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Il Rapporto Dell'Ispettore De Giorgi Sulle Foibe.

IL RAPPORTO SULLE FOIBE
DELL’ISPETTORE DE GIORGI.
Nel corso dell’inaugurazione, a Trieste, del monumento dedicato a Norma Cossetto, il presidente della Camera Gianfranco Fini si è dissociato dalla proposta di alcuni senatori del centro destra che avevano proposto di istituire una commissione d\'inchiesta sulle foibe.
In una nota Ansa del 21/2/09 leggiamo le sue motivazioni: “non è una necessità essenziale perché molte verità e responsabilità sono già state accertate” (queste parole ricordano curiosamente quelle di un altro ex presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che al convegno di Venezia del 2004 espresse il concetto che “ormai sulle foibe sappiamo tutto”).
Ciò che è interessante è però come ha proseguito Fini: “Occorre continuare ad accertare la verità, continuare a divulgarla, combattere quelle piccole ma rumorose sacche di negazionismo o comunque di revisionismo che continuano a esserci, in uno spirito che deve essere quello della verità storica”.
Dato che quest’ultima affermazione sa di una (neanche tanto velata) “dichiarazione di guerra” nei confronti di un ben determinato gruppo di storici che sono stati già in passato tacciati di “negazionismo” ed ai quali in più di una occasione si è cercato di impedire di parlare (ne abbiamo scritto spesso su queste pagine), abbiamo pensato di dare un ulteriore piccolo contributo per “accertare la verità” sulle foibe, nella fattispecie la pubblicazione di un documento tanto famoso quanto misterioso, noto come il “rapporto dell’ispettore De Giorgi sulle foibe”. In queste pagine ne diamo una sintesi, ma a breve troverete nella collana dei nostri dossier la ristampa anastatica del “rapporto” integrale.

Chi era l’ispettore De Giorgi? Umberto De Giorgi, già maresciallo ai tempi del nazifascismo, poi ispettore della Polizia Civile, fu uno dei fondatori della Polizia scientifica a Trieste e nell’immediato dopoguerra si mise in luce come organizzatore dei recuperi delle salme degli “infoibati”. Fu però un personaggio molto discusso all’epoca: da una parte venivano elogiati i suoi metodi di indagine, la sua capacità di identificare i responsabili delle inchieste che conduceva; dall’altra parte fu definito un “regista” di processi per il modo “disinvolto” ed a volte melodrammatico con il quale portava avanti le indagini.
Ma va anche ricordato che nel corso di un’intervista rilasciata pochi mesi prima di morire, l’ispettore De Giorgi disse che durante la guerra avevano spesso trovato “altri cadaveri che la banda Collotti (cioè l’Ispettorato Speciale di PS, n.d.r.) buttava in cespugli e anfratti dopo le torture, girando la notte con un furgoncino”, sequestrato all’impresa locale di pompe funebri. Tuttavia, pur essendo a conoscenza di questa “usanza” dell’Ispettorato, nel periodo in cui si dedicò al recupero delle salme dalle foibe De Giorgi non sembrò avere mai alcun dubbio nell’attribuire ai “partigiani” la responsabilità di tutti gli “infoibamenti”.
In merito alle esplorazioni compiute dalla Squadra Esplorazioni Foibe (SEF) da lui diretta, esiste uno “specchietto”, conservato presso l’Archivio Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione di Trieste e pubblicato sul “Piccolo” del 3/9/96. In questo “specchietto” risultano esplorate tra il 1945 ed il 1948 71 cavità, dalle quali fu recuperato un totale di 464 salme; 23 di queste esplorazioni non portarono però ad alcun recupero. Non tutte queste esplorazioni si riferiscono alla provincia di Trieste: De Giorgi si spinse fino a Travesio (attuale provincia di Pordenone), dove da due fosse furono riesumati 12 corpi di persone uccise nel corso del conflitto; altri corpi furono recuperati da sommarie sepolture in fosse (non “foibe”) nella bassa friulana e nel monfalconese (una decina circa, alcuni risultarono essere stati vittime di rapinatori), ed altri (per lo più militari) nella zona corrispondente alla vecchia provincia di Gorizia passata sotto l’amministrazione jugoslava.
