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Josephine Tey: Come Nasce La Storia.

COSÌ NASCE LA STORIA…
... dedicato a tutti i ricercatori storici definiti \"negazionisti\" da settori della destra nazionalista e neoirredentista.
La scrittrice inglese Josephine Tey, nel suo giallo “La figlia del tempo”, (1951, varie edizioni Mondadori), narra di un’indagine condotta a diversi secoli di distanza per smascherare una “bufala storica”, cioè la vicenda di re Riccardo III che avrebbe fatto assassinare i suoi nipotini nella Torre di Londra. Nonostante su tutti i libri di storia esaminati dai due ricercatori il fatto fosse dato come assodato, l’analisi accurata di documenti e testimonianze porta alla fine alla conclusione che all’epoca del presunto misfatto non si parlò proprio di questo crimine, che fu riportato invece da “storici” (che in realtà facevano parte della corrente politica contraria alla dinastia di Riccardo III) solo diversi anni dopo la morte in battaglia del presunto colpevole. La conclusione cui giungono i due investigatori è che la vicenda fu inventata proprio per diffamare Riccardo III e di conseguenza i suoi possibili discendenti per questioni di successione al trono d’Inghilterra.
Ecco ora alcune delle riflessioni dei protagonisti, che ci sembrano adattarsi bene alla nostra situazione di ricercatori storici.

- … qualcuno che per fini politici gonfia un incidente banalissimo fino a fargli assumere proporzioni enormi.
- l’essenziale (…) è che dal primo all’ultimo di quelli che si trovavano là, sanno benissimo che la storia è tutta una frottola, e tuttavia la versione non è mai stata contraddetta. E ormai la smentita non verrà più. Una storia completamente falsa è cresciuta fino a diventare leggenda, mentre quelli che sapevano quanto era falsa sono rimasti a guardare, senza aprire bocca.
- (…) è molto interessante (…) Così nasce la storia, eh?
- Proprio così. La storia!
Ed in seguito un terzo personaggio aggiunge:
- è strano, ma se dici a qualcuno quali sono i fatti veri di una mitica frottola, non si indigna con chi l’ha raccontata, ma con te. Gli altri non vogliono che si buttino all’aria le loro idee. Provano un vago senso di disagio, forse, e te ne serbano rancore. Così respingono la verità e rifiutano di pensarci.

Può essere questa la spiegazione delle reazioni che suscitano le nostre ricerche ed il perché siamo stati definiti “negazionisti”?

settembre 2008

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