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Illyade - poemetto epico del ventunesimo secolo

La Redazione de “La Coda del Diavolo” presenta:
ILLYADE


Stanti le più recenti notizie stampa sulla più totale convergenza del sedicente “centrosinistra” sulla necessità dell’eternità della gestione Illy della cosa pubblica, la nostra redazione ha pensato di fare cosa gradita ai lettori estrapolando frasi, pensierini, motteggi ed articoli relativi al personaggio pubblico Riccardo Illy, colui il quale ci sembra sempre più destinato a passare alla storia triestina come l’ennesimo Uomo del Destino.
Prima di fare questo excursus sulla sua immagine pubblica politica, partendo dal momento in cui egli, giovane imprenditore prestato alla politica alla soglia dei quarant’anni, ebbe modo di farsi conoscere dall’elettorato triestino, vorremmo però citare alcune sue recenti affermazioni, risalenti all’epoca degli scontri in Val Susa. Leggiamo le dichiarazioni di Illy in una nota ANSA del 7 dicembre scorso.
“Siamo di fronte ad una minoranza rumorosa, molto rumorosa, con la quale è peraltro doveroso mantenere aperto un dialogo. Ma noi abbiamo il dovere di pensare alle esigenze della maggior parte dei cittadini, vale a dire della maggioranza silenziosa” (il corsivo è nostro, n.d.r.).
Gran brutta scelta di vocaboli per il dottor h.c. Riccardo Illy, diciamo noi, che abbiamo ancora memoria storica degli anni ‘60 e ‘70, del periodo della strategia della tensione, durante il quale “maggioranza silenziosa” non era solo un’espressione verbale, ma il nome di un movimento politico fondato a Milano dal monarchico Adamo Degli Occhi, che aveva curiosamente come sigla MSI (Maggioranza Silenziosa Italiana), uscito per la prima volta in pubblico l’11/3/71 con una manifestazione all’insegna dell’anticomunismo e del reclamare per il Paese “ordine e stabilità”. Questo movimento non ebbe vita lunga, ma nel corso della sua breve attività politica raccolse i consensi di esponenti della destra democristiana, di liberali e monarchici ed ebbe un interscambio con il Comitato di resistenza democratica del futuro golpista fallito Edgardo Sogno, già partigiano “bianco”.
Naturalmente speriamo che, stante la dichiarata “apoliticità” del Nostro, che ha iniziato la propria carriera politica facendosi vanto di non avere mai avuto tessere in tasca, e di non essersi mai occupato di politica prima di candidarsi a sindaco nel 1993, sia stato per puro caso che abbia usato quell’infelice termine nelle sue dichiarazioni, anche se il concetto è stato da lui ripreso il 17 gennaio, quando ha detto, riferendosi alla mobilitazione dei metalmeccanici, che “i blocchi stradali sono inaccettabili, qualunque sia il motivo”, e che vede “una pericolosa deriva di tolleranza ingiustificata verso una democrazia dove a comandare sono le minoranze. Quando le minoranze bloccano le strade, ci si avvia a una sorta di dittatura delle minoranze”, ed ha concluso dicendo che se questo “lo dicessero tutti, anche le forze dell’ordine e i magistrati si sentirebbero impegnati ad intervenire”. Un invito, neanche troppo velato, alla repressione, dunque, particolarmente odioso dato che è stato preceduto da questo giudizio in merito alla mobilitazione dei lavoratori: “la trattativa mi sembra stupida”, dato che “per una decina di euro ci rimettono le imprese che perdono molto di più a causa dei blocchi” ma anche “i lavoratori vedono decurtate le retribuzioni che non recupereranno più”.
Illy, dall’alto del suo reddito, non ha mai fatto mistero del suo considerare la gestione della cosa pubblica come necessariamente “redditizia”: nel corso della sua prima campagna elettorale per l’incarico di sindaco (fine 1993) ebbe modo di dire che il centro storico e la città vecchia sarebbero stati ristrutturati solo dove si sarebbe avuto un rientro economico, altrimenti i vecchi edifici che non offrivano prospettiva di guadagno avrebbero dovuto essere abbattuti. Aveva anche teorizzato l’afflusso di pensionati benestanti da altre città verso Trieste, per far lavorare l’edilizia con nuove costruzioni di lusso e potenziare l’assistenza sanitaria che questi avrebbero potuto pagare senza problemi.
Già in quel periodo s’era fatto un punto di forza nel volere la liberalizzazione degli orari dei negozi (ed una volta giunto al potere in Regione, abbiamo visto che ha realizzato il suo vecchio sogno); aveva indicato, tra le carenze delle strutture sportive in città, la mancanza di una piscina olimpionica (realizzata questa poi in relativamente poco tempo, mentre quella “normale” di San Giovanni, ha
dovuto penare quasi trent’anni per venire inaugurata – e non grazie ad Illy, sembrerebbe).
D’altra parte quella delle piscine sembra essere un po’ un chiodo fisso per Illy: nel dicembre 1993 apparve su una rivista patinata nazionale (“Class”) una lussuosa intervista con il neoeletto sindaco, “uomo fattosi da solo (…) facchino, camionista, maestro di sci, istruttore di vela (…) tappe che (…) hanno costituito le premesse dell’ascesa in Municipio del giovane industriale del caffè”.
Come curriculum per fare il sindaco, questo di Illy ci sembra un po’ sui generis (in questi casi di solito la gente fa gavetta in consiglio comunale piuttosto che sui campi di sci); ma, continuando la lettura dell’intervista, apprendiamo anche che Illy ha dovuto farsi costruire nella sua villa due piscine (una delle quali al coperto e riscaldata) non certo per sfizio personale, ma allo scopo di poter fare nuoto terapeutico tutto l’anno, dato che soffre di male di schiena. È cosa usuale, infatti, che tutti coloro che soffrono di male di schiena si facciano installare delle piscine terapeutiche in casa, soprattutto coloro che abitano nelle case popolari. Nella stessa intervista Illy dichiarò anche di avere praticato, fino a poco tempo prima, il tiroassegno “con un’arma corta, la pistola. È un’attività che consente la meditazione e il relax, obbligandomi a momenti di assoluta calma e concentrazione. Considerando quello che mi attende nei prossimi mesi in Comune, forse dovrei riprendere a praticarlo”.
Non sappiamo se, letto un tanto, consiglieri ed assessori si siano dotati di giubbetto antiproiettile.

