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Ingerenze Israeliane nel Comune di Trieste.

INGERENZE ISRAELIANE NEL COMUNE DI TRIESTE.

Organizzato dall’associazione Salaam-ragazzi dell’olivo di Trieste si è svolto a fine novembre il convegno internazionale “Palestina tra diritti negati e prospettive future”, che ha visto la partecipazione di qualificati relatori (italiani e palestinesi, un israeliano e una statunitense): ad esso aveva dato il proprio patrocinio anche il Comune di Trieste. Ma pochi giorni prima dell’evento (quando tutte le locandine e gli inviti erano già stati stampati e diffusi) la vicesindaco ha inviato una mail agli organizzatori per ritirare il patrocinio (diffidando inoltre l’associazione dall’usare il simbolo del Comune), in seguito ad una nota inviata dall’ambasciatore d’Israele, nella quale si “segnalava” la “presenza tra i relatori di rappresentanti di gruppi considerati vicini ad alcune organizzazioni terroristiche” (citiamo dalla mail).
Nonostante il Comune di Trieste non si trovi in provincia di Tel Aviv, i suoi rappresentanti istituzionali si sono però guardati bene dal rispondere all’ambasciatore israeliano che la sua lettera significava di fatto una grave ingerenza negli affari interni di un Paese sovrano, notiziandone per conoscenza il Ministero degli Esteri. Né i nostri amministratori sembrano avere valutato che generiche accuse di “terrorismo” o anche solo di “filo-terrorismo” nei confronti di persone ed organizzazioni precise non dovrebbero essere accettate in mancanza di prove certe, ed in ogni caso su questo punto sarebbero competenti le istituzioni preposte all’ordine pubblico e non una giunta comunale.
Del resto, cosa significa “gruppi considerati vicini” ad organizzazioni terroristiche? O si è terroristi o non lo si è, se non si è perseguibili per legge, non è accettabile che chicchessia si arroghi il diritto di porre una censura su persone considerate portatrici di idee “scomode”, a maggior ragione se a farlo è, oltretutto acriticamente, un’istituzione dello Stato italiano su sollecitazione di uno Stato estero.Ma va ricordato che non è nuovo il sindaco Cosolini a posizioni di acquiescenza nei confronti delle proteste di rappresentanti della comunità ebraica. Già nel settembre del 2012, eletto da pochi mesi, ebbe modo di “scusarsi” in Sinagoga, durante le celebrazioni per l’annuale Giornata ebraica, per una mostra fotografica ospitata a luglio in una Sala comunale, organizzata dal comitato triestino di Salaam ragazzi dell’olivo e intitolata “La Palestina della convivenza. Storia dei palestinesi 1880-1948”.
Come da copione, alcuni rappresentanti della comunità ebraica avevano protestato per questa mostra, definita “antisemita”, accuse alle quali il responsabile dell’allestimento della mostra Giorgio Stern (esponente di Salaam) aveva ribattuto “Chi ricorda l’esistenza palestinese viene inevitabilmente da certuni apostrofato come antisemita, insulto vuoto e logoro”, aggiungendo che il titolo della mostra comprendeva la parola “convivenza”, ed aveva concluso auspicando “una soluzione di pace paritaria tra i due popoli”.
A fronte di questo dibattito il sindaco si era schierato a fianco delle proteste, affermando di avere “preso atto che quella mostra aveva urtato la sensibilità ebraica”, e pertanto aveva ritenuto doveroso scusarsi nella sede della comunità religiosa ebraica.

Si potrebbe opinare a questo punto che nessuna scusa ha mai pensato di presentare il sindaco Cosolini di fronte ad altre “sensibilità” colpite, come quando, nel corso della presentazione di un libro su Maria Pasquinelli presso la sede della Lega nazionale di Trieste (8/2/13, iniziativa patrocinata dal Comune ed alla quale era presente l’assessore Antonella Grim), il generale Riccardo Basile, che già in passato aveva definito messaggio di “alto spessore etico e politico” l’assassinio del generale britannico Robin De Winton compiuto dall’ex maestra nonché agente della Decima Mas, ha ribadito che secondo lui Maria Pasquinelli era “una donna grandissima” ed “un’eroina”.

dicembre 2015



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