Sull’operato di De Giorgi hanno spesso speculato coloro che fecero della questione foibe il loro cavallo di battaglia politica, richiamandosi a quanto sarebbe scritto in un suo “rapporto”, del quale lo storico Roberto Spazzali scrisse: “un non meglio precisato rapporto che sarebbe stato redatto nel 1947 dall’ispettore capo della Polizia civile del GMA Umberto De Giorgi in merito ad alcune esplorazioni (…) Resta da verificare l’attendibilità del rapporto, la bibliografia indicata non fa alcun accenno personale e originale a questo rapporto” (in “Foibe. Un dibattito ancora aperto”, Lega Nazionale Trieste 1990).
Ciò che è stato reso pubblico di questo “rapporto” è sostanzialmente quanto Ugo Fabbri (noto a Trieste sia come speleologo, sia come militante in diversi movimenti e partiti dell’estrema destra) pubblicò sul periodico “Il Borghese” del 25/4/76 (circa due settimane prima della morte di De Giorgi), asserendo di possedere una “copia autografa” di tale “rapporto”. Nell’articolo vengono descritte le esplorazioni di otto cavità operate dalla “squadra” di De Giorgi, dalle quali furono recuperate: una “cinquantina” di salme dalla “foiba di Monrupino” (militari germanici che caddero durante la battaglia di Opicina); 156 dalla Jelenka Jama (nella zona di Comeno), 70 dei quali militari di varie nazionalità; e per le altre sei cavità 11 persone in totale uccise in vendette individuali in parte avvenute durante il conflitto.
Questi dati, invece di confermare la tesi degli “italiani uccisi solo perché tali” dimostra invece come la maggior parte delle salme rinvenute nelle foibe fossero di militari uccisi in tempo di guerra, e, in misura molto minore, di singole vittime di regolamenti di conti.
Nel 2004 uno speleologo triestino ha rintracciato, tra i documenti della società speleologica del CAI, un “rapporto” su esplorazioni di foibe che può essere attribuito (non è firmato) alla squadra dell’ispettore De Giorgi. L’originale è ora conservato presso la Società speleologica di Postojna (Postumia) in Slovenia. Le parti pubblicate sul “Borghese” corrispondono a quanto contenuto in questo “rapporto”, quindi riteniamo si tratti del documento così spesso citato.
Questo “rapporto”, che consta di 60 pagine, contiene 26 relazioni che descrivono 33 ricognizioni in 27 cavità distinte (alcune cavità sono state esplorate più di una volta), svoltesi tra ottobre 1945 gennaio 1948. In totale risultano recuperate 246 salme; altri 62 corpi sono stati stimati in base al numero dei femori rinvenuti; una “cinquantina” infine furono localizzati nella 149 VG, ma non recuperati.
Dei corpi identificati, più di 200 sono di militari (italiani, germanici, alleati) o di formazioni simili (PS, Guardia civica, Vigili urbani). Una quarantina i civili; le vittime di singole azioni commesse dopo la fine della guerra sono una trentina, per la maggior parte di questi atti furono celebrati dei processi, ma è da dire che spesso quanto risulta dalle istruttorie non corrisponde a quanto scritto in queste relazioni (ad esempio i processi per la foiba di Gropada e per l’abisso Plutone).
Ma in conclusione quello che salta agli occhi dalla lettura è che questo rapporto non dimostra alcuna esecuzione di massa da parte dei partigiani jugoslavi nei confronti di “italiani uccisi sol perché italiani”, ma sostanzialmente invece che le “foibe” servirono o per occultare singole vittime di regolamenti di conti o per la sepoltura di militari caduti in combattimento. E non è detto che fossero tutti vittime dei “titini”, anzi.

