministro Rumor ha invece assassinato quattro persone del pubblico.
Sarà un caso che nel corso di una trasmissione televisiva gestita dalla giornalista Annunziata (inserita nel Bilderberg come Letta, Bonino, eccetera eccetera) contemporanea all’attentato, tre “dissidenti” del PD (Laura Puppato, Sandra Zampa e Sandro Gozi) sono immediatamente rientrati nei ranghi ed hanno dichiarato il loro voto di fiducia al governo per “un atto di responsabilità individuale e collettiva”, dato il “gravissimo momento” in cui si trova il Paese.
Un’affermazione di tale tipo, se letta nell’ottica del cui prodest della migliore tradizione giallistica, apre una serie di interrogativi non proprio rassicuranti, anche se si inserisce perfettamente nella commedia dell’arte italiana di cui parlavamo sopra. Un copione già visto, il dissenso trasformato in consenso non perché l’istituzione, la persona, l’operato da approvare fossero cambiati, ma solo perché nel frattempo si era verificato qualche fattore destabilizzante, qualche atto criminale. La riforma Biagi non sarebbe piaciuta a nessuno se Marco Biagi non fosse stato assassinato, così come nel lontano 1978 il PCI votò la fiducia ad un governo nel quale non si identificava per il solo motivo che quella stessa mattina era stato rapito Aldo Moro e bisognava dare al Paese un’immagine di unitarietà e solidarietà nazionale. Un po’ gli stessi concetti espressi da Puppato e gli altri due.
Ovviamente questi sono pensieri dietrologici non suffragati da alcuna prova concreta. Pensieri che non ci verrebbero in testa se non fossimo abituati che in questo Paese si usa ciurlare nel manico. Del resto, uno dei più grandi politici del nostro tempo, Giulio Andreotti, soleva dire che “a pensare male si fa peccato ma raramente si sbaglia”.


aprile 2013

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