INTERMEZZO AMBIGUO.
Subito dopo la sua elezione, Illy fece pubblicare sul quotidiano locale il messaggio di insediamento, ma il proto e il diavolo dovettero metterci la coda, come vedrete nella riproduzione pedissequa del testo (corsivi nostri):
“ai triestini che mi hanno concretamente con cesso la loro fiducia con il voto (...) alla guida dell’amministrazione comunale mi riprometto di usare un metodo basato sul nonsenso, sull apartecipazione dei cittadini…”

Una volta eletto sindaco, Illy ebbe modo di farci nuovamente provare sensazioni forti, sostenendo che solo gli Sloveni che non sanno parlare bene l’italiano avrebbero diritto di esprimersi nella propria lingua, mentre ad esempio il professor Samo Pahor, che conosce perfettamente l’italiano, sarebbe solo un provocatore che può fare a meno dell’interprete.
Ricordiamo a questo punto che nel corso del suo primo mandato di sindaco, Illy emise un’ordinanza che proibiva l’uso della lingua slovena nella corrispondenza indirizzata al Comune; dopo che il TAR, al quale era stato presentato ricorso in merito, aveva sancito l’illegittimità di tale ordinanza, la risposta di Illy era stata di riemettere l’ordinanza tale e quale quella bocciata dai giudici amministrativi.
Proprio in quel periodo il logo Illy troneggiava dappertutto in città: fuori da molti locali pubblici, come sponsor della squadra di basket e del sincrotrone (il “Piccolo” aveva annunciato entusiasticamente che si era trovata una utilizzazione per il sincrotrone: testare il caffé Illy con le sue linee di luce!), c’era mancato poco che sponsorizzasse anche la squadra di calcio ed aveva addirittura fornito il sindaco: pensammo a questo punto che si poteva cambiare il nome di Trieste in Illypoli.

