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Io, Vascon e la PM Chergia: Diritto Penale a Trieste.

DIRITTO PENALE A TRIESTE (lettera del Direttore).
Come già accennato nel mio articolo di due anni fa (http://www.nuovaalabarda.org/leggi-articolo-vicissitudini_di_una_giornalista_scomoda..php ) per un certo periodo, un tale Vasco Vascon di Lodi mi ha invasa di mail di insulti, minacce, sputtanamenti vari (tra cui mie foto lordate da svastiche e fasci littori) e che tra l’altro ha scritto, riferendosi a me, “sono trent’anni che scrivo stronzate e sono contenta”, ed inserendo delle foto di Giacomo Scotti con la didascalia “el gran mona”.
Di seguito elenco una selezione delle frasi che il Vascon (identificato come tale dalle indagini di polizia) mi ha inviato:
“Se tu dici che le foibe sono delle discariche, che l\\\'Unione degli Istriani è un covo di fascisti, squadristi etc,che gli infoibati se la sono andata a cercare, io ti dico che sei una bastarda e una figlia di puttana”.
“Siccome lei ama gli Istriani come i maiali, le ripeto che lei è una bastarda e una figlia di puttana; in quanto alla storia, la scriverà la Slovenia che è un cimitero di fosse comuni, lo dice Janez Jansa; ma se lei non conosce il massacro di Bleiburg e di Koceski Rog non può insegnare niente a nessuno; tanto meno agli istriani che hanno conosciuto le foibe olto prima di lei,anche senza essere fascisti;è inutile che io legga Il pane e le rose quando degli infoibati non gliene importa un fico; Giacomo Scotti è un figlio di puttana da tre anni,e non dice niente perchè con le sue fandonie lo possiamo mandare in galera (v. la favola di Josef Kombol). Trieste ha un\'alabarda sola, non c\'è bisogno della sua”;
“sono trent’anni che scrivo stronzate e sono contenta”;
“almeno questa stronzata te la potevi risparmiare”;
“sei proprio una bestia!”:
“Quando si legge quello che scrivi si trovano solo stronzate; stronzata di qua e stronzata di là penso che scrivi col buco del culo”;
“tu gli istriani li devi dimenticare per sempre, non vogliamo più sentire una tua parola su di noi, o saremo costretti ad usare sistemi più pesanti. Non mi aspetto una tua risposta, che sarebbe sempre una stronzata ma tu di queste cose sei maestra e se arriva l’accetteremo. Perciò non tiriamo troppo la corda, e non complichiamo le cose”,
“Cara Claudia Cernigoj, quando lei smettrà di insultare gli Istriani o semplicemente parlarne, io la dimenticherò; ma lei deve dimenticare gli Istriani come se non fossero mai esistiti; altrimenti troveremo altri modi per farla incazzare”.
Ad un certo punto Vascon si inventa addirittura un mio “passato fascista” perché sotto una mia foto deturpata da fasci littori scrive:
“il passato viene sempre fuori”.
In un’altra mail Vascon mi intima di togliere tutto quello che ho scritto in internet perché, dopo una serie di insulti sgrammaticati afferma che
“è meglio per tutti senò andiamo a cercare guai”.
Ad un certo punto ho scoperto che alcune delle lettere di insulti contro di me Vascon le aveva inviate anche alla mia casa editrice ed al mio concittadino Giorgio Rustia, il quale già da tempo mi ha dimostrato un certo quale interesse, al punto da dedicarmi un libro per dimostrare che ho scritto quelle che il buon Vascon definirebbe “stronzate” (mentre Rustia si limita a darmi dell’ignorante, cosa che comunque dal libro non emerge). Così Vascon al dottor Rustia (mail del 28/6/10):
“Facciamo incazzare un pò Claudia Cernigoj:” che nell’allegato conclude, rivolto a me:
“tu andrai a casa a filare la lana se non vuoi andare in cerca di guai”.
Rustia risponde in questi toni a Vascon, e la mail arriva anche a me e alla casa editrice:
“Cosa vuoi farci caro Vasco, il livello kulturale della \"giornalista\" è tale che non conosce nemmeno il calendario Secondo lei dal 29 aprile al 3 maggio ci sono sei gorni e cinque notti !!!! Vedi nell\'allegato la prova di tana ignoranza.
Ciao Vasco.
Giorgio”
Ora, sono quasi quattordici anni che Rustia insiste su questo argomento, al quale credevo di avere risposto una volta per tutte nell’ormai lontano 2004, tramite una lettera inviata ad un periodico cittadino a diffusione gratuita che usciva in quegli anni. Riporto la mia lettera, tanto per chiarezza.
“In quanto chiamata in causa dal dottor Giorgio Rustia nella sua lettera apparsa sul Vostro periodico in data 16/11/04, mi sento obbligata a rispondere per chiarire un paio di fatti.
Il dottor Rustia scrive che io mi sarei “coperta di ridicolo” per avere scritto nel mio libro “Operazione foibe a Trieste” che la battaglia di Opicina sarebbe durata 6 giorni e 5 notti “quando è incontroverso che aprile ha 30 giorni e tra le date citate intercorrono 5 giorni e 4 notti!”.
Non è la prima volta che il dottor Rustia tocca questo argomento, né la prima che io rispondo, ma evidentemente non sono ancora riuscita a spiegarmi chiaramente con lui. Vorrei però ribadire ai lettori, cui magari sono sfuggite le mie precedenti repliche in merito, che in 7 anni di puntiglioso studio del mio testo il dottor Rustia non è riuscito a trovare altri argomenti che quello sopra citato per dimostrare la mia “incapacità” di ricercatrice storica, infatti sono 5 anni che mi rinfaccia sempre pedissequamente lo stesso “errore”, continuando ad ignorare innanzitutto il fatto che (come ho più volte ribadito) l’errore non è mio ma eventualmente dell’estensore del brano che io ho citato (correttamente, dal punto di vista professionale) integralmente e nella sua forma originale; e che, stante il fatto che le date citate dell’inizio e della fine della battaglia di Opicina sono esatte, così come il numero delle vittime, il conteggio dei giorni (che io, sinceramente, non mi sono proprio pensata di fare, nel contesto in cui ho citato il brano, che riguardava una delle battaglie più sanguinose della fine della guerra nelle nostre terre) mi sembra sinceramente ininfluente, dato che il mio libro verteva su tutt’altro, e cioè sulla mistificazione operata in più di cinquant’anni sulla questione delle “foibe” triestine. Ed è invece su tutto il resto del libro che il dottor Rustia evidentemente non è riuscito a trovare alcun errore, perché se ha letto il tutto con tanta attenzione al punto da conteggiare quanti giorni intercorrono tra il 29 aprile ed il 3 maggio, è impossibile che ad un ricercatore attento par suo possano essere sfuggiti altri errori.
Credo proprio a questo punto che sia il dottor Rustia a coprirsi di ridicolo continuando a scrivere lettere e fare interventi pubblici ripetendo sempre le stesse cose ed attribuendomi “errori” oltretutto non miei: con questa sua pervicacia potrebbe dare adito al pensiero che abbia una particolare acrimonia nei miei confronti, mentre invece sono convinta che la sua è soltanto puntigliosità storica”.