Riassunto delle relazioni.

1) 18/10/45 149 VG Prazna Jama (corrisponde alla “foiba di Monrupino”, monumento nazionale): “una cinquantina” di salme di militari germanici uccisi nella battaglia di Opicina (aprile-maggio 1945), non recuperati.
2) 4/11/45 149 VG Prazna Jama: nessun recupero.
3) 22/2/46 517 VG e 519 VG presso Opicina, nessun recupero.
3) 23/2/46 8 VG Opicina campagna: recuperate 5 salme identificate per soldati tedeschi.
4) giugno 46 54 VG Gropada Orlek: localizzati 4 corpi non recuperati. Notizie del “Messaggero Veneto” indicavano la presenza di 34 salme
5) 13/08/46 54 VG Gropada Orlek: recuperate 5 salme, identificate per Dora Cok, Alberto Zarotti (PS) e Alberto Marega (dirigente del Fascio) uccisi nel maggio 1945; Rodolfo Zulian e Carlo Zerial uccisi nel gennaio 1945 (tutti per vendette personali). Per questi omicidi fu celebrato un processo nel 1947.
6) 20/03/47 605 VG San Lorenzo recuperata la salma di Boris Pieri, ucciso presumibilmente nel gennaio 1946; ex partigiano, secondo il rapporto sarebbe stato ucciso da suoi compagni, secondo i suoi ex compagni da speleologi fascisti.
7) 1/4/47 1492 VG San Pelagio: nessuna salma recuperata.
7) 1/4/47 242 VG Ternovizza: oltre a vari resti non meglio descritti, 12 salme recuperate, la maggior parte con divise militari, una in divisa da carabiniere. Equipaggiamento militare tedesco, medaglie con scritte tedesche e in cirillico, cartine per sigarette jugoslave, fanno pensare a militari nazisti uccisi nel corso del conflitto. Due salme legate col filo di ferro. Unico identificato il vigile urbano del distaccamento di Opicina Giuseppe Pesce, ucciso nel 1944.
8) 17/05/47 23 VG Abisso Plutone: 19 salme recuperate, 16 identificate. Si trattava di arrestati dalle autorità jugoslave che furono uccisi nel maggio 1945 da un gruppo di criminali comuni infiltrati nella Guardia del popolo. Il processo fu celebrato nel gennaio 1948.
9) 20/5/47 1328 VG Trebiciano nord: 1 salma recuperata
10) 31/5/47 61 VG Padriciano Stajerka jama: 2 salme recuperate, Gisella Dragan e Marcello Savi, uccisi nel maggio 1945, presumibilmente per motivi personali. Il processo fu celebrato nel 1947 nell’ambito di quello per i morti di Gropada Orlek.
11) 23/6/47 3099 VG Prepotto: 1 salma recuperata, identificata per il sacerdote don Giovanni Dorbolò che sarebbe stato ucciso il 20/3/45, da confessione di uno di coloro che occultarono il cadavere.
12) 29/7/47 1076 VG Pipenca (vicino Duttogliano): 23 salme recuperate. Di 3 non viene data alcuna indicazione, 13 in divisa militare (un tedesco e 3 carabinieri), 3 civili di cui una donna, 4 salme non repertate “per l’ora tarda”.
13) 30/7/47 509 VG Volci : 15 salme recuperate. 3 donne, divise militari e di carabinieri, due medagliette d’oro di cui una con scritta in ebraico. Alcune salme legate con filo di ferro.
14) 31/07/47 511 VG Jelenca Jama presso Comeno: la descrizione è molto confusa, ma risultano 94 salme recuperate più 62 stimate dal numero dei femori. Di esse 74 militari: 44 tedeschi, 25 italiani (Marina militare e Milizia confinaria), 3 alleati, 2 non identificabili; 19 civili, di cui 10 donne e un bambino di 9/10 anni. Unico identificato un certo Petelin della Marina militare. Data la diversità di salme si presume che le vittime siano state uccise in tempi diversi e non necessariamente dalle stesse persone (nella zona i combattimenti furono piuttosto intensi).
15) 13/08/47 Brestovizza: 1 salma recuperata identificata per Danica Leghissa, uccisa nel 1944 presumibilmente per motivi personali.
16) 30/08/47 2703 VG Rupinpiccolo: 3 salme recuperate, identificate per i militi ferroviari Vittorio Cima, Mario Mauri, Luciano Manzin uccisi ad Opicina nel maggio 1945 dopo un processo sommario. Un processo fu celebrato nel 1948.
17) 12/09/47 2996 VG Antro colombi (presso Utovlie): 1 salma recuperata, identificata per Francesco Mazzaroli (Macarol) di Križ presso Tomaj, scomparso nel dicembre 1945. Il rapporto ipotizza che volesse vendicarsi di coloro che avevano fatto la spia nel 1940 perché era antifascista e per questo era stato mandato militare in Africa.
18) 02/12/47 161 VG Pozzo del cane presso Gropada: nessun recupero. Le informazioni parlavano di una “trentina di ex agenti di PS” gettati dentro. Una successiva esplorazione (5/2/48) portò al recupero di 8 salme.
19) 03/12/47 1328 VG Caverna a nord di Trebiciano: recuperata 1 salma identificata per un cittadino di Lubiana abitante presso la zia ad Orlek nel maggio 1945. Nella precedente esplorazione (punto 9) non si faceva cenno a possibili altri corpi presenti nella voragine.
19) 3/12/47 24 VG e 1720 VG nei pressi di Gropada: nessun recupero.
20) 05/12/47 294 VG Voragine di San Lorenzo: 2 salme recuperate, un militare e un civile.
21) 10/12/47 8 VG Opicina campagna :recuperate 14 salme, di cui 6 militari tedeschi, 3 militari ignoti e altre 4 salme di cui “una italiana”. Inoltre in una fossa poco distante recuperati 2 militari tedeschi.
22) 11/12/47 8 VG Opicina campagna: altre 7 salme recuperate, 5 militari germanici e 2 militari italiani.
23) 16/12/47 131 VG Pozzo di Borgo Grotta gigante: 3 salme recuperate, identificati per Kriegsmarine.
24) 19/12/47 147 e 85 con esito negativo, poi 149 VG Prazna Jama: pochi resti appartenenti a 3 persone diverse. Annotazione: stato diverso da come visto nell’ultima esplorazione del settembre 1945, scomparsi resti umani che all’epoca erano stati lasciati lì. Bisogna annotare che le esplorazioni della 149, secondo questo “rapporto”, risultano fatte in ottobre e novembre 1945, non in settembre.
25) 26/12/47 3251 VG Abisso Carlini presso Prosecco: recuperate 3 salme “in perfetto stato di conservazione”. Ricerche proseguite il giorno dopo e recuperate altre 29 salme identificate per Gebirgsjaeger e Kriegsmarine fucilati il 12/5/45 da Partigiani slavi”. Nella fossa ipotizzata anche la presenza del corpo del bidello della scuola di Prosecco (non viene fatto il nome né la data di scomparsa).
26) 08/01/48 3 VG Colle Pauliano (nome “indigeno Jama Kerzisce” - sic). Rinvenute 2 salme; una persona anziana e un bambino o una donna giovane.

marzo 2009


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