INTERMEZZO LIRICO
“Di che poteri gode questa Giunta?”
“Pressoché Illymitati…”.

Il 25 aprile 1996, nel corso della commemorazione annuale in Risiera, il sindaco espresso dalla società civile paragonò gli orrori della Risiera all’“eccidio di qualche migliaio di triestini, italiani e sloveni, nelle voragini carsiche”. Dunque non illudiamoci che la conoscenza della storia da parte degli eletti nell’ambito del (sempre sedicente) centrosinistra sia migliore di quella della destra.

Non che in merito ai problemi del traffico, Illy avesse le idee molto più chiare. Quando decise di chiudere una vasta zona di Trieste (non solo centrale, ma anche residenziale) alle auto non catalizzate, egli così motivò (in un’intervista rilasciata al “Piccolo” il 23/3/96) questa scelta: “i conducenti di vetture non catalizzate sono indotti a seguire percorsi suggeriti che sono più lunghi: ciò provoca un primo beneficio nelle aree consentite solo ai mezzi catalizzati e un secondo beneficio derivante dalla maggiore velocità lungo i percorsi alternativi. Infatti è noto che la scorrevolezza del traffico induce minore inquinamento e fa raggiungere nel medesimo tempo la destinazione nonostante il percorso più lungo”.
Dato che un’auto non catalizzata deve, per andare da piazza Foraggi a San Giovanni nelle ore proibite, risalire viale Ippodromo fino a via Cumano, raggiungere via Revoltella da via Scomparini per poi raggiungere il Ferdinandeo e calarsi lungo il Boschetto, invece di percorrere il centro, l’economicità generale della teoria di Illy ci riesce difficile da assimilare.

A pochi mesi dalla scadenza del primo mandato di sindaco, il Nostro decise improvvisamente di dare le dimissioni, in quanto non si sentiva più in sintonia con la propria giunta, per poi ricandidarsi immediatamente con una lista che portava il suo nome (è curiosa questa moda della neopolitica che in nome della fine delle ideologie tende ad aggregare liste elettorali e partiti non tanto intorno ad un’idea o ad un programma politico, quanto intorno ad una persona: ciò vale per Illy come per Pannella o Bonino, Di Pietro e così via), e con più o meno la stessa gente con la quale aveva avuto da ridire, motivo per cui si era dimesso. Tutto questo lo portò comunque ad essere rieletto per un altro mandato, nonostante uno dei punti della campagna elettorale del 1997 fosse la previsione di fare pagare i parcheggi anche nelle periferie, con la logica del “più ti avvicini al centro più paghi”, residenti compresi, questo come continuazione della concezione illyana di progressiva trasformazione di Trieste in una “pay city”.

Una volta rieletto, Illy proseguì nella sua politica che a volta ci è parsa sconfinare vagamente in una sorta di delirio di onnipotenza. Nel 1998, infatti, il Comune firmò un protocollo d’intesa con la Prefettura, nel quale si delegava al “Sindaco della Città di Trieste” la competenza in merito alle seguenti “violazioni”, in materia di traffico e di “prestazioni sessuali a pagamento”. L’ordinanza prevedeva che nel territorio comunale “è fatto divieto a chiunque di contrattare prestazioni sessuali a pagamento a bordo di veicoli circolanti sulla pubblica via. La violazione si concretizzava, nel punto 1, nella “fermata del veicolo”, al fine di richiedere informazioni, ovvero contrattare, ovvero concordare prestazioni sessuali a pagamento, con soggetti che esercitano l’attività di meretricio su strada o che per l’atteggiamento, ovvero per l’abbigliamento, ovvero per le modalità comportamentali manifestano comunque l’intenzione di esercitare l’attività consistente nella fornitura di prestazioni sessuali a pagamento. Consentire la salita sul proprio veicolo di uno o più soggetti come sopra identificati costituisce conferma palese dell’avvenuta violazione della presente ordinanza”; mentre al punto 2 invece troviamo quest’altra indicazione:
“In tutto il territorio comunale è fatto divieto di indossare un abbigliamento indecoroso o indecente, ovvero di mostrare nudità a scopo di adescamento”.
Naturalmente ci chiediamo in base a quale logica il Sindaco, tramite i propri delegati, possa valutare se le “modalità comportamentali” o “l’abbigliamento” di una persona possano manifestare intenzioni meretrice, e come un malcapitato automobilista possa essere in grado di valutare tutto questo, e come sia possibile fare il processo alle intenzioni in questo modo. Perché, volendo fare delle ipotesi, poniamo il caso di una ragazza che ha subito un’aggressione, ha i vestiti strappati ed un comportamento agitato ed un buon samaritano la prende su in macchina per portarla al sicuro: verrebbe sospettato di avere violato il punto 1 dell’ordinanza di Illy? Per non parlare del punto 2, che presuppone una valutazione di merito sull’abbigliamento delle persone: fino a che punto uno si veste in maniera “decorosa” o “decente”? Per esempio, in alcuni posti viene considerato “indecoroso” entrare senza cravatta, accessorio di abbigliamento che Illy ha sempre rifiutato di indossare.
Non abbiamo comunque più sentito parlare di questa ordinanza, per cui presumiamo che qualcuno l’abbia giustamente cassata, stante che le competenze di un sindaco non dovrebbero riguardare l’introduzione di reati non previsti dal codice penale.