Se a distanza di sette anni però Rustia continua a non tenere conto delle mie precisazioni ma insiste nel ripetere le stesse falsità, potrei anche cominciare a pensare che la sua non sia puntigliosità storica ma acrimonia nei miei confronti…

Insomma, dopo un florilegio simile, ho deciso di sporgere querela. A distanza di un anno la PM dottoressa Chergia ha chiesto l’archiviazione, considerando, di tutte le 12 lettere inviatemi ed i loro contenuti, solo una frase contenuta in quella del 19/4/10: “sono trent’anni che scrivo stronzate e sono contenta”, osservando che tale affermazione “non pare integrare la fattispecie di cui all’art 584 c.p. in quanto la stessa non è diretta nella persona della denunciante ma dei suoi scritti, esplicitando – sebbene in maniera volgare – il dissenso rispetto agli stessi e la critica delle posizioni storiche della CERNIGOI (come peraltro ben chiaro dall’esame di tutta la documentazione allegata”.
Naturalmente ho presentato opposizione asserendo che a prescindere dal fatto che il tono della frase (che la stessa PM ha ritenuto esplicitata “in maniera volgare”) va bene al di là del cosiddetto “limite della continenza”, il fatto di attribuire ad una persona una frase come “sono trent’anni che dico stronzate e sono contenta” non può che essere riferito alla persona in questione, dato per assodato che gli scritti di qualcuno sono il prodotto di un lavoro della persona medesima e non si creano da soli; di conseguenza definire “stronzate” gli scritti di qualcuno a mio parere rappresenta comunque una ingiuria ed una offesa nei confronti di costui.
Ho anche osservato che la “critica delle posizioni storiche”, essendo le “posizioni storiche” non opinioni personali ma (almeno nel mio caso specifico) frutto di ricerca documentata, dovrebbe, per essere considerata critica e non ingiuria, essere esposta con argomentazioni valide e non con l’insulto puro e semplice, considerando inoltre soprattutto che lo scrivente ha oltrepassato il limite della continenza.
Infine ho ritenuto il caso di segnalare che le frasi erano ben più di una, che non erano rivolte solo a me ma inviate anche a terze persone (quindi non si tratterebbe solo di ingiurie, ma anche di diffamazione), e che, oltre alle obiettive molestie, le lettere contenevano pure delle minacce piuttosto pesanti (“tu andrai a casa a filare la lana se non vuoi andare in cerca di guai”).
Al GIP l’ardua sentenza!

Luglio 2011

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