Nell’ottobre 1999 Illy fu sentito come teste nel corso del processo per l’imbrattamento prodotto dalle polveri della Ferriera di Servola. Sotto giuramento, il sindaco testimone dichiarò di essersi accorto negli ultimi tempi, mentre passava in auto lungo la superstrada nei pressi dello stabilimento, che le polveri erano “molto diminuite”. Di fronte a queste candide affermazioni, il pubblico presente in aula (tutte vittime dell’inquinamento della Ferriera) non riuscì a trattenersi dal fare dei commenti rumorosi, che la stampa locale ebbe modo di stigmatizzare come un “attacco” al sindaco.

Nel 2000, quando scoppiò a livello europeo il “caso Haider”, cioè la condanna generalizzata delle posizioni nostalgicamente destrorse del governatore della Carinzia, Illy si distinse come al solito per il suo anticonformismo, ed aprì un dialogo privilegiato con Haider, motivando ciò per il fatto che l’Austria è un nostro buon partner economico e certi rapporti vanno sviluppati.
Nello stesso periodo, in marzo, Illy propose per primo (l’idea verrà poi ripresa da altri settori politici) di eliminare la ricorrenza del 25 aprile sostituendo ad essa una giornata del ricordo delle vittime di tutti i totalitarismi da festeggiare il 21 marzo. Idea che a noi dietrologi non appare semplicemente antistorica e balzana, ma può assumere un altro significato: il 21 marzo non è solo il primo giorno di primavera, è il giorno di San Benedetto, quando sulla sua tomba (al monastero di Montecassino) “vincitori e vinti dell’ultima guerra” si incontrano ogni anno per accendere assieme una “lampada della fraternità” (questo almeno è quanto noi abbiamo trovato in rete a proposito: naturalmente non possiamo sapere se la scelta del 21 marzo da parte di Illy era casuale o volontaria).
Il 24 agosto successivo Illy fu intervistato nel corso della trasmissione RAI “Radio anch’io” che trattava della ventilata possibilità di un raduno internazionale della destra radicale a Trieste. A domanda del conduttore se ritenesse giusto che certi movimenti vengano dichiarati fuorilegge, come in Germania si pensava di fare con il partito neonazista NPD, l’ineffabile Illy rispose che in fin dei conti gli Stati Uniti d’America, che nessuno oserebbe dire che non sono un paese democratico (opinione questa espressa da Illy dalla quale logicamente ci dissociamo) hanno da tempo dichiarato fuorilegge il partito… comunista.

Per riassumere brevemente il prodotto della gestione di Illy sindaco, diciamo che sono sue le privatizzazioni di più o meno tutte le strutture comunali, dall’Acegas all’assistenza; che l’idea di tagliare i “rami secchi” delle attività non “produttive” della macchina comunale sono sempre farina del suo sacco di caffè; che i suoi progetti urbanistici prevedevano una serie di interventi devastanti del centro cittadino, da un’enormità di parcheggi sotterranei (alcuni dei quali realizzati sotto l’attuale gestione del centrodestra, il che dà una volta di più la conferma che la speculazione edilizia è bipartisan) alla realizzazione di gallerie nei rioni; che le “riqualificazioni” che hanno rovinato le piazze storiche triestine, nonché le Rive, facevano parte dei suoi progetti, anche se sono stati realizzati dalla gestione successiva; che la tanto contestata intitolazione di un monumento alle “vittime di tutti i totalitarismi” in piazza Goldoni è anche idea illyca; che è vero che la sua gestione ha dotato Trieste di cartelli indicatori di località bilingui, per cui ad un certo punto delle nostre peregrinazioni carsiche, dopo avere trovato Padriciano-Padriče, abbiamo anche incrociato Gropada-Gropada (come si fa a sapere quale è il nome sloveno e quello italiano? semplice, quello sloveno è scritto in caratteri più piccoli!), però, per quanto avessimo cercato, nessun Trieste-Trst ci è apparso lungo le strade di imbocco del centro abitato.

Nel 2001 Illy fu eletto deputato al Parlamento e nel marzo 2003, quando si trattò di votare sull’uso delle basi militari nel corso dell’aggressione all’Iraq, l’onorevole Illy si astenne perché disse di non essere d’accordo con la guerra però non si poteva negare l’uso delle basi ai nostri alleati.
Nella primavera del 2003 Illy decise (su richiesta dalla società civile, naturalmente) di rinunciare allo scranno parlamentare per candidarsi alla Presidenza della Regione. Nel corso della campagna elettorale, sul giornale a diffusione gratuita locale “In città” comparve una sua sfiziosa intervista, fattagli dalla giornalista (che è anche collaboratrice del “Manifesto”) Francesca Longo, nella quale il Nostro ebbe modo di parlare a cuore aperto dei dolci ricordi della sua infanzia felice: quando papà se lo portava in giro in barca a vela o a bordo del suo aereo privato. Noi lettori ed elettori, ci siamo a questo punto ricordati anche della nostra infanzia felice, quando papà ci portava a fare il bagno a Barcola al Cedas, dopo una bella corsa con il tram numero 6, non tanto per spirito ecologista, che all’epoca non era ancora di moda, quanto per il fatto che noi non si possedeva un’automobile.
Del resto è tipico di Illy parlare con naturalezza delle lussuosità che hanno contraddistinto la sua vita privata sin dalla primissima infanzia, come se non riuscisse a considerare che la maggior parte delle persone ha un tenore di vita di gran lunga inferiore al suo. A volte ci fa pensare veramente a Maria Antonietta, che non comprendeva perché, se la gente non aveva pane, dovesse protestare tanto invece di mettersi a mangiare le brioches.

Continuiamo con le perle di saggezza economica dell’allora ancora candidato governatore: dopo l’omicidio del leader della destra radicale olandese Pim Fortuyn, Illy propose di erigergli un monumento, non tanto per condivisione delle sue idee politiche, quanto per un motivo molto più marxisticamente motivato: dato che Fortuyn veniva spesso in vacanza in Friuli, faceva marciare l’economia regionale e quindi si meritava un riconoscimento pubblico.
Illy espresse poi una posizione astensionista sul referendum per l’estensione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori a tutte le aziende, anche a quelle con meno di 15 dipendenti. Disse: “non vado a votare al referendum perché so che se passasse il quorum vincerebbero i si e non sono favorevole all’allargamento dell’art. 18 a tutti i lavoratori”. Bisogna qui aggiungere un pettegolezzo, che abbiamo sentito da fonte non confermata e che vi passiamo quindi con beneficio di inventario: pare che Illy si sarebbe fatto un vanto che nell’azienda di famiglia non aveva mai preso piede la sindacalizzazione dei lavoratori.
Sempre in materia di lavoro, ecco cosa disse dopo essere stato da poco eletto governatore, nell’ottobre 2003: “se vivessimo cent’anni dovremmo lavorare fino a ottanta”, perché più di vent’anni di pagamento della pensione non sarebbero sostenibili per la società. D’altra parte, visto che nessuno sa esattamente quando morirà, è un po’ difficile che uno decida di andare in pensione esattamente vent’anni prima di trapassare, e non è che la speranza di vita garantisca a tutti di vivere un tanto, c’è anche chi muore prematuramente. Quindi, stando al discorso di Illy potremmo proporre all’INPS che, se promettiamo di suicidarci tutti al compimento del settantesimo anno di età, ci lascino andare in pace in pensione a cinquant’anni e chiudiamo qui questo annoso problema pensionistico.

Nel gennaio 2004 Illy visitò la Base di Aviano, compiendo un volo su un aereo F 16, e successivamente, in marzo, fu nominato assieme ad altri esponenti della vita professionale e sociale del Friuli Venezia Giulia “comandante onorario” del 31.mo Fighter Wing.
A questo proposito ricordiamo che Illy non ha ottemperato agli obblighi di leva perché ha usufruito di un articolo d’esonero particolare: ci viene il dubbio che, non avendo quindi potuto godere da giovane della vita militare, gli deve essere rimasto il rimpianto di non avere potuto giocare a fare il Top gun e quindi ha colto al volo l’occasione di farsi un giretto in F 16, lui che ama tanto gli aerei e non bada a che siano o no strumenti di morte, tanto lui sulle guerre non vota, si astiene.

Chiudiamo la parte aneddotica con una intervista “sentimentale” rilasciata a Stefania Rossini nel febbraio 2004. Parola di Illy in merito alle coppie di fatto ed al matrimonio: “io mi affido alla logica e mi chiedo: come mai ad un certo l’umanità ha inventato la famiglia? Per trasferire la pensione al coniuge o per garantire la procreazione e quindi la specie?”. Ora, non ci risulta che per procreare bisogni per forza contrarre matrimonio (altrimenti non esisterebbe la categoria delle “ragazze madri”), mentre per trasferire la pensione al coniuge sì, ed è questo uno degli scopi del matrimonio civile.
Nella stessa intervista ha dato la seguente (così almeno l’ha definita la giornalista) “spiegazione geometrica sull’immortalità”.
“In geometria ci sono le rette infinite o i segmenti finiti. Di conseguenza, se l’uomo è eterno dopo la morte, dovrebbe esserlo anche prima. Ma questo a noi non risulta”.

Quanto a compagnia politica, curiosamente Illy, pur essendo stato sempre sostenuto da (sedicente, lo ribadiamo) centrosinistra, ha spesso dimostrato delle simpatie per elementi di destra, anche estrema, come Haider. Ma ha anche partecipato al tentativo (poi naufragato, sembra) di dare vita ad un “movimento dei sindaci del Nordest”, assieme a Massimo Cacciari, il “filosofo” sindaco di Venezia, movimento che per un periodo godette anche delle simpatie dei centri sociali del Nordest, e che aveva tra i propri aderenti anche Franco Rocchetta, uno dei fondatori della Liga Veneta che negli anni ‘60 era militante di estrema destra, e che si recò nella Grecia dei colonnelli nel 1967 assieme ad altri neofascisti nell’ambito di una sorta di “gita premio” di istruzione sulle tecniche di infiltrazione.
Illy ha anche espresso in alcune occasioni la sua simpatia per Forza Italia; così forse possiamo spiegarci come l’avvocato triestino Piero Fornasaro, già simpatizzante dell’estrema destra triestina dei primi anni ‘70, poi referente di un Club di Forza Italia, sia poi passato, all’epoca delle elezioni regionali che videro la vittoria di Illy, proprio nella lista del futuro governatore.
Un altro “compagno di viaggio” di Illy nella sua campagna regionale, era il pordenonese Michelangelo Agrusti, ex deputato democristiano che fu coinvolto nel ciclone di tangentopoli ma fu prosciolto sia in appello sia poi in Cassazione e dopo la sua assoluzione definitiva ha espresso il desiderio di creare una commissione d’inchiesta proprio su tangentopoli.
Tutta questa miscellanea non ha impedito a partiti come Verdi, Comunisti italiani, Rifondazione, a sostenere l’elezione di Illy; Rifondazione addirittura entrerà nella giunta guidata dall’imprenditore prestato alla politica, che di tanto in tanto, quando deve pestare i piedi perché non riesce ad ottenere dai suoi alleati tutto ciò che vuole, minaccia di abbandonare la politica per tornare in azienda, dove non si capisce in quale delle due scelte consista la minaccia.

Ma il problema più grosso che ci pone la visione politica di Illy è quello che riguarda la questione ambientale e la realizzazione di grandi opere ad alto impatto, come strade, autostrade, Corridoio 5 ed alta velocità. In merito alla questione delle contestazioni alla TAV in Piemonte, Illy aveva affermato che nella nostra Regione queste cose non sarebbero successe al momento della messa in atto del progetto, perché da noi i sindaci dei Comuni interessati avevano già dimostrato la loro disponibilità al progetto. Peccato che Illy non consideri che forse non tutti i sindaci hanno espresso la loro disponibilità, e che comunque la popolazione interessata è in gran parte contraria, a prescindere da quanto possano affermare i sindaci (che nel frattempo possono anche non essere rieletti).
Del resto Illy ha poi affermato anche che non essendoci nelle rocce della nostra regione né tracce di amianto né di materiali radioattivi non dovrebbero esserci problemi per il tracciato dell’alta velocità. Che la zona sia altamente carsificata, che vi siano grotte e corsi d’acqua sotterranei dei quali nemmeno sospettiamo l’esistenza ma che potrebbero creare dei problemi irreparabili a livello ambientale in caso di lavori invasivi come quelli previsti dal progetto del Corridoio 5, non è problema, pare, che possa interessare al Re del caffè, espresso dalla società civile (o forse anche da qualche altra associazione tra elettori?).

Concludiamo riportando una segnalazione, apparsa nel sito di Indymedia l’11 gennaio scorso, che ben sintetizza l’Illypensiero in materia urbanistica, politica e sociale e che conferma tutto quanto da noi estrapolato nelle righe precedenti.
“Il Ponte sullo stretto di Messina è un’opera utile e necessaria e rappresenta una prova di coerenza per il centrosinistra”. Ad affermarlo il governatore del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, in occasione della trasmissione dell’altra sera di “Occidente”, condotta da Michelangelo Agrusti, andata in onda su Telepordenone. Interpellato sull’argomento, Illy ha affermato di condividere il progetto e ha ricordato che “sia il Governo Amato, sia il programma elettorale del candidato premier del 2001, Francesco Rutelli, lo prevedeva. Non bisogna interpretare il bipolarismo – ha aggiunto il governatore – come il sistema nel quale la minoranza, per partito preso, avversa le proposte della maggioranza. Questo vale a maggior ragione per le grandi opere”.
Illy, inoltre, ha sottolineato che esistono posizioni “secondo le quali ci potrebbero essere infiltrazioni mafiose nei lavori. Allo stesso tempo va ricordato – ha detto Illy – che un’opera di questo tipo, in grado di collegare a lungo termine la Sicilia all’Italia, contribuirà a sconfiggere la mafia”. Illy ha quindi sottolineato che anche all’interno del centrosinistra, sui progetti più importanti, deve valere il principio della maggioranza. “L’ho detto a Intesa democratica, se, dopo aver discusso ed esserci confrontati, una decisione va presa e questa avviene a maggioranza – ha aggiunto – non possono esserci veti da parte delle minoranze, perché allora vorrebbe dire che il governo è affidato, per l’appunto, alle minoranze”. Il governatore ha confermato che sul progetto del Corridoio 5 l’intenzione della giunta è quella di non modificare sostanzialmente il tracciato, nonostante le proteste degli ambientalisti, tra i quali Legambiente. “Traslare il tracciato al margine del Carso – ha detto – avrebbe un impatto ambientale ancora maggiore”.
Una tesi confermata, in studio, dall’assessore regionale alla Viabilità, Lodovico Sonego.

Gennaio 